Sicilia: tagliatelle, spada e fagiolini

Una ricetta fresca fresca riproposta qualche giorno fa (era stata già approvata). Direttamente dalla Sicilia: tagliatelle con spada, menta e fagiolini.

Dalla Sicilia: tagliatelle con spada, menta e fagiolini

Tagliatelle con spada, menta e fagiolini: Ingredienti (per 4 persone)

  • 200 g di fagiolini
  • 300 g di pesce spada
  • 2 limoni
  • trito di menta, basilico, cipollotto e peperoncino
  • 1 spicchio d’aglio
  • sale
  • olio
  • 350 g di tagliatelle (possibilmente integrali e senza uova)

Tagliatelle con spada, menta e fagiolini: preparazione

Spuntate i fagiolini e tagliateli a metà nel senso della lunghezza. Intanto riducete a dadini 300 g di pesce spada, conditelo con il succo di due limoni, un trito di menta, basilico, un cipollotto e un peperoncino affettati sottili e uno spicchio d’aglio tagliato a metà. Lasciate marinare per 30 minuti quindi scolate il pesce dalla marinatura, conditelo con sale, peperoncino e cipollotto freschi, abbondanti foglie di basilico e menta spezzettata, 4-6 cucchiai di olio e la scorza grattuggiata di mezzo limone. A questo punto cuocete la pasta con i fagiolini e quando saranno cotti scolateli entrambi sul pesce in modo da cuocerlo con il calore. Mescolate delicatamente e servite subito.

Il tocco in più (o in meno)

La prima volta che ho realizzato questa ricetta ho usato delle tagliatelle integrali. Quelle che vedete in foto invece sono delle bavette. Entrambe le soluzioni sono state soddisfacenti.

Per rendere il piatto più umido non ho scolato la marinatura ma l’ho lasciata come condimento, eliminando però la scorza del limone grattuggiato.

Inutile dirvi che ho unagrandissima passione per il pesce spada e che mi piace cucinarlo (e mangiarlo) in tutti i modi. Mi rendo conto però che il gusto è davvero soggettivo, perchè a mio padre, ad esempio, non piace proprio, lo trova secco e insipido. E voi cosa ne pensate? Vi piace o no ? lo facciamo un salto in Sicilia: tagliatelle, spada e fagiolini?

La foto è mia e la location è la cucina di Pietro (si, ormai spesso cuciniamo e mangiamo insieme).

Ravioli al limone di Sorrento

Come vi avevo promesso qualche giorno fa ecco la ricetta dei Ravioli al limone di Sorrento che ho preparato e di cui vi avevo mostrato la foto. Così, per la rubrica ricette dal mondo, ci spostiamo in Costiera Amalfitana.

Ravioli al limone
Ravioli al limone

Ravioli al limone di Sorrento: ingredienti (per 4 persone)

  • 400 g di farina bianca
  • 4 uova
  • un cucchiaio d’olio
  • una presa di sale
  • 400 g di ricotta di bufala
  • 3 limoni sorrentini
  • 40 g di Grana Padano grattuggiato
  • una manciata di foglie di salvia
  • 50 g di burro

Ravioli al limone di Sorrento: preparazione

Impastare 400 g di farina bianca con 4 uova, un cucchiaino di olio e una presa di sale. Quindi lasciate riposare l’impasto per circa 30 minuti. Nel frattempo lavorate 400 g di ricotta di bufala con la scorza grattuggiata di due limoni sorrentini e incorporate 40 grammi di Grana Padano grattuggiato. A questo punto tirate la pasta e preparate dei ravioli triangolari e occupatevi dunque del condimento: tagliate a julienne la scorza di un limone e soffriggetela in una casseruola con una manciata di foglie di salvia e 50 grammi di burro. Quando inizia a dorare toglietela dal fuoco. Intanto cuocete i ravioli e conditeli con il burro, la salvia e il Grana Padano grattuggiato.

Il tocco in più o in meno

La ricetta originale dei Ravioli al limone di Sorrento prevede che la forma di questi ravioli sia triangolare, ma io, non avendo a disposizione la classica rotella per tagliare l’impasto ho optato per una forma circolare.

Come ormai sapete la ricetta è una di quelle salvate dalle riviste che leggo e provata prima di essere ammessa nel mio ricettario. Non ricordo però da quale rivista l’ho salvata. La foto invece è mia, ma questa volta la location è la cucina della casa di Pietro)

Salsa Tzaziki e peperoni ripieni: la Grecia in tavola

Come voi stessi avete scelto nel sondaggio di qualche giorno fa, oggi vi propongo una ricetta che arriva dalla Grecia. Vi spiegherò come fare un’ottima salsa tzaziki e abbinarla a dei freschi peperoni ripieni.

