La valle del Treja: le cascate di Montegelato e i borghi di Calcata e Mazzano Romano

Il fiume Treja crea una valle nella campagna romana in cui spiccano luoghi come le cascate di Montegelato ed i borghi di Calcata e Mazzano Romano.

Questo fiume, quasi sconosciuto, raggiunge il Tevere, di cui è affluente, all’altezza di Civita Castellana.

Il Parco della Valle del Treja è stato istituito nel 1982 ed ospita una flora ed una fauna molto ricche, con tantissimi sentieri percorribili.

Cascate monte gelato
Cascate di Montegelato

La valle del Treja: le cascate di Montegelato

Il fiume Treja, in corrispondenza di Montegelato, si divide in diversi percorsi intervallati da cascatelle che hanno fatto da sfondo a numerosi film. Ricordiamo ad esempio Francesco giullare di Dio (Rossellini 1950); Orlando ed i Paladini di Francia, Per qualche dollaro in più.

Viaggiatrice a Montegelato
Viaggiatrice da grande alle cascate

Questo territorio, frequentato dall’uomo fin dall’antichità, oggi conserva una torre medievale e l’antico mulino ad acqua realizzato nel 1800 e rimasto attivo fino agli anni ’60 del 1900. Gli elementi medievali furono inglobati nella costruzione del mulino avvenuta intorno al 1830 ad opera della famiglia Del Drago. Oggi, dopo un iniziale abbandono, la mola ospita al suo interno un punto informativo con plastici e pannelli che spiegano il funzionamento del vecchio mulino. Sono raccontati anche gli elementi più importanti del territorio circostante.

Consigliatissimo, per vivere un’esperienza a contatto con flora e fauna, l’Agriturismo Casale sul Treja.

Agriturismo  sul Treja
Casale sul Treja

La Valle del Treja: Calcata

Il così detto paese degli Hippies, in provincia di Viterbo, che avevo già visitato qualche anno fa. Arroccato su uno sperone di tufo, domina la valle del Treja e al paese vecchio è possibile accedere solo da un’unica porta. La caratteristica di questo borgo è proprio quella di essere stato dapprima abbandonato, a causa dei continui crolli tufacei, e poi ripopolato negli anni ’60 da una comunità di hippies che vive ancora lì e ha dato al paese la caratterizzazione attuale. Alcuni sostengono che Calcata sia abitata anche dalle streghe ma io vi assicuro di non averne mai incontrate.

Valle del Treja calcata
Calcata

Fatta esclusione per il castellod degli Anguillara e la Chiesa del SS. Nome di Gesù, il paese è tutto un dedalo di viuzze che finiscono sul precipizio naturale che circonda Calcata.

Le case sono semplici e le antiche cantine spesso sono state trasformate in botteghe.

A Calcata è legato inoltre il culto del sacro prepuzio di Gesù. Insomma dal sacro al profano, dal medioevo all’etnico.

Scorcio di Calcata valle del Treja
Calcata: scorcio

La Valle del Treja: Mazzano Romano

Mazzano Romano scorcio
Scorcio di Mazzano Romano

Se Calcata vi è sembrata anomala e particolare, Mazzano Romano lo è ancora di più. Potrete vedere la chiesa di San Nicola di Bari, attribuita al Vignola, demolita negli anni ’40, di cui resta in piedi solo la parete absidale. Fra le case semi abbandonate incontrerete una folta comunità felina e viandanti che persorrono la via Francigena che in questa località ha un passaggio. Superata porta Biscia 2 strade percorrono il perimetro dell’abitato fino a ricongiungersi.

Mazzano Romano valle del Treja
Mazzano Romano

Le foto della nostra escursione nella Valle del Treja fra le cascate di Montegelato, Calcata e Mazzano Romano sono mie e di Pietro.

Travel Blogger Italiane a Roma: il ghetto

Una decina di giorni fa ho avuto il piacere e l’onore di partecipare al miniblog tour organizzato dalle Travel Blogger Italiane nel ghetto di Roma assieme a Eleonora di Avventure Ovunque e Sara di Itinerari Religiosi. A farci da guida la bravissima Claudia di ArtWanderlust.

Travel Blogger Italiane al ghetto: a pranzo da Nonna Betta

Il nostro itinerario parte nel migliore dei modi possibili: accolte per pranzo dal calore, dalla cortesia e dal buon cibo del ristorante Nonna Betta, un ristorante di tradizione giudaica con cucina kosher. Un ambiente curato nei dettagli con alle pareti le riproduzioni degli acquerelli di Roesler Franz conservati al Museo di Roma in Trastevere. Sono questi scorci del ghetto così com’era prima delle demolizioni del 1800.

Il pranzo è un trionfo di bontà: concia romana di zucchine, carciofi alla giudia, alici fritte, pezzetti fritti. Tre assaggi di primi della tradizione leggermente rivisitati: carbonara con zucchine, gricia con carciofi e cacio e pepe con cicoria. E poi un dolce fatto di semolino, cocco e succo di limone: non esattamente giudaico ma comunque di derivazione orientale.

