Sunshine blogger award 2020

Appena “inaugurato” questo blog ero stata nominata per questa speciale menzione tra blogger: il Sunshine blogger award 2020. Si tratta di una sorta di catena di Sant’Antonio in cui noi blogger ci nominiamo a vicenda, scegliendo quei blog che per noi hanno un particolare valore creativo e/o di contenuti o che ci hanno particolarmente ispirati. E’ un premio virtuale in cui non si vince nulla ma ci si conosce meglio fra noi e si fanno conoscere altri blog.

Sunshine blogger award

Il blogger che riceve la nomination risponde alle domande di chi l’ha nominato ed a sua volta nomina altri blogger a cui porre delle domande il cui numero è a discrezione del blogger che le pone.

Per il sunshine blogger award 2020 sono stata addirittura nominata da 3 blogger che ringrazio e che vi invito a seguire:

  • Sustenaible Travel: un blog giovane ma già ricco di contenuti interessanti;
  • Travel with the wind: Claudia e Gabri…che si sono sposati a Las Vegas;
  • Party e partenze: un blog che seguo ormai da tempo su più canali social.

Le domande per me da Sustenaible Travel

  1. Come mai hai deciso di aprire un blog?

Da qualche anno avevo preso l’abitudine, quando viaggiavo, di postare sui miei canali social, a fine giornata, una foto con qualche riga  che raccontasse la ciò che avevo visto e fatto durante quel giorno, soprattutto dal punto di vista emotivo. I miei amici hanno cominciato ad apprezzare ed a chiedermi di scrivere o aprire un blog. Ma le loro richieste sono rimaste inascoltate fino al mio viaggio a Cuba. Al ritorno mi sono lanciata ed ho aperto il mio blog.

  1. Quale viaggio ti ha segnato maggiormente e fatto capire qualcosa d’importante?

Sicuramente il mio primo viaggio per lavoro, quando per una supplenza di qualche mese ho lasciato il mio paese e mi sono trasferita fra Trento e Verona. Ho preso delle decisioni importanti ed ho capito ad esempio che l’insegnamento era la mia strada.

  1. Qual è il posto che hai sempre voluto visitare ma che ancora non ti è capitato di visitare?

Sicuramente il mio posto dei sogni è la Polinesia Francese, in particolare le isole Marchesi perché da storica dell’arte  vorrei v edere i luoghi in cui si rifugiò Gauguin.

  1. Qual è il piatto più strano che hai mangiato durante un viaggio?

La cosa più strana che ho assaggiato sono le banane fritte colombiane associate al riso ed al formaggio in un piatto unico eccezionale.

  1. Qual è stata la cosa più bella che hai scoperto in viaggio riguardante la cultura del posto?  Ho imparato che a Cuba quasi in tutte le famiglie c’è un medico o un infermiere, che per loro è occasione di grandissimo orgoglio e che il loro servizio sanitario è molto efficiente.
  2. Qual è la situazione più bizzarra nella quale ti sei trovata in un viaggio?

Una delle situazioni più curiose che mi è capitata è quella di partire sola con la mia amica di viaggio e ritrovarci poi a fare gruppo e vivere il viaggio in “comitiva”. Ed è successo in più di un viaggio.

  1. Ti è mai capitato di sentirti in pericolo durante un viaggio? Se si, come hai risolto la situazione?

All’aeroporto di Chicago abbiamo sbadatamente lasciato i documenti al desk informazioni e siamo andate un po’ nel panico. Ma poi una signora gentile si è accorta del motivo della nostra agitazione e ci ha fatto notare che non avevamo perso nulla ma che i nostri documenti erano lì.

  1. Ti definiresti una viaggiatrice avventurosa?

L’avventura è un elemento che in dosi contenute non manca mai durante i miei viaggi. Mi piace programmare ma poi tante cose sono lasciate al caso e una volta sul posto mi lascio ispirare per nuovi itinerari e cose da fare.

Ecco le domande da Travel with the wind

  1. In questa quarantena quanto pensavi ai viaggi?

Tanto, tantissimo. Ripensavo ai viaggi fatti e rimuginavo su quei ¾ che erano prenotati e che sono saltati.