Peperoni ripieni e salsa Tzaziki: Grecia

La salsa tzaziki: qualche notizia

Si tratta di una salsa della tradizione greca, utilizzata anche in tutta la zona dei Balcani e nel Medio Oriente. Le sue origini si perdono nei secoli e quasi tutte le ricette prevedono l’uso di yogurt, cetrioli, olio, sale e aglio. Solitamente lo yogurt è di pecora o di capra ed i cetrioli sono in forma di purea o spezzettati (con o senza buccia). A volte è arricchita da altre erbe, ad esempio menta e aneto, altre spezie aromatiche, cipolla, aceto e pepe.

In Grecia è generalmente un antipasto e si serve accompagnando la pyta o il pane, con l‘insalata greca, il gyros, le olive nere ed il suvlaki.

La parola greca tzaziki deriva dal turco Cacik che è il nome con cui i Turchi denominano questa pietanza.

La salsa tzaziki: la ricetta

Ingredienti (per 4 persone)

  • 130 g di yogurt greco bianco
  • 1 cetriolo
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 ciuffo di aneto
  • olio d’oliva
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • sale
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • pepe

Preparazione

Taglia a metà il cetriolo per il lungo, poi leva i semi e grattuggialo. Dopodichè strizza la polpa di cetriolo e mescola allo yogurt con l’aglio, il prezzemolo e l’aneto tritati insieme quindi aggiungi sale, pepe, olio e limone.

salsa tzaziki peperoni ripieni: la grecia in tavola

La ricetta dei peperoni ripieni, ottimi assieme alla salsa tzaziki

Ingredienti

  • 3 peperoni (possibilmente rosso, giallo e verde)
  • 150 g di tonno sott’olio sgocciolato
  • 150 g di ricotta di pecora
  • 1 cipollotto
  • prezzemolo fresco
  • 4 cucchiai di tzaziki
  • olio d’oliva
  • olive nere denocciolate
  • qualche foglia di basilico
  • sale
  • pepe

Preparazione

Arrostisci i peperoni su una piatra rovente girandoli spesso fino a quando la pelle risulterà abbrustolita, a questo punto chiudili in un sacchetto di plastica e lasciali intiepidire. Prepara una crema mescolando ricotta, tonno, cipollotto e prezzemolo tritati, sale e pepe. Spella i peperoni, leva i semi e riducili in falde. Farcisci i peperoni con il composto ed arrotola ad involtino. condisci con sale, olio, basilico, olive e tzaziki.

Il tocco in più (o in meno)

Come chi mi segue sempre sa, non potevo non metterci del mio. Infatti questa volta ho omesso le olive nere per i peperoni e  l’aneto nella salsa.

Io ho preparato questa ricetta ben due volte nell’ultimo mese ed entrambe le volte, con peperoni rossi e con peperoni gialli, sono stata molto soddisfatta del risultato (potete chiedere conferma anche al mio fidanzato).

(Le foto sono mie. La location è sempre la mia cucina romana)

Farfalle alla crema di ricotta e cipolle di Tropea

Ecco le mie farfalle alla crema di ricotta e cipolle di Tropea:Ogni tanto nelle Instagram stories o sulla mia pagina facebook lancio dei sondaggi legati alle ricette che ho provato e che vorrei condividere con voi. Nell’ultimo sondaggio avete scelto come luogo di provenienza del piatto la Calabria. Questa regione è il regno incontrastato, oltre che del peperoncino, anche della cipolla di Tropea, per cui la ricetta che vi propongo (come sempre provata e approvata) ha come ingrediente principale proprio il famoso rosso ortaggio.

Farfalle con ricotta e cipolle di Tropea

La cipolla di Tropea

Il nome scientifico è Allium Cepa ed è coltivata principalmente fra la provincia di Vibo Valentia e quella di Cosenza e nella zona tirrenica da oltre 2000 anni. Pare infatti che sia stata introdotta dai Fenici. La sua dolcezza deriverebbe dal microclima della zona particolarmente stabile durante l’inverno e dai terreni freschi e limosi. Anche se ugualmente  rossa, la cipolla calabrese si distingue da quella di Acquaviva delle Fonti (Puglia) perché la prima ha forma tondeggiante mentre quest’ultima è schiacciata.

Già Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, ne elencava i benefici e oggi le sono riconosciute proprietà antisclerotiche, contro l’infarto, e come sedativo naturale.

