Il libro dei quiz di viaggio di Lonely Planet

Vi ricordate che qualche tempo fa sui social vi avevo parlato del Libro dei Quiz di viaggio di Lonely Planet per cui ero letteralmente impazzita? Ho da poco finito di giocarci (anche se è solo una prima lettura) ed ecco cosa ne penso.

libro dei quiz di viaggio
Il libro dei quiz di viaggio

Quando ci si approccia a questo libro è ben chiaro che non si tratta di leggere ma di giocare ed io l’ho fatto: a casa con amici e fidanzato e online stuzzicando un po’ i miei follower…

I 100 quiz di cui è composto il libro sono suddivisi in 3 parti in base alla difficoltà crescente degli enigmi: escursionista,viaggiatore ed esploratore. Ogni quiz è formato da 20 domande a risposta aperta o a risposta multipla (per intenderci da scegliere la A, la B o la C). L’introduzione rassicura: per ogni categoria sarete nella media se raggiungerete 15 risposte corrette per il livello esploratore, 10 per quello viaggiatore e 1/2delle risposte corrette per il livello esploratore. E non mi vergogno ad ammettere che per alcuni quiz non sono arrivata a questi risultati.

Gli argomenti dei quiz sono i più disparati: cultura generale, libri, montagne (l’ho trovato difficilissimo), capitali, mappe mute, musei, denaro e valute, sport, film, cibo, isole, monumenti, trasporti…

Alcuni sono davvero impegnativi ma bisogna prenderla con curiosità e voglia di imparare perchè anche i “non lo sapevo” siano uno stimolo per apprendere cose nuove dal libro dei quiz di viaggio Lonely Planet, per fare meglio la volta successiva. Ogni risposta porta in sè la gioia del sapere, della riflessione, del ricordo e perchè no, della ricerca. Ma attenzione: vietato barare! Niente cellulari e niente imbrogli!

Volete degli esempi?

  • Il formaggio groviera proviene da quale stato europeo?
  • A quale nazione appartiene l’Isola di Pasqua?
  • Qual è il maggior produttore mondiale di olio d’oliva?
  • Dopo la balenottera azzurra qual è il secondo animale più grande della Terra?

E voi? Avete mai giocato con questo libro? In quale livello vi riconoscete?

(la foto l’ha scattata Pietro)

Senza mai arrivare in cima

Tanti miei amici blogger hanno letto questo libro e lo hanno consigliato durante il lockdown. Appena ne ho avuto l’occasione ho comprato “Senza mai arrivare in cima“e l’ho letto tutto d’un fiato.

Senza mai arrivare in cima

E’ la storia di un viaggio compiuto per il 40 anni assieme a due amici, alla ricerca di una montagna autentica. Si tratta di “sfiorare” l’Himalaya passando per il Nepal, la regione del Dolpo che confina con il Tibet.

Lo sgaurdo è verso la montagna di Cristallo ed il confronto costante è con le Alpi (da cui l’autore proviene)  e con il libro “Il leopardo delle nevi” di Peter Matthiensen che 40 anni prima aveva compiuto lo stesso viaggio.

E’ il racconto di una carovana di circa 50 soggetti fra persone, muli e qualche cane; di una sfida con se stessi e col malessere dovuto all’altitudine.

Le pecore azzurre, i mantra e le preghiere si legano a doppio filo con le riflessioni, gli schizzi, i mulini di preghiera, creando un fascino per me nuovo verso questi luoghi e verso le sue tradizioni anche alimentari e religiose.

Le descrizioni sono precise e fortemente visive ma io che non ho una grande esperienza di montagna faccio un po’ fatica a visualizzarle.

La lettura scorre però in maniera fluente e l’autore, pur parlando di cose a me per lo più sconosciute, ha la capacità di portarmi con lui fra le ruote di preghiera e gli accampamenti di montagna.

Senza mai arrivare in cima: l’autore

Paolo Cognetti è nato a Milano nel 1978 ed il suo primo libro pubblicato è del 2004. Con il libro “Le otto montagne”(che ammetto di non aver letto) ha vinto il Premio Strega nel 2016, il Prix Médecis étranger ed è stato tradotto in 38 lingue.

