Buon viaggio a me!

Da un po’ ho preso l’abitudine, durante i miei viaggi, di postare su Facebook una foto al giorno con alcune righe, una specie di diario delle mie sensazioni. In molti hanno iniziato a ringraziarmi, a chiedermi di scrivere, di aprire un blog. Per qualche tempo ho mantenuto la mia routine senza dar retta a queste richieste, poi, al ritorno da Cuba, sono stata contattata per itinerari, domande, informazioni. E allora mi sono detta: iniziamo questo viaggio, senza pretese di arrivare chissà dove, godendomi solo il percorso. Dopotutto mi sento una piccola viaggiatrice ma con grandi sogni, ed il fatto stesso di vivere fra la mia amata Puglia e Roma (che adoro) mi dà la possibilità di conoscere queste due bellissime realtà e di poterne parlare.

Uno dei miei bimbi a scuola una volta mi ha chiesto: -” Ma da grande cosa vuoi fare?”-

Io: -“La viaggiatrice!”-

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Loggetta delle Cariatidi  -Atene 2016-

La valle del Treja: le cascate di Montegelato e i borghi di Calcata e Mazzano Romano

Il fiume Treja crea una valle nella campagna romana in cui spiccano luoghi come le cascate di Montegelato ed i borghi di Calcata e Mazzano Romano.

Questo fiume, quasi sconosciuto, raggiunge il Tevere, di cui è affluente, all’altezza di Civita Castellana.

Il Parco della Valle del Treja è stato istituito nel 1982 ed ospita una flora ed una fauna molto ricche, con tantissimi sentieri percorribili.

Cascate monte gelato
Cascate di Montegelato

La valle del Treja: le cascate di Montegelato

Il fiume Treja, in corrispondenza di Montegelato, si divide in diversi percorsi intervallati da cascatelle che hanno fatto da sfondo a numerosi film. Ricordiamo ad esempio Francesco giullare di Dio (Rossellini 1950); Orlando ed i Paladini di Francia, Per qualche dollaro in più.

Viaggiatrice a Montegelato
Viaggiatrice da grande alle cascate

Questo territorio, frequentato dall’uomo fin dall’antichità, oggi conserva una torre medievale e l’antico mulino ad acqua realizzato nel 1800 e rimasto attivo fino agli anni ’60 del 1900. Gli elementi medievali furono inglobati nella costruzione del mulino avvenuta intorno al 1830 ad opera della famiglia Del Drago. Oggi, dopo un iniziale abbandono, la mola ospita al suo interno un punto informativo con plastici e pannelli che spiegano il funzionamento del vecchio mulino. Sono raccontati anche gli elementi più importanti del territorio circostante.

Consigliatissimo, per vivere un’esperienza a contatto con flora e fauna, l’Agriturismo Casale sul Treja.

Agriturismo  sul Treja
Casale sul Treja

La Valle del Treja: Calcata

Il così detto paese degli Hippies, in provincia di Viterbo, che avevo già visitato qualche anno fa. Arroccato su uno sperone di tufo, domina la valle del Treja e al paese vecchio è possibile accedere solo da un’unica porta. La caratteristica di questo borgo è proprio quella di essere stato dapprima abbandonato, a causa dei continui crolli tufacei, e poi ripopolato negli anni ’60 da una comunità di hippies che vive ancora lì e ha dato al paese la caratterizzazione attuale. Alcuni sostengono che Calcata sia abitata anche dalle streghe ma io vi assicuro di non averne mai incontrate.

Valle del Treja calcata
Calcata

Fatta esclusione per il castellod degli Anguillara e la Chiesa del SS. Nome di Gesù, il paese è tutto un dedalo di viuzze che finiscono sul precipizio naturale che circonda Calcata.

Le case sono semplici e le antiche cantine spesso sono state trasformate in botteghe.

A Calcata è legato inoltre il culto del sacro prepuzio di Gesù. Insomma dal sacro al profano, dal medioevo all’etnico.

Scorcio di Calcata valle del Treja
Calcata: scorcio

La Valle del Treja: Mazzano Romano

Mazzano Romano scorcio
Scorcio di Mazzano Romano

Se Calcata vi è sembrata anomala e particolare, Mazzano Romano lo è ancora di più. Potrete vedere la chiesa di San Nicola di Bari, attribuita al Vignola, demolita negli anni ’40, di cui resta in piedi solo la parete absidale. Fra le case semi abbandonate incontrerete una folta comunità felina e viandanti che persorrono la via Francigena che in questa località ha un passaggio. Superata porta Biscia 2 strade percorrono il perimetro dell’abitato fino a ricongiungersi.

Mazzano Romano valle del Treja
Mazzano Romano

Le foto della nostra escursione nella Valle del Treja fra le cascate di Montegelato, Calcata e Mazzano Romano sono mie e di Pietro.

Stupor Mundi: il museo dedicato a Federico II

Sulla piazza principale di Jesi sorge il museo multimediale Stupor Mundi dedicato a Federico II. Jesi è infatti la sua città natale e secondo la tradizione Federico II venne al mondo sotto una tenda poichè nel regno si vociferava che sua madre Costanza d’Altavilla fosse troppo avanti in età per poter dare un erede all’imperatore suo consorte. La madre fu quindi costretta a partorire davanti a tutti. Era il 26 dicembre del 1194.

museo stupor mundi federico II

Durante il nostro soggiorno nelle Marche siamo stati ospiti del museo ed abbiamo potuto vivere l’esperienza immersiva che esso offre. Ci ha talmente tanto entusiasmati che l’abbiamo consigliato subito ad alcuni nostri amici che hanno avuto la stessa positiva sensazione.

Il museo Stupor Mundi su Federico II: le sezioni

La nascita

L’esposizione è articolata in più sezioni e la prima è dedicata proprio alla nascita leggendaria a cui fa riferimento lo stesso imperatore definendo Jesi la sua Betlemme. Federico visse a Foligno per i primi 3 anni e nel 1197 si ricongiunse alla madre in Sicilia.