Tropea

In provincia di Vibo Valentia, è una cittadina sostanzialmente divisa in due parti: la parte superiore con l’abitato e la parte inferiore della marina. L’abitato storico, a picco sul mare, era cinto da mura e dal castello. Secondo la leggenda Tropea fu fondata da Ercole che, di ritorno da Gibilterra, si fermò nel sud Italia. Nella città sono state ritrovate tombe del periodo magno-greco ma sicuramente ebbe importanza anche in epoca romana, bizantina, per passare poi sotto il dominio di Arabi, Normanni e Aragonesi.

Oggi ammiratissima, oltre che per il mare, anche peri numerosi palazzi nobiliari con portali decorati e per  il Santuario di Santa Maria dell’Isola: il 15 agosto, in occasione della festa, si svolge una processione a mare.

Ma siete pronti quindi?

Farfalle alla crema di ricotta e cipolle di Tropea:

Ingredienti (per 4 persone)

  • 320 g di farfalle
  • 30 g di olio d’oliva
  • Maggiorana
  • Sale fino
  • 500 g di ricotta vaccina
  • 100 g di parmigiano reggiano
  • Noce moscata
  • Pepe nero
  • 20 g di zucchero di canna
  • 400 g di cipolle rosse di Tropea

Preparazione della ricetta

Riempite una pentola d’acqua, salatela e mettetela sul fuoco per bollire la pasta. Intanto pulite le cipolle  e tagliatele a rondelle spesse circa 3-4 mm. Ponete sul fuoco una padella ampia, versateci l’olio ed unite la cipolla. Salate leggermente e lasciate cuocere a fuoco medio per almeno 5-6 minuti. Unite lo zucchero di canna  e un mestolo dell’acqua destinata alla cottura della pasta. Lasciate evaporare l’acqua e spegnete il fuoco.

Versate la ricotta in un altro tegame capiente , in modo da contenere la pasta con facilità, e unite 2 mestoli di acqua calda (circa 140 g) e mescolate con una frusta , senza accendere il fuoco. Grattugiate la noce moscata, unite le foglie di maggiorana , salate e pepate.

Cuocete la pasta al dente, scolatela e versatela direttamente nel tegame con la ricotta . Quindi aggiungete il parmigiano,  accendete il fuoco, e amalgamate il tutto cuocendo per ancora 2-3 minuti.

Versate anche le cipolle , tenendone qualcuna da parte per la decorazione e mescolate il tutto . Servite la farfalle alla crema di ricotta e cipolle rosse di Tropea ancora calda, decorando con le cipolle rimaste.

Il tocco in più (o in meno)per personalizzare le farfalle alla crema di ricotta e cipolle di Tropea

Non amando particolarmente la ricotta l’ho sostituita con un formaggio fresco spalmabile ed ho elimnato la maggiorana perché in casa non ne avevo (e non perché io non la gradisca). Ho cambiato anche il formato della pasta, utilizzando dei fusilli integrali.

Consigli sul piatto

Le cipolle rosse di Tropea dalla forma tondeggiante  hanno un gusto più delicato mentre quelle  allungate sono più decise. È possibile conservarte la pasta in frigorifero per 1/2 giorni mentre se ne sconsiglia la congelazione.

La foto è stata scattata da me e la location è la mia cucina romana.

La ricetta è tratta da Giallo Zafferano.

La focaccia barese capolavoro della cucina pugliese

La ricetta che vi propongo oggi è forse quella che più mi identifica. “Facile, direte voi, sei pugliese, e nello specifico della provincia di Bari, cosa c’è di più tipico della focaccia barese?” Ebbene si, è lei il capolavoro della cucina pugliese!

 

In realtà la focaccia è il cibo  più richiesto dalla maggior parte dei miei amici romani una volta che l’assaggio è stato compiuto. Addirittura un pomeriggio di qualche anno fa abbiamo con 3 amiche organizzato un corso di focaccia barese nella mia cucina romana: si sono presentate con tanto di ingredienti e grembiuli e abbiamo occupato l’attesa della lievitazione con tanto di aperitivo.

Il lockdown di questi mesi è stata l’occasione per ripetere l’esperienza con altre amiche, questa volta in videochiamata, ognuna dalla cucina di casa sua.

Ogni tanto mi arrivano messaggi in cui mi chiedono la ricetta allora ho deciso di condividerla rendendo a Cesare ciò che è di Cesare e quindi dichiarando che i meriti sono della mia mamma sia per la ricetta che per avermi insegnato a fare la focaccia barese.

Qualche notizia

La focaccia barese è in realtà tipica di tutta la Puglia , anche se maggiormente diffusa nella zona di Bari, Andrai-Barletta-Trani e Taranto.