Alla fine del pranzo Michele, che è stato il nostro riferimento, ci racconta come preparare i carciofi alla giudia e alcune curiosità sulla cucina kosher. Ad esempio che il maiale de i frutti di mare sono vieetati e che loro sostituiscono il maiale con la carne secca di manzo. Poi ci regala la tessera che ci fa diventare nipoti onorari di nonna Betta: ad ogni pasto consumato viene aggiunto un carciofino adesivo e raggiunti i 6 carciofini si guadagna il grembiule col marchio del locale.

Siamo ora pronte per la nostra visita al quartiere.

Travel blogger Italiane ghetto: nonna betta
Nonna Betta

La visita guidata di Claudia

Claudia è una guida abilitata e nelle 3 ore che impieghiamo per girare con calma fra i vicoli del ghetto di Roma ci racconta un sacco di curiosità.

Il nostro tour parte dal portico di Ottavia, sorella dell’imperatore Augusto e moglie di Marco Antonio, vittima di una politica matrimoniale fatta di alleanze e abbandoni. Sul portico svetta una targa in latino: tutte le teste dei pesci che superavano quelle dimensioni dovevano essere consegante ai conservatori. Era infatti risaputo che la testa era la parte migliore del pesce per fare la zuppa. Era questa infatti la zona delle pescherie: molti reperti antichi erano utilizzati come banchi per il pesce. Superato il portico si ha accesso alla chiesa proprio di Sant’Angelo in Pescheria. Sulla destra del portico invece un bassorilievo con l’immagine di Sant’Andrea, protettore dei pescivendoli, riconoscibile dal suo attributo iconografico, la croce ad X.

Qui mi limito a raccontarvi le notizie che mi hanno colpita maggiormente mentre per una descrizione più dettagliata del Ghetto vi invito a leggere l’articolo di Claudia.

Travel blogger Italiane:scorcio del ghetto

Ad esempio mi ha molto incuriosita, a proposito della fontana delle Tartarughe, il fatto che le tartarughe non fossero previste nel progetto iniziale ma che dovessero esserci dei delfini. Secondo la leggenda inoltre questa fontana fu costruita in una notte per volere di un fidanzato che voleva a tutti costi dimostrare al suocero di che pasta era fatto. Difronte alla fontana c’è infatti una finestra murata che fu utilizzata, sempre secondo la leggenda, in coccasione della costruzione della stessa.

Via della Reginella conserva invece quello che doveva essere l’aspetto originale del ghetto. Al numero 2 della strada incontriamo una delle Pietre d’inciampo, opera dell’artista Demnig: ricordo delle case da cui furono portati via gli Ebrei. Qui viveva Settimia Spizzichino, l’unica donna ad essere tornata viva da Aushwitz.

Travel blogger Italiane ghetto: piazza cinque scole
Piazza delle Cinque Scole

L’aperitivo al ghetto: Fonzie buger’s House

Al tramonto le Travel Blogger Italiane hanno avuto un altro appuntamento al ghetto: da Fonzie Burger’s House. Panini e prodotti a base di carne ma macelatti secondo le regole kosher e che non associa mai carne e latta.

Ogni panino è un autentico spettacolo: noi abbiamo provato il Crispy Royal, il Fresh, i Nuggets, la pizza romana con Roast-Beef, il Tatanka e lo Steak Sandwich. E per finire le Fonzine, un dolce affatto leggero. Tutto davvero ottimo e di qualità.

Altro amico che ci ha accompagnato in questa avventura Pemcards, con la possibilità di stampare le nostre #cartolinedaroma.

Fonzie Burger’s House

Le foto sono mie.

Visitare il parco dell’Appia Antica

Nonostante ormai gli anni di vita a Roma siano quasi 6, lo scorso week end sono stata per la prima volta a visitare il parco dell’ Appia Antica.

Paesaggio Parco Appia Antica Prco Appia antica romaViaggiatrice da grande al parco dell' Appia antica

Il Parco dell’Appia Antica: la storia

Partiamo dalla premessa che di domenica la via è chiusa al traffico e diventa la più grande isola pedonale della città per cui visitare il Parco dell’Appia Antica diventa davvero agevole e piacevole.

La Via Appia, la Regina Viarum che collegava Roma a Brindisi, con i suoi monumenti e gli alberi che la fiancheggiano (piantati all’inizio del 1900) è un complesso unico ed indivisibile, considerato monumenti di interesse nazionale e patrimonio di tutti. Va quindi rispettata e conservata.

Regina viarum: parco appia anticaCarmen al parco dell' Appia antica

Inizialmente partiva da Porta Capena, presso il Circo Massimo è in modo lineare giungeva fino a Capua e poi a Brindisi. Fu realizzata fra IV e III SEC a. C. Nei primi 4 km attualmente la via non è visibile ed i suoi monumenti sono raggiungibili da Via delle Terme di Caracalla e via di Porta San Sebastiano.

All’altezza della chiesa “Domino quo Vadis?”, all’incrocio con via Ardeatina, parte un lungo rettilineo con centinaia di monumenti lungo i bordi.

Tramonto al parco dell' Appia anticaGatto al parco Appia antica

La Via Appia fu il mezzo attraverso cui, dalle floride colonie greche del Sud, giunsero nella capitale il teatro, l’arte e la conoscenza della lingua greca.