Gli antenati

Da un lato della sala si presentano i nonni paterni e dall’altra parte quelli materni. Poi anche sua madre e suo padre. Alla morte di entrambi i genitori, dopo una ferrea e precoce istruzione, iniziò il suo governo. Aveva 14 anni. A 15 si sposò per la prima volta ed a 17 anni ebbe il suo primo erede. Nel 1215 fu incoronato re di Germania.

Imperatore

Il museo Stupor Mundi dedicato a Federico II ci mostra qui la sontuosa cerimonia d’incoronazione avvenuta in San Pietro. Una basilica di San Pietro d’età romanica ben diversa da quella attuale.

Sicilia Araba e Normanna

La mia parte preferita! Con la ricostruzione della fontana della Zisa e tutti i riferimenti alle influenze arabe e normanne nella vita di Federico II. Il valore dell’acqua, gli animali del serraglio, le ville ed i sollazzi.

Lucera Saracena

Un’esperienza di colonia musulmana in terra cristiana. Gli arabi fedeli all’imperatore ebbero da lui privilegi e libertà religiosa.

I castelli e la porta di Capua

Ovviamente molti dei suoi castelli sono in Puglia: dal più famoso Castel del Monte al castello di Trani, passando per Bari, Sannicandro di Bari ed Oria…

E poi la legislazione, i rapporti con i Papi, la discussa (anzi molto discussa) crociata. Quindi la guerra contro i comuni italiani, l’importanza della falconeria, la scuola poetica siciliana, la matematica, le scienze e la musica.

E per concludere l’esperienza una bellissima intervista all’imperatore.

museo stupor mundi viaggiatrice da grande

Orari

martedì, mercoledì e domenica 10/20

giovedì, venerdì e sabato 10/24

Chiuso il lunedì

Prezzi

Intero 7euro

Ridotto (6-25 anni; gruppi di 15 persone; insegnanti; scolaresche)

Gratuito: bambini 0-6;giornalisti; guide; disabili; iscritti Icom) 5 euro

Famiglie 19 euro

Info

Tre luoghi imperdibili a Recanati

Se pensate che Recanati sia solo Leopardi dovete assolutamente conoscere questi tre luoghi imperdibili: la Torre del Borgo, il museo Beniamino Gigli e Villa Colloredo Mels.

Grazie alla collaborazione con Sistema Museo, che si occupa del sistema museale cittadino, siamo stati loro ospiti ed abbiamo cominciato la nostra visita dalla Torre del Borgo.

Tre luoghi imperdibili a Recanati: la Torre del Borgo

Ingresso: 3 euro

Orari: 10-13 il sabato e la domenica anche 15-17

Dalla sua sommità lo spettacolo è eccesionale e dal 2016 al suo interno ospita il MUREC, il museo della città.

Edificata intorno al 1160 come fusione di tre castelli presenti in città, fu restaurata, nella parte alta, in seguito all’incendio del 1322. Nel XIX sec. ha assunto l’aspetto attuale di isolamento che la caratterizza, dovuto al rifacimento di Piazza Leopardi.

La torre ha pianta quadrata e altezza di 36 m ed è suddivisa in 7 livelli collegati fra loro da ripide scale che prendono luce dalle feritoie. Sulla sommità il terrazzo panoramico ed esternamente lo stemma della città di Feermo, legata da forte amicizia a Recanati, ed il leone rampante dell’artista Sansovino. Subito sotto i versi delle Ricordanze in cui Leopardi fa riferimento alla torre.

Fin dal XIV- XV secolo la torre civica era provvista di un orologio che dapprima era regolato secondo l’ora all’italiana con inizio dall’ora prima (dopo il tramonto). Poi Napoleone volle l’introduzione dell’ora “d’oltralpe” con la gioranat divisa in due cicli di 12 ore. Fra il 1800 e il 1970 circa il meccanismo usato era quello creato dalla gloriosa famiglia Galli: famosi orologiai marchigiani. Le ruote dentate sono in fusione di ottone e da circa 10 anni l’orologio è regolato da una centralina elettronica con rimessa all’ora esatta di tipo satellitare.

Mi ha molto affascinata l’idea che, quando non tutti potevano permettersi un orologio, il suono delle campane era un chiaro segno, anche per chi lavorava nelle campagne, dello scorrere del tempo.

Il concerto campanario è composto da quattro campane: ognuna ha il suo nome e il suo ruolo.

Il campanone segna l’angelus e suona nelle festività; è stata l’ultima campana realizzata dalla famiglia storica dei Pasqualini.

La mezzana o del consiglio suona per annunciare il consiglio comunale o le mezz’ore.

La mezzanella o della scuola suona dal lunedì al sabato, dal 15 settembre, al 15 giugno, per due minuti.

Poi c’è la piccola o dei caduti.

Nelle feste suonano tutte insieme.

Campane luoghi imperdibili recanati

Recanati: il Museo Beniamino Gigli

Quindi ci siamo spostati al museo Beniamino Gigli, un personaggio che ammetto, non conoscevo affatto. Tenore, ma anche “cantante popolare”, avendo diffuso fra i più canzoni come “mamma” e “non ti scordar di me”. Vi allego video per intenderci meglio.

Il museo nasce grazie alle donazioni degli eredi che hanno messo a disposizione oggetti di scena, costumi, cimeli, ecc. La mia parte preferita è stata quella con la riproduzione del camerino.

camerino luoghi imperdibili recanati

Beniamino Gigli, dopo un’infanzia semplice si trasferì a Roma per studiare e quindi avviò la sua carriera in Italia e nel mondo. Oltre alle rappresentazioni teatrali girò anche numerosi film.

Recanati: Museo Colloredo Mels

Orari: lunedì-domenica 10-13; 15-19

Il pomeriggio è stato dedicato alla visita di questo museo il cui fiore all’occhiello è sicuramente l’Annunciazione di Lorenzo Lotto.