  1. Dove andrai appena sarà possibile tornare a viaggiare?

Sono tornata in Puglia dai miei appena è stato possibile e poi mi sto dedicando all’esplorazione della mia amata Roma (es. Appia Antica) e dei dintorni più o meno lontani (Assisi, Giardini di Ninfa)

  1. Come credi che cambierà il modo di viaggiare dopo questa pandemia?

Il modo di viaggiare al momento è cambiato molto con un turismo di prossimità ed una riscoperta dei luoghi a noi più vicini. Ma non escludo che si possa tornare, prima o poi, alle nostre amate mete esotiche.

  1. Qual è la meta dei tuoi sogni?

Ho già risposto su, alla domanda 3 del blocco precedente.

  1. Qual è la tua stagione preferita per viaggiare?

Non ho una stagione preferita per viaggiare, viaggio sempre quando posso. Ovviamente, in linea con gli impegni lavorativi, capita di fare un viaggio più importante durante le vacanze estive e poi di sfruttare feste e week end per altri piccoli viaggi.

  1. Con chi ti piace viaggiare e con chi non viaggeresti mai?

Le mie persone preferite in viaggio sono mio cugino ed una mia cara amica. Ci troviamo concordi su tutto: dagli orari al cibo, all’essere poco esigenti e molto flessibili. A breve testerò in viaggio anche una new entry, il mio fidanzato e vedremo se saprà reggere i miei ritmi abbastanza tosti.

  1. Viaggeresti da solo se non avessi un compagno di viaggio?

Vivo il mio trasferimento a Roma, da sola, come un lungo viaggio che dura ormai da quasi 6 anni. Ogni giorno vado in giro per la città con gli occhi innamorati come se davvero non ci vivessi ma stessi in viaggio.

  1. Qual è il luogo che ti è rimasto nel cuore?

Non posso negare di aver amatoCuba alla follia: i suoi colori, la musica, l’accoglienza della gente. Il tempo che sembra essersi fermato, il mare, le città sospese fra passato e modernità…

  1. Qual è stato il volo più lungo che hai fatto?

Roma/L’Havana: 13 ore. Fino a 10/11 sono riuscita a tenermi occupata e distrarmi, poi non vedevo l’ora di arrivare.

Ecco le domande che mi ha posto Party e partenze:

  1. Come è nato il tuo blog?

Rimando alla domanda 1 del primo blocco.

  1. Con chi ti piace viaggiare? Preferisci sola o in coppia o con un gruppo di amici?

Leggi la risposta alla domanda 6 del secondo blocco.

  1. Come decidi la destinazione di un viaggio: hai un criterio o vai dove ti porta il cuore?

Entrambe le cose. Ci sono viaggi tanto desiderati e attesi che programmo e studio nel tempo e poi ci sono i last minute, le offerte improvvise o le proposte dell’ultimo istante. E vanno bene tutte, difficilmente dico di no ad un viaggio.

  1. Qual è il viaggio/sogno che vorresti realizzare o che hai già realizzato?

Rimando alla domanda 3 del primo blocco

  1. In quale paese sceglieresti di vivere se ne avessi l’opportunità?

Seppure con tutte le sue contraddizioni amo molto la mia terra e non lascerei mai l’Italia (se non fosse stato per motivi lavorativi non avrei mai lasciato nemmeno la mi Puglia). Mi piacciono particolarmente comunque  la Spagna, la Francia e la Grecia, e se proprio dovessi scegliere mi piacerebbe vivere su un’isola.

  1. Viaggio comodo o viaggio avventura?

Non sono molto esigente in viaggio. Ciò che conta per me è partire, poi sono molto flessibile e mi adatto tranquillamente, solo sugli ostelli sono abbastanza restia, la camera ed il bagno devono essere solo per me e chi viaggia con me…

  1. Cosa compri sempre durante i viaggi da portare a casa?

I miei souvenir preferiti sono calamite e decorazioni natalizie per l’albero di Natale. Altra cosa che sicuramente compro sempre, se non l’ho già fatto prima di partire, è una guida del posto…

  1. Quale sarà il piano B per questa estate se non potrai andare all’estero?

Italia, Italia  Italia, in lungo e largo, da Nord a Sud. Sicuramente passerò del tempo in Puglia, sia con la mia famiglia nella zona di Bari, sia più a Sud, nella zona di Brindisi. E poi chissà, forse un po’ di montagna e/o un’isola…

A mia volta ho deciso di nominare  per il sunshine blogger award 2020 la mia conterranea Elisa di Nomatic  Emotions and Stories of a Wanderer: ci siamo subito trovate in sintonia e mi fa davvero piacere farvela conoscere.