La stessa via fu sede della crocifissione degli schiavi ribelli guidati da Spartaco nel 71 a. C., come monito per altri schiavi. Fu inoltre restaurata da Augusto, Vespasiano, Adriano e Traiano, che ne realizzó anche una diramazione che raggiungeva Brindisi attraverso l’Apulia, toccando per lo più le coste.

Le tecniche costruttive utilizzate furono le migliori dell’epoca tant’è che la strada era percorribile con ogni mezzo ed in ogni condizione atmosferica. Era larga 4.10 m in modo da permettere i 2 sensi di marcia ed era dotata di marciapiedi pedonali. Fu su questa strada che per la prima volta comparvero le pietre miliari.

Basolato  parco Appia anticapo

Durante il medioevo divenne la via dei crociati che da Brindisi salpavano verso la Terra Santa.

Negli anni ’50 e ’60 dello scorso secolo, lungo il suo asse sorsero ville esclusive legate all’alta società romana, ma nel 1988 venne istituito l’Ente Parco per far fronte alla speculazione edilizia e tutelare la via stessa. Nel 2016 è stato istituito invece il Parco Archeologico dell’Appia Antica.

Vegetazione parco Appia AnticaScorcio parco Appia Antica

I luoghi

Il parco archeologico comprende gli acquedotti Claudio, Marcio e Anio Novus; la Torre Fiscale; il Parco e la Villa dei Quintili (di cui vi parlerò in un post specifico poiché fa parte delle 101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita); il Parco della Caffarella; l’Antiquarium di Lucrezia Romana; il complesso di Capo di Bove; il Mausoleo di Cecilia Metella e Castrum Caetani; Tor Marancia; le tombe della Via Latina; Santa Maria Nova; la Villa Sette Bassi.

Paesaggio parco dell' Appia anticaErbe spontanee nel parco Appia antica

Sul sito turismoroma potete reperire tutte le informazioni per organizzare la visita.

Consigliatissimo percorrerla in bicicletta o con una escursione a cavallo. Io ho noleggiato la bici all’ingresso del parco dalla parte della fermata metro  Colli Albani: Casa del Parco di Vigna Cardinali/Valle della Caffarella . Personale gentilissimo, disponibile e prezzi accessibilissimi (3 euro all’ora).

Parco Appia antica monumento funebre

(Foto mie e di Pietro)

Cartolinedacasa: il progetto delle Travel Blogger Italiane

Da poco più (o poco meno) di un anno faccio parte di un gruppo di donne sensazionali, le Travel Blogger Italiane. Per rispondere a questa situazione di crisi ed incertezza e per valorizzare al massimo la nostra Italia, in seno al gruppo è nato il progetto cartolinedacasa delle Travel Blogger Italiane.

Cartoline da casa roma travel blogger italiane

La challenge è aperta non solo ai blogger: nelle proprie stories Instagram si carica un selfie con in mano una cartolina, geolocalizzandosi, con l’hastag  #cartolinedacasa e il tag  @travelbloggeritaliane.

Se non si ha una cartolina  la si può creare. E questo per me è stato uno degli aspetti più divertenti.

Ovviamente, complice la scatola di pastelli acquerellabili che mi ha fatto compagnia per tutto il lockdown ed un album di carta da acquerello proprio in formato cartolina (fabriano) ho deciso che avrei dipinto io la mia compagna di selfie per questa iniziativa.

La mia idea era quella di creare una cartolina passpartout dedicata alle travel blogger italiane, che avrei utilizzato in più luoghi.

Ma il mio fidanzato, che mi sfida sempre a mettermi in gioco alla grande, mi ha consigliato di dipingere cartoline diverse per ogni luogo. E così ho fatto…

La mia prima cartolina non può arrivare che da piazza San Pietro a Roma

Cosa aspettate a partecipare? Io ho già taggato nelle mie storie Instagram 3 amici per sfidarli…Fatelo anche voi! Le stories saranno ripostate dalle travel blogger italiane e le troverete anche nelle loro stories in evidenza.

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Ecco la mia prima foto con cartolina ed il primo video “introduttivo”…Ma vi assicuro che ce ne saranno altri…ci ho preso gusto!

Continuate a seguire il progetto cartolinedacasa delle Travel Blogger Italiane.

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 18 appassionarsi alla pittura davanti a Giuditta e Oloferne e la Fornarina

Fra le 101 cose da fare a Roma ce n’è una che riguarda la pittura: parla di Raffaello e Caravaggio. Siamo a Palazzo Barberini…

Oggi vi porto virtualmente  con me in un museo di Roma che solitamente i turisti visitano raramente  (e io stessa ci sono stata una sola volta un po’ di anni fa escludendo la mostra su Arcimboldo come seconda volta).

Palazzo Barberini Roma

Il museo in questione è la Galleria d’arte antica di Palazzo Barberi.

Partiamo in questo viaggio fra le 101 cose da fare a Roma che riguarda la pittura…ma analizziamo prima la location.

L’ingresso è su via delle quattro fontane, la strada in salita che da Piazza Barberini va verso il Quirinale e il Viminale (metro A, Fermata Barberini).