Al piano terra il museo ospita una sezione archeologica che permette di conoscere le popolazioni primitive che si insediarono nel territorio dal Paleolitico all’età romana. Frutto di scavi e scoperte fortuite: interessanti le tombe dei due bambini e il rituale della rottura volontaria delle anse del vasellame prima della sepoltura. Allo stesso piano la collezione di ceramiche Ceccaroni, ceramista del XIX secolo a metà fra artigianato, poetica ed invenzione popolare.

Al piano nobile troviamo la Pinacoteca e le raccolte leopardiane.

Nella Pinacoteca, oltre a Lotto, opere del XIII al XVIII secolo.

La collezione leopardina invece conserva i ritratti di famiglia, numerosi libri, lettere e la maschera funebre del poeta.

luoghi imperdibili recanati lotto

Le foto sono mie e di Pietro.

Per info e prenotazioni:

Casa Leopardi a Recanati: al cospetto di un mito.

Visitare casa Leopardi a Recanati è trovarsi al cospetto di un mito: quello di Giacomo Leopardi.

Il Famoso “Ermo colle”

La casa natia del poeta si trova in una graziosa piazzetta a cui è stato dato il nome di Piazzetta del Sabato del villaggio. Da una parte troviamo casa Leopardi (con museo e biblioteca), dall’altra l’edificio in cui cuciva Silvia (che in realtà si chiamava Teresa)e la sua casa di famiglia che oggi ospita la biglietteria.

A tal proposito una premessa è d’obbligo: se volete fare l’esperienza di visitare i luoghi leopardiani a Recanati, scegliete il biglietto combinato che comprende la visita guidata alla biblioteca,il museo e la casa. Soprattutto prenotate per evitare le code che vi assicuro sono consistenti.

Pulitevi accuratamente i piedi sul tappeto all’ingresso per tutelare gli antichi volumi. Poi chiudete telefoni e macchine fotografiche in tasca perchè la famiglia ha il copyright sulle immagini e non è possibile scatatre fotografie. Seguite quindi la guida nella famosa biblioteca. Il nostro Cicerone è stato il bravissimo Francesco che ci ha emozionati, appassionati ed è stato capace anche di farci sorridere.

Piazzetta Sabato del villaggio

Casa Leopardi a Recanati: la biblioteca

Monaldo Leopardi, il padre di Giacomo, approfittando delle “incursioni napoleoniche” che avevano spogliato di opere d’arte l’Italia, ma avevano lasciato indietro i libri, acquistò carrettate di fondi librari. Nacque così la famosa biblioteca in cui Giacomo ed i suoi fratelli si formarono. L’idea, posta su una targa all’ingresso era quella di aprire la bibliotec ai figli, agli amici ed ai cittadini. I ragazzi erano seguiti da insegnanti gesuiti ma, soprattutto Giacomo, si formarono anche in autonomia, sulle “sudate carte”, negli anni dello “studio matto e disperatissimo”. La guida vi mostrerà il precisissim o sistema di catalogazione dei libri e il banchetto che Giacomo spostava di voota in volta esponendolo a favore di luce.

Mi ha colpita molto lo studio secondo cui la parentela fra i genitori del poeta può essere stata la causa tanto delle sue patologie quanto della sua genialità. Ricordiamoci infatti che a 14 anni si diplomò e intimò ai suoi professori di greco di ripassare la materia poichè erano a suo avviso un po’ carenti. Interessante anche la relazione con i genitori: al padre che aveva scialacquato il patrimonio di famiglia successe la madre distaccata dai figli ed eccessivamente morigerata nelle spese e nei costumi.

La casa

Al piano superiore si trovano le stanze che Giacomo ed i suoi familiari abitavano. Qui la visita è libera e in determinati punti troverete alcuni addetti che vi daranno delle informazioni.

Si accede tramite il salone azzurro che ospita, alle pareti, i ritratti degli antenati. Si passa quindi nella galleria, il principale salone di rappresentanza in cui svettano le casse che contenevano il corredo nuziale della contessa Adelaide, madre di Giacomo. Nel passaggio verso il giardino delle ricordanzeanze delle assi di legno ricordano il teatrino usato come svago da Monaldo ee dai suoi figli.

Il giardino delle ricordanze un tempo faceva accedere allo scenario famoso dell’ Infinito ma oggi la costruzione di un complesso monastico ne blocca la vista. Seguono dunque le brecce, le stanze dei giovani conti, così dette per il tipo di pavimentazione. Giacomo era solito scrivere anche in ginocchio davantial suo comodino che pertanto reca ancora segni di inchiostro.

Il piano più alto è ancora abitato dai discendenti: la più piccola inquilina ha 10 mesi.

Il museo

La visita al museo è totalmente in autonomia: spostandosi fra una teca e l’altra seguirete la crescita dei giovani leopardi. I loro giochi, le loro aspirazioni, l’amore e le amicizie. Fa bella mostra di sè l’abito del battesimo di Giacomo e la sua culla, oltre a libri, lettere e aneddoti sulla sua vita.

Se proprio non riuscite a resistere alla voglia di scattare una foto sappiate che all’ingresso della biblioteca è stata attrezzata un’area selfie. Immortalatevi con il busto del poeta e condividete lo scatto con l’hastag #selfieconGiacomo e #casaleopardi ma è d’obbligo citare almeno qualche verso fra i suoi più noti componimenti:

#semprecaromifuquestermocolle

#silviarimembriancora

#ladonzellettaviendallacampagna

#selfieconGiacomo

Le foto sono mie e di Pietro.

Per info e prenotazioni visitate il sito ufficiale.

Civita di Bagnoregio: una gita fuori porta in Lazio

Da anni, forse da quando vivo a Roma, ho desiderato visitare Civita di Bagnoregio, la così detta città che muore. Finalmente in questi mesi di riscoperta dei luoghi più vicini e di turismo di prossimità sono riuscita a vederla e me ne sono praticamente innamorata. Ma non poteva che essere così.

