Stupor Mundi: il museo dedicato a Federico II

Sulla piazza principale di Jesi sorge il museo multimediale Stupor Mundi dedicato a Federico II. Jesi è infatti la sua città natale e secondo la tradizione Federico II venne al mondo sotto una tenda poichè nel regno si vociferava che sua madre Costanza d’Altavilla fosse troppo avanti in età per poter dare un erede all’imperatore suo consorte. La madre fu quindi costretta a partorire davanti a tutti. Era il 26 dicembre del 1194.

museo stupor mundi federico II

Durante il nostro soggiorno nelle Marche siamo stati ospiti del museo ed abbiamo potuto vivere l’esperienza immersiva che esso offre. Ci ha talmente tanto entusiasmati che l’abbiamo consigliato subito ad alcuni nostri amici che hanno avuto la stessa positiva sensazione.

Il museo Stupor Mundi su Federico II: le sezioni

La nascita

L’esposizione è articolata in più sezioni e la prima è dedicata proprio alla nascita leggendaria a cui fa riferimento lo stesso imperatore definendo Jesi la sua Betlemme. Federico visse a Foligno per i primi 3 anni e nel 1197 si ricongiunse alla madre in Sicilia.

Gli antenati

Da un lato della sala si presentano i nonni paterni e dall’altra parte quelli materni. Poi anche sua madre e suo padre. Alla morte di entrambi i genitori, dopo una ferrea e precoce istruzione, iniziò il suo governo. Aveva 14 anni. A 15 si sposò per la prima volta ed a 17 anni ebbe il suo primo erede. Nel 1215 fu incoronato re di Germania.

Imperatore

Il museo Stupor Mundi dedicato a Federico II ci mostra qui la sontuosa cerimonia d’incoronazione avvenuta in San Pietro. Una basilica di San Pietro d’età romanica ben diversa da quella attuale.

Sicilia Araba e Normanna

La mia parte preferita! Con la ricostruzione della fontana della Zisa e tutti i riferimenti alle influenze arabe e normanne nella vita di Federico II. Il valore dell’acqua, gli animali del serraglio, le ville ed i sollazzi.

Lucera Saracena

Un’esperienza di colonia musulmana in terra cristiana. Gli arabi fedeli all’imperatore ebbero da lui privilegi e libertà religiosa.

I castelli e la porta di Capua

Ovviamente molti dei suoi castelli sono in Puglia: dal più famoso Castel del Monte al castello di Trani, passando per Bari, Sannicandro di Bari ed Oria…

E poi la legislazione, i rapporti con i Papi, la discussa (anzi molto discussa) crociata. Quindi la guerra contro i comuni italiani, l’importanza della falconeria, la scuola poetica siciliana, la matematica, le scienze e la musica.

E per concludere l’esperienza una bellissima intervista all’imperatore.

museo stupor mundi viaggiatrice da grande

Orari

martedì, mercoledì e domenica 10/20

giovedì, venerdì e sabato 10/24

Chiuso il lunedì

Prezzi

Intero 7euro

Ridotto (6-25 anni; gruppi di 15 persone; insegnanti; scolaresche)

Gratuito: bambini 0-6;giornalisti; guide; disabili; iscritti Icom) 5 euro

Famiglie 19 euro

Info

Tre luoghi imperdibili a Recanati

Se pensate che Recanati sia solo Leopardi dovete assolutamente conoscere questi tre luoghi imperdibili: la Torre del Borgo, il museo Beniamino Gigli e Villa Colloredo Mels.

Grazie alla collaborazione con Sistema Museo, che si occupa del sistema museale cittadino, siamo stati loro ospiti ed abbiamo cominciato la nostra visita dalla Torre del Borgo.

Tre luoghi imperdibili a Recanati: la Torre del Borgo

Ingresso: 3 euro

Orari: 10-13 il sabato e la domenica anche 15-17

Dalla sua sommità lo spettacolo è eccesionale e dal 2016 al suo interno ospita il MUREC, il museo della città.

Edificata intorno al 1160 come fusione di tre castelli presenti in città, fu restaurata, nella parte alta, in seguito all’incendio del 1322. Nel XIX sec. ha assunto l’aspetto attuale di isolamento che la caratterizza, dovuto al rifacimento di Piazza Leopardi.

La torre ha pianta quadrata e altezza di 36 m ed è suddivisa in 7 livelli collegati fra loro da ripide scale che prendono luce dalle feritoie. Sulla sommità il terrazzo panoramico ed esternamente lo stemma della città di Feermo, legata da forte amicizia a Recanati, ed il leone rampante dell’artista Sansovino. Subito sotto i versi delle Ricordanze in cui Leopardi fa riferimento alla torre.

Fin dal XIV- XV secolo la torre civica era provvista di un orologio che dapprima era regolato secondo l’ora all’italiana con inizio dall’ora prima (dopo il tramonto). Poi Napoleone volle l’introduzione dell’ora “d’oltralpe” con la gioranat divisa in due cicli di 12 ore. Fra il 1800 e il 1970 circa il meccanismo usato era quello creato dalla gloriosa famiglia Galli: famosi orologiai marchigiani. Le ruote dentate sono in fusione di ottone e da circa 10 anni l’orologio è regolato da una centralina elettronica con rimessa all’ora esatta di tipo satellitare.