E’ autore anche di una serie di documentari di carattere sociale, politico e letterario (soprattutto sulla letteratura statunitense). Anche le sue raccolte di racconti (es. Manuale per ragazze di successo) hanno ricevuto diversi premi. Fra le sue opere anche due personalissime guide su New York.

La sua grande passione è la montagna e dal 2017 ha organizzato, insieme con l’associazione “gli urogalli”, tre edizioni del “Il richiamo della foresta“: festival di arte, libri e musica in montagna,solitamente il terzo fine settimana di luglio, a 1800 m. s.l.m. a Estoul – Brusson nella Valle d’Ayas (AO).

(foto mia)

Paolo Cognetti, Senza mai arrivare in cima, Einaudi 2018

Le location del film “Napoli Velata”

Nelle prime posizioni fra i film più visti su Netflix in questi giorni: ecco tutte le location del film Napoli Velata.

Metro Toledo Napoli velata location film

Napoli velata: il film

Apparso nelle sale cinematografiche nel dicembre del 2017, il film di Ozpetek si svolge attorno alla figura della patologa Adriana (Giovanna Mezzogiorno) che, dopo una notte di passione con Andrea (Alessandro Borghi) si ritrova a riconoscere il corpo del suo amante durante un’autopsia. il mistero sulla morte di Andrea è fitto e, fra le indagini della polizia e quelle private, fra amici e parenti, Adriana dovrà fare i conti con i fantasmi del suo presente ma anche, soprattutto, con quelli del suo passato.

La colonna sonora Vasame è di Arisa.

La superba Napoli, che io adoro, fa da sfondo a queste vicende.

Viaggiatrice da grande Napoli velata location film

Il film Napoli velata: le location

Palazzo Mannaiuolo

Situato in via Filangeri 36, è un palazzo Liberty in una delle eleganti strade del quartiere Chiaia. Famoso per la sua scalinata elicoidale con cui si apre il film.

Chiesa e Piazza del Gesù

E’ la piazza in cui più volte transita Adriana per tornare a casa, con la colonna dell’Immacolata al centro della piazzaa. La Chiesa del Gesù (XVI secolo) è riconoscibile dal tipico bugnato di piperno. La chiesa fu eretta su un precedente palazzo quattrocentesco di cui mantenne la facciata principale. A croce greca, è decorata da marmi policromi di derivazione barocca e dalle opere di  Francesco Solimena, Luca Giordano, Ribera, Guercino.

Museo Archeologico

Siamo al numero 19 di  piazza Museo. il luogo in cui Andrea ed Adriana dovrebbero rincontrarsi e dove lei lo aspetta inutilmente. Ci sono stata durante la mia prima visita a Napoli (al tempo delle medie) ma poi ci sono ripassata davanti un sacco di volte. Famosi al suo interno l’Ercole Farnese (e tutta la collezione Farnese); i vasi a figure rosse fra cui l’hydria con la scena dell’Iliupersis (la presa di Troia); il Doriforo; il Mosaico di Alessandro…tutte opere da sindrome di Stendhal per storici dell’arte ed archeologi. Il film si concentra sul gabinetto segreto ossia le stanze ove sono conservati i reperti provenienti dagli scavi del lupanare di Pompei.

Stazione metro Toledo

Si sa che le stazioni della metropolitana di Napoli sono considerate fra le più belle d’Europa e la stazione Toledo in particolare è la mia preferita, con i suoi mosaici blu e azzurri che ricordano il fondo del mare.

Galleria Principe di Napoli

Un gruppo di ragazzi suona dei tamburi  mentre i protagonisti assistono. Posta difronte al Museo archeologico, questa galleria non va confusa con la più famosa Galleria Umberto I.

Farmacia degli Incurabili

Un luogo che non conoscevo in cui uno dei protagonisti fa da guida ad un gruppo. Siamo in pieno centro storico, in via Longo 50, fra il Museo Archeologico ed il decumano superiore. il fulcro di tutta la scena è la scultura che rappresenta un utero velato. la scalinata esterna, ripresa dal regista, fa parte dello stesso complesso.