Qualche domanda per Elisa:

  1. Cosa rappresenta per te la Puglia?
  2. E l’India?
  3. Da bambina che viaggio sognavi di fare? L’hai realizzato?
  4. Quando viaggi ti piace provare la cucina del posto?
  5. C’è un libro di viaggio che ti ha ispirata e che senti di consigliare?
  6. Qual è la tua città italiana preferita?
  7. Mare o montagna? Perché?

Cosa fare adesso?

  • Scrivere un post sul tuo blog in cui spieghi cos’è il Sunshine Blogger Award 2020
  • Ringraziare per la nomination e aggiungere link al blog che ti ha nominato
  • Rispondere alle mie domande
  • Nominare altri blog e formulare altre domande per loro

(foto dal web)

La mia intervista per Easy Travel Hosting

Qualche tempo fa sono ho scritto la mia intervista per Easy Travel Hosting, una società di web hosting 100 % ecologica ed ecosostenibile creata da due nomadi digitali il cui obiettivo è quello di rendere il web più pulito e di rendere consapevoli che lo stesso è sempre più inquinante.

INTERVISTA EASY TRAVEL HOSTING: IO

Quanti voi infatti sanno che realmente il web inquina? Io ammetto che non conoscevo affatto questo aspetto del web e quindi avvicinandomi a questa realtà ho imparato delle cose nuove.

Vi propongo adesso la mia intervista in cui mi sono molto divertita: è stato bello tornare su esperienze passate, rivivere ricordi, tornare con la mente in luoghi in cui sono stata realmente durante i viaggi. Dopotutto un famoso aforisma recita proprio così “Un viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo racconti”.

 1 ECCO LA DOMANDA DELL’INTERVISTA PER EASY TRAVEL HOSTING CHE METTE IN CRISI TUTTI: COSA VUOI FARE DA GRANDE?

Questa è una domanda che potrebbe mettere in crisi molti. Rispondo raccontando un episodio: lavoro in una scuola dell’infanzia con bambini dai 3 ai 5/6 anni. Con loro leggo, chiacchiero, gioco…e sarà questa vicinanza, sarà che non sono molto alta…credo che loro non abbiano la piena percezione del mio essere “adulta”. Fatto sta che un giorno un bimbo mi ha chiesto (come racconto anche nel mio blog): “Maestra ma tu da grande che vuoi fare?” Ed io, con molta serenità gli ho risposto: “La viaggiatrice!”.

Se vi va di leggere tutta l’intervista la trovate a questo link

VIAGGIATRICE DA GRANDE – I VIAGGI DI CARMEN

Cartolinedacasa: il progetto delle Travel Blogger Italiane

Da poco più (o poco meno) di un anno faccio parte di un gruppo di donne sensazionali, le Travel Blogger Italiane. Per rispondere a questa situazione di crisi ed incertezza e per valorizzare al massimo la nostra Italia, in seno al gruppo è nato il progetto cartolinedacasa delle Travel Blogger Italiane.

Cartoline da casa roma travel blogger italiane

La challenge è aperta non solo ai blogger: nelle proprie stories Instagram si carica un selfie con in mano una cartolina, geolocalizzandosi, con l’hastag  #cartolinedacasa e il tag  @travelbloggeritaliane.

Se non si ha una cartolina  la si può creare. E questo per me è stato uno degli aspetti più divertenti.

Ovviamente, complice la scatola di pastelli acquerellabili che mi ha fatto compagnia per tutto il lockdown ed un album di carta da acquerello proprio in formato cartolina (fabriano) ho deciso che avrei dipinto io la mia compagna di selfie per questa iniziativa.

La mia idea era quella di creare una cartolina passpartout dedicata alle travel blogger italiane, che avrei utilizzato in più luoghi.

Ma il mio fidanzato, che mi sfida sempre a mettermi in gioco alla grande, mi ha consigliato di dipingere cartoline diverse per ogni luogo. E così ho fatto…

La mia prima cartolina non può arrivare che da piazza San Pietro a Roma

Cosa aspettate a partecipare? Io ho già taggato nelle mie storie Instagram 3 amici per sfidarli…Fatelo anche voi! Le stories saranno ripostate dalle travel blogger italiane e le troverete anche nelle loro stories in evidenza.

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Ecco la mia prima foto con cartolina ed il primo video “introduttivo”…Ma vi assicuro che ce ne saranno altri…ci ho preso gusto!