Il seicentesco Palazzo Barberini, che già di per sé vale la visita, ospita la Galleria. Si tratta infatti della nuova residenza della nobile  famiglia la cui prima abitazionea era in via dei Giubbonari, nella zona di Campo de’ Fiori. Il nuovo palazzo  fu realizzato fra il 1625 e il 1633 grazie alle idee di grandi artisti quali Maderno, Bernini e Borromini. Le sontuose decorazioni probabilmente videro la luce  grazie all’afflusso nelle casse della famiglia di denaro proveniente  dal Vaticano, poiché era Papa allora Urbano VIII appartenente alla stessa famiglia.

Pensate che a quei tempi il palazzo appariva come l’ultimo sprazzo di civiltà nella zona, poi più nulla, solo boschi e vigne tutt’intorno.

La prima volta che ci sono stata, come faccio sempre quando visito un grande museo, ho comprato una guida. Purtroppo io e la mia guida siamo separate nel lockdown, trovandomi io a Roma e lei a Toritto, a casa dei miei…quindi inutilizzabile per scrivere questo post…

Il palazzo

Palazzo Barberini Roma 101 cose pittura

Il progetto, con pianta ad H, ampliamento del precedente palazzo appartenente alla famiglia Sforza, era di Maderno. Il giovane Borromini lo aiutò.  L’esempio seguito fu quello di Villa Farnesina. Azzurri progettò la cancellata d’ingresso, realizzata nel 1865 con i 2 telamoni scolpiti. La facciata è formata da 7 campate che si ripetono sui 3 piani definiti dai 3 ordini architettonici (dorico, ionico e corinzio). I giardini sono posti ad un livello più alto del piano terra. Essi inizialmente erano un vero e proprio parco con tanto di animali (es. struzzi, cammelli) poi furono risistemati secondo  il gusto settecentesco e ottocentesco e via via ridotti con l’urbanizzazione novecentesca ed in particolare del periodo fascista.

Alla morte di Maderno la direzione dei lavori passò a Bernini . Fu questo infatti uno dei tanti esempi che rese all’epoca Bernini favorito rispetto a Borromini creando pertanto inimicizia fra i due (non si tratta quindi solo di una leggenda e di dicerie). Tuttavia Borromini continuò a collaborare al cantiere ed a lui si devono l’elegante scala elicoidale nell’ala ovest del palazzo e numerosi altri particolari costruttivi e decorativi.

Le decorazioni

Il famoso scalone d’onore a pianta quadrata nell’ala est è invece opera di Bernini, così come la facciata ed il giardino all’italiana, progettato per realizzare un illusorio e raffinato spazio archeologico. Il bassorilievo che rappresenta il leone, posto presso lo scalone d’onore, è un originale d’età romana  e proviene da Villa Adriana a Tivoli. Ma l’animale maggiormente rappresentato nel palazzo è l’ape, simbolo della famiglia Barberini, presente nel suo stemma araldico ed in tutte le opere d’arte da essa commissionate (ad esempio anche sul baldacchino del Bernini nella Basilica di San Pietro).

101 cose roma scalinata

Nel 1632 fu inaugurato il teatro all’interno del palazzo mentre fra il 1632 e il 1639 Pietro da Cortona decorò il grande salone al piano nobile sulla cui volta campeggia un affresco con il Trionfo della Divina Provvidenza.

Il dipinto non ha un punto prospettico centrale su cui orientare la visione ma prevale l’illusione  e la prospettiva da sotto in su. Lo stesso pittore decorò, assieme ad alcuni suoi allievi, una parte della cappella del palazzo. Nel 1949 l’edificio fu acquistato dallo Stato.

Palazzo Barberini

101 cose da fare a Roma: Le collezioni di pittura

Durante il suo pontificato Urbano VIII aveva molto arricchito le raccolte della famiglia Barberini  suddividendole fra l’antiquarium di Villa Barberini a Castel Gandolfo e il palazzo in questione. Nonostante le traversie storiche , la collezione  di reperti di arte antica era ancora abbastanza integra quando, nel 1934, con regio decreto, si abolirono una serie di vincoli. Quindi molti pezzi vennero dispersi fra l’Europa e gli Stati Uniti.

Fin dal momento dell’acquisto da parte dello Stato si era pensato di adibire le sale del palazzo a museo, ma l’affitto al Circolo Ufficiali delle forze Armate, e la controversia ad esso legata, si protrasse ancora per lunghissimi anni. Solo nel 2006 il palazzo fu completamente assegnato alla Galleria d’Arte Antica. Dal 2010  l’allestimento della Galleria è stato ampliato e suddiviso: al piano terra le opere del 1300 e del 1400, al piano nobile la collezione del 1500 e 1600 e al secondo piano l’arte del 1700.

Le star della collezione

Fra le opere più note abbiamo appunto le due star citate nel titolo di questo capitolo del libro “101 cose da farea a Roma almeno una volta nella vita”. Esse sono la “Fornarina” di Raffaello e “Giuditta ed Oloferne” di Caravaggio.