Certosa di San Martino

La tombolata dei femminielli si svolge nel chiostro della certosa di San Martino, in largo San Martino al Vomero. il complesso, iniziato nel XIV secolo è uno splendido esempio di barocco napoletano. il chiostro ed i giardini offrono panorami spettacolari.

Il mercato di porta Nolana

E’ il luogo in cui Adriana prende una limonata con Pasquale. Questo mercato è famoso per il pesce.

Napoli velata location film

Via Calabritto

E’ la via in cui Adiana e sua zia parlano delle proprie scelte sentimentali. Via molto elegante e dedita allo shopping.

Cappella San Severo

Con il famosissimo Cristo velato fa da sfondo alla scena finale del film. Siamo sempre nel centro storico, in Via De Sanctis 19/21. Vedere Il Cristo velato è davvero un’emozione unica ed ho avuto questa possibilità in una delle mie ultime visite a Napoli con mia zia e mio cugino. bellezza e mistero si intrecciano nella cappella del principe di Sangro con apice proprio nella scultura del Cristo di Sammartino (1753).

Stazione metro Garibaldi

Adriana si muove in un intrico di scale mobili che ricorda le opere del pittore Escher,

Marechiaro

E’ la zona fronte mare di Posillipo in cui si trova la casa di Andrea.

Lido Mappatella

Lido popolare fra Mergellina e il Lungomare Caracciolo sulla cui spiaggia Adriana si incontra con il poliziotto.

Ex convento in via San Nicola al Nilo

All’interno vi è ricostruita la casa della fattucchiera. E pensare che siamo a pochi passi da San Gregorio Armeno.

Palazzo del principe Caracciolo Sanchez de Leon

Anche detto palazzo Sant’Arpino (XVII secolo).E’ la casa della zia Adele, siamo sempre nel quartiere di Chiaia, in via Santa Caterina (fra via Filangeri e via Chiaia). E’ dalla terrazza di questo palazzo che Adele parla alla città:

“Tu vuoi soltanto ammazzare ammazzare ammazzare, non li vuoi bene i figli tuoi”

Dalle location del film  Napoli Velata nuovi spunti per il mio prossimo viaggio nella città partenopea, per ritrovare quei nuemri che identificano Napoli: 10, 18, 42 e 75. Controllate la Smorfia per scoprirne i significati.

Le foto sono mie, scattate nelle mie varie visite a Napoli.

Vi lascio anche il trailer del film, in caso non vi avessi già incuriositi abbastanza.

Piccole tigri

Dopo Piccola Orsa e Piccola Balena, un altro capolavoro di Jo Weaver.

Mamma tigre si accorge che la tana per sè e per le sue piccole Puli e Sera non è più sicura e decide di partire attraverso la giungla, alla ricerca di un nuovo rifugio.

Le piccole le propongono un luogo nascosto dietro la cascata ma è più adatto alle rane, troppo umido.

Poi Puli porta la mamma e la sorella su un albero altissimo ma è una tana più per scimmie che per tigri.

Le tre continuano a girare, attraversano la giungla in lungo e largo, tentano di nascondersi in una grotta ma ci sono troppi insetti. Nel tronco di un albero invece è nascosto un pitone.

Alla fine finalmente la mamma trova il posto giusto per le sue cucciole: un vecchio tempio abbandonato.

Un viaggio attraverso paesaggi selvatici ed incontaminati. Un viaggio con l’impronta, ormai nota, dell’autore.

Piccole tigri, Jo Weaver, Orecchio Acerbo

Amos e Boris

Primo post del nuovo anno. Ancora una recensione di un albo illustrato.

Il topolino Amos vive vicino all’oceano e lo ama tantissimo. Lo osserva ed immagina le terre lontane. Così inizia a studiare le tecniche di navigazione e costruisce una barca. Poi la riempie di provviste incredibili, aspetta il 6 settembre, l’arrivo dell’alta marea,ed è pronto a salpare.