Continuate a seguire il progetto cartolinedacasa delle Travel Blogger Italiane.

Close to eternity: una intervista

Ci siamo conosciuti online in questo periodo di lockdown e la loro storia mi ha talmente colpita che ho deciso di farveli conoscere attraverso una piccola intervista. Immaginate un van che ha percorso migliaia di km ed ora è bloccato in una cittadina dell’Argentina…Loro sono Diana e Marco di Close to eternity

1 Innanzitutto benvenuti su Viaggiatrice da grande. Presentatevi:  parafrasando il film “Non ci resta che piangere”…Chi siete? Cosa portate? Si ma quanti siete?

Prima di tutto Carmen ti ringraziamo per questa intervista a close to eternity. Siamo Diana e Marco, 34 e 32 anni di Mantova e Ferrara. Ci  sono molte etichette che ci si può affibbiare: siamo full timers, ovvero viaggiatori a tempo pieno.Siamo van lifers ovvero persone che vivono in un van,iamo viaggiatori di lunga durata: abbiamo iniziato a viaggiare 7 anni fa lasciando il lavoro, la casa, gli amici e la famiglia e da allora giriamo il mondo. Quindi siamo bloggers, youtubers, fotografi, dronisti…un po’ di tutto.

In realtà siamo soprattutto due persone semplici con molta voglia di vivere e un grande desiderio di libertà.

Close to eternityClose to eternity

2 Come è nata la vostra avventura?

La nostra avventura è nata in un modo poco ordinario e soprattutto le due storie sono nate separatamente. Io, Diana, sono partita perché l’ultima ditta per cui avevo lavorato era andata in fallimento ed era la terza ditta in 4 anni che falliva. Stanca del sistema, della crisi economica e di essere presa per i fondelli (diciamo che qui ci sarebbero state parole un po’ più colorite di Diana e le ho un po’ edulcorate)ad un certo punto mollai tutto. Usai i soldi del mio TFR e un po’ di risparmi che avevo messo da parte e partii per i Balcani in autostop.

La nascita di Close to eternity: l’incontro con Marco…

Al tempo Marco non lo conoscevo ancora ma partii con un ragazzo brasiliano che conobbi su  couchsurfing. Assieme viaggiammo per tre mesi per i Balcani e la Turchia, solo in tenda, campeggio selvaggio, autostop e host di couchsurfing. Dopo di che tornai in Italia per tre mesi per preparare il mio grande viaggio di sola andata e partii per 8 mesi per l’Asia. Marco ed io viaggiammo insieme per la metà di questi mesi perché ci eravamo conosciuti nel frattempo, nei tre mesi di “sosta” in Italia. Usammo mezzi di trasporto locali, come backpakers, con molto couchsurfing e notti in ostelli. Quindi tornammo in Italia per qualche mese per terminare i nostri progetti, perché Marco aveva solo preso aspettative dal lavoro, e  doveva concludere tutte le nostre situazioni pendenti. Messe a posto le nostre cose partimmo per l’Australia dove abbiamo vissuto per 2 anni con un visto vacanza/lavoro. Lì abbiamo iniziato a lavorare come cocktail bartenders (abbiamo fatto la scuola a Sydney)per hotel 5 stelle ed una famosa distilleria internazionale di whisky. Quindi abbiamo iniziato a reinventarci trovando qualcosa che davvero ci piacesse fare nella vita. Già questo ha significato molto per noi. Il nostro problema era che, per quanto amassimo l’Australia, è molto difficile ottenere un visto di residenza permanente quindi ci siamo spostati in Nuova Zelanda sempre con un visto vacanza/lavoro. Così abbiamo messo da parte i soldi per compiere il grande viaggio nelle Americhe in cui siamo coinvolti ora.

Close to eternity

3 Qual è stato il vostro ultimo progetto?

Non c’è un vero e proprio scopo in questo viaggio.

Con i soldi messi da parte, facendo 2/3 lavori contemporaneamente  abbiamo comprato un van e abbiamo deciso di autocamperizzarlo. È un ford del 2004 da 14 posti. Abbiamo tolto tutti i sedili e le plastiche ed abbiamo iniziato la conversione. Quindi impianto elettrico con pannelli solari, frigorifero, cucina con due fuochi, impianto idraulico con una tanica dell’acqua da 113 litri. Abbiamo tutti i comfort che si possono desiderare, persino una doccia calda che possiamo fare in esterno, elettrica e che funziona con 2 pile e l’attacco alla bombola del gas di 9 kg. Il van non è grande ma proprio per questo permette di muoversi liberamente anche per le stradine più anguste del Sudamerica, e allo stesso tempo è un luogo confortevole in cui stare, soprattutto in questo periodo di coronavirus.