Pare che le sue origini siano da ricercare ad Altamura e che sia nata come variante del tradizionale pane di grano duro. In realtà l’occasione era quella di sfruttare il calore iniziale del forno, prima che raggiungesse la temperatura giusta per cuocere il pane.

Ovviamente esistono numerose varianti di ricette poiché la focaccia barese è un prodotto della tradizione gastronomica popolare .

Nella versione più nota si amalgamano insieme semola rimacinata, patate lesse, sale, lievito e acqua. Quindi si lascia lievitare, si condisce e si cuoce, preferibilmente in forno a legna.

Il condimento superficiale può essere di diversi tipi:

  • Il tradizionale prevede pomodorini e olive;
  • La focaccia con le patate è ricoperta da fette di patate di circa 5 mm di spessore,
  • La focaccia bianca è condita con sale grosso e rosmarino;
  • Le varianti fantasia vedono l’aggiunta di peperoni, melanzane, cipolla o altre verdure.

Per assaporarne al meglio l’aroma, la focaccia barese andrebbe mangiata calda, solo così scoprirete il vero sapore di questo piatto della cucina pugliese.

Nel 2010 si è costituito il consorzio  Focaccia Barese che ha avviato l’iter per l’iscrizione nel registro europeo delle STG (specialità tradizionali garantite) istituito per garantire tali produzioni specifiche.

Ecco quindi la ricetta della mia mamma.

Ingredienti

  • 600 g farina
  • 300 g patate lesse
  • 1 lievito
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 1 cucchiaio e ½ di sale
  • Olio d’oliva
  • Acqua
  • Pomodorini
  • Olive
  • origano

Preparazione

Bollisci e pela le patate, quindi schiacciale con uno schiacciapatate o in alternativa con una forchetta.

Riscalda leggermente in un pentolino un po’ d’acqua. Versa farina, lievito, sale, zucchero e patate in una ciotola e aggiungendo via via l’acqua inizia ad impastare fino ad ottenere un impasto morbido ma non troppo appiccicoso. Lascia lievitare l’impasto minimo 1 ora e ½ dopo averlo coperto. Versa quindi abbondante olio in un tegame da forno grande e stendi l’impasto lievitato aiutandoti con le mani, lasciando che un po’ d’olio del fondo passi in superficie. Quindi cospargi l’impasto con i pomodorini tagliati a metà, le olive,l’  origano e un po’ di sale.

Inforna in forno statico a 180/200 gradi per 20/30 minuti.

 

Il tocco in più (o in meno)

Per verificare la cottura solleva la focaccia con una  paletta e controlla che il fondo si sia dorato; quindi per rendere la superfice più “colorita” metti  il forno in modalità grill per qualche minuto.

 

Allora non vi resta che provare! Buon appetito e buon viaggio nel gusto…

Intanto aspetto i commenti soprattutto dei miei amici pugliesi che magari hanno altre ricette e vorranno confrontarsi e dare ulteriori suggerimenti. Ah, ci tengo a sottolineare che non vi ho fornito la ricetta perché non ho più voglia di preparare la focaccia per tutti i miei amici, quello lo farò sempre ben volentieri.

La foto è quella originale dell’ultima focaccia barese  fatta durante il lockdown in collegamento con le mie amiche: che ne pensate della cucina pugliese?

focaccia barese cucina pugliese

3 ricette con la feta per sentirsi in Grecia

 Con queste 3 ricette a base di feta sopperisco al mio viaggio in Grecia saltato. E si, perchè uno dei viaggi rimandati a causa dell’emergenza sanitaria (perchè me ne sono saltati ben 3 prenotati, senza contare gli altri 2 previsti per l’estate ) sarebbe stato il prossimo giugno a Salonicco. Abbiamo un amico che vive in Grecia ormai da quasi due anni e finalmente, con largo anticipo, ci eravamo organizzati per raggiungerlo. Ero felicissima di tornare nella patria di Omero dopo i miei precedenti viaggi ad Atene e a Corfù. Per risarcire in parte me ed i miei amici per il mancato viaggio, mi sono sbizzarrita con le ricette a base di feta. E visto che la rubrica sulle ricette dal mondo vi sta piacendo molto, ve ne propongo ben 3 diverse.

La feta è classificata come formaggio a pasta semidura ma friabile, caratterizzata da un colore bianchissimo e piuttosto salata, poiché la sua maturazione avviene in salamoia, per 2 o 3 mesi.