Civita di Bagnoregio: paesaggio
Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio: la storia

Partiamo dal principio: siamo in provincia di Viterbo e Civita di Bagnoregio è appunto una frazione del comune di Bagnoregio, raggiungibile dalla stessa cittadina attraverso un ponte pedonale. Questo ponte metallico è stato rifatto nel 1965 dopo che l’originale fu distrutto dai bombardamenti tedeschi nel 1944.

Fondata dagli Etruschi, conserva in sè elementi medievali e rinascimentali. Situata in un posto strategico sulle vie di comunicazione, divenne fiorente proprio per questo motivo. Purtroppo le innumerevoli frane hanno distrutto le tante tombe a camera che caratterizzavano i calanchi sottostanti. Sempre nella valle dei calanchi pare si trovasse una stazione termale in cui addirittura il re Longobardo Desiderio soleva trovare giovamento dai suoi malanni. Da qui deriverebbe il nome del luogo, come traduzione letteraria di Balneum Regio.

Delle 5 porte che davano accesso al borgo nel periodo del suo massimo splendore oggi ne resta solo una, Porta Santa Maria o porta della Cava, alla fine del famoso ponte che è ormai diventato il simbolo del luogo. E’ al riparo di questa porta che ci siamo rifugiati per un improvviso scroscio d’acqua durante la nostra gita fuori porta. Ed è lì che una nutrita colonia di gatti ci ha dato il benvenuto in questo luogo magico.

E’ a partire da Civita che si sviluppò, nel corso dei secoli la città di Bagnoregio, più sicura ed al riparo dai frequenti terremoti che hanno via via sgretolato la roccia e spopolato il borgo.

Civita di Bagnoregio: chiesa e piazza
Piazza non asfaltata e chiesa di San Donato

Civita di Bagnoregio: cosa vedere

La cosa più importante da fare a Civita è gironzolare fra i vicoli con il naso all’insù e godere dell’effetto cromatico creato dai tanti fiori variopinti che ornano le case e la pietra dai toni caldi con cui sono costruite le stesse.

Io in particolare sono rimasta molto affascinata dalla piazza della chiesa di San Donato: all’interno da non perdere il crocifisso ligneo che, in base al fatto che lo si guardi da sinistra o da destra pare agonizzante o già morto. La piazza antistante l’edificio è invece completamente sterrata perchè ogni anno la prima domenica di giugno e la seconda di settembre vi si svolge il palio della tonna. Si tratta di una singolare competizione fra fantini che cavalcano asini. Oggi di “scuderie” familiari ne sono rimaste solo 3.

Alla grotta di San Bonaventura è invece legato un miracolo: pare che al suo interno San Francesco risanò il piccolo Giovanni Fidanza, poi futuro San Bonaventura.

Un’altro anfratto da visitare è l’ Antica Civitas, grotte sotterranee con affaccio sui calanchi, con oggetti della tradizione e location del film tv Pinocchio del 2008.

Civita di Bagnoregio: scorcio
Uno degli scorci caratteristici di Civita

La città di Bagnoregio

Da non sottovalutare anche la città di Bagnoregio con il suo centro storico. Risalente al VI secolo d. C. fu a lungo in competizione con la città di Orvieto e protagonista di scontri e ribellioni fino al 1870, quando entrò a far parte del Regno d’Italia.

Illustre personaggio è San Bonaventura, guarito da San Francesco e diventato suo seguace. L’unica reliquia al mondo del santo, dopo la profanazione del sepolcro avvenuta dagli ugonotti nel 1562, è il suo braccio, conservato in città, nella cattedrale di San Nicola.Una curiostà: in città sorge una piramide. Si tratta del sepolcro dei garibaldini che nel 1867 si scontrarono con le truppe pontificie.

Civita di Bagnoregio location di film

Oltre al già citato Pinocchio del 2008, questa città è stata scenografia di molti film. E’ il proprietario del negozio “al 48“, pugliese d’origine ma trasferito a Bagnoregio da decenni, a raccontarci un sacco di curiosità.

Nel suo laboratorio/negozio d’arte vende stampe e dipinti ispirati alla città che muore, alla sua storia, ai peronaggi ed agli aneddotti che l’hanno caratterizzata ed ancora oggi la caratterizzano. Sono le calamite esposte all’esterno che catturano la nostra attenzione e ci invitano a fermarci. Di lì al chiedere consigli per il pranzo e chiacchierare da vecchi amici il passo è breve. Il signore ha addirittura montato una serie di scene significative che riguardano i film girati a Civita e ce le mostra orgoglioso, raccontandoci dei vari luoghi.

Ad esempio ne “La strada” di Fellini (1954) in cui è ben riconoscibile la piazza di bagnoregio e via Roma.

Poi c’è “I due colonnelli” (1962): un luogo è conteso fra italiani e inglesi. Le scene di interno sono girate in un altro paese ma gli esterni sono quelli di porta Santa Maria ed alcune scene inquadrano il vecchio ponte di legno.

Del 1970 è invece “Contestazione generale” con Alberto Sordi parroco della cittadina che parte dalla piazza di Bagnoregio e attraversa il ponte fino a Civita.