Da Miami verso…

Siamo partiti da Miami dove abbiamo comprato il veicolo e poi abbiamo guidato fino a Quebec in Canada e a Prudhoe Bay in Alaska, il punto più a nord dell’intero pianeta raggiungibile in auto. Da lì abbiamo seguito più o meno la costa ovest lungo la strada Panamericana fino ad Ushuaia, il punto più a sud del pianeta raggiungibile in auto. Arrivati lì ci siamo fermati una settimana in “celebrazione” ma non siamo riusciti ad imbarcarci per l’Antartide perché stava iniziando il coronavirus. Quindi abbiamo iniziato la risalita verso nord attraverso la costa atlantica. Il coronavirus ci ha bloccati in Patagonia Argentina.

Close to eternity

 4 Che canali utilizzate per far conoscere i vostri viaggi?

Il nostro canale principale è sempre stato Facebook. Tutti i nostri canali rispondono al nome di Close to eternity e ultimamente Youtube sta andando per la maggiore perché essendo bloccati non è facile scattare foto interessanti per Facebook. Per quanto lì continuiamo a condividere tutti i nostri pensieri e riflessioni, Youtube sta prendendo largo piede sia dal punto di vista della gratificazione economica che delle nostre avventure. È sicuramente un social molto impegnativo perché richiede un sacco di tempo e di lavoro, però allo stesso tempo dà molto più l’idea di quello che stiamo passando in questo momento. E vedere le varie avventure di viaggio è sicuramente  esilarante.

Abbiamo anche Instagram in cui postiamo foto e soprattutto c’è il blog in cui scriviamo in inglese tutte le nostre guide di viaggio.

I canali specifici…

Poi c’è Patreon che è un social apposta per i nostri volontari/supporters che mensilmente decidono di farci delle donazioni e lì si postiamo foto di retroscena, riflessioni più intime che magari non si possono destinare ad un pubblico più grande.

Infine abbiamo Polarsteps, un’app che attraverso il GPS permette a tutti di vedere dove siamo in tempo reale e quindi anche tutte le statistiche di viaggio, i km, i Paesi, i viaggi passati. Però è ad accesso limitato e destinato al nostro pubblico patron, quindi chi fa donazioni. Curare ben 6 social è un lavoro mastodontico soprattutto se lo si fa, come noi, in 3 lingue: italiano, inglese e spagnolo.

Close to eternityClose to eternity

5 Al momento siete bloccati in Argentina e state facendo la quarantena in un campo sportivo. Raccontateci un po’ le vostre giornate, ma anche, soprattutto, le vostre sensazioni.

Siamo rimasti incastrati in una cittadina e la protezione civile ci ha gentilmente fornito un luogo in cui stare gratuitamente: è un centro sportivo dismesso, fuori uso e che è stato molto “rimaneggiato” dai tifosi ( finestre e porte rotte, non c’è acqua calda nelle docce, non c’è il riscaldamento,e qui sta arrivando l’inverno). Quindi è un posto adatto a chi ha un van, va bene come punto di appoggio in quanto dà accesso all’acqua ed al bagno dove scaricare le acque nere. Per il resto siamo qui senza wifi, il che condiziona moltissimo le nostre giornate.

Innanzitutto cerchiamo di tenerci in forma e di fare almeno 6000 passi al giorno in questo campo di calcio con erba sintetica. Per il resto i social sono un impegno grandissimo e la maggior parte della giornata è dedicata alla cura dei nostri social. iI primo luogo perché la gente in questo periodo di quarantena ha bisogno di distrarsi e quindi i nostri follower sono molto più attivi del solito e più in contatto con noi.  Poi perché filmare e montare tutto quello che stiamo facendo qui è comunque un grande lavoro. Quindi tanto del nostro tempo trascorre davanti al computer o alla videocamera.