Probabilmente l’origine del nome è legata al taglio della cagliatura o alla forma del taglio sul vassoio (come se fosse una “fetta”).

Generalmente questo formaggio è realizzato con latte di pecora e caglio (miscela che provoca la coagulazione delle caseine idrofobe che precipitano e possono essere lavorate per realizzare il formaggio). Può contenere però fino ad un 30 % di latte di capra. Dal 2002 alla feta è stato riconosciuto il marchio DOP quindi nessun formaggio simile può chiamarsi FETA fuori dalla Grecia.

Nella patria ellenica la feta è utilizzata, nel modo più noto, come ingrediente della famosa insalata greca, in associazione a pomodori, cetrioli, peperoni, olio, origano, olive nere, cipolla e capperi (soprattutto nelle isole).

Questo formaggio è servito anche fra gli stuzzichini (mezedes)all’ora dell’aperitivo, assieme all’ouzo (distillato secco ad alta gradazione alcolica bevuto solitamente diluito con acqua).

A parte la classica ricetta dell’insalata greca, i cui ingredienti vi ho appena elencato e che vanno semplicemente uniti fra loro per comporre il piatto, vi propongo due ricette di insalate “modificate” e un primo piatto, non tipicamente greco, ma che utilizza la feta.

Insalata con feta e melone bianco

Ricetta feta Grecia

Ingredienti (per 4 persone)
  • 1 melone bianco
  • 4 cetrioli lunghi
  • 1 lattuga mille foglie
  • 120 g di feta
  • 1 cipolla piccola di Tropea
  • 100 g di yogurt magro
  • 1 cucchiaino di semi di sesamo nero
  • Aneto tritato
  • Il succo di ½ limone
  • Olio
  • Sale
  • Pepe
Preparazione

Lava i cetrioli e tagliali a nastro con la mandolina o il pelapatate. Dividi a metà il melone, elimina i semi e preleva la polpa con l’apposito scavino. Lava l’insalata e separa le foglie. Affetta la cipolla e marinala con il succo di limone. Frulla metà feta con lo yogurt e 2 cucchiai di olio, unendo poca acqua se necessario, e profuma con l’aneto. Disponi nei piatti i cetrioli, la cipolla e il melone, regola di sale e pepe e aggiungi l’insalata e la feta rimasta, dopo averla sbriciolata. Versa la salsa e cospargi di semi di sesamo nero.

Il tocco in più (o in meno)

Un altro modo per addolcire la cipolla è metterla a macerare con l’aceto o tenerla in acqua fredda un po’ di ore. Non avendoli a disposizione ho escluso i semi di sesamo  e  l’aneto. Il melone può essere anche tagliato a tocchetti se non avete lo scavino, così come i cetrioli.

Insalata Mediterranea

Insalata greca feta

Ingredienti (per 2 persone)
  • 1 arancia matura
  • Insalata valeriana
  • 200 g di feta
  • Aceto balsamico
  • Olio
  • Sale
Preparazione

Lava l’insalata e lasciala asciugare, quindi taglia  a tocchetti l’arancia (già sbucciata)e la feta. Disponi gli ingredienti in un piatto e condisci con aceto balsamico, olio e sale.

Il tocco in più (o in meno)

Puoi sostituire la valeriana con un altro tipo di insalata a tuo piacimento.

Pasta  melanzane e feta

Ricetta feta Grecia

Ingredienti (per 4 persone)
  • Pasta di qualsiasi formato (possibilmente integrale)
  • 250 g di melanzane
  • 100 g di pane raffermo integrale
  • 20 g di capperi sottosale
  • Menta
  • 1 spicchio d’aglio
  • 80 g di feta
  • 2 peperoncini freschi (piccoli)
  • Olio
  • Sale
  • Pepe nero

Preparazione

Scottate la pasta in abbondante acqua salata. Riducete il pane integrale in briciole grossolane attraverso un frullatore. Lavate i peperoncini, privateli dei semi e tritateli finemente. Versate un po’ d’olio in una padella e aggiungete le briciole di pane ed i peperoncini tritati e lasciate dorare a fiamma medio-alta per pochi minuti, facendo attenzione a non bruciarli. Lavate le melanzane, eliminate le estremità e riducetele a tocchetti di circa 1 cm. In un’altra padella mettete olio, uno spicchio d’aglio e le melanzane. Cuocete a fiamma medio-alta per 4-5 minuti, fino a che le melanzane non saranno ben dorate, poi rimuovete l’aglio dalla padella, salate e pepate. Intanto sciacquate i capperi sotto l’acqua corrente per eliminare il sale e tritateli con un coltello. Quando la pasta sarà cotta versate tutti gli ingredienti in un contenitore capiente: melanzane, pane tostato, pasta, capperi, feta sbriciolata e foglie di menta triturate. Mescolate e servite guarnendo con altra feta sbriciolata e briciole di pane.

