Buon viaggio a me!

Da un po’ ho preso l’abitudine, durante i miei viaggi, di postare su Facebook una foto al giorno con alcune righe, una specie di diario delle mie sensazioni. In molti hanno iniziato a ringraziarmi, a chiedermi di scrivere, di aprire un blog. Per qualche tempo ho mantenuto la mia routine senza dar retta a queste richieste, poi, al ritorno da Cuba, sono stata contattata per itinerari, domande, informazioni. E allora mi sono detta: iniziamo questo viaggio, senza pretese di arrivare chissà dove, godendomi solo il percorso. Dopotutto mi sento una piccola viaggiatrice ma con grandi sogni, ed il fatto stesso di vivere fra la mia amata Puglia e Roma (che adoro) mi dà la possibilità di conoscere queste due bellissime realtà e di poterne parlare.

Uno dei miei bimbi a scuola una volta mi ha chiesto: -” Ma da grande cosa vuoi fare?”-

Io: -“La viaggiatrice!”-

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Loggetta delle Cariatidi  -Atene 2016-

Russia: Blinis con barbabietole, lime e capperi

L’altra sera ho provato una ricetta dalla Russia: i blinis con barbabietole, lime e capperi e sono stati una vera rivelazione.

Dalla Russia arrivano i Blinis: cosa sono?

Queste focaccine sono arrivate a me in modo del tutto casuale poichè orma sapete che adoro provare le ricette nuove che mi colpiscono sulle varie riviste che leggo (altra mia grande passione sono le riviste).

Solo dopo averli cucinati, fotografati ed assaggiati sono andata a guardare sul web l’origine di queste prelibatezze ed ho scoperto che sono tipici della Russia. Quindi sono adattissimi alla sezione del mio blog ch esi occupa di ricette dal mondo.

Immaginate la gioia del mio fidanzato che adora la Russia tanto da aver letto quasi tutto Dostoevskij e da coinvolgermi nella visione di classici del cinema russo della portata di Tarkovskij (Stalker e Rubliov).

Ma torniamo ai blinis: focaccine con cui i russi segnano l’inizio della Quaresima. Una sorta di pancakes salati. Solitamente sono farciti con panna acida, salmone, aneto e caviale ma ci si può sbizzarrire con gusti vari.

La loro origine è pagana: mangiati durante la Meslenitsa, il festival del sole che segnava l’inizio della primavera. La forma rotonda ed il colore dorato ricordava appunto il sole.

La ricetta dei blinis con barbabietole, lime e capperi

Ingredienti (per 4 persone)

  • 100 grammi di farina di grano saraceno
  • 1 uovo
  • 7 grammi di lievito di birra
  • 1,7 dl di latte
  • sale
  • burro
  • barbabietola lessa
  • capperi
  • lime
  • panna acida
  • prezzemolo tritato
  • 2 cucchiai di aceto di vino rosso

Preparazione

Sciogliete il burro nel latte tiepido, unite la farina, un pizzico di sale, coprite e lasciate lievitare per 3-4 ore. Quindi incorporate il tuorlo e l’albume montato a neve ferma. Scaldate una padella antiaderente e ungetela di burro. Fatevi cadere cucchiaiate di composto distanziate fra loro e cuoceteli 2 minuti per lato.

Preparate quindi la farcia: sbucciate la barbabietola, affettatela finemente con la mandolina, conditela con sale, aceto e un filo d’olio. Tritate capperi e prezzemolo. Guarnite i blinis con un cucchiaio di panna acida, la barbabietola, il trito di prezzemolo e capperi e la scorza grattuggiata del lime. Servite subito.

Qualcosa in più (o in meno)

  • Ho usato la farina integrale al posto di quella di grano saraceno;
  • philadelphia e yogurt greco sostituiscono benissimo la panna acida così come si può usare un limone al posto del lime.

Questa fantastica ricetta l’ho trovata su Grazia.

Che ne pensate della ricetta che arriva dalla Russia: blinis con barbabietole, lime e capperi?

Per altre ricette gustose dal mondo vi consiglio il pollo in salsa Harissa.

Come diventare scrittore di viaggio

Ogni libro è un’occasione e “come diventare scrittore di viaggio” è stata l’occasione per rimettermi in gioco e riprendere a scrivere sul blog dopo un periodo di stasi.

come diventare scrittore di viaggio
Come diventare scrittore di viaggio

Come diventare scrittore di viaggio: di che si tratta

Autori: Dan George e Janine Eberle

Edizione Edt Lonely Planet

Il “manuale2 si compone di 7 capitoli che dal “discernimento” iniziale sul perchè si vuole diventare scrittori di viaggio passa ad un “breve corso di scrittura”. Non è tralasciato nemmeno l’aspetto legato alla pubblicazione.

Quindi un bellissimo focus sui blog di viaggio, esempi di vite vissute viaggiando e suggerimenti su come scattare buone fotografie (tecniche e strumenti).

Per concludere un capitolo interamente dedicato alle risorse letterarie e sul web per chi volesse intraprendere questo mestiere.

Perchè mi è piaciuto questo libro

Ammetto che in questo periodo avevo un po’ messo da parte il blog e questo libro mi ha ridato entusiasmo e tantissimi spunti di riflessione ed idee. Ho trovato particolarmente interesante la serie di esercizi “assegnati” per ciò che riguarda la scrittura e proprio la parte sulle tecniche narrative mi ha fatto fare un balzo indietro di almeno 20 anni e mi sono ritrovata sui banchi di scuola a scrivere temi particolarmente ispirati.