Mi ha molto affascinata l’idea che, quando non tutti potevano permettersi un orologio, il suono delle campane era un chiaro segno, anche per chi lavorava nelle campagne, dello scorrere del tempo.

Il concerto campanario è composto da quattro campane: ognuna ha il suo nome e il suo ruolo.

Il campanone segna l’angelus e suona nelle festività; è stata l’ultima campana realizzata dalla famiglia storica dei Pasqualini.

La mezzana o del consiglio suona per annunciare il consiglio comunale o le mezz’ore.

La mezzanella o della scuola suona dal lunedì al sabato, dal 15 settembre, al 15 giugno, per due minuti.

Poi c’è la piccola o dei caduti.

Nelle feste suonano tutte insieme.

Campane luoghi imperdibili recanati

Recanati: il Museo Beniamino Gigli

Quindi ci siamo spostati al museo Beniamino Gigli, un personaggio che ammetto, non conoscevo affatto. Tenore, ma anche “cantante popolare”, avendo diffuso fra i più canzoni come “mamma” e “non ti scordar di me”. Vi allego video per intenderci meglio.

Il museo nasce grazie alle donazioni degli eredi che hanno messo a disposizione oggetti di scena, costumi, cimeli, ecc. La mia parte preferita è stata quella con la riproduzione del camerino.

camerino luoghi imperdibili recanati

Beniamino Gigli, dopo un’infanzia semplice si trasferì a Roma per studiare e quindi avviò la sua carriera in Italia e nel mondo. Oltre alle rappresentazioni teatrali girò anche numerosi film.

Recanati: Museo Colloredo Mels

Orari: lunedì-domenica 10-13; 15-19

Il pomeriggio è stato dedicato alla visita di questo museo il cui fiore all’occhiello è sicuramente l’Annunciazione di Lorenzo Lotto.

Al piano terra il museo ospita una sezione archeologica che permette di conoscere le popolazioni primitive che si insediarono nel territorio dal Paleolitico all’età romana. Frutto di scavi e scoperte fortuite: interessanti le tombe dei due bambini e il rituale della rottura volontaria delle anse del vasellame prima della sepoltura. Allo stesso piano la collezione di ceramiche Ceccaroni, ceramista del XIX secolo a metà fra artigianato, poetica ed invenzione popolare.

Al piano nobile troviamo la Pinacoteca e le raccolte leopardiane.

Nella Pinacoteca, oltre a Lotto, opere del XIII al XVIII secolo.

La collezione leopardina invece conserva i ritratti di famiglia, numerosi libri, lettere e la maschera funebre del poeta.

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Le foto sono mie e di Pietro.

Per info e prenotazioni:

Casa Leopardi a Recanati: al cospetto di un mito.

Visitare casa Leopardi a Recanati è trovarsi al cospetto di un mito: quello di Giacomo Leopardi.

Il Famoso “Ermo colle”

La casa natia del poeta si trova in una graziosa piazzetta a cui è stato dato il nome di Piazzetta del Sabato del villaggio. Da una parte troviamo casa Leopardi (con museo e biblioteca), dall’altra l’edificio in cui cuciva Silvia (che in realtà si chiamava Teresa)e la sua casa di famiglia che oggi ospita la biglietteria.

A tal proposito una premessa è d’obbligo: se volete fare l’esperienza di visitare i luoghi leopardiani a Recanati, scegliete il biglietto combinato che comprende la visita guidata alla biblioteca,il museo e la casa. Soprattutto prenotate per evitare le code che vi assicuro sono consistenti.

Pulitevi accuratamente i piedi sul tappeto all’ingresso per tutelare gli antichi volumi. Poi chiudete telefoni e macchine fotografiche in tasca perchè la famiglia ha il copyright sulle immagini e non è possibile scatatre fotografie. Seguite quindi la guida nella famosa biblioteca. Il nostro Cicerone è stato il bravissimo Francesco che ci ha emozionati, appassionati ed è stato capace anche di farci sorridere.

Piazzetta Sabato del villaggio

Casa Leopardi a Recanati: la biblioteca

Monaldo Leopardi, il padre di Giacomo, approfittando delle “incursioni napoleoniche” che avevano spogliato di opere d’arte l’Italia, ma avevano lasciato indietro i libri, acquistò carrettate di fondi librari. Nacque così la famosa biblioteca in cui Giacomo ed i suoi fratelli si formarono. L’idea, posta su una targa all’ingresso era quella di aprire la bibliotec ai figli, agli amici ed ai cittadini. I ragazzi erano seguiti da insegnanti gesuiti ma, soprattutto Giacomo, si formarono anche in autonomia, sulle “sudate carte”, negli anni dello “studio matto e disperatissimo”. La guida vi mostrerà il precisissim o sistema di catalogazione dei libri e il banchetto che Giacomo spostava di voota in volta esponendolo a favore di luce.