Il tocco in più (o in meno)

Io ho sostituito il pane integrale raffermo con un più comune pan grattato già pronto. Se volete potete sostituire la menta con foglie di basilico fresco.

Consigli

Questa pasta può essere consumata anche fredda e conservata in  frigorifero in un contenitore ermetico per massimo 2 giorni. Si sconsiglia la congelazione.

Le ricette delle due insalate non ricordo da quale rivista sono state estrapolate e gelosamente custodite prima di essere provate, approvate ed essere ammesse a far parte del mio ormai piuttosto noto ricettario. La ricetta della pasta invece l’ho recuperata da GialloZafferano.

Le fotografie sono mie e la location è sempre quella della mia cucina romana.

Fatemi sapere cosa ne pensate e soprattutto, se decidete di provare qualcuna di queste ricette, voglio sapere come sono riuscite e quali sono stati i risultati.

Quindi buon appetito…e buon viaggio nel gusto.

Se avete ricette tipiche di un luogo da consigliarmi perché io le provi e ne condivida poi l’eperienza contattatemi… wwayne mi ha già mandato la ricetta della focaccia ligure…

Con la ricetta del pollo in salsa harissa partiamo per l’Africa

 La ricetta del pollo in salsa harissa c i proietta subito in Africa. Eccoci infatti ad un nuovo appuntamento di questa rubrica nata da poco sul mio blog. Qualche giorno fa vi ho portati con me in Sicilia attraverso la ricetta della Caponata. Vi va di partire per un nuovo viaggio nel gusto? Oggi facciamo un salto nel continente africano e ad accompagnarci sarà al salsa harissa.

Immaginate di essere nella grande piazza Jemaa el-Fnna di Marrakech fra le grida dei mercanti e bambini dai grandi occhi scuri che si rincorrono fra la gente. Oppure potremmo essere nel deserto tunisino, a rifocillarci attorno ad un falò dopo un’escursione in cammello (o dromedario), mentre ancora  faticosamente cerchiamo di toglier via la sabbia dai nostri capelli e dai nostri indumenti. Tutta fatica sprecata! Come mi ha insegnato la mia prof di storia delle superiori, se vai nel deserto questo ti seguirà a casa e mesi dopo troverai ancora granelli di sabbia nelle tasche o fra le pagine dei libri.

Magari però siamo nella qasba di Algeri, in un labirinto di vicoli con i panni stesi alle finestre ed il profumo delle spezie che esce da ogni porta…

Pollo in salsa harissa

La salsa harissa è infatti una salsa tipica del Maghreb e diffusa in Tunisia, Libia, Marocco ed Algeria.

La consistenza è simile a quella del concentrato di pomodoro. Nella ricetta tradizionale possono essere presenti, oltre a peperone, peperoncino, olio ed aglio, anche il coriandolo, il cumino, il pomodoro ed il carvi (una sorta di anice).

La salsa harissa può essere usata sia come condimento che come ingrediente per insaporire il cous cous, il kebab, la pasta, le minestre o l’insalata. Può essere consumata anche come antipasto, accompagnata da olive nere e/o pane.

Nella tradizione nordafricana molti la preparano da sé ma  in commercio è anche reperibile  in barattoli o tubetti come una conserva.

L’harissa o harisa deriva il suo nome dall’arabo harasa, un verbo che significa pestare, macinare, impastare, tritare.

La ricetta che vi propongo l’ho trovata un po’ di tempo fa su Donna Moderna (si, non leggo solo libri impegnati e riviste di viaggio).

Procediamo prima di tutto preparando la salsa che in questo caso sarà utilizzata come ingrediente per la ricetta del pollo.

Ingredienti per la salsa harissa

  • 1 peperone rosso
  • 8 peperoncini piccanti freschi
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 cucchiaino di cumino
  • Olio d’oliva
  • Succo di ½ limone
  • Sale

Preparazione

Priva dei semi i peperoncini. Trita nel mixer il peperone, l’aglio ed i peperoncini. Metti in una pentola sul fornello con il succo di limone, il cumino e il sale. Fai asciugare. Diluisci con l’olio fino a quando avrà la consistenza di una salsa.