Il viaggio procede bene finché Amos, sopraffatto dalla bellezza dell’Universo, perde l’equilibrio e cade in mare. A salvarlo è la balena Boris e sulla via del ritorno verso casa fra loro nasce una bella amicizia. Quando infatti sarà Boris, ad un certo punto, ad aver bisogno di una mano, il topolino non farà mancare il suo aiuto…

La storia di un viaggio per mare, ma soprattutto la storia di un viaggio nel sentimento bellissimo dell’amicizia.

W. Steig, Amos e Boris, Rizzoli 1971

Chissàdove

Un ritorno ai miei amati libri di letteratura per l’infanzia

Un grande albero è ricco di piccoli semi. Un giorno il vento li porta nel mondo: vicini, lontani, lontanissimi o chissadove.

Solo un semino resta ancora vicino all’albero e l’albero allunga sempre più la sua partenza offrendogli cure, attenzioni e promettendo a lui ed a se stesso “ancora un giorno”.

Il seme resta ed anche se non viaggia e non impara a parlare pensa che ciò sia meglio di chissadove.

Le mille scuse per non partire alla fine sono interrotte da una gazza che porta via il semino e lo fa cadere chissadove.

Passano i mesi ed il grande albero vede dall’altra parte della collina un giovane albero, subito lo riconosce come il suo semino e lì capisce: al prossimo seme impaurito darà più coraggio.

Un invito ad avere la forza di staccarsi e partire, andare lontano, vicino o…chissadove.

C.Valentini, P. Giordano, Chissadove, Zoolibri

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 14 imparare a riconoscere i simboli dei rioni davanti alle fontanelle di Pietro Lombardi

Da quanto tempo non vi racconto uno dei capitoli di questo libro che mi ha guidata nelle mie esplorazioni cittadine?

Voi siete capaci di riconoscere i Rioni dalle fontanelle di Pietro Lombardi?

Io le ho viste quasi tutte ma non vi svelerò qual è la mia preferita.

Pietro Lombardi fu incaricato, nel ventennio fascista, di definire l’identità dei Rioni della città attraverso una serie di fontane “a tema”.

A Testaccio la fa da padrona la Fontana delle anfore per ricordare l’origine del quartiere legato a monte dei Cocci.

A Ripa invece, antico porto della città, la fontana ha una serie di insegne marinaresche mentre a Trastevere è privilegiato l’aspetto conviviale del vino, con foglie di vite e botticelle.

Vicinissime fra loro la fontana delle Tiare (subito fuori dal colonnato di San Pietro) e quella delle Palle di cannone, a due passi da Castel Sant’Angelo.

E poi la fontana dei libri, vicino Sant’Ivo alla Sapienza e la superba Pigna a Piazza Venezia.

Se invece cercate la fontana degli artisti dovere recarvi in via Margutta.

Vi ho incuriositi? Allora correte a vedere queste fontane…e ditemi quale preferite…

(Foto mia scattata nel 2014!)

L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là

Un mio nuovo amico, Gabriele, conoscendo la mia passione per i viaggi mi ha regalato questo libro che mi ha tenuto compagnia nell’ultimo mesetto.

Una storia autobiografica: Claudio (l’autore) è ingabbiato nella sua quotidianità finché non sì scuote dal torpore e decide di realizzare il suo più grande sogno: fare il giro del mondo.

Lo farà fra avventure, riflessioni, incontri e difficoltà. Lo farà impiegando 3 anni della sua vita. Lo farà senza mai prendere un aereo.

Un interrogarsi sul senso dell’esistenza e un flusso di coscienza non cronologico fra i vari paesi (a tratti ricorda i miei diari di viaggio).

Ma lui ha viaggiato davvero tanto più di me ed ha visto luoghi che chissà io se vedrò mai. Ci vuole coraggio per essere come lui.

Un altro punto di contatto con il mio vissuto è la dimensione dell’incontro: vedere, trovare l’altro, tessere relazioni, creare legami, avere un “amico” in ogni città del mondo, avere incontri possibili in posti impossibili (es. incontrare casualmente conoscenti in un concerto con 45000 persone presenti).

I suoi sono viaggi che fanno sognare e più di una volta le sue pagine mi hanno fatto emozionare e cadere una lacrima fra le righe: quando parla della morte del padre o quando le sue sensazioni su New York e sul museo dell’immigrazione sembra che le abbia scritte io, per quanto sono simili a ciò che ho provato quando ci sono stata.