Mi ha colpita molto lo studio secondo cui la parentela fra i genitori del poeta può essere stata la causa tanto delle sue patologie quanto della sua genialità. Ricordiamoci infatti che a 14 anni si diplomò e intimò ai suoi professori di greco di ripassare la materia poichè erano a suo avviso un po’ carenti. Interessante anche la relazione con i genitori: al padre che aveva scialacquato il patrimonio di famiglia successe la madre distaccata dai figli ed eccessivamente morigerata nelle spese e nei costumi.

La casa

Al piano superiore si trovano le stanze che Giacomo ed i suoi familiari abitavano. Qui la visita è libera e in determinati punti troverete alcuni addetti che vi daranno delle informazioni.

Si accede tramite il salone azzurro che ospita, alle pareti, i ritratti degli antenati. Si passa quindi nella galleria, il principale salone di rappresentanza in cui svettano le casse che contenevano il corredo nuziale della contessa Adelaide, madre di Giacomo. Nel passaggio verso il giardino delle ricordanzeanze delle assi di legno ricordano il teatrino usato come svago da Monaldo ee dai suoi figli.

Il giardino delle ricordanze un tempo faceva accedere allo scenario famoso dell’ Infinito ma oggi la costruzione di un complesso monastico ne blocca la vista. Seguono dunque le brecce, le stanze dei giovani conti, così dette per il tipo di pavimentazione. Giacomo era solito scrivere anche in ginocchio davantial suo comodino che pertanto reca ancora segni di inchiostro.

Il piano più alto è ancora abitato dai discendenti: la più piccola inquilina ha 10 mesi.

Il museo

La visita al museo è totalmente in autonomia: spostandosi fra una teca e l’altra seguirete la crescita dei giovani leopardi. I loro giochi, le loro aspirazioni, l’amore e le amicizie. Fa bella mostra di sè l’abito del battesimo di Giacomo e la sua culla, oltre a libri, lettere e aneddoti sulla sua vita.

Se proprio non riuscite a resistere alla voglia di scattare una foto sappiate che all’ingresso della biblioteca è stata attrezzata un’area selfie. Immortalatevi con il busto del poeta e condividete lo scatto con l’hastag #selfieconGiacomo e #casaleopardi ma è d’obbligo citare almeno qualche verso fra i suoi più noti componimenti:

#semprecaromifuquestermocolle

#silviarimembriancora

#ladonzellettaviendallacampagna

#selfieconGiacomo

Le foto sono mie e di Pietro.

Per info e prenotazioni visitate il sito ufficiale.

Visitare i Giardini di Ninfa (Latina)

Quest’anno ho deciso di visitare i Giardini di Ninfa (Latina) in occasione dei loro 100 anni: dopo averli a lungo puntati, finalmente è giunto il momento di organizzare la visita. Siamo a Cisterna di Latina  nel territorio fra Sermoneta e Norma.

 visitare Giardino di Ninfa: laghetto

Visitare i Giardini di Ninfa: La storia

In età medievale Ninfa era una cittadina con circa 250 abitazioni, 7 chiese e doppia cinta muraria. Il territorio, molto fertile e in posizione strategica, era conteso da numerose famiglie baronali legate al papato. Nel 1159 all’interno della Chiesa di Santa Maria Maggiore fu addirittura incoronato Papa Alessandro III che fuggiva da Roma, “braccato” da Federico Barbarossa.

Nel 1298 Pietro Caetani, nipote di Benedetto Caetani, noto come Papa Bonifacio VIII, acquistò Ninfa che, saccheggiata e distrutta nel 1381, non fu più ricostruita per motivi legati alla malaria: i Caetani si spostarono a Roma e gli abitanti abbandonarono la cittadina. Le chiese continuarono invece ad essere utilizzate anche nel XIV e XV secolo dagli abitanti dei comuni limitrofi. Anche le attività produttive restarono attive: una diga, un mulino, una ferriera e un impianto per la lavorazione dei tessuti.

Alla fine del 1800 alcuni eredi dei Caetani tornarono a Ninfa e cominciarono ad occuparsi del Giardino seguendo un indirizzo libero e spontaneo senza una geometria stabilita.

Ninfa chiesa rurale Diga al giardino di NinfaScorcio del Giardino di Ninfa

Nel 1920 piantarono lecci, faggi, rose, restaurarono alcune rovine (es. il palazzo baronale) e bonificarono gli acquitrini. Il giardino fu aperto a circoli letterari ed artisti. Fu poi Leila, l’ultima erede, a curare il giardino come fosse un dipinto accostando colori e piante senza forzature. Nel 1972 la stessa istituìla Fondazione Caetani per tutelare la memoria della famiglia e del giardino.

Oggi la fondazione gestisce sia il giardino 8infatti le visite si prenotano attraverso il loro sito internet) sia il castello di Sermoneta (XIII secolo).