Ho scoperto, con mi grande piacere, di fare già tantissime delle cose suggerite a chi vuole raccontare di viaggi: ho un taccuino cu cui giornalmente scrivo e poi rielaboro; scatto foto facendo attenzione ad alcune regole imparate seguendo qualche corso; racconto dal mio punto di vista e soprattutto chiacchiero chiacchiero chiacchiero con le persone del luogo.

“Come diventare scrittore di viaggio” è un libro utilissiomo per l’autoformazione e fa venire voglia di andare ancora oltre e leggere tutti i libri che vengono citati al suo interno.

L’unica cosa che non mi è molto piaciuta è stata l’impaginazione (giuro che il fidanzato grafico non mi ha influenzata!): all’interno dei capitoli ci sono dei box di approfondimento ma trovo che il loro inserimento disturbi la regolare lettura poichè interrompono lo scorrere dei capitoli. Nulla da eccepire sul contenuto dei box poichè sono davvero molto interessanti.

In conclusione mi è piaciuto? Si!

Ve lo consiglio? Si certamente!

Se volete seguire i miei consigli di lettura vi suggerisco anche ” L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là“.

Giornata della memoria: 3 curiosità sulle pietre d’inciampo

Per la giornata della memoria (27 gennaio) ho deciso di dedicare qualche riga alle pietre d’inciampo raccontandovi 3 curiosità su di esse.

pietre d'inciampo

Vi sarà capitato, in giro per diverse città europee di imbattervi in una sorta di targhette quadrate in ottone fissate al marciapiede o alla strada. E queste targhe recando incisi dei nomi, delle date e dei luoghi. Si tratta di monumenti “celebrativi”: le così dette Pietre d’inciampo.

Curiosità 1: come nascono le pietre d’inciampo

L’idea è stata dell’artista tedesco Gunter Demnig per ricordare in modo creativo i cittadini deportati nei campi di sterminio tedeschi.

Le pietre d’inciampo sono sampietrini dalla forma standard (10X10 cm) con la facciata superiore (quella visibile) ricoperta da una lastra d’ottone. Su questa lastra sono incisi il nome, la data di nascita e, se noti, la data ed il luogo di morte del deportato. Queste pietre sono poste davanti agli ingressi delle case da cui i nazisti portarono via queste persone. Il senso è quello di un “inciampo” metaforico, facendo soffermare e riflettere il passante. Coloro che i nazisti volevano ridurre a numeri così riprendono la propria individualità.

Il progetto delle pietre d’inciampo

L’artista inizia la sua sperimentazione nel 1992 a Colonia in Germania per arrivare nel 2019 a contare circa 70000 pietre d’inciampo posizionate in tutta Europa.

la maggiorparte delle installazioni si trovano in Germania (Berlino, Amburgo, Colonia, Francoforte, Stoccarda, Brema, Monaco).

Al secondo posto troviamo i Paesi Bassi con Amsterdam e Rotterdam. Seguono l’Austria, la Repubblica Ceca e L’Italia.

Le prime pietre furono posizionate in Italia nel 2010: 90 a Milano, 114 Torino, 331 Roma ma ce ne sono tante altre anche in città più piccole.

Per conoscere uno dei luoghi di Roma con la maggior presenza di pietre d’inciampo ecco il mio articolo sul ghetto ebraico.

Altre utili informazioni possono essere reperite sulle pietre d’inciampo a Roma.

Celebriamo insieme la giornata della memoria: avete altre curiosità sulle pietre d’inciampo?

Ventotene: l’isola, il mare ed il confino

mare ventotene
Il mare cristallino di Ventotene

“Ventotene non è solo un’isola, non è solo mare, a Ventotene c’era il confino. E a Santo Stefano l’ergastolo” così ci racconta il marito della signora Candida, il nostro host, accompagnandoci, col suo furgoncino bianco, dal porto al nostro alloggio.

E’ ormai sera quando attracchiamo: siamo partiti da Formia con un aliscafo veloce e in circa 2 ore siamo giunti a desinazione, godendoci a bordo il tramonto sul Tirreno.

Il nostro BeB, camere Candida, ha una particolarità: essendo situato un po’ fuori dal centro abitato fornisce ai suoi ospiti un servizio navetta gratuito effettuato dagli stessi membri della famiglia che gestisce gli alloggi. Li chiami e loro ti accompagnano in paese o vengono a riprenderti. A qualsiasi ora. Per fortuna noi non siamo gente della notte quindi gli risparmiamo orari strani di trasporto.

Durante uno di questi spostamenti ne approfittiamo per chiedere consigli su dove cenare e cominciamo provando il pesce di Mast’Aniello, location a picco sul mare, sulla spiaggia che sarà protagonista della nostra giornata successiva, presso la scalinata più instagrammabile dell’isola. Il consiglio è veritiero: si mangia benissimo.

Ventotene: l’isola, il mare e la storia

L’indomani è giorno di esplorazione dell’isola, così, mentre ci crogioliamo al sole a Cala Nave, approfondiamo le vicende storiche che l’hanno caratterizzata.

La prima confinata dell’isola fu infatti Giulia, figlia dell’imperatore Ottaviano, condannata all’esilio per aver violato una legge di morale pubblica. Essa visse in quella che oggi è conosciuta come Villa Giulia, di cui sono visibili importanti resti archeologici. Visibile e degno di nota è anche il bellissimo porto romano.

Dopo vari esili famosi in epoca romana, dal medioevo cominciò il declino dell’isola, ripetutamente abbandonata a causa delle incursioni saracene.