Non si può in questo momento storico nominare la Fornarina senza pensare alla grande mostra che le scuderie del Quirinale dedicano a Raffaello, esibizione che non abbiamo ancora avuto modo di fruire a causa del lockdown. La Fornarina è senza dubbio uno dei capolavori del maestro. Nell’incarnato della fanciulla (secondo la tradizione un’amante dello stesso artista) emerge l’unione fra l’arte classica e le novità dell’epoca. Se la ragazza sia realmente Margherita, l’amata dell’urbinate, figlia di un fornaio, è ancora in dubbio…

Fornarina Barberini Roma

Altra celebrità indiscussa del museo è il dipinto con “Giuditta e Oloferne” di Caravaggio. E qui il mio cuore accelera il battito per il mio artista preferito. Il ribelle Michelangelo Merisi da Caravaggio giunto a Roma era protetto dal Cardinal Del Monte. Le sue opere dai fondi scuri rispecchiano esattamente la teatralità del Barocco. Anche in questo quadro l’eroina biblica , col volto concentrato nell’azione , si trova in un luogo non definito. A caratterizzare l’ambiente è solo un drappo rosso sullo sfondo. Una vecchia accanto assiste alla scena mentre Oloferne , con lo sgardo vitreo, ha i muscoli tesi nell’ultimo spasimo di vita…

Caravaggio Barberini roma

Sono riuscita con queste descrizioni a condurvi con me nel Palazzo? E nella realtà ci siete mai stati?

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita…innamorarsi della pittura…Che ne pensate??

Per info: https://www.barberinicorsini.org/

(le foto della facciata e delle due opere sono prese dal web mentre quelle del cortile sono mie, scattate in occasione della mostra su Arcimboldo)

Vorrei andare a Fregene

Aprile…Si vorrei andare a Fregene. Infatti questi, per me e le mie amiche, sarebbero stati i giorni dei primi vagabondaggi verso il mare. Da quando vivo a Roma, con l’inizio della bella stagione il fine settimana è dedicato all’esplorazione delle spiagge del litorale: da Santa Severa a Ladispoli, da Ostia a Santa Marinella.

Quest’anno per la prima tintarella devo accontentarmi del balcone di casa. Ma, ironia della sorte ( o forse un segreto sesto senso) una delle mie ultime uscite ufficiali, prima dell’ inizio della quarantena è stata proprio al mare: a Fregene.

Mare a Fregene

Non era la mia prima volta su questa spiaggia ma non è neppure fra le località marittime che frequento abitualmente. Ciò accade probabilmente perché i mezzi per raggiungerla non sono comodissimi ed è preferibile arrivarci in auto.

Vorrei andare a Fregene: luoghi e curiosità

Siamo a circa 30 km da Roma, in quella che, dal 1992, è a tutti gli effetti una frazione del comune di Fiumicino (mentre prima apparteneva al comune di Roma).

Fregene è famosa, oltre che per il mare e la spiaggia, per la sua pineta, voluta nel 1666 da Papà Clemente IX per difendere i campi coltivati dai venti salmastri che provenivano dal mare. Altro intento era quello di drenare gli acquitrini della zona. La stessa pineta è oggi ritrovo per gli amanti della bicicletta e dei pic-nic. Tale caratterizzazione le appartiene da quando, dopo la seconda Guerra Mondiale, Fregene divenne luogo di villeggiatura privilegiato per i ricchi della capitale. È composta di pini e lecci e, dal 2014, è stata intitolata a Federico Fellini che, in numerosi suoi film, ha citato questo luogo.

Ma torniamo al mare…Altro aspetto caratteristico della cittadina è il villaggio dei pescatori, sorto nella zona Nord. Siamo sempre sempre dopo il secondo conflitto mondiale. E’ composto di capanni costruiti direttamente sull’arenile ad opera dei pescatori. Poi tale area fu trasformata (pare abusivamente), negli anni ‘50, con la costruzione di villette ed edifici molto vicini fra loro. Un impianto urbanistico ed architettonico differente rispetto al resto dell’abitato.

È oggi il centro di locali e ristoranti, ed attrattiva soprattutto per i giovani, che vi rivedono quel passato nostalgico come luogo prediletto di artisti e personaggi del mondo del cinema. Come non citare in particolare due ristoranti (suggeriti da Federica e David esperti conoscitori ed amanti della località di mare): la Baia e Mastino. Quest’ultimo pare sia nato nel 1961 da un’idea di Federico Fellini che stava girando a Fregene alcune scene de “Lo sceicco bianco”.

Fra gli altri personaggi della “dolce vita” di Fregene ricordiamo anche Alberto Moravia, Ettore Scola, i fratelli Vanzina.

Negli anni ‘90 furono le discoteche ad accendere la notte del litorale mentre oggi Fregene è il regno delle partite a Beach volley e degli aperitivi sulla spiaggia. Chi non ha mai sentito parlare (soprattutto a Roma e dintorni) del famoso aperitivo al tramonto organizzato dal Beach club Singita o dal Riva?

D’estate nella cittadina di svolge anche un premio letterario omonimo, portando Fregene a dover convivere con le sue due anime: quella festaiola ed allegra d’estate e quella più dimessa e tranquilla d’inverno, con il fiore all’occhiello delle sue eccellenze gastronomiche.