Nel 2000 il Giardino di Ninfa è stato dichiarato Monumento Naturale Regionale ed anche il fiume Ninfa è considerato una zona speciale di conservazione.

porta con fiori a ninfaFiore rosa al Giardino di NinfaFiume Ninfa e specie floreale

Visitare il Giardino di Ninfa: caratteristiche e curiosità

8 ettari, circa 1300 piante diverse, 100 specie di uccelli e qualche scoiattolo che si nasconde (come ha raccontato uno degli operatori ad un bimbo che era in visita davanti a noi). ciliegi, meli, magnolie, betulle, iris palustri, aceri giapponesi e coreani. Ma sopratttutto i miei preferiti: l’albero della nebbia e il noce nero che ha una caratteristica particolare. Infatti quest’albero produce sotto terra una tossina che impedisce ad altre piante di crescergli intorno e per questo motivo è spesso isolato.

noce nero durante la visita a ninfaNoce nero giardino di Ninfa

Le chiese superstiti sono S. Maria Maggiore, S. Giovanni, S. Biagio, S. Salvatore, S. Paolo e S. Pietro fuori le mura.

visitare il giardino di ninfaRuderi giardino di Ninfa

Il percorso di visita inizia proprio da S. Maria Maggiore in cui fu incoronato Papa Alessandro III. Nell’abside sono ancora visibili i resti di affreschi. Segue la chiesa di S. Giovanni e quindi i giochi d’acqua, fulcro del giardino.

Giochi d’acqua giardino Ninfa

Sulla medievale via del Ponte furono piantati cipressi e pini per mettere in evidenza le emergenze architettoniche.

Il Piazzale della Gloria, con la sua lavanda, introduce al Piazzale dei ciliegi. In questo spazio è possibile in parte abbandonare il sentiero (per tutta la visita è tassativo seguirlo) e dedicarsi alle foto nel prato e fra i fiori.

panorama del giardino di ninfaFiori al giardino di Ninfascorcio giardino di ninfa

Si prosegue quindi con il suggestivo ponte a due luci ed il pioppo inserito fra gli alberi monumentali d’Italia. Quindi si passa al ponte romano ed alla sorgente dei bambù, un luogo particolarmente instagrammabile.

Foresta di bambù al giardin o di NinfaBlogger e bambù al giardino di Ninfa

Oltre il giardino, sulla sponda opposta del fiume Ninfa, sono visibili i resti delle antiche “fabbriche” della città.

La visita si conclude nella piazza del municipio che i Caetani avevano riconvertito a villa di campagna. Qui si può ammirare anche la torre con i suoi 32 m di altezza.

All’uscita un fornitissimo bookshop (sapete che ne vado matta) in cui ho comprato 2 piantine (una di peperoncino viola ed una di salvia) e un segnalibro dipinto ad acquerello (ed anche questa mia passione la conoscete). Potete trovarci però anche libri, calamite e pubblicazioni per bambini.

Come organizzare la visita

Ecco quindi alcune informazioni pratiche su come visitare I Giardini di Ninfa (Latina). Il giardino è aperto solo in giorni prestabiliti da un calendario annuale. La prenotazione va fatta online e si arriva in biglietteria circa 15 minuti prima dell’orario di visita. Solitamente la visita è guidata ma a causa del Covid si procede autonomamente e, lungo il percorso, sono dislocati gli operatori che forniscono informazioni e rispondono alle domande.

Il costo del biglietto è di 15 euro, più 0,50 euro di prenotazione.

Come arrivare: con mezzi propri o con il taxi dalla stazione di latina Scalo.

Ponte giardino di Ninfascorcio del giardino di Ninfa (latina)ruderi della visita al giardino di ninfa (latina)Viaggiatrice da grande visitagiardino Ninfa (latina)Amiche e travelblogger intente a visitare giardino di Ninfa (Latina)

(Le foto a corredo di questo articolo sono mie, di Pietro e Gilda. In visita con noi c’era anche Anto)

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 18 appassionarsi alla pittura davanti a Giuditta e Oloferne e la Fornarina

Fra le 101 cose da fare a Roma ce n’è una che riguarda la pittura: parla di Raffaello e Caravaggio. Siamo a Palazzo Barberini…

Oggi vi porto virtualmente  con me in un museo di Roma che solitamente i turisti visitano raramente  (e io stessa ci sono stata una sola volta un po’ di anni fa escludendo la mostra su Arcimboldo come seconda volta).

Palazzo Barberini Roma

Il museo in questione è la Galleria d’arte antica di Palazzo Barberi.

Partiamo in questo viaggio fra le 101 cose da fare a Roma che riguarda la pittura…ma analizziamo prima la location.

L’ingresso è su via delle quattro fontane, la strada in salita che da Piazza Barberini va verso il Quirinale e il Viminale (metro A, Fermata Barberini).

Il seicentesco Palazzo Barberini, che già di per sé vale la visita, ospita la Galleria. Si tratta infatti della nuova residenza della nobile  famiglia la cui prima abitazionea era in via dei Giubbonari, nella zona di Campo de’ Fiori. Il nuovo palazzo  fu realizzato fra il 1625 e il 1633 grazie alle idee di grandi artisti quali Maderno, Bernini e Borromini. Le sontuose decorazioni probabilmente videro la luce  grazie all’afflusso nelle casse della famiglia di denaro proveniente  dal Vaticano, poiché era Papa allora Urbano VIII appartenente alla stessa famiglia.