I contatti con gli altri…

Altra cosa  che facciamo è telefonare molto ad amici e genitori perché sentiamo che è necessario. Addirittura ci siamo resi disponibili con i nostri follower per dare un supporto psicologico per gli anziani, per chi stesse affrontando la quarantena da solo o fosse in condizione di depressione o ansia: possono inviarci il loro numero whatsapp e noi li chiamiamo (tenendo conto ovviamente del fuso orario) per fare compagnia. Infatti noi a chi ci segue non diamo il nome di follower ma famiglia close perché ci hanno aiutato in momenti duri del viaggio, quando stavamo per mollare tutto (tipo in Bolivia, quando siamo rimasti incastrati nella guerra civile con la trasmissione rotta) e noi in questo momento vogliamo esserci per loro. Ecco perché della nostra giornata 4/5 ore almeno le trascorriamo al telefono con loro. Inoltre ci siamo buttati in un altro progetto (perché non ne avevamo abbastanza) ed abbiamo creato un gruppo di whatsapp di italiani bloccati in Argentina per coordinare tutte le persone che cercano di rientrare e quelle che cercano di rimanere. Quindi anche moderare questa chat è impegnativo, con circa 250 messaggi al giorno, e noi che cerchiamo di fare da imbuto e ponte di collegamento fra queste persone e la Farnesina e i Consolati. È in corso anche una campagna mediatica per cercare di far conoscere  la situazione degli italiani bloccati in Argentina e quindi facciamo ad esempio delle interviste.

Parliamo anche di sentimenti in questa intervista a close to eternity…

Per ciò che riguarda i sentimenti: c’è estrema indecisione e ansia da parte nostra, noi non vorremmo tornare in Italia per proseguire il nostro viaggio e non abbiamo un problema di tempi perché possiamo aspettare che la situazione migliori. Però hanno comunicato che la vendita di tutti i voli commerciali è vietata fino a settembre quindi si ha sempre il dubbio di non poter rimpatriare nel caso avvenga qualcosa di brutto. L’Argentina è in una situazione economica estrema e se non si troverà un accordo andrà in fallimento, ovvero in banca rotta. Questo porterà seri problemi anche a livello di sicurezza personale con un aumento di povertà e criminalità e scarsa incolumità per noi che giriamo con un veicolo con targa statunitense. La loro moneta sta crollando e sarebbe la decima bancarotta in 20 anni. Il coronavirus ha dato un brutto colpo ad una economia già di per sè non molto stabile. Quindi se già siamo considerati untori, poichè italiani e con veicolo degli Stati Uniti,   poi ci vedranno come “ricchi” non sapendo che non lo siamo nella realtà. Dovremmo stare molto più attenti anche se dovessimo riprendere a viaggiare. Questo è un problema molto serio e stiamo cercando di valutare bene tutte le conseguenze , i pro e i contro di ogni eventuale decisione che potremmo prendere.

Close to eternity

6 A proposito di Argentina. 3 cose per voi imprescindibili da fare/vedere in questo Paese per chi, quando si tornerà a viaggiare, deciderà di visitarlo…

A causa del coronavirus non abbiamo ancora visto tutta l’Argentina quindi non possiamo dare un’opinione  approfondita, ci manca tutta la parte a nord di Mendoza.

Sicuramente la Patagonia che sembra un’immensa distesa di pampa ma è pienissima di fauna: ci sono i guanacos simili ad alpaca, i nandù che sono dei piccoli struzzi, moltissime volpi. C’è anche una fauna marina eccezionale: pinguini, leoni marini, orche, balene. La Patagonia è sicuramente da vedere con un veicolo per rendersi conto delle immense distanze che ci sono: vivere la pampa e non solo spostarsi in aereo da un punto all’altro.

Seconda e terza tappa…

La seconda cosa è  la Tierra del Fuego perché Ushuaia è una cittadina piccola e carina ma ha tantissime escursioni che si possono fare nelle vicinanze. Ci sono battute di pesca, andare a  vedere i pinguini, impianti sciistici, corse con i cani da slitta, trekking, parchi nazionali, laghi, pesca alla trota…ce n’è abbastanza anche per due settimane.

La terza cosa è quella che fa rivivere la me bartender, quindi legata al mondo degli alcolici: le vinerie di Mendoza, culla del Malbec e altri vini tipici di questa zona. Ci sono ben 3 valli famose per il vino e Mendoza è il posto principale per i vini in tutto il Sudamerica, assieme a qualche altra località cilena.

Grazie mille amici di close to eternity e vi auguro di poter portare a termine il vostro viaggio senza intoppi e in sicurezza.