Solo con l’avvento dei Borbone si assistette ad una nuova colonizzazione. Dapprima si tentò un esperimento sociale denominato Rousseau: furono inviati sull’isola ladri e prostitute che, secondo la teoria del filosofo francese, a contatto con la natura incontaminata, si sarebbero “redenti”. L’esperimento fallì poco dopo e l’isola fu colonizzata da pescatori e agricoltori.

Sul finire degli anni ’30 del 1900 Ventotene, all’ isola e al mare si aggiunse il confino per accogliere coloro che si erano opposti al fascismo. Venne realizzata una vera e propria cittadella ed i confinati dovevano sottostare ad una serie di regole ad esempio non potevano scrivere a macchina o giocare a carte. Fra i confinati più illustri ricordiamo anche Sandro Pertini.

Sul vicino isolotto di Santo Stefano sorgeva invece il carcere per gli ergastolani.

Ventotene, scorcio
Uno scorcio del centro abitato di Ventotene

Ventotene oggi

L’isola è oggi considerata un paradiso naturalistico: con le sue acque cristalline e i fondali, meta prediletta dei sub. E’ un turismo genuino quello dell’isola: senza fronzoli, senza chiasso. Si respira pace e tranquillità. Se volete gustare appieno la bellezza di questo mare fate come noi: recatevi al porto e prenotate un’escursione. I prezzi sono accessibili (noi a settembre abbiamo pagato 20 euro a testa per una gita di 5/6 ore) e le scene folckloristiche che si vivono a bordo valgono tutta l’esperienza.

Sempre chiacchierando con i locali ci fermiamo a fare colazione da Zi’ Amalia (ma anche il pranzo) e scopriamo che attorno all’isola vi è una zona non navigabile che ospita un’area marina protetta.

E poi lo sapete qual è il prodotto tipico di Ventotene? La lenticchia! Se volete portarvi a casa un souvenir autentico recatevi al porto romano e compratene un sacchetto dal vecchietto che troverete lì, con la sua botteguccia, in uno degli anfratti del vecchio porto.

Da non perdere anche la festa di Santa Candida, patrona della città, festeggiata il 20 settembre. Per onorarla la sera, alla fine della messa che scandisce la novena in suo onore, i ragazzi dell’isola fanno volare in aria delle mongolfiere di carta velina colorata. La gente si accalca davanti alla chiesa ed accompagna ogni lancio con un motto “Uè Uè u pallon!”

La sera del 19 settembre al porto romano si svolge la gara dei palloni e la festa si conclude con i fuochi d’artificio e la processione della statua della santa per le vie del paese.

E’ il 20 settembre, ultimo giorno d’estate. Il giorno successivo sarà autunno. Resta un po’ di malinconia e l’attesa della prossima bella stagione…

Ventotene viaggiatrice da grande
La scalinata più bella dell’isola

Foto mie e delle mie girls.

Qui trovate il post sulla mia visita precedente alle isole pontine: Ponza

Per gli orari di navi ed aliscafi consultate il sito Laziomar.

BeB: camere Candida (Sistemazione essenziale ma pulita e decorosa. Ottimo servizio navetta per il centro abitato).

Marche: fra arte e natura.Una regione da scoprire.

Finalmente riesco a ritagliarmi un po’ di tempo per raccontare la bellissima esperienza nelle Marche: una regione da scoprire, fra arte e natura.

Marche fra arte e natura, una regione da scoprire (primi 2 giorni)

Giorno 1

Spiaggia delle Due Sorelle

Navigatore impostato. È il nostro primo vero viaggio insieme. Mentre i paesaggi umbri si susseguono scatta in noi la voglia di visitare quei Borghi ancora sconosciuti: segnalo, ci dobbiamo venire!Non è più periodo di girasole ma sulle colline marchigiane qualche campo giallo vivo si vede ancora. La nostra base operativa per questi giorni sarà Recanati però la prima tappa è Porto Recanati con le casette colorate dei pescatori ed il mare. Il mio pensiero va, con un paragone un po’ ardito, al Niavhn di Copenhagen, e il fascino provato è lo stesso. Per pranzo scegliamo il ristorante Jakugè ed Eugenio ci spiega che il nome deriva dai nomiglioli che lui (Ugè) e Jacopo (Jac) si portano dietro fin da bambini. Le salite (e le discese) non mancano nemmeno a Macerata: allo Sfenisferio stasera c’è il Don Giovanni e la gente, più o meno elegante, fa la fila composta in attesa di entrare. Noi ci lasciamo incantare da vicolo degli orti, con i suoi balconcini. Poi crescia e ciauscolo all’ombra della torre dell’orologio.

Giorno 2

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle…”Il centro storico di Recanati è tutto laterizi rossi e insegne dipinte, spesso su vecchie imposte di finestre riadattate. A casa Leopardi mi innamoro definitivamente della figura del nobile poeta anche grazie alle curiosità raccontate dalle guide sui luoghi e sulla vita. “Gli anni di studio matto e disperatissimo e le sudate carte…”La vista dalla torre del borgo è spettacolare (e non troppo vertiginosa) per poi scoprire che il tenore Beniamino Gigli conosceva addirittura Padre Pio. E oltre alle olive all’ascolana c’è la crema fritta che è una tipicità. Sulla via principale le luminarie con le frasi dell’Infinito (come a Bologna con Lucio Dalla). La messa a Loreto con un’emozione fortissima entrando nella Santa Casa.

Marche fra arte e natura: giorni 3-4

Giorno 3

Un gatto rosso si stiracchia pigramente sulla terrazza della colazione. Basta condividere qualche briciola del mio cornetto per diventare grandi amici. Finalmente a Numana mi godo il mare del famoso Conero e finalmente io e la mia amata piccola Martina ci incontriamo, dopo esserci inseguite per mezza Italia. Lei e sua sorella mi fanno il terzo grado, assieme a mille feste ed altrettanti inviti per i giorni a seguire. La costarella è la scala che i pescatori facevano ogni giorno per scendere al porto. Noi l’abbiamo risalita alle 4 del pomeriggio sotto il sole cocente. Eppure non ha perso il suo fascino. A cena però stessa terrazza. Noi e il gatto rosso.