Pensate che a quei tempi il palazzo appariva come l’ultimo sprazzo di civiltà nella zona, poi più nulla, solo boschi e vigne tutt’intorno.

La prima volta che ci sono stata, come faccio sempre quando visito un grande museo, ho comprato una guida. Purtroppo io e la mia guida siamo separate nel lockdown, trovandomi io a Roma e lei a Toritto, a casa dei miei…quindi inutilizzabile per scrivere questo post…

Il palazzo

Palazzo Barberini Roma 101 cose pittura

Il progetto, con pianta ad H, ampliamento del precedente palazzo appartenente alla famiglia Sforza, era di Maderno. Il giovane Borromini lo aiutò.  L’esempio seguito fu quello di Villa Farnesina. Azzurri progettò la cancellata d’ingresso, realizzata nel 1865 con i 2 telamoni scolpiti. La facciata è formata da 7 campate che si ripetono sui 3 piani definiti dai 3 ordini architettonici (dorico, ionico e corinzio). I giardini sono posti ad un livello più alto del piano terra. Essi inizialmente erano un vero e proprio parco con tanto di animali (es. struzzi, cammelli) poi furono risistemati secondo  il gusto settecentesco e ottocentesco e via via ridotti con l’urbanizzazione novecentesca ed in particolare del periodo fascista.

Alla morte di Maderno la direzione dei lavori passò a Bernini . Fu questo infatti uno dei tanti esempi che rese all’epoca Bernini favorito rispetto a Borromini creando pertanto inimicizia fra i due (non si tratta quindi solo di una leggenda e di dicerie). Tuttavia Borromini continuò a collaborare al cantiere ed a lui si devono l’elegante scala elicoidale nell’ala ovest del palazzo e numerosi altri particolari costruttivi e decorativi.

Le decorazioni

Il famoso scalone d’onore a pianta quadrata nell’ala est è invece opera di Bernini, così come la facciata ed il giardino all’italiana, progettato per realizzare un illusorio e raffinato spazio archeologico. Il bassorilievo che rappresenta il leone, posto presso lo scalone d’onore, è un originale d’età romana  e proviene da Villa Adriana a Tivoli. Ma l’animale maggiormente rappresentato nel palazzo è l’ape, simbolo della famiglia Barberini, presente nel suo stemma araldico ed in tutte le opere d’arte da essa commissionate (ad esempio anche sul baldacchino del Bernini nella Basilica di San Pietro).

101 cose roma scalinata

Nel 1632 fu inaugurato il teatro all’interno del palazzo mentre fra il 1632 e il 1639 Pietro da Cortona decorò il grande salone al piano nobile sulla cui volta campeggia un affresco con il Trionfo della Divina Provvidenza.

Il dipinto non ha un punto prospettico centrale su cui orientare la visione ma prevale l’illusione  e la prospettiva da sotto in su. Lo stesso pittore decorò, assieme ad alcuni suoi allievi, una parte della cappella del palazzo. Nel 1949 l’edificio fu acquistato dallo Stato.

Palazzo Barberini

101 cose da fare a Roma: Le collezioni di pittura

Durante il suo pontificato Urbano VIII aveva molto arricchito le raccolte della famiglia Barberini  suddividendole fra l’antiquarium di Villa Barberini a Castel Gandolfo e il palazzo in questione. Nonostante le traversie storiche , la collezione  di reperti di arte antica era ancora abbastanza integra quando, nel 1934, con regio decreto, si abolirono una serie di vincoli. Quindi molti pezzi vennero dispersi fra l’Europa e gli Stati Uniti.

Fin dal momento dell’acquisto da parte dello Stato si era pensato di adibire le sale del palazzo a museo, ma l’affitto al Circolo Ufficiali delle forze Armate, e la controversia ad esso legata, si protrasse ancora per lunghissimi anni. Solo nel 2006 il palazzo fu completamente assegnato alla Galleria d’Arte Antica. Dal 2010  l’allestimento della Galleria è stato ampliato e suddiviso: al piano terra le opere del 1300 e del 1400, al piano nobile la collezione del 1500 e 1600 e al secondo piano l’arte del 1700.

Le star della collezione

Fra le opere più note abbiamo appunto le due star citate nel titolo di questo capitolo del libro “101 cose da farea a Roma almeno una volta nella vita”. Esse sono la “Fornarina” di Raffaello e “Giuditta ed Oloferne” di Caravaggio.