Viaggiatrice da grande a Civita di Bagnoregio

Informazioni utili e curiosità

  • l’ingresso a Civita di Bagnoregio costa 5 euro fin o alle 19. Il biglietto si acquista subito prima del ponte. Dalle 19 in poi non si paga più così come non pagano l’ingresso coloro che hanno una prenotazione per un BeB di Civita. A proposito lo sapete che anche Paolo Crepet ha un BeB qui?
  • oltre al sito scaricate l’app CivitadiBagnoregio, disponibile per IOS e Android. Io l’ho trovata davvero utile: completa, semplice ed intuitiva;
  • Noi, su consiglio dell’ormai nostro amico del negozietto, abbiamo pranzato all’Osteria al Forno di Agnese. Io ho provato le Pincinelle al pistacchio, una pasta fatta in casa dal gusto delicato. Ottimi anche l’Amatriciana e i Ravioli al tartufo e pecorino su letto di patate. Ad innaffiare il tutto un vino rosso locale.
  • Altra curiosità: anche Tornatore ha una casa a Civita e prima non era difficile incontrarlo in giro. Qui infatti ha finito di scrivere la sceneggiatura de “L’uomo delle stelle” (1995).
  • Il 6 settembre del 2009 Papa Benedetto XVI ha compiuto una visita pastorale in città definendo san Bonaventura “serafico cantore del creato”.
Civita di Bagnoregio osterial forno di agnese
Pincinelle al pistacchio

Che fate stete già andando a Civita di Bagnoregio? Badate bene, sicuramente ve ne innamorerete…

Le foto sono mie e di Pietro.

Le saline dei monaci e le dune di Torre Colimena: una Puglia insolita

La riserva naturale delle saline dei monaci e le dune di Torre Colimena si trovano nella frazione balneare di Manduria (Ta). Ho avuto modo di visitarl entrambe durante il mio soggiorno ad Oria.

Saline dei monaci torre Colimena
Il mare e la spiaggia a Torre Colimena

Le dune di Torre Colimena

Probabilmente il nome di questa località ha origini da ricercarsi nella Magna Grecia col significato di “attaccati” e “buoni porti” dato che le saline e le dune erano visti dai naviganti come due buoni attracchi. Altre ipotesi gli assegnano i significati di “nascosti” e di colonne poichè nel luogo sono state ritrovate diverse colonne d’epoca romana.

L’ultima e più accreditata ipotesi è la derivazione spagnola dalla ninfa Clitemnesta e Clitumna, eroina rinchiusa in una torre, difatti anche nella località sorge una torre. Il piccolo centro sorge infatti attorno all’omonima torre, in comunicazione con la torre di Porto Cesario e quella di San Pietro in Bevagna. Questa torre fa parte infatti di un sistema difensivo voluto dall’imperatore Carlo V per difendere la costa dopo il saccheggio di Otranto da parte dei Turchi nel 1480. Pare che nel 1547 un gruppo di 100 predoni, sbarcati da 5 velieri si spinse fin nell’entroterra derubando i raccolti dei vicini centri abitatai. La torre fu completata nel 1568. Le spiagge, che si affacciano su un mare limpidissimo, sono caratterizzate da dune incontraminate, raggiungibili attraverso un sentiero assolato che costeggia la salina.

Torre Colimena saline dei monaci
Viaggiatrice da grande alle dune di Torre Colimena

Le saline dei monaci

Originariamente erano collegate al mare da un canale. A partire dal 1700 furono utilizzate per la raccolta del sale marino. I benedettini che si occupavano della raccolta e del commercio del sale diedero il nome con cui è ricordato alla salina. La torre, edificata per la protezione dai Saraceni fu convertita al controllo sui traffici dell’oro. Fra il 1940 e il 1950 l’area fu leggermente bonificata per evitare la malaria ma fra gli anni sessanta e settanta fu quasi totalmente abbandonata e pasò in uno stato di degrado difuso.

La flora è caratterizzata dalla machhia mediterranea: ginestre, lentischi, mirto.

La fauna ha i suoi massimi e più noti rappresentanti nei fenicotteri rosa che sostano qui durante le loro migrazioni. Altro uccello diffuso è il cavaliere d’Italia oltre a germani reali, raganelle, tartarughe, topi di campagna, ricci ed istrici.

Siete mai stati alle saline dei monaci ed a Torre Colimena? Che ne pensate?

Salina dei monaci Torre Colimena
la Salina

Le foto sono mie e di Pietro. La foto che mi ritrae fra la macchia mediterranea me l’ha scattata Fernando, il cui profilo facebook vi consiglio di guardare per scoprire foto bellissime.

ritratto salina dei monaci torre colimena
Viaggiatrice da grande nella macchia mediterranea della Salina dei monaci

Travel Blogger Italiane a Roma: il ghetto

Una decina di giorni fa ho avuto il piacere e l’onore di partecipare al miniblog tour organizzato dalle Travel Blogger Italiane nel ghetto di Roma assieme a Eleonora di Avventure Ovunque e Sara di Itinerari Religiosi. A farci da guida la bravissima Claudia di ArtWanderlust.

Travel Blogger Italiane al ghetto: a pranzo da Nonna Betta

Il nostro itinerario parte nel migliore dei modi possibili: accolte per pranzo dal calore, dalla cortesia e dal buon cibo del ristorante Nonna Betta, un ristorante di tradizione giudaica con cucina kosher. Un ambiente curato nei dettagli con alle pareti le riproduzioni degli acquerelli di Roesler Franz conservati al Museo di Roma in Trastevere. Sono questi scorci del ghetto così com’era prima delle demolizioni del 1800.

Il pranzo è un trionfo di bontà: concia romana di zucchine, carciofi alla giudia, alici fritte, pezzetti fritti. Tre assaggi di primi della tradizione leggermente rivisitati: carbonara con zucchine, gricia con carciofi e cacio e pepe con cicoria. E poi un dolce fatto di semolino, cocco e succo di limone: non esattamente giudaico ma comunque di derivazione orientale.

Alla fine del pranzo Michele, che è stato il nostro riferimento, ci racconta come preparare i carciofi alla giudia e alcune curiosità sulla cucina kosher. Ad esempio che il maiale de i frutti di mare sono vieetati e che loro sostituiscono il maiale con la carne secca di manzo. Poi ci regala la tessera che ci fa diventare nipoti onorari di nonna Betta: ad ogni pasto consumato viene aggiunto un carciofino adesivo e raggiunti i 6 carciofini si guadagna il grembiule col marchio del locale.

Siamo ora pronte per la nostra visita al quartiere.