Close to eternity

(Le foto stupende che fanno da corredo all’intervista me le ha mandate Diana)

Se vi va di seguirli li trovate.

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Polarsteps

Le sculture di Bruno Catalano e il mio spirito viaggiatore a cui manca un pezzo

È così che mi sento in questi giorni: come alle opere di questo artista anche a me manca qualcosa. Le sue sono sculture che rappresentano uomini e donne viaggiatori, con la valigia sempre in mano (dislocate da Marsiglia a Singapore). La loro particolarità però è una voragine, uno strappo nello stomaco. In questo tempo difficile di solitudine e chiusura anche la mia anima viaggiatrice si sente bucata, incompleta, le manca un pezzo. “Resistiamo”, “restiamo a casa” sono frasi che in questi giorni stiamo sentendo e leggendo ovunque. Anche io ovviamente ho fatto miei questi principi e li sto mettendo in pratica. Passerà tutto, mi dico e vi dico…

Per ora colmiamo le assenze e le distanze con la bellezza, ad esempio con quella delle sculture di Bruno Catalano.

I vuoti delle sue opere si riempiono di passato e di presente, di ricordi e di attese, di futuro e di quel che verrà.

Ma nella mano i suoi viaggiatori portano sempre un bagaglio, ricco di esperienze, saperi, vita vissuta. Infatti non c’è viaggio che, per quanto bello e atteso possa essere, non rechi in sè una frattura, una lacerazione fra ciò che eravamo prima è ciò che siamo diventati. Sono solo le esperienze e le memorie che teniamo in valigia a sanare queste “ferite”. Il viaggio di queste sculture è il viaggio dell’umanità.

E ognuno ha il suo bagaglio: dalla ventiquattrore allo zaino, dal trolley alla valigia di cartone. E pensate che lo scultore ha una collezione di borse da viaggio che si amplia nei suoi spostamenti per il globo. Perché lui di viaggi ne ha fatti davvero tanti!

Infatti, terzo figlio di un’umile famiglia siculo-marocchina, a 15 anni si trasferisce a Marsiglia per poi lavorare come marinaio per 3/4 anni e successivamente scoprire la scultura ed applicarvisi da autodidatta. Dapprima realizzerà così statuette più piccole in una fonderia improvvisata in casa. Poi passerà ad opere monumentali con due fonderie esterne: una a Bologna ed una in Francia.

La sua scultura più lacerata è César, un autoritratto. L’ispirazione, dice lui stesso, gli viene dalla sua vita: dallo sradicamento, dalla perdita di persone care, dal fragile equilibrio dell’esistenza. Così come in equilibrio instabile sono i bronzi che scolpisce. Sculture uniche e diverse, anche se di ognuna vi sono 8 copie e 4 prove d’artista. Esseri umani vestiti di tutto punto, con gli orologi ai polsi e i mocassini ai piedi.

I suoi personaggi sono quindi uomini e donne da lui realmente incontrati (dal businessman all’hipster) ed a cui l’artista affianca la rispettiva valigia. Oggetto che diventa nucleo fondamentale dell’opera: i viaggiatori hanno troppi squarci per restare in piedi e solo la “zavorra” del bagaglio può raccogliere e contenere i pezzi mancanti, le aspettative, i progetti, i ricordi, le nostalgie ed i legami, la voglia di vivere e di viaggiare.

Come il vuoto dei bronzi faccio in modo che il mio vuoto di questi giorni diventi possibilità, opportunità, che si aprano nuovi scenari e susciti in me (ed in noi) la fantasia di ciò che potrà essere e che sicuramente sarà.

Un invito a posare le valigie ed a lasciare, seppur per un attimo, che i pensieri siano sospesi tra passato, presente e futuro. Perché nonostante tutto la vita non si ferma, si continua a camminare e si è parte di un viaggio perenne. Anche se al momento ci si sente fermi.

Interrogarci e cercare di dare un senso logico a tutto ciò che ci sta succedendo non ci porterà da nessuna parte, così come non riusciremo mai a comprendere razionalmente i viaggiatori di Bruno Catalano. Dobbiamo solo fonderci col momento e con queste opere. Solo allora comprenderemo che non c’è luogo reale o immaginario che non potremo raggiungere. Certo non a breve eh!

Per ora #iorestoacasa. Poi torneranno i viaggi…

Foto dal web

Sito ufficiale: https://brunocatalano.com

Marsiglia (giorno 3)

Gli attraversamenti selvaggi ed il sapone di Marsiglia, tanto sapone di Marsiglia.