Ingredienti per il pollo(per 4 persone)

  • 16 ali di pollo
  • 1 cucchiaio di miele
  • 4 cucchiai di harissa
  • 2 cucchiai di olio d’oliva
  • 1 cucchiaio di aglio in polvere
  • sale
  • pepe
  • 1 cucchiaio di semi di finocchio
  • prezzemolo secco
  • 1 ciuffo di prezzemolo fresco
  • Origano

Preparazione

Dividi le alette in due, lavale e asciugale. Prepara una marinata con 2 cucchiai di harissa e gli altri ingredienti. Fai insaporire le alette mezz’ora. Scalda il forno a 180°, cuocile 30 minuti e spennellale con la salsa tenuta da parte. Inforna altri 10 minuti e servi con prezzemolo fresco tritato.

Il Tocco in più (o in meno)

Ho sostituito il cumino con il coriandolo ed ho eliminato il prezzemolo e l’aglio in polvere, non perché non mi piacciano ma perché ne ero momentaneamente sprovvista. Vi assicuro che il risultato è stato molto piacevole al gusto.

Poiché amo il sapore piccante ma in maniera moderata ho ridotto la quantità di peperoncini utilizzati (da 8 a 3) ed anche così vi assicuro che era piccante!

La ricetta originale parlava di alette di pollo ma io ho tranquillamente usato dei fusi di pollo ed il risultato è stato ugualmente gustoso.

Non escludo, la prossima volta che preparerò questa ricetta, di reintegrare gli ingredienti esclusi questa volta e di provare la salsa con le alette di pollo.

Consigli

La salsa harissa può essere conservata in frigo fino a due settimane: è sufficiente metterla in un vasetto e coprirla con un filo d’olio. Ogni volta che la utilizzerete dovrete livellarla e coprirla con un altro sottile strato d’olio.

Che ne pensate quindi di questa ricetta? Avevate già assaggiato la salsa harissa?

In questo periodo di lockdown è bello poter viaggiare anche solo nei ricordi o con i sapori e gli odori del mondo. Per ora continuiamo a viaggiare così, almeno non perdiamo l’allenamento alla curiosità.

(la foto l’ho scattata io qualche giorno fa quando ho realizzato e gustato il piatto in questione)

Un salto in Sicilia con la ricetta della caponata

Facciamo insieme un salto in Sicilia con la ricetta della caponata.

Ho l’abitudine, quando leggo una rivista, di conservare le ricette che mi piacciono. Non le prendo tutte, ma solo quelle che credo potranno incontrare i miei gusti e quelli dei numerosi ospiti che, di volta in  volta, sono invitati a cena o a pranzo a casa mia.Difatti, tanto quanto amo mangiare mi piace cucinare, soprattutto se poi i cibi sono consumati in compagnia. E i miei ospiti fanno spesso da cavie alle sperimentazioni di queste ricette messe da parte. Si, perché l’iter è il seguente: ogni ricetta viene  provata e, solo se supera la mia rigida prova d’assaggio, è salvata nel mio famoso ricettario(un quadernino che viene dal Museo d’Orsay di Parigi).

Le ricette in lista d’attesa sono un po’ e durante la quarantena sono riuscita a provarne tante, condividendo le foto dei risultati (aihmè solo quelle) con i miei amici. È partito quindi un via vai di “Mi dai la ricetta?”… “ma perché non apri un altro blog…di cucina questa volta?” Ci ho pensato un po’ su ed ho deciso di condividere con voi le ricette provate (ed approvate) legate ai viaggi, perché in qualche modo provenienti da luoghi specifici, siano essi continenti lontani o più semplicemente le nostre regioni italiane.

Caponata

La ricetta della caponata siciliana

Si parte quindi con la caponata siciliana. Si tratta di un piatto tipico di tutto il territorio isolano ma è diffuso in generale, con alcune varianti, in tutto il Mediterraneo. Oggi è usato come contorno o antipasto ma dal XVIII secolo costituiva un piatto unico, accompagnato dal pane (anche io l’ho servita così, con una piadina).

Forse il suo nome deriva dalle “caupone”, cioè le botteghe dei marinai (in siciliano) o da un pesce servito in salsa agrodolce che, non essendo accessibile ai più poveri, venne sostituito dalle melanzane. Una terza ipotesi è che il nome derivi dal greco “capto” che significa tagliare, poiché tutti gli ingredienti che compongono la caponata sono tagliati a pezzi.

Questo piatto è inserito fra i prodotti agroalimentari tradizionali siciliani, riconosciuti dal Ministero delle politiche agricole e alimentari.

Le varianti della caponata siciliana

La caponata palermitana è quella classica (melanzane, sedano, cipolle, olive, sugo di pomodoro) ed è la prima versione che vi propongo.