Travel blogger Italiane ghetto: nonna betta
Nonna Betta

La visita guidata di Claudia

Claudia è una guida abilitata e nelle 3 ore che impieghiamo per girare con calma fra i vicoli del ghetto di Roma ci racconta un sacco di curiosità.

Il nostro tour parte dal portico di Ottavia, sorella dell’imperatore Augusto e moglie di Marco Antonio, vittima di una politica matrimoniale fatta di alleanze e abbandoni. Sul portico svetta una targa in latino: tutte le teste dei pesci che superavano quelle dimensioni dovevano essere consegante ai conservatori. Era infatti risaputo che la testa era la parte migliore del pesce per fare la zuppa. Era questa infatti la zona delle pescherie: molti reperti antichi erano utilizzati come banchi per il pesce. Superato il portico si ha accesso alla chiesa proprio di Sant’Angelo in Pescheria. Sulla destra del portico invece un bassorilievo con l’immagine di Sant’Andrea, protettore dei pescivendoli, riconoscibile dal suo attributo iconografico, la croce ad X.

Qui mi limito a raccontarvi le notizie che mi hanno colpita maggiormente mentre per una descrizione più dettagliata del Ghetto vi invito a leggere l’articolo di Claudia.

Travel blogger Italiane:scorcio del ghetto

Ad esempio mi ha molto incuriosita, a proposito della fontana delle Tartarughe, il fatto che le tartarughe non fossero previste nel progetto iniziale ma che dovessero esserci dei delfini. Secondo la leggenda inoltre questa fontana fu costruita in una notte per volere di un fidanzato che voleva a tutti costi dimostrare al suocero di che pasta era fatto. Difronte alla fontana c’è infatti una finestra murata che fu utilizzata, sempre secondo la leggenda, in coccasione della costruzione della stessa.

Via della Reginella conserva invece quello che doveva essere l’aspetto originale del ghetto. Al numero 2 della strada incontriamo una delle Pietre d’inciampo, opera dell’artista Demnig: ricordo delle case da cui furono portati via gli Ebrei. Qui viveva Settimia Spizzichino, l’unica donna ad essere tornata viva da Aushwitz.

Travel blogger Italiane ghetto: piazza cinque scole
Piazza delle Cinque Scole

L’aperitivo al ghetto: Fonzie buger’s House

Al tramonto le Travel Blogger Italiane hanno avuto un altro appuntamento al ghetto: da Fonzie Burger’s House. Panini e prodotti a base di carne ma macelatti secondo le regole kosher e che non associa mai carne e latta.

Ogni panino è un autentico spettacolo: noi abbiamo provato il Crispy Royal, il Fresh, i Nuggets, la pizza romana con Roast-Beef, il Tatanka e lo Steak Sandwich. E per finire le Fonzine, un dolce affatto leggero. Tutto davvero ottimo e di qualità.

Altro amico che ci ha accompagnato in questa avventura Pemcards, con la possibilità di stampare le nostre #cartolinedaroma.

Fonzie Burger’s House

Le foto sono mie.

Il libro dei quiz di viaggio di Lonely Planet

Vi ricordate che qualche tempo fa sui social vi avevo parlato del Libro dei Quiz di viaggio di Lonely Planet per cui ero letteralmente impazzita? Ho da poco finito di giocarci (anche se è solo una prima lettura) ed ecco cosa ne penso.

libro dei quiz di viaggio
Il libro dei quiz di viaggio

Quando ci si approccia a questo libro è ben chiaro che non si tratta di leggere ma di giocare ed io l’ho fatto: a casa con amici e fidanzato e online stuzzicando un po’ i miei follower…

I 100 quiz di cui è composto il libro sono suddivisi in 3 parti in base alla difficoltà crescente degli enigmi: escursionista,viaggiatore ed esploratore. Ogni quiz è formato da 20 domande a risposta aperta o a risposta multipla (per intenderci da scegliere la A, la B o la C). L’introduzione rassicura: per ogni categoria sarete nella media se raggiungerete 15 risposte corrette per il livello esploratore, 10 per quello viaggiatore e 1/2delle risposte corrette per il livello esploratore. E non mi vergogno ad ammettere che per alcuni quiz non sono arrivata a questi risultati.

Gli argomenti dei quiz sono i più disparati: cultura generale, libri, montagne (l’ho trovato difficilissimo), capitali, mappe mute, musei, denaro e valute, sport, film, cibo, isole, monumenti, trasporti…

Alcuni sono davvero impegnativi ma bisogna prenderla con curiosità e voglia di imparare perchè anche i “non lo sapevo” siano uno stimolo per apprendere cose nuove dal libro dei quiz di viaggio Lonely Planet, per fare meglio la volta successiva. Ogni risposta porta in sè la gioia del sapere, della riflessione, del ricordo e perchè no, della ricerca. Ma attenzione: vietato barare! Niente cellulari e niente imbrogli!

Volete degli esempi?

  • Il formaggio groviera proviene da quale stato europeo?
  • A quale nazione appartiene l’Isola di Pasqua?
  • Qual è il maggior produttore mondiale di olio d’oliva?
  • Dopo la balenottera azzurra qual è il secondo animale più grande della Terra?

E voi? Avete mai giocato con questo libro? In quale livello vi riconoscete?

(la foto l’ha scattata Pietro)

Oria città illustre: a spasso nell’alto salento

Visitare Oria città illustre: il castello
Il castello di Oria

Oggi vi porto con me a spasso nell’alto Salento: visiteremo l’illustre città di Oria che mi ha ospitata qualche giorno fa .