A Sud di Fregene è invece possibile visitare l’oasi di Macchiagrande, una riserva ecologica che, dal 1996 fa parte della riserva naturale statale “Litorale Romano”ed è gestita dal WWF. Ospita molte specie di uccelli acquatici come il cormorano ed il germano reale; istrici, testuggini e conigli selvatici.

Vorrei andare a Fregene: un po’ di storia

La storia di Fregene invece comincia con gli Etruschi: era una cittadina abbastanza famosa poiché era la sede di una salina e di un porto alla foce del fiume Arrone.

Fu poi distrutta dai Romani è dimenticata fino al 1928 quando, con la bonifica delle paludi del Maccarese, risorse come sede balneare estiva. Vide poi sorgere il già citato villaggio dei pescatori e l’ampliarsi del centro abitato. Il resto della storia ve l’ho già raccontato.

FregeneMare a Fregene

(Le foto sono mie e di Pietro.)

Ringrazio Federica per le dritte e i suggerimenti senza dimenticare il consiglio più importante: se siete a Fregene, dopo cena recatevi in piazzetta per assaggiare le zoccolette. Si tratta di un dolce tipico di Roma e dintorni e consiste di pasta lievitata fritta e ricoperta di nutella. Visto che ultimamente spesso mi chiedete le ricette vi lascio il link.

Approfondimenti

WWF: È la più grande organizzazione mondiale per la difesa degli animali e la conservazione della natura. È nata nel 1961 ed oggi consta di 24 organizzazioni nazionali e 5 affiliate e agisce su 96 paesi. Esistono oltre 1300 progetti annui, dislocati nei vari uffici nazionali che sono indipendenti ma coerenti con i programmi e gli obiettivi internazionali (la sede è Gland, in Svizzera). Il WWF Italia è nato nel 1966: ha una sede centrale a Roma e circa 200 strutture territoriali che svolgono funzioni di tutela, denuncia e sensibilizzazione. Uno degli obiettivi è la sostenibilità, agendo sia sugli ambienti naturali che sui piani economici ed industriali.

Fiume Arrone: è un fiume del Lazio che scorre in provincia di Roma. È lungo circa 35 km: nasce presso il lago di Bracciano e sfocia nel marcTirreno fra Fregene e Maccarese. Ad esso sono legate le sorgenti dell’Acqua Claudia. Per la sconsideratezza umana nel costruire senza criterio, lo straripamento di questo fiume ha spesso creato ingenti danni.

Lo sceicco bianco: è un film comico del 1952 diretto da Federico Fellini e con protagonista Alberto Sordi. È la storia di due sposini che trascorrono il viaggio di nozze a Roma: lui vorrebbe far colpo su suo zio e sulla sua famiglia mentre lei spera di incontrare il protagonista del suo fotoromanzo preferito, appunto “lo sceicco bianco”. Così la sposina scappa e, raggiunta la casa di produzione, riesce a coronare il suo sogno. Ma il personaggio si dimostra un traditore seriale e tenta di sedurre la giovane. Lei non vede e torna dal marito che, nonostante le mille peripezie per non far sapere allo zio della scomparsa della moglie, la perdona.

Questo è considerato il primo vero film di Fellini poiché nel precedente lavoro “Le luci del varietà” egli aveva diviso la regia con Alberto Lattuada.

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 16 fare il giro dei caffè più buoni della città

 

 

Fare il giro dei caffè più buoni della città: ho cominciato questo progetto delle 101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita un po’ di anni fa, quando mi sono trasferita in città. Il libro lo conoscevo già ma venendo a vivere qui ho deciso, come vi ho già raccontato nel primo post dedicato al progetto, di visitare tutti i luoghi nominati e postare una foto sui luoghi nominati e postare una foto sui miei canali social (Facebook e Instagram). Poi è nato il blog e da lì la voglia e la necessità di raccontare.

Ma veniamo al capitolo in questione…

Parliamo di caffè…Io non sono mai stata una grande consumatrice di questa bevanda. Fino a circa una decina di anni fa la mia assunzione di caffè si limitava a qualche goccia nel caffellatte al mattino. Poi, quando ho iniziato ad insegnare, è diventato un modo per fare gruppo con le mie colleghe e ritagliarci una pausa nel lavoro.

Ancora oggi mi limito alla porzione del mattino appena sveglia e ad un solo altro caffè (massimo 2) durante la giornata poiché, iperattiva come sono, rischierei di avere poi grandi difficoltà nell’addormentarmi.

Non posso negare però di aver riscoperto il valore conviviale di questo liquido scuro e di aver capito come esso sia realmente l’occasione per rivedere amici e parenti e scambiare due chiacchiere. Se poi il caffè è anche buono le chiacchiere sono migliori…

Sebbene in Italia la patria indiscussa del caffè sia Napoli e nonostante la prima macchina per L’Espresso fu inventata a Milano, anche Roma si distingue nella preparazione di questa bevanda.

Due sono i luoghi epici nella capitale per il caffè: Sant’Eustachio e Tazza D’Oro.