Riviera del Conero

Giorno 4

I parcheggi sono un’impresa ma la gita alla spiaggia delle due sorelle merita. La falesia bianca a picco sul mare azzurro, il verde del monte Conero alle spalle e i 2 scogli che racchiudono più di una leggenda. Il set perfetto per un servizio fotografico con qualche medusa di specie Cassiopea che affiora…Un salto ad Ancona: giusto il tempo di vedere la cattedrale di San Ciriaco e di indignarmi per le macchine parcheggiate davanti. Poi arrendersi davanti a strade impossibili e prendere la via di Castelfidardo, che pare un borgo fantasma ma è la patria della fisarmonica. Esausti vagare per Recanati e finalmente trovare un posto per cenare…

Marche fra arte e natura: giorni 5-6

Giorno 5

2 km di cammino lungo il fiume fino alle gole del Furlo per poi rinfrescarsi con un bagno nelle acque dolci. La vegetazione che si specchia nell’acqua le dona una colorazione di un verde particolare. Intanto 4 pescatori in erba si confrontano sulle tecniche da utilizzare e sulle specie locali. Il più grande dei 4 avrà 10 anni. Dei pescetti cercano di raggiungere le briciole cadute dal mio panino in una zona dove l’acqua è davvero bassa. Alla fine ce la fanno.

A Urbino è iniziata la festa annuale dal Duca e assieme a una forte rigidità troviamo la casa natale di Raffaello e via Barocci, la via degli antichi scienziati che offre una vista stupenda sulla città. La guida Lonely Planet vince. Poi il tramonto è sulla terrazza di Sirolo ricongiungendosi con amici che sono famiglia. Oggi è stato proprio uno di quei giorni in cui le Marche hanno mostrato di essere un aregione tutta da scoprire fra arte e natura.

Urbino

Giorno 6

Il 26 dicembre del 1194 Costanza d’Altavilla, ormai quarantenne, diede alla luce sulla piazza di Jesi, in una tenda, l’erede al trono dell’impero: il puer Apuliae, lo Stupor Mundi Federico II. Il museo a lui dedicato è totalmente interattivo e davvero ben curato. Sulla stessa piazza ad un certo punto mi sento chiamare…noi torittesi siamo ovunque. Pomeriggio di relax ed a fare telefonate per trovare un ristorante libero per cena ma pare che tutti abbiano scelto la riviera del Conero per le loro vacanze. Così finiamo a Montelupone, uno dei borghi più belli d’Italia. Anche qui le porte della città sono ben conservate e il centro storico color biscotto, al tramonto, si tinge ancor più di rosso mattone. Finalmente un set fotografico fra i girasoli e aspettando la cena un giro in giostra…

Marche: ultimi 2 giorni

Giorno 7

Svegliarsi presto per trovare posto per l’auto e sulla spiaggiola di Numana (spiaggia alta)con un salto anche alla famosa spiaggia del frate di Sirolo. L’ebbrezza di un piccolo tocco di medusa…Quando vi dicono che per scendere alle spiagge del Conero bisogna scarpinare fidatevi: fra strade in salita e scale c’è davvero da meritarsi l’agognato bagno nel blu. Il tramonto poi si tinge ancora di rosso e la sera di mistero…e di tagliata porcini e tartufo.

Ermo colle: Recanati

Giorno 8

“Questa non è una vacanza, è un massacro!”Così una signora si arena su una delle salite di Urbino che portano al punto panoramico della fortezza di Albornoz e chiede pietá alla sua famiglia. Il nostro ferragosto è praticamente in famiglia, dopo essere stati ospiti di Palazzo Ducale e della Galleria Nazionale delle Marche. Emozionante vedere dal vivo lo studiolo di Federico da Montefeltro. Lo sapete che aveva perso un occhio durante una giostra e che si fece limare il naso per vederci meglio? Finalmente ho provato anche la rampa elicoidale progettata da Francesco di Giorgio Martini per accedere alla città. Mentre vado a dormire (presto perché domani si cambia location)sono contenta per le belle opportunità che le Marche hanno offerto al mio blog: una serie di interessanti collaborazioni…

Fidatevi: davvero le Marche sono una regione tutta da scoprire, fra città, borghi, arte e natura.

Consigli pratici

La valle del Treja: le cascate di Montegelato e i borghi di Calcata e Mazzano Romano

Il fiume Treja crea una valle nella campagna romana in cui spiccano luoghi come le cascate di Montegelato ed i borghi di Calcata e Mazzano Romano.

Questo fiume, quasi sconosciuto, raggiunge il Tevere, di cui è affluente, all’altezza di Civita Castellana.

Il Parco della Valle del Treja è stato istituito nel 1982 ed ospita una flora ed una fauna molto ricche, con tantissimi sentieri percorribili.

Cascate monte gelato
Cascate di Montegelato

La valle del Treja: le cascate di Montegelato

Il fiume Treja, in corrispondenza di Montegelato, si divide in diversi percorsi intervallati da cascatelle che hanno fatto da sfondo a numerosi film. Ricordiamo ad esempio Francesco giullare di Dio (Rossellini 1950); Orlando ed i Paladini di Francia, Per qualche dollaro in più.