Oria città illustre: fra storia e leggenda

Un detto popolare recita così ” A Oria fumosa ‘ccitera ‘nna carosa, tant’era picciredda, ca si la mintera ‘mposcia” (a Oria fumosa ussisero una bambina, tanto piccola da poterla mettere in tasca). E’ la leggenda legata al fenomeno atmosferico per cui spesso la città, per chi arriva da fuori, appare avvolta da una leggera nebbia. La fantasia popolare collega questo evento all’epoca di costruzione del castello: gli oracoli avevano consigliato di bagnare le mura in costruzione con il sangue di una innocente, per evitare che crollassero. La madre a cui fu strappata la piccola si rivolse quindi alla città: “Possa tu fumare come fuma oggi il mio cuore”. In realtà si tratta di un fenomeno atmosferico legato alla posizione sopraelevata della cittadina.

La storia della città affonda le sue radici nel popolo dei Messapi, con la cittadin adi Hyria, fiorente fra il IV ed i II sec. a. C. Nell’Altomedioevo, attorno all’VIII secolo d.C., sarà la fiorente comunità giudaica a dare lustro a questo luogo con la poesia, la medicina, la cabala. Ed ecco quindi personaggi come Shabbetai Donnolo, primo medico a redigere un trattato di medicina nell’europa medievale; Vincenzo Corrado, cuoco e letterato che scrisse il primo trattato sulla cucina mediterranea, e soprattutto Federico II che nell’illustre città di Oria festeggiò il suo matrimonio con Jolanda (Isabella) di Brienne (1225). Di questo evento sono rievocati i fasti nel torneo che ogni anno colora ed anima la cittadina ad inizio agosto.

Cosa vedere nell’illustre città di Oria: architettura civile e parchi

Porta Manfredi

Eretta da Michele III Imperiali nel 1727 in stile barocco, probabilmente su una porta preesistente. Originariamente recava tre stemmi e tre statue ma una serie di vicende ed eventi atmosferici (es. ciclone del 1897) hanno lasciato integro solo lo stemma della città di Oria a cui il titolo stesso di città fu assegnato, per il suo valore storico, nel 1951. E’ anche detta porta Lecce o “degli spagnoli” poichè da qui vi entrarono dopo un lungo assedio.

Sedile

La più antica attestazione (1565) indica la struttura come chiesa di San Pietro Rotondo, poi carcere civile nel XVII secolo, con la costruzione del piano superiore. Fu sempre Michele III Imperiali che nel XVIII secolo collocò la sede dei decurioni, ovvero i nobili che amministravano la città, nella torre a pianta quadrata situata in piazza Manfredi. Sulla facciata le statue di San Barsanofio, patrono della città assieme ai Santi Medici, e San Carlo Borromeo, un orologio e lo stemma civico. E’ qui che ha sede un punto informativo e turistico gestito dall’Associazione Culturale 72024.

Palazzo Martini

Di fattura tardo-barocca è oggi sede del museo archeologico. Nella parte alta dell’edificio è presente lo stemma della città, infatti ha ospitato il Comune fino al 1985. Oggi è utilizzato per mostre ed incontri ufficiali.

Il castello

Considerato monumento d’interesse nazionale, domina il territorio circostante dalla sua posizione sopraelevata di 166 m. L’impianto originario è altomedievale, poi rifatto in epoca normannaed ampliato fra il 1225 ed il 1227 per volontà di Federico II. Ogni torre ha il suo nome: a nord quella dello Sperone, a Sud la Torre Quadrata, la Torre del Salto e la Torre del Cavaliere. alcuni rimaneggiamenti si devono anche agli Angioini fra cui le torri cilindriche del salto e del Cavaliere. All’interno una grande piazza d’armi che poteva ospitare fino a 5000 uomini e mura spesse anche 4 m che ne fanno ipotizzare una funzione difensiva. Il ciclone del 1897 colpì e devastò anche il maniero. Nel 1933 il castello fu ceduto dal comune alla famiglia Martini Carissimo in cambio del predetto palazzo Martini e nel 2007 il castello è passato alla Società Borgo Ducale.

Frantoio ipogeo

Testimone di una tradizione contadina che risale al XIV secolo, fu scavato a mano e negli ambienti originali oggi ospita il Museo dell’olio e delle tradizioni che racconta la lavorazione delle olive, per la produzione dell’olio, dal XIV secolo al l’inizio del XIX secolo.

Parco Montalbano

Oggi il parco è pubblico ma si trova ai piedi del castello a cui in origine probabilmente era legato. Nel 1700 i padri celestini lo arricchirono anche di piante esotiche.

Porta degli Ebrei e Giudecca

Nota anche come porta Taranto, fu costruita attorno all’anno 1000 e poi rifatta nel 1433 dal principe Orsini Del Balzo in seguito all’assedio angioino. E’ oggi decorata da uno scudo araldico e dagli emblemi civici. La statua dell’Immacolata posta sulla sommità è del XVI secolo. La Giudecca è un quartiere medievale tortuoso, ricco di viuzze, balconi e botteghe legato alla fiorente comunità ebraica, presente in città fino al XV secolo.

Santuario messapico di Monte Papalucio

Il più anctico santuario di Puglia, dedicato a Demetra, dea della natura feconda e della fertilità. Sito frequentato dal VI a. C. fino in età romana, ubicato in una grotta ora in parte interrata, ha custodito reperti importantissimi per la storia del luogo.

Cosa vedere nella città di Oria: architettura religiosa

Chiesa sconsacrata di San Giovanni Battista

Edificata nel XIV secolo per volere della baronessa Filippa di Cosenza, il cui stemma, un leone rampante, si trova ancora in facciata. Nel XVII secolo fu unita al complesso dei celestini. Questo monastero fu abbattuto nel 1912 per far posto ad una scuola elementare e col monastero fu eliminato anche un portico che precedeva la costruzione in cui avveniva il “Ballo di San Giovanni”, nella notte fra il 23 e il 24 giugno, poi proibito dal XVI secolo perchè ritenuto immorale.

Museo Diocesano

Inaugurato in occasione del Giubile del 2000, è ospitato nel Palazzo Vescovile e conserva pezzi di grande pregio come la più illustre immagine in carta pesta leccese di San Nicola da Tolentino e un Gesù Bambino in argento del 1700.