Il sole della domenica mattina a passeggio sul lungomare.

Non ho parole difronte al legame profondo fra la modernità del Mucem, la storia del forte saint- Jean ed il mare. Posso solo tacere (si so stare anche zitta) ed ammirare…

Marsiglia (giorno 2)

È la natura che decide: dal porto vecchio si parte per l’arcipelago del Frioul solo se il mare lo consente. Altrimenti queste due piccole isole restano lì, ad un tiro di schioppo ma irraggiungibili, chiuse. Sarà uno dei motivi per cui le isole mi affascinano così tanto. Ma non voglio ripetermi…

A chateau d’If il più illustre detenuto è stato il conte di Montecristo ma sono i colori del mare e delle rocce a catturarci. Fra lo stridore dei gabbiani ed un forte vento non resistiamo alla tentazione di immergere i piedi in quelle acque stupende. Piccoli inghippi alla stazione ma alla fine in treno raggiungiamo Aix-en-Provence, ed è subito Cezanne e la Montagna Saint- Victoire vista dal vivo (quella vera, non il dipinto).

La bouillebaisse è davvero complicata da mangiare ma i calissons non mi dispiacciono affatto.

Marsiglia (giorno 1)

Il posto finestrino è indubbiamente il mio preferito…qualcuno dice che sia quello riservato ai sognatori…

Di sicuro la vista delle montagne innevate o di un isolotto (per me di origine vulcanica) rinfranca dalla maleducazione degli addetti ai controlli e del barista di turno…

À Marseille le informazioni scritte non sono sempre chiare ma a questa mancanza supplisce la gentilezza degli abitanti del luogo. Senza giacca. Godere del tepore del sole stesa su una panchina in legno massello al forte saint Jean. Vista Mucem. È febbraio, devo ricordarmelo, ma la luce del Sud della Francia è così…diversa, calda, chiara, accogliente. È la Provenza.

Le panier è fin da subito la mia zona preferita, sarà che ricorda tanto Montmartre. La cattedrale la Major è detta invece pigiama per la sua decorazione a strisce. Una sosta in appartamento per “preparare le stanze” e poi l’arc de triomphe in miniatura. Prendere al volo il 60 ed ammirare 2 spettacoli meravigliosi: il primo è il Santuario di Notre Dame de la Garde con i suoi 1000 ex voto e la voce di un bimbo che recita l’Ave Maria in francese. Fuori dalla chiesa il secondo spettacolo: uno dei più bei tramonti che io abbia mai visto sul Mediterraneo…

Bologna 2020 (giorno 2)

La nebbia ed il freddo che ti penetra nelle ossa (mi direte: “Beh se viaggi a febbraio devi metterlo in conto”). Noi che percorriamo, non si sa perché, strade di periferia e ponti verso il nulla. Nelle città bisogna tornare, è proprio vero: così questa volta, alla basilica di San Luca, salgo anche sulla cupola, per ammirare i colli bolognesi con una vista a 180 gradi, anche se l’esperienza di oggi era più da “Viandante su un mare di nebbia”. Il cibo è sempre una garanzia e poi una sosta caratteristica alla Decathlon di Casalecchio di Reno. Sotto la Torre degli Asinelli Un incontro fugace ma sentito con un caro amico e dopo gustare ancora la meraviglia di Santo Stefano con una guida d’eccezione. Riaffacciarsi alla finestrella sul canale prima di riprendere il viaggio in treno.

Nello zaino la guida per il mio prossimo viaggio.

Ma… “Qualcuno ha detto JUST EAT?”(cit.)

Bologna 2020 (giorno 1)

Ancora una levataccia pre-partenza, ma non fa freddo come immaginavo.La città, nei 10 minuti che impiego da casa alla metro, pare svegliarsi. Ma i vagoni della metropolitana sono pieni anche a quest’ora. Il viaggio in treno scorre rapido fra chiacchiere ed un sonnecchiare scomposto. L’orologio della stazione centrale è fermo alle 10.25 da quasi 40 anni.

La mattinata ed il pranzo sono da FICO Eataly World: tigelle e gnocco fritto la fanno da padroni. La candelora a San Petronio, le biciclette ed i portici. La Gamberini Bag finalmente mia, i cappellacci con la zucca e le sorprese. Ritrovarsi a togliere la cera dal pavimento e rinunciare al tour by night…