Non si può in questo momento storico nominare la Fornarina senza pensare alla grande mostra che le scuderie del Quirinale dedicano a Raffaello, esibizione che non abbiamo ancora avuto modo di fruire a causa del lockdown. La Fornarina è senza dubbio uno dei capolavori del maestro. Nell’incarnato della fanciulla (secondo la tradizione un’amante dello stesso artista) emerge l’unione fra l’arte classica e le novità dell’epoca. Se la ragazza sia realmente Margherita, l’amata dell’urbinate, figlia di un fornaio, è ancora in dubbio…

Fornarina Barberini Roma

Altra celebrità indiscussa del museo è il dipinto con “Giuditta e Oloferne” di Caravaggio. E qui il mio cuore accelera il battito per il mio artista preferito. Il ribelle Michelangelo Merisi da Caravaggio giunto a Roma era protetto dal Cardinal Del Monte. Le sue opere dai fondi scuri rispecchiano esattamente la teatralità del Barocco. Anche in questo quadro l’eroina biblica , col volto concentrato nell’azione , si trova in un luogo non definito. A caratterizzare l’ambiente è solo un drappo rosso sullo sfondo. Una vecchia accanto assiste alla scena mentre Oloferne , con lo sgardo vitreo, ha i muscoli tesi nell’ultimo spasimo di vita…

Caravaggio Barberini roma

Sono riuscita con queste descrizioni a condurvi con me nel Palazzo? E nella realtà ci siete mai stati?

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita…innamorarsi della pittura…Che ne pensate??

Per info: https://www.barberinicorsini.org/

(le foto della facciata e delle due opere sono prese dal web mentre quelle del cortile sono mie, scattate in occasione della mostra su Arcimboldo)

Altan. Pimpa, Cipputi e altri pensatori (MAXXI -Roma-)

Dalla mia casa ripercorro i mesi appena trascorsi e le tante mostre viste a Roma di cui non ho avuto modo di scrivere: da Canova agli Impressionisti segreti ed alla fotografa Inge Morat. Con i bimbi della mia classe siamo stati anche al MAXXI per la mostra sulla Pimpa.

Ammetto che non è stata un’esposizione che mi ha presa molto ma per gli appassionati sarà stata e sarà sicuramente un’esperienza che merita.

Tutto il percorso artistico dell’autore raccontato attraverso disegni originali, poster, illustrazioni, schizzi…

A cura di Anne Palopoli e Luca Raffaeli è realizzata in coproduzione con Fondazione Sales e Franco Cosimo Panini Editore.

Attraverso l’artista tutto è messo in discussione (un po’ come in questi giorni caratterizzati dall’emergenza COVID-19). Ciò che salva è lo sguardo incantato di Pimpa, una cagnolina che guarda l’universo e le regole del mondo con sguardo curioso e, diremmo oggi, con gli occhi a cuore.

Da vero esponente dell’arte contemporanea Altan, attraverso i suoi personaggi, afferma cose, esprime concetti che ci fanno subito dire “lo potevo fare anch’io”. Ma l’intuizione l’ha avuta lui, è sempre un passo davanti a noi, spaziando fra fumetti d’avventura e disegni per l’infanzia, passando da romanzi illustrati a vignette e sceneggiature. E così illumina il nostro pensiero sul presente e sul mondo.

La mostra è articolata in più sezioni: Altan prima di Altan (schizzi e disegni in cui l’artista è alla ricerca del suo stile); Trino e il primo Altan (la prima vignetta è su Linus nel giugno del 1973 e Trino è il suo primo personaggio); vignette (ritratti amari dei suoi noti personaggi: bambini, casalinghe, pensionati); feuilletton (fumetti lunghi, a volte comici a volte no); Altan illustratore (la parte che preferisco, motivi personali…le illustrazioni dei libri di Rodari e Piumini); Altan e il cinema (dall’esordio in Brasile fino ad un documentario sulla sua vita); Pimpa e i suoi amici (entrare fisicamente nel mondo giocoso della famosa e curiosa cagnolina).

Una mostra che catturerà gli appassionati ed una organizzazione ricca ed impeccabile dell’aspetto divulgativo e dei servizi educativi.

https://www.maxxi.art

Frida Kahlo: il caos dentro – Spazio eventi Tirso- Roma

Ottobre è mese di inizio mostre e Roma non fa eccezione. Da tempo circolavano link ed notizie su questa mostra dedicata a Frida. Da appassionata e con l’ipotesi di portarci i bimbi della mia classe in gita (lo Scorso anno scolastico ho parlato loro della pittrice e loro ne sono rimasti affascinati) decido di iniziare le mie visite proprio da questa mostra. Alcune avvisaglie del fatto che non fosse una buona esposizione mi raggiungono attraverso voci di corridoio: do’ loro il giusto peso e decido di verificare comunque di persona…

La mostra si propone come un’esperienza immersiva ma, a mio avviso, di immersivo ha ben poco. Forse potrebbero essere considerati immersivi la ricostruzione degli ambienti: l’esterno della casa Azul (la casa a Città del Messico in cui l’artista visse da bambina e poi assieme al suo grande amore, il pittore Diego Rivera); la camera da letto (anche se a Sara è sembrata la cella di Padre Pio) o lo studio dell’artista.

Anche la parte più interattiva, con i visori per la realtà aumentata, era poco curata: solo due visori di cui uno, al momento della mia visita, ta anche danneggiato.

Si tratta comunque di riproduzioni, così come riproduzioni sono i vestiti di Frida, le opere (per lo più autoritratti) in formato modligh (praticamente su schermi) e le lettere scritte o ricevute dalla pittrice messicana. Alla fine del percorso di mostra vi è un’unica opera a lei attribuita (neppure certa): “Bambina con aeroplano”.