Viaggiatrice a Montegelato
Viaggiatrice da grande alle cascate

Questo territorio, frequentato dall’uomo fin dall’antichità, oggi conserva una torre medievale e l’antico mulino ad acqua realizzato nel 1800 e rimasto attivo fino agli anni ’60 del 1900. Gli elementi medievali furono inglobati nella costruzione del mulino avvenuta intorno al 1830 ad opera della famiglia Del Drago. Oggi, dopo un iniziale abbandono, la mola ospita al suo interno un punto informativo con plastici e pannelli che spiegano il funzionamento del vecchio mulino. Sono raccontati anche gli elementi più importanti del territorio circostante.

Consigliatissimo, per vivere un’esperienza a contatto con flora e fauna, l’Agriturismo Casale sul Treja.

Agriturismo  sul Treja
Casale sul Treja

La Valle del Treja: Calcata

Il così detto paese degli Hippies, in provincia di Viterbo, che avevo già visitato qualche anno fa. Arroccato su uno sperone di tufo, domina la valle del Treja e al paese vecchio è possibile accedere solo da un’unica porta. La caratteristica di questo borgo è proprio quella di essere stato dapprima abbandonato, a causa dei continui crolli tufacei, e poi ripopolato negli anni ’60 da una comunità di hippies che vive ancora lì e ha dato al paese la caratterizzazione attuale. Alcuni sostengono che Calcata sia abitata anche dalle streghe ma io vi assicuro di non averne mai incontrate.

Valle del Treja calcata
Calcata

Fatta esclusione per il castellod degli Anguillara e la Chiesa del SS. Nome di Gesù, il paese è tutto un dedalo di viuzze che finiscono sul precipizio naturale che circonda Calcata.

Le case sono semplici e le antiche cantine spesso sono state trasformate in botteghe.

A Calcata è legato inoltre il culto del sacro prepuzio di Gesù. Insomma dal sacro al profano, dal medioevo all’etnico.

Scorcio di Calcata valle del Treja
Calcata: scorcio

La Valle del Treja: Mazzano Romano

Mazzano Romano scorcio
Scorcio di Mazzano Romano

Se Calcata vi è sembrata anomala e particolare, Mazzano Romano lo è ancora di più. Potrete vedere la chiesa di San Nicola di Bari, attribuita al Vignola, demolita negli anni ’40, di cui resta in piedi solo la parete absidale. Fra le case semi abbandonate incontrerete una folta comunità felina e viandanti che persorrono la via Francigena che in questa località ha un passaggio. Superata porta Biscia 2 strade percorrono il perimetro dell’abitato fino a ricongiungersi.

Mazzano Romano valle del Treja
Mazzano Romano

Le foto della nostra escursione nella Valle del Treja fra le cascate di Montegelato, Calcata e Mazzano Romano sono mie e di Pietro.

Stupor Mundi: il museo dedicato a Federico II

Sulla piazza principale di Jesi sorge il museo multimediale Stupor Mundi dedicato a Federico II. Jesi è infatti la sua città natale e secondo la tradizione Federico II venne al mondo sotto una tenda poichè nel regno si vociferava che sua madre Costanza d’Altavilla fosse troppo avanti in età per poter dare un erede all’imperatore suo consorte. La madre fu quindi costretta a partorire davanti a tutti. Era il 26 dicembre del 1194.

museo stupor mundi federico II

Durante il nostro soggiorno nelle Marche siamo stati ospiti del museo ed abbiamo potuto vivere l’esperienza immersiva che esso offre. Ci ha talmente tanto entusiasmati che l’abbiamo consigliato subito ad alcuni nostri amici che hanno avuto la stessa positiva sensazione.

Il museo Stupor Mundi su Federico II: le sezioni

La nascita

L’esposizione è articolata in più sezioni e la prima è dedicata proprio alla nascita leggendaria a cui fa riferimento lo stesso imperatore definendo Jesi la sua Betlemme. Federico visse a Foligno per i primi 3 anni e nel 1197 si ricongiunse alla madre in Sicilia.

Gli antenati

Da un lato della sala si presentano i nonni paterni e dall’altra parte quelli materni. Poi anche sua madre e suo padre. Alla morte di entrambi i genitori, dopo una ferrea e precoce istruzione, iniziò il suo governo. Aveva 14 anni. A 15 si sposò per la prima volta ed a 17 anni ebbe il suo primo erede. Nel 1215 fu incoronato re di Germania.

Imperatore

Il museo Stupor Mundi dedicato a Federico II ci mostra qui la sontuosa cerimonia d’incoronazione avvenuta in San Pietro. Una basilica di San Pietro d’età romanica ben diversa da quella attuale.

Sicilia Araba e Normanna

La mia parte preferita! Con la ricostruzione della fontana della Zisa e tutti i riferimenti alle influenze arabe e normanne nella vita di Federico II. Il valore dell’acqua, gli animali del serraglio, le ville ed i sollazzi.

Lucera Saracena

Un’esperienza di colonia musulmana in terra cristiana. Gli arabi fedeli all’imperatore ebbero da lui privilegi e libertà religiosa.

I castelli e la porta di Capua

Ovviamente molti dei suoi castelli sono in Puglia: dal più famoso Castel del Monte al castello di Trani, passando per Bari, Sannicandro di Bari ed Oria…

E poi la legislazione, i rapporti con i Papi, la discussa (anzi molto discussa) crociata. Quindi la guerra contro i comuni italiani, l’importanza della falconeria, la scuola poetica siciliana, la matematica, le scienze e la musica.