Cattedrale della Vergine Assunta

Costruita a partire dal 1750, sui resti di una precedente chiesa romanica che era andata quasi totalmente distrutta a causa del terremoto del 1743. Nel 1992 Giovanni Paolo II l’ha nominata Basilica Pontificia Minore. Si presenta oggi a croce latina e tre navate, con facciata in carparo locale, torre campanaria e dell’orologio e cupola policroma. Attualmente in restauro, all’interno ospita marmi e stucchi, le statue dei santi patroni (di fattura veneziana e napoletana), le reliquie di san Barsanofio e pregevoli dipinti del periodo che va dal 1700 al 1900. Sotto la cattedrale si trova al famosa Cripta delle Mummie ove sono conservate 12 mummie appartenenti all’Arciconfraternita della morte, a cui, a partire dal 1598, il vescovo Del Tufo concesse il privilegio della particolare conservazione delle spoglie. Le mummie sono poste in verticale in delle nicchie e al disotto della cripta vi sono i cunicoli in cui avveniva la preparazione alla mummificazione. La cripta era nata nel 1481 per celebrare i meriti di tutti gli oritani che, combatendo contro i Saraceni, non avevano più fatto ritorno a casa.

Visitare Oria: la cattedrale
Cattedrale di Oria

Santuario di San Cosimo alla Macchia

Costruito su un precedente santuario basiliano (IX secolo) è posto in campagna, a circa 5 km dal centro abitato. Ha una facciata sobria risalente ai primi del ‘900, sormontata da una scultura del Cristo Redentore. All’interno di rilievo è la sala degli ex-voto donati da tutti coloro che hanno ricevuto una grazia dai Santi Medici e un museo etnografico, il più ricco dell’Italia meridionale.

Chiesa della Madonna di Gallana

Nelle campagne di Oria questa piccola chiesetta del IX secole è coperta da due cupole in asse. Ad essa sono particolarmente legata per averla citata nella mia tesi di laurea triennale. A navata unica e con all’interno un ciclo pittorico mariano e rappresentazioni di santi e Cristo nel catino absidale. Le leggende sulla sua fondazione si sovrappongono: dalla moglie devota che qui pregava il ritorno del marito crociato alla costruzione per volere di Galerana, moglie di Carlo Magno.

I santi patroni ed il santo protettore dell’illustre città di Oria

Il protettore della città è San Barsanofio, che fu un santo anacoreta di orgine egiziana vissuto nel VI secolo. Oggi è venerato nella chiesa ortodossa ed in quella cattolica che lo vede come patrono della diocesi di Oria. Ad esso sono legati numerosi interventi miracolosi fra cui quello secondo cui stese il suo mantello provocando una fitta pioggia evitando così il bombardamento della città da parte degli alleati nel 1943 e nel 1504 iil suo intervento contro gli spagnoli che assediavano Oria.

I patroni di Oria sono invece i Santi Medici: solitamente 2, Cosimo e Damiano, ad essi si aggiungono Leonzio, Antimo ed Eupremio. Secondo la tradizione Cosimo e Damiano erano 2 gemelli medici e gli altri 3 loro fratelli minori o seguaci.

Visitare Oria: uno dei vicoli
Scorcio di uno dei vicoli di Oria

Le foto sono state scattate da me e da Pietro.

Per organizzare al meglio la votra visita in città affidatevi all’associazione 72024 poichè spesso alcuni siti sono chiusi e occorre il loro intervento per l’apertura. Seguite anche il programma delle varie manifestazioni che essi organizzano!

Sicilia: tagliatelle, spada e fagiolini

Una ricetta fresca fresca riproposta qualche giorno fa (era stata già approvata). Direttamente dalla Sicilia: tagliatelle con spada, menta e fagiolini.

Dalla Sicilia: tagliatelle con spada, menta e fagiolini

Tagliatelle con spada, menta e fagiolini: Ingredienti (per 4 persone)

  • 200 g di fagiolini
  • 300 g di pesce spada
  • 2 limoni
  • trito di menta, basilico, cipollotto e peperoncino
  • 1 spicchio d’aglio
  • sale
  • olio
  • 350 g di tagliatelle (possibilmente integrali e senza uova)

Tagliatelle con spada, menta e fagiolini: preparazione

Spuntate i fagiolini e tagliateli a metà nel senso della lunghezza. Intanto riducete a dadini 300 g di pesce spada, conditelo con il succo di due limoni, un trito di menta, basilico, un cipollotto e un peperoncino affettati sottili e uno spicchio d’aglio tagliato a metà. Lasciate marinare per 30 minuti quindi scolate il pesce dalla marinatura, conditelo con sale, peperoncino e cipollotto freschi, abbondanti foglie di basilico e menta spezzettata, 4-6 cucchiai di olio e la scorza grattuggiata di mezzo limone. A questo punto cuocete la pasta con i fagiolini e quando saranno cotti scolateli entrambi sul pesce in modo da cuocerlo con il calore. Mescolate delicatamente e servite subito.

Il tocco in più (o in meno)

La prima volta che ho realizzato questa ricetta ho usato delle tagliatelle integrali. Quelle che vedete in foto invece sono delle bavette. Entrambe le soluzioni sono state soddisfacenti.

Per rendere il piatto più umido non ho scolato la marinatura ma l’ho lasciata come condimento, eliminando però la scorza del limone grattuggiato.

Inutile dirvi che ho unagrandissima passione per il pesce spada e che mi piace cucinarlo (e mangiarlo) in tutti i modi. Mi rendo conto però che il gusto è davvero soggettivo, perchè a mio padre, ad esempio, non piace proprio, lo trova secco e insipido. E voi cosa ne pensate? Vi piace o no ? lo facciamo un salto in Sicilia: tagliatelle, spada e fagiolini?

La foto è mia e la location è la cucina di Pietro (si, ormai spesso cuciniamo e mangiamo insieme).