Non posso negare la bellezza degli scatti intimi e personali che il fotografo Leo Matiz eseguì per Frida: l’artista è immortalata nella sua quotidianità (il quartiere, la casa, gli amici, l’amore).

Personalmente però non sono riuscita a cogliere il legame fra il titolo scelto per la mostra (il caos dentro) e l’esposizione stessa. L’intento era quello di mostrare come dal caos possa nascere la bellezza (“Bisogns portare in sè un caos per generare una stella danzante”-Nietzsche-) e come l’arte sia una “ferita trasformata in luce”(Georges Braque).

Purtroppo non sono uscita dalla visita arricchita, essa non ha apportato nulla di nuovo alla mia conoscenza sull’artista. E non parlo qui da storica dell’arte, poiché il mito di Frida è talmente tanto noto che i più conoscono la sua storia personale e la sua arte.

In una sezione della mostra alcuni artisti più o meno contemporanei si confrontano proprio con questo mito realizzando opere in cartapesta o dipingendo busti (in riferimento a quello che l’artista fu costretta a portare per buona parte della sua vita e che fece emergere le sue doti pittoriche).

Un’altra sezione, originale, è dedicata ai francobolli emessi da vari paesi (Messico, USA, Maldive , Togo, Niger,ecc.) in occasione delle ricorrenze legate all’artista. Frida infatti è stata la prima donna ispanica ad essere ritratta su un francobollo americano.

Ma didatticamente per me la mostra non va: l’illuminazione non è buona (in alcuni punti i pannelli sono proprio al buio); sotto le riproduzioni le didascalie sono minuscole e mancano i luoghi di collocazione degli originali (per la maggior parte in collezioni private). Forse sarebbe stata utile la presenza di un’Audi o guida che però non c’è…

Insomma, si è capito…pur amando Frida, la mostra non mi è piaciuta.

Qualcuno di voi l’ha vista? Che ne pensate?

Diego Rivera

Pittore e moralista messicano, famoso per la tematica sociale delle sue opere. Ateo e vicino al partito comunista.

Quando incontró Frida per la prima volta, lui aveva 36 anni e lei 25 ma lui fu colpito dalla fierezza di lei e dalla luce che le illuminava lo sguardo. Si sposarono nel 1929 dopo il secondo divorzio di lui. Nonostante i vari reciproci tradimenti, il divorzio ed il loro secondo matrimonio, il

Loro amore fu in grado di superare tutto.

Leo Matiz

8 mogli, 5 figli, amico di Gabriel Garcia Marquez. Ospitó nel suo studio la prima mostra di Botero e fotografó, oltre a Frida e Diego Rivera, anche altri noti personaggi come Pablo Neruda.

Sua figlia oggi segue la fondazione del padre a Bogotá e le sue foto fanno parte anche delle collezioni del MoMa di New Uork e della Tate a Londra.

Frida Kahlo

Nasce nel 1907 alla periferia di Città del Messico e vive in famiglia instaurando un bellissimo rapporto con il padre. A 6 anni si ammala di poliomielite che le deformerà uno degli arti inferiori. Nel 1922 si iscrive alla facoltà di medicina. Nel 1925 ha un bruttissimo incidente che le causa una serie di fratture e la costringe a portare a lungo un busto. È in questo periodo di convalescenza che Frida inizia a dipingere. Si iscrive al partito comunista; sposa Diego Rivera nel 1929 ma a causa dell’incidente non riesce a portare avanti le gravidanze…

La coppia vive fra tradimenti, riappacificazioni, trasferimenti in America e ritorni in Messico.

Nel 1938 Breton le organizza una mostra personale a New York e l’anno successivo le sue opere saranno apprezzate da Picasso e Kandinskij a Parigi.

Il 1953 è l’anno dell’amputazione della gamba e della personale a Città del Messico, a cui parteciperà sdraiata su un letto. Morirà l’anno seguente.

Info: spazio eventi Tirso (Roma) fino al 29 marzo

http://www.spazioeventitirso.it/frida-kahlo-il-caos-dentro/

(Le foto sono mie e di Anto)

Leonardo Da Vinci, la scienza prima della scienza -Roma, Scuderie del Quirinale-

Sara è andata in fissa per Leonardo Da Vinci dopo aver visto uno speciale in tv. Ma ciò che ama non è l’artista in generale ma proprio l’aspetto scientifico della sua personalità. Non poteva quindi assolutamente perdersi questa mostra allestita in occasione dei 500 anni dalla nascita del genio. E noi l’abbiamo accompagnata.

Mi documento: rileggo una monografia dei tempi dell’università (ormai Preistoria) e la pubblicazione che regalano con il biglietto della mostra.

La location delle scuderie del Quirinale è sempre una garanzia, non delude mai anche se si tratta, come in questo caso, di una esposizione un po’ “pesante” e che io, dall’animo più artistico, non ho particolarmente apprezzato nei suoi tecnicismi.

Curata da Claudio Giorgione e realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale della Scienza e della tecnologia Da Vinci (maggiore collezione al mondo su Leonardo) e della Biblioteca Ambrosiana (che conserva il Codice Atlantico), la mostra evidenzia le origini della rivoluzione scientifica del 1500.