E per concludere l’esperienza una bellissima intervista all’imperatore.

museo stupor mundi viaggiatrice da grande

Orari

martedì, mercoledì e domenica 10/20

giovedì, venerdì e sabato 10/24

Chiuso il lunedì

Prezzi

Intero 7euro

Ridotto (6-25 anni; gruppi di 15 persone; insegnanti; scolaresche)

Gratuito: bambini 0-6;giornalisti; guide; disabili; iscritti Icom) 5 euro

Famiglie 19 euro

Info

Tre luoghi imperdibili a Recanati

Se pensate che Recanati sia solo Leopardi dovete assolutamente conoscere questi tre luoghi imperdibili: la Torre del Borgo, il museo Beniamino Gigli e Villa Colloredo Mels.

Grazie alla collaborazione con Sistema Museo, che si occupa del sistema museale cittadino, siamo stati loro ospiti ed abbiamo cominciato la nostra visita dalla Torre del Borgo.

Tre luoghi imperdibili a Recanati: la Torre del Borgo

Ingresso: 3 euro

Orari: 10-13 il sabato e la domenica anche 15-17

Dalla sua sommità lo spettacolo è eccesionale e dal 2016 al suo interno ospita il MUREC, il museo della città.

Edificata intorno al 1160 come fusione di tre castelli presenti in città, fu restaurata, nella parte alta, in seguito all’incendio del 1322. Nel XIX sec. ha assunto l’aspetto attuale di isolamento che la caratterizza, dovuto al rifacimento di Piazza Leopardi.

La torre ha pianta quadrata e altezza di 36 m ed è suddivisa in 7 livelli collegati fra loro da ripide scale che prendono luce dalle feritoie. Sulla sommità il terrazzo panoramico ed esternamente lo stemma della città di Feermo, legata da forte amicizia a Recanati, ed il leone rampante dell’artista Sansovino. Subito sotto i versi delle Ricordanze in cui Leopardi fa riferimento alla torre.

Fin dal XIV- XV secolo la torre civica era provvista di un orologio che dapprima era regolato secondo l’ora all’italiana con inizio dall’ora prima (dopo il tramonto). Poi Napoleone volle l’introduzione dell’ora “d’oltralpe” con la gioranat divisa in due cicli di 12 ore. Fra il 1800 e il 1970 circa il meccanismo usato era quello creato dalla gloriosa famiglia Galli: famosi orologiai marchigiani. Le ruote dentate sono in fusione di ottone e da circa 10 anni l’orologio è regolato da una centralina elettronica con rimessa all’ora esatta di tipo satellitare.

Mi ha molto affascinata l’idea che, quando non tutti potevano permettersi un orologio, il suono delle campane era un chiaro segno, anche per chi lavorava nelle campagne, dello scorrere del tempo.

Il concerto campanario è composto da quattro campane: ognuna ha il suo nome e il suo ruolo.

Il campanone segna l’angelus e suona nelle festività; è stata l’ultima campana realizzata dalla famiglia storica dei Pasqualini.

La mezzana o del consiglio suona per annunciare il consiglio comunale o le mezz’ore.

La mezzanella o della scuola suona dal lunedì al sabato, dal 15 settembre, al 15 giugno, per due minuti.

Poi c’è la piccola o dei caduti.

Nelle feste suonano tutte insieme.

Campane luoghi imperdibili recanati

Recanati: il Museo Beniamino Gigli

Quindi ci siamo spostati al museo Beniamino Gigli, un personaggio che ammetto, non conoscevo affatto. Tenore, ma anche “cantante popolare”, avendo diffuso fra i più canzoni come “mamma” e “non ti scordar di me”. Vi allego video per intenderci meglio.

Il museo nasce grazie alle donazioni degli eredi che hanno messo a disposizione oggetti di scena, costumi, cimeli, ecc. La mia parte preferita è stata quella con la riproduzione del camerino.

camerino luoghi imperdibili recanati

Beniamino Gigli, dopo un’infanzia semplice si trasferì a Roma per studiare e quindi avviò la sua carriera in Italia e nel mondo. Oltre alle rappresentazioni teatrali girò anche numerosi film.

Recanati: Museo Colloredo Mels

Orari: lunedì-domenica 10-13; 15-19

Il pomeriggio è stato dedicato alla visita di questo museo il cui fiore all’occhiello è sicuramente l’Annunciazione di Lorenzo Lotto.

Al piano terra il museo ospita una sezione archeologica che permette di conoscere le popolazioni primitive che si insediarono nel territorio dal Paleolitico all’età romana. Frutto di scavi e scoperte fortuite: interessanti le tombe dei due bambini e il rituale della rottura volontaria delle anse del vasellame prima della sepoltura. Allo stesso piano la collezione di ceramiche Ceccaroni, ceramista del XIX secolo a metà fra artigianato, poetica ed invenzione popolare.

Al piano nobile troviamo la Pinacoteca e le raccolte leopardiane.

Nella Pinacoteca, oltre a Lotto, opere del XIII al XVIII secolo.

La collezione leopardina invece conserva i ritratti di famiglia, numerosi libri, lettere e la maschera funebre del poeta.

luoghi imperdibili recanati lotto

Le foto sono mie e di Pietro.

Per info e prenotazioni:

Casa Leopardi a Recanati: al cospetto di un mito.

Visitare casa Leopardi a Recanati è trovarsi al cospetto di un mito: quello di Giacomo Leopardi.

Il Famoso “Ermo colle”

La casa natia del poeta si trova in una graziosa piazzetta a cui è stato dato il nome di Piazzetta del Sabato del villaggio. Da una parte troviamo casa Leopardi (con museo e biblioteca), dall’altra l’edificio in cui cuciva Silvia (che in realtà si chiamava Teresa)e la sua casa di famiglia che oggi ospita la biglietteria.