101 cose da fare a Roma: il caffè Sant’Eustachio

Nel caffè Sant’Eustachio ci sono stata un paio di volte: una volta in tempi non sospetti, quando ancora non vivevo in città è una seconda volta in questi anni, quando ci ho accompagnato una mia amica per farle vivere l’esperienza della specialità del luogo. Sto parlando del Gran Caffè, rigorosamente con le iniziali in maiuscolo. Un caffè servito già zuccherato è ricoperto da una spessa cremina (se lo si senza zucchero occorre dichiararlo in precedenza). Il bar, nell’omonimo rione, non lontano dal Senato, non è molto grande e all’esterno, sulla pittoresca piazzetta, sono sistemati 5/6 tavolini, sempre stracolmi di autoctoni e turisti. Il personale ha tutte le caratteristiche di chi lavora in un caffè a Roma: cordialità e simpatia.

Questo caffè esiste dal 1938: la tostatura avviene nel locale e la materia prima può anche essere acquistata in loco, in comodi sacchetti, da portare a casa. Si fa onore il caffè Sant’Eustachio poiché è sostenibile: acquista i prodotti in modo solidale e responsabile attraverso l’Altromercato (vedi approfondimento a fine post). Il caffè è comprato ad un prezzo giusto e si viene a creare una relazione commerciale duratura che favorisce lo sviluppo dei progetti locali di cooperative situate in Repubblica Domenicana, Brasile, Guatemala ed Etiopia, sempre nel rispetto dell’ambiente.

Mosaici ed arredi qui sono tutti originali e l’apparecchio per la tostatura a legna, del 1948, è ancora funzionante.

Ammetto che questo caffè mi sta molto a cuore, forse perché sono molto legata al santo di cui porta il nome, poiché ne ho parlato nella mia tesi di laurea triennale. Ma di ciò trovate un piccolo approfondimento alla fine del post.

101 cose da fare a Roma: il caffè Tazza d’oro

Spostiamoci un po’ e raggiungiamo Piazza delle Rotonda, con il suo maestoso Pantheon, li dove svetta anche un’altra delle 101 cose da fare a Roma di cui vi ho già parlato.

Lì di fianco sorge il secondo caffè sul podio: il bar Tazza d’Oro. La sua specialità è la granatina con panna, a cui si è aggiunta la versione più calorica con panna sopra e panna sotto. Ma i puristi del caffè potranno certamente gustare anche la bevanda nella sua classica tazzina, senza farsi distrarre dalla vita romana che imperversa tutto intorno. Una vera chicca, che non si può fare a meno di notare, è il distributore automatico fuori dal bar: per chi avesse urgenza di miscela arabica, chicchi di caffè o addirittura di tazzine e macchinette per preparare la calda bevanda.

Non mi sento di esprimere il mio giudizio su quale sia il mio preferito ed il migliore fra i due ma mi discosto un po’ dal capitolo del libro in questione e aggiungo un terzo caffè da tenere in conto: l’Antico Caffè Greco.

101 cose da fare a Roma: il caffè Greco

Un caffè d’altri tempi, sito in via Condotti dal 1760, nato come una sorta di rivoluzione nella Roma non ancora abituata all’assunzione di questa bevanda. È stato questo il luogo in cui hanno sorteggiato caffè da Casanova a Goethe, da Keats a Shelley e persino Shopenhauer, Stendhal e Silvio Pellico. Fino ad attori di Hollywood del calibro di Paul Newman e Audrey Hepburn. Due curiosità da mettere in evidenza: alcuni artisti avevano l’abitudine di utilizzare l’Antico caffè Greco come fermoposta, facendo arrivare qui la propria corrispondenza. Altra cosa degna di nota è una delle cinque sale di cui è composto il locale: la sala Roma è completamente affrescata con vedute di Roma classica realizzare nel 1897 dal pittore vedutista Vincenzo Giovannini.

 

Se ancora non ne avete abbastanza di caffè e bar, per uno sguardo più ampio su quello che è il panorama dell’offerta in città, vi consiglio il libro “i bar a Roma” di cui ho già scritto in un precedente post su questo blog.

Io un’idea su quale possa essere il mio caffè preferito me la sono fatta. E voi? Cosa ne pensate?

La foto è mia di qualche tempo fa.

101 cose da fare a Roma a proposito di caffè: approfondimenti

Altroconsumo: consorzio nato nel 1989 è formato da 120!organizzatori. Non ha fino di lucro e promuove in Italia il commercio equo e solidale. Infatti finanzia, produce e commercializza prodotti alimentari che provengono da Africa, Asia ed America Latina. Inoltre ha il compito di sensibilizzare sui problemi di disparità economica far il nord ed il sud del mondo. Oggi conta più di 100 Botteghe del Mondo con oltre 230 punti vendita in Italia. Con i suoi circa 3000 volontari impegnati, é la prima organizzazione in Italia per il commercio equo e solidale e la seconda al Mondo.

Sant’Eustachio: santo martire romano vissuto fra il I e il II secolo. Dalla leggenda è identificato con il generale Placido un pagano poi convertito al cristianesimo. La conversione avvenne perchè, durante una battuta di caccia, egli vide un crocifisso fra le corna di un cervo che pertanto è diventato suo simbolo e suo attributo iconografico.