Ogni pagina è un inno al coraggio ed alla ricerca della felicità, un invito al cambio di prospettiva. Conosco giusto qualcuno che dovrebbe prendere esempio, ma forse la prima sono proprio io.

Claudio Pelizzeni ha scritto anche un altro libro: “Il silenzio dei miei passi”. Ora lo sta leggendo Gabriele…e chissà che a breve non lo legga anche io e ve ne parli.

Claudio Pelizzeni, L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là, Pickwick

Per saperne di più seguite l’autore su https://www.triptherapy.net

Robinson Crusoe

Ancora un’altra recensione ricavata da appunti di letture del passato.

Dopo Gulliver e L’isola del tesoro vi assicuro che smetto…almeno per il momento.

 

2011: E’ la storia di un giovane, che pur avendo ricevuto una educazione rigida e borghese, sente prevalere in lui il suo istinto di viaggio e parte quindi per conoscere il mondo. Tante saranno le avventure che vivrà: dall’essere fatto prigioniero dai pirati (che restano sempre i più affascinanti per me), al divenire capo di una piantagione di cotone, fino al  naufragio con tutti i modi che si inventerà per sopravvivere. E’ questa in realtà la parte centrale e più caratteristica del racconto.

Dopo un inizio che mi è sembrato un po’ noioso e abbastanza ripetitivo (soprattutto nelle parti in cui si descrivono le fatiche del protagonista per costruire qualsiasi cosa), ad un certo punto la storia mi ha presa. Anche se alcune frasi sono realmente reiterate come “non ci sono parole…”Altre parti invece sono più scorrevoli nonostante determinati passi non mi sembrano adatti ai ragazzi. Ne sono un esempio le riflessioni dell’autore su Dio, sul peccato, sulla conversione oppure gli episodi (per me inauditi) di violenza come l’uccisione dei gatti.

In generale leggendo il romanzo si ha l’impressione di rivedere le più note scene di naufragio di tanti film che sicuramente da questo testo hanno tratto ispirazione.

Mi è piaciuta molto la positività dell’autore che invita, anche nelle situazioni pegiori, a cercare qualcosa di positivo. In ciò  ho rivisto in parte il gioco della felicità di Pollyanna.

2019: Continua la serie delle mie affermazioni abbastanza bigotte. Trovo particolarmente interessante ed affascinante l’itinerario di viaggio del protagonista e le varie terre che visita\attraversa. Una piccola rivalutazione a livello psicologico del famoso gioco di Pollyanna: questo marcato ottimismo può funzionare per momenti brevi, poi rischia di diventare patologico e di portare ad una negazione degli eventi negativi. Ma questa riflessione va davvero troppo oltre: De Foe nel 1719 non ci avrebbe mai pensato.

Robinson Crusoe, D. De Foe, 1719

 

L’isola del tesoro

 

Continua la serie di recensioni ritrovate nel cassetto dei ricordi. Qualche giorno fa vi ho deliziati con I viaggi di Gulliver. Ora tocca al noto libro di Stevenson…

 

2011: E’ la storia dell’Hispaniola che salpa alla ricerca del tesoro del pirata Flin fra avventure rocambolesche, alleanze, ammutinamenti, scontri, fortini e navi alla deriva.

Devo ammettere che è stato un po’ difficile stare dietro al raccontosoprattutto per i molti nomi presenti. Inoltre, forse condizionata da altri libri o film pirateschi, mi sarei aspettata un’avventura maggiore.

Ho apprezzato molto l’attenzione educativa dell’autore nei confronti dei ragazzi: spesso cita le famose bestemmie dei filibustieri senza però riferire mai di quali brutte parole si tratti.

2019: Resta invariato il fascino che i pirati esercitano su di me, così come il mio amore, ampiamente proclamato e rinomato, per le isole.

Confermo il commento già fatto per i Viaggi di Gulliver: ma quanto ero bigotta?!

L’isola del tesoro, R.L. Stevenson, 1883

(foto dal web)