A tal proposito una premessa è d’obbligo: se volete fare l’esperienza di visitare i luoghi leopardiani a Recanati, scegliete il biglietto combinato che comprende la visita guidata alla biblioteca,il museo e la casa. Soprattutto prenotate per evitare le code che vi assicuro sono consistenti.

Pulitevi accuratamente i piedi sul tappeto all’ingresso per tutelare gli antichi volumi. Poi chiudete telefoni e macchine fotografiche in tasca perchè la famiglia ha il copyright sulle immagini e non è possibile scatatre fotografie. Seguite quindi la guida nella famosa biblioteca. Il nostro Cicerone è stato il bravissimo Francesco che ci ha emozionati, appassionati ed è stato capace anche di farci sorridere.

Piazzetta Sabato del villaggio

Casa Leopardi a Recanati: la biblioteca

Monaldo Leopardi, il padre di Giacomo, approfittando delle “incursioni napoleoniche” che avevano spogliato di opere d’arte l’Italia, ma avevano lasciato indietro i libri, acquistò carrettate di fondi librari. Nacque così la famosa biblioteca in cui Giacomo ed i suoi fratelli si formarono. L’idea, posta su una targa all’ingresso era quella di aprire la bibliotec ai figli, agli amici ed ai cittadini. I ragazzi erano seguiti da insegnanti gesuiti ma, soprattutto Giacomo, si formarono anche in autonomia, sulle “sudate carte”, negli anni dello “studio matto e disperatissimo”. La guida vi mostrerà il precisissim o sistema di catalogazione dei libri e il banchetto che Giacomo spostava di voota in volta esponendolo a favore di luce.

Mi ha colpita molto lo studio secondo cui la parentela fra i genitori del poeta può essere stata la causa tanto delle sue patologie quanto della sua genialità. Ricordiamoci infatti che a 14 anni si diplomò e intimò ai suoi professori di greco di ripassare la materia poichè erano a suo avviso un po’ carenti. Interessante anche la relazione con i genitori: al padre che aveva scialacquato il patrimonio di famiglia successe la madre distaccata dai figli ed eccessivamente morigerata nelle spese e nei costumi.

La casa

Al piano superiore si trovano le stanze che Giacomo ed i suoi familiari abitavano. Qui la visita è libera e in determinati punti troverete alcuni addetti che vi daranno delle informazioni.

Si accede tramite il salone azzurro che ospita, alle pareti, i ritratti degli antenati. Si passa quindi nella galleria, il principale salone di rappresentanza in cui svettano le casse che contenevano il corredo nuziale della contessa Adelaide, madre di Giacomo. Nel passaggio verso il giardino delle ricordanzeanze delle assi di legno ricordano il teatrino usato come svago da Monaldo ee dai suoi figli.

Il giardino delle ricordanze un tempo faceva accedere allo scenario famoso dell’ Infinito ma oggi la costruzione di un complesso monastico ne blocca la vista. Seguono dunque le brecce, le stanze dei giovani conti, così dette per il tipo di pavimentazione. Giacomo era solito scrivere anche in ginocchio davantial suo comodino che pertanto reca ancora segni di inchiostro.

Il piano più alto è ancora abitato dai discendenti: la più piccola inquilina ha 10 mesi.

Il museo

La visita al museo è totalmente in autonomia: spostandosi fra una teca e l’altra seguirete la crescita dei giovani leopardi. I loro giochi, le loro aspirazioni, l’amore e le amicizie. Fa bella mostra di sè l’abito del battesimo di Giacomo e la sua culla, oltre a libri, lettere e aneddoti sulla sua vita.

Se proprio non riuscite a resistere alla voglia di scattare una foto sappiate che all’ingresso della biblioteca è stata attrezzata un’area selfie. Immortalatevi con il busto del poeta e condividete lo scatto con l’hastag #selfieconGiacomo e #casaleopardi ma è d’obbligo citare almeno qualche verso fra i suoi più noti componimenti:

#semprecaromifuquestermocolle

#silviarimembriancora

#ladonzellettaviendallacampagna

#selfieconGiacomo

Le foto sono mie e di Pietro.

Per info e prenotazioni visitate il sito ufficiale.

Civita di Bagnoregio: una gita fuori porta in Lazio

Da anni, forse da quando vivo a Roma, ho desiderato visitare Civita di Bagnoregio, la così detta città che muore. Finalmente in questi mesi di riscoperta dei luoghi più vicini e di turismo di prossimità sono riuscita a vederla e me ne sono praticamente innamorata. Ma non poteva che essere così.

Civita di Bagnoregio: paesaggio
Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio: la storia

Partiamo dal principio: siamo in provincia di Viterbo e Civita di Bagnoregio è appunto una frazione del comune di Bagnoregio, raggiungibile dalla stessa cittadina attraverso un ponte pedonale. Questo ponte metallico è stato rifatto nel 1965 dopo che l’originale fu distrutto dai bombardamenti tedeschi nel 1944.

Fondata dagli Etruschi, conserva in sè elementi medievali e rinascimentali. Situata in un posto strategico sulle vie di comunicazione, divenne fiorente proprio per questo motivo. Purtroppo le innumerevoli frane hanno distrutto le tante tombe a camera che caratterizzavano i calanchi sottostanti. Sempre nella valle dei calanchi pare si trovasse una stazione termale in cui addirittura il re Longobardo Desiderio soleva trovare giovamento dai suoi malanni. Da qui deriverebbe il nome del luogo, come traduzione letteraria di Balneum Regio.