Il percorso espositivo valorizza, attraverso le varie tappe storiche e geografiche (Milano, Mantova, Roma, Urbino…)dell’artista, le sue connessioni con i contemporanei (es. Leon Battista Alberti, Bramante, ecc.).

10 disegni originali, oltre 200 opere, volumi, modelli storici, manoscritti.

Tutta la mostra è volta a spiegare le innovazioni apportate dall’artista e la sua eredità culturale: l’importanza del disegno, dell’osservazione e del pensiero trasversale.

10 sezioni organizzate attorno ai 10 disegni del Codice Atlantico: le macchine per i grandi cantieri di costruzione; il disegno e la prospettiva; le macchine da guerra; la città ideale; le vie d’acqua; la produzione manifatturiera; le macchine fantastiche(ad esempio quelle per il volo); la riscoperta dell’antico; la biblioteca dell’artista e la nascita del suo mito.

Come dice Mario De Simone, presidente Ales Scuderie del Quirinale, quella di Leonardo non è la somma di più competenze ma un legame intrinseco fra arte e tecnica, fra l’artista ed il naturalista, fra l’umanista e lo scienziato. La scienza per lui è unione di teoria e pratica (come esprime nel Trattato sulla Pittura) ma la sua matematica è piuttosto incerta e frammentata. Ha un vero interesse per la fisica, le proporzioni, l’architettura. È uomo che non smette mai di imparare (anche dai pari) e come un ricercatore moderno procede per analogie ed esperimenti mentali. Per lui però la pittura è scienza poiché riproduce la realtà ma è originale (la nostra idea di scienza è invece quella di una verità assoluta, reale e sempre uguale).

E tutto ciò emerge in ogni singola opera in mostra.

Se tutto ciò vi affascina è la mostra che fa per voi.

Fino al 30 giugno.

Info: https://www.scuderiequirinale.it

(Foto mie)

Dream: l’arte incontra il sogno- Chiostro del Bramante- (Roma)

Dopo un po’ di mesi (forse quasi 3) riesco a raccontarvi di questa mostra. Ne approfitto perché qui dove sono stata in questi giorni ho avuto molto tempo…(tranquillo non mi avevano arrestata ed ora non sono evasa).

Dopo le esperienze degli anni precedenti con le mostre Love (2016) ed Enjoy (2017) il Chiostro del Bramante fa incontrare l’arte contemporanea con i sogni.

Una bella novità sono i testi dell’audioguida: non spiegazioni delle opere ma suggestioni, brani scritti da Ivan Cotroneo ed interpretati da 14 grandi attori italiani (es. Matilda De Angelis, Marco Bocci, Cristiana Capotondi, Isabella Ferrari, Alessandro Preziosi, Valeria Solarino.

L’audioguida per i bambini è invece personalizzata: un’avventura alla ricerca dei bei sogni.

Curato da Danilo Eccher (come le 2 precedenti) il percorso espositivo risulta coinvolgente e permette di esplorare “i vostri territori dell’anima”(cit.).

Grandi artisti si interrogano e si esprimono sul tema del sogno (es. Mario Mertz e Luigi Ontani): dall’apnea alla bussola; dalla natura alle ombre; dall’albero all’ago; dalla casa alla piuma; dalla pietra al sole. Sogni ed immagini…

La pioggia di Tsuyoshi Tane è subito la mia preferita.

Sognare le stelle, la caverna, il battito del cuore. Riflessioni ed interpretazioni.

Sognare le maschere, il colore, la luce.

Un invito ad entrare ed a sdraiarsi.

La spinta a non smettere di sognare ed i commenti sui post-it che si tengono e ci tengono incollati alle pareti. E ci fanno ridere e sognare.

Il catalogo è curato da Skira Editore.

Prorogata fino al 25 agosto.

Info: https://www.chiostrodelbramante.it/post_mostra/dream/

(Foto mie, di Anna e Silvana)

Muse (Trento)

Un paio di mesi fa sono tornata a Trento ed ho avuto modo di visitare, per la seconda volta, il Museo della Scienza.

In realtà sarebbe la terza volta che lo visito ma la prima volta la collezione era ancora ospitata, con una modalità di esposizione di tipo “ottocentesco”,in un palazzo in città.

Con la risistemazione del quartiere delle Albere, ad opera di Renzo Piano, il museo ha trovato posto in una bellissima struttura contemporanea.

Sei piani raccontano l’ambiente alpino toccando temi importanti come la sostenibilità ed il rispetto per l’ambiente.

Tutti i piani sono attraversati dal Big Void, una serie di animali tassidermizzati. Altri ambienti di grande interesse sono la serra tropicale e il Maxi Ooh, zona di esperienze sensoriali per bambini fra 0 e 5 anni.

A questa offerta si affiancano le grandi mostre temporanee, le attività stagionali (es. estate) e quelle per le scuole.

Uno spazio unico in cui grandi e piccini imparano divertendosi.

https://www.muse.it/it/Pagine/default.aspx