La caponata agrigentina invece vede l’aggiunta di peperoni, pinoli (o mandorle) ed uva secca. E questa è la mia seconda ricetta.

La caponata trapanese aggiunge le mandorle agli orami classici ingredienti mentre in  quella fatta a Catania predominano melanzane, pomodoro e basilico fresco.

La differenza nella caponata messinese sta nella sostituzione della salsa di pomodoro con il pomodoro pelato.

Esistono poi una caponata fatta a Napoli (non a base di melanzane ma di friselle e taralli) e la caponata di pesce spada: nel palermitano alcuni dadini di questo pesce sono infarinati, fritti ed aggiunti alla caponata a cottura quasi ultimata.

Caponata palermitana

Caponata palermitana

Ingredienti

  • 2 melanzane lunghe
  • 1 cipolla
  • 2 cucchiai di capperi
  • 200 g di olive verdi snocciolate
  • 1 cuore di sedano
  • 3 cucchiai di olio d’oliva
  • 1 spicchio d’aglio
  • 250 g di polpa di pomodoro
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • Sale
  • Pepe
  • 100 ml di aceto bianco
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • Olio di semi

Preparazione

Taglia a cubetti le 2 melanzane lunghe, mettile in uno scolapasta, sala e fai riposare per un’ora. Sciacqua e metti a bagno per 20 minuti, cambiando 2/3 volte l’acqua. Scotta per 2 minuti in acqua bollente  200 g di olive verdi snocciolate. Rosola a fiamma bassa in una casseruola 1 cipolla a fettine, 1 cuore di sedano a tocchetti e 1 spicchio d’aglio con  3 cucchiai d’olio per 5/6 minuti. Aggiungi 250 g di polpa di pomodoro  e 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro e cuoci per 15 minuti. Unisci alla salsa olive e capperi , sala, pepa e incorpora 100 ml di aceto di vino  bianco e 1 cucchiaio di zucchero. Cuoci 5/6 minuti. Friggi in abbondante olio di semi le melanzane , sciacquate e asciugate. Scolale in una ciotola, versa sopra la salsa ben calda e lascia raffreddare. Mescola delicatamente e servi.

Il tocco in più

Io ho modificato un po’ la ricetta eliminando il concentrato di pomodoro. Ho servito la mia caponata in un “cestino” fatto con una piadina.

 

Sicilia: la ricetta della Caponata Agrigentina

Caponata agrigentina

Ingredienti

  • 1 cipolla
  • 3 cucchiai d’olio d’oliva
  • 1 ciuffo di finocchietto
  • 60 g di uvetta
  • 400 g di peperoni gialli e rossi a dadini
  • 300 g di polpa di pomodoro
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • 1 spicchio d’aglio
  • 80 g di pinoli
  • 100 ml di aceto di vino bianco
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • Sale
  • Pepe
  • Olio di semi
  • 1 melanzana a dadini

Preparazione

Rosola una cipolla a fettine con un ciuffo di finocchietto, 1 spicchio d’aglio e 3 cucchiai d’olio. Unisci 400 g di peperoni gialli e rossi a dadini , 300 g di polpa di pomodoro ed un cucchiaio di concentrato di pomodoro. Cuoci per altri 20 minuti. Aggiungi 60 g di uvetta, 80 g di pinoli , 100 ml di aceto di vino bianco e 1 cucchiaio di zucchero. Fai andare 5 minuti e regola di sale e pepe. Friggi in abbondante olio di semi una melanzana a dadini , sgocciola, uniscili alla salsa bollente, fai raffreddare e servi.

Il tocco in più

Anche qui le mie modifiche: ho eliminato il finocchietto e il concentrato di pomodoro e servito la caponata sempre accompagnata da una piadina come fosse pita o pane azzimo.

 

Le motivazioni per cui ho scelto di iniziare questa nuova “rubrica” del blog proprio con la caponata sono due: la prima è che amo particolarmente la Sicilia, ci sono stata più volte e spero di tornarci presto. Il secondo motivo è essere riuscita a provare ben due ricette dello stesso piatto.

Personalmente ho apprezzato entrambe le ricette e non ho fra le due la mia preferita.

Voi cosa ne pensate? Che esperienza avete della cucina siciliana?

Vi è piaciuto questo viaggio gastronomico in Sicilia?

Sono curiosa di sentire anche il parere dei miei amici siciliani…ovviamente sono aperta a critiche e suggerimenti…

 

(le foto sono state scattate dalla sottoscritta mentre le ricette sono state ricavate da due riviste di cui al momento non ricordo il nome, la prossima volta sarò più attenta e più precisa)