Delle 5 porte che davano accesso al borgo nel periodo del suo massimo splendore oggi ne resta solo una, Porta Santa Maria o porta della Cava, alla fine del famoso ponte che è ormai diventato il simbolo del luogo. E’ al riparo di questa porta che ci siamo rifugiati per un improvviso scroscio d’acqua durante la nostra gita fuori porta. Ed è lì che una nutrita colonia di gatti ci ha dato il benvenuto in questo luogo magico.

E’ a partire da Civita che si sviluppò, nel corso dei secoli la città di Bagnoregio, più sicura ed al riparo dai frequenti terremoti che hanno via via sgretolato la roccia e spopolato il borgo.

Civita di Bagnoregio: chiesa e piazza
Piazza non asfaltata e chiesa di San Donato

Civita di Bagnoregio: cosa vedere

La cosa più importante da fare a Civita è gironzolare fra i vicoli con il naso all’insù e godere dell’effetto cromatico creato dai tanti fiori variopinti che ornano le case e la pietra dai toni caldi con cui sono costruite le stesse.

Io in particolare sono rimasta molto affascinata dalla piazza della chiesa di San Donato: all’interno da non perdere il crocifisso ligneo che, in base al fatto che lo si guardi da sinistra o da destra pare agonizzante o già morto. La piazza antistante l’edificio è invece completamente sterrata perchè ogni anno la prima domenica di giugno e la seconda di settembre vi si svolge il palio della tonna. Si tratta di una singolare competizione fra fantini che cavalcano asini. Oggi di “scuderie” familiari ne sono rimaste solo 3.

Alla grotta di San Bonaventura è invece legato un miracolo: pare che al suo interno San Francesco risanò il piccolo Giovanni Fidanza, poi futuro San Bonaventura.

Un’altro anfratto da visitare è l’ Antica Civitas, grotte sotterranee con affaccio sui calanchi, con oggetti della tradizione e location del film tv Pinocchio del 2008.

Civita di Bagnoregio: scorcio
Uno degli scorci caratteristici di Civita

La città di Bagnoregio

Da non sottovalutare anche la città di Bagnoregio con il suo centro storico. Risalente al VI secolo d. C. fu a lungo in competizione con la città di Orvieto e protagonista di scontri e ribellioni fino al 1870, quando entrò a far parte del Regno d’Italia.

Illustre personaggio è San Bonaventura, guarito da San Francesco e diventato suo seguace. L’unica reliquia al mondo del santo, dopo la profanazione del sepolcro avvenuta dagli ugonotti nel 1562, è il suo braccio, conservato in città, nella cattedrale di San Nicola.Una curiostà: in città sorge una piramide. Si tratta del sepolcro dei garibaldini che nel 1867 si scontrarono con le truppe pontificie.

Civita di Bagnoregio location di film

Oltre al già citato Pinocchio del 2008, questa città è stata scenografia di molti film. E’ il proprietario del negozio “al 48“, pugliese d’origine ma trasferito a Bagnoregio da decenni, a raccontarci un sacco di curiosità.

Nel suo laboratorio/negozio d’arte vende stampe e dipinti ispirati alla città che muore, alla sua storia, ai peronaggi ed agli aneddotti che l’hanno caratterizzata ed ancora oggi la caratterizzano. Sono le calamite esposte all’esterno che catturano la nostra attenzione e ci invitano a fermarci. Di lì al chiedere consigli per il pranzo e chiacchierare da vecchi amici il passo è breve. Il signore ha addirittura montato una serie di scene significative che riguardano i film girati a Civita e ce le mostra orgoglioso, raccontandoci dei vari luoghi.

Ad esempio ne “La strada” di Fellini (1954) in cui è ben riconoscibile la piazza di bagnoregio e via Roma.

Poi c’è “I due colonnelli” (1962): un luogo è conteso fra italiani e inglesi. Le scene di interno sono girate in un altro paese ma gli esterni sono quelli di porta Santa Maria ed alcune scene inquadrano il vecchio ponte di legno.

Del 1970 è invece “Contestazione generale” con Alberto Sordi parroco della cittadina che parte dalla piazza di Bagnoregio e attraversa il ponte fino a Civita.

Viaggiatrice da grande a Civita di Bagnoregio

Informazioni utili e curiosità

  • l’ingresso a Civita di Bagnoregio costa 5 euro fin o alle 19. Il biglietto si acquista subito prima del ponte. Dalle 19 in poi non si paga più così come non pagano l’ingresso coloro che hanno una prenotazione per un BeB di Civita. A proposito lo sapete che anche Paolo Crepet ha un BeB qui?
  • oltre al sito scaricate l’app CivitadiBagnoregio, disponibile per IOS e Android. Io l’ho trovata davvero utile: completa, semplice ed intuitiva;
  • Noi, su consiglio dell’ormai nostro amico del negozietto, abbiamo pranzato all’Osteria al Forno di Agnese. Io ho provato le Pincinelle al pistacchio, una pasta fatta in casa dal gusto delicato. Ottimi anche l’Amatriciana e i Ravioli al tartufo e pecorino su letto di patate. Ad innaffiare il tutto un vino rosso locale.
  • Altra curiosità: anche Tornatore ha una casa a Civita e prima non era difficile incontrarlo in giro. Qui infatti ha finito di scrivere la sceneggiatura de “L’uomo delle stelle” (1995).
  • Il 6 settembre del 2009 Papa Benedetto XVI ha compiuto una visita pastorale in città definendo san Bonaventura “serafico cantore del creato”.
Civita di Bagnoregio osterial forno di agnese
Pincinelle al pistacchio

Che fate stete già andando a Civita di Bagnoregio? Badate bene, sicuramente ve ne innamorerete…

Le foto sono mie e di Pietro.