Il presepe dei netturbini a Roma

Quando tutto ciò sarà finito, se non ci siete mai stati (ma se ci siete già stati è sempre bello tornarci) dovete assolutamente uscire dai soliti percorsi turistici e fare una sosta al Presepe dei Netturbini di Roma.

Presepe dei netturbini: natività

Siamo in zona San Pietro, dalla parte di via Porta Cavalleggeri, non lontano da via Gregorio VII.

In alcuni spazi dell’Ama il Signor Giuseppe (ex netturbino in pensione), dal 1972 ha realizzato una natività senza eguali. Con l’aiuto dei colleghi, in 3 mesi ha completato la sua prima opera. Da lì la nascita di un capolavoro conosciuto in tutto il mondo, una mostra perenne e un luogo di preghiera. Tanto famoso da essere visitato anche dal beato Giovanni Paolo II e dalla beata Madre Teresa di Calcutta. Giovanni Paolo II vi era particolarmente affezionato e ne ricordava tantissimi particolari.

Presepe dei netturbini. ParticolarePresepe dei netturbini. Particolare

A me in particolare hanno colpito le migliaia (circa 2300) pietre provenienti da tutto il mondo (e anche dalla Luna) incastonate alla base della scena sacra. Nella mia ultima visita ho avuti l’onore di parlare direttamente con l’artefice di tutto ciò, il signor Giuseppe. E fra una foto e la recita di una poesia (componimenti scritto da lui) gli ho chiesto se posso portargli una pietra del mio paese, Toritto e se la metterà nella sua opera. La risposta è stata positiva quindi cercherò di tornare a breve e farli dono di un pezzettino delle mie origini. Che grande onore far parte di questo simbolo di unione e fratellanza fra i popoli!

Presepe dei netturbiniPresepe dei netturbini

Ogni anno il presepe si arricchisce di particolari: circa 100 abitazioni realizzate in tufo e selce (il materiale dei sanpietrini) con tanto di finestre, porte, un comignolo che fuma. 3 fiumi (9.50 m complessivi), 54 m di strade, 7 ponti, 18 m di acquedotti con 38 arcate. L’acquedotto più piccolo è stato realizzato con frammenti della facciata e del colonnato di San Pietro donati nel 1979 dal cardinale Noè in occasione del restauro della Basilica. E poi ancora una grotta con stalattiti, il cielo stellato, sorgenti d’acqua, 730 gradini (pietre da San Pietro, Betlemme, Greccio e San Giovanni Rotondo), 50 sacchi cuciti da una nobile romana con all’interno sale e cereali. 270 personaggi, 163 pecorelle, cani, buoi, cammelli, asini…

Presepe dei netturbiniPresepe dei netturbini. Genealogia di Gesù

Nella sala si possono anche ammirare una serie di dipinti.

Nel 2011, in occasione dei 40 anni del presepe, è stato realizzato un dipinto che mostra l’evolversi della professione del netturbino e il bollo celebrativo dell’evento.

Fra i visitatori illustri anche Paolo VI (1974), Benedetto XVI (2006), i cardinali Angelo Sodano, Tarcisio Bertone, Gianfranco Ravasi, Giulio Andreotti (1991) e Giorgio Napolitano (2007).

Nel 2012 anche la Madonna pellegrina di Fatima ha sostato davanti al presepe.

Presepe dei netturbini. Saggina.Presepe dei netturbini. Pietra lunare

Incontrare il signor Giuseppe Ianni è un’esperienza unica. 80 anni passati da un po’, lui chiacchiera, racconta della sua famiglia ed episodi legati al luogo (dal ramo secco fiorito alla statua di Maria arrivata per caso e restaurata in loco). Ti interroga sul catechismo (in particolare sulla genealogia di Gesù) e poi conosce esattamente le luci e l’angolazione migliore per scattare una foto in posa davanti al suo capolavoro.

Mostra permanente e ingresso gratuito.

Il presepe dei netturbini a Roma: approfondimenti

Giovanni Paolo II: Papa dal 1978 al 2005. Nel 2011 è stato proclamato beato e nel 2014 santo (festeggiato il 22 ottobre). Primo Papa di origine polacca. Il suo pontificato fu conservatore ma attivo su più fronti. Compì ben 104 viaggi apostolici di grande esempio dal punto di vista ecumenico.

Madre Teresa di Calcutta: religiosa albanese naturalizzata indiana, della Congregazione religiosa delle Missionarie della Carità. Una delle persone più famose al mondo per il suo lavoro fra i poveri di Calcutta. Proclamata beata nel 2003 e Santa nel 2016. Dapprima fu insegnante, poi uscì dal convento e si mise al servizio dei più poveri fino a fondare, nel 1950, le Missionarie della Cartà, scegliendo come “divisa” un sari bianco a righe blu, i colori della casta indiana più povera. Nel 1979 ottenne il Premio Nobel per la pace.

Cardinale Virgilio Noè (1922-2001): studió a Pavia e a Roma fu maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, sotto Paolo VI; poi cappellano della Gendarmeria Pontificia. Dal 1991 al 2002 fu presidente della Fabbrica di San Pietro.

Papa Paolo VI (1897- 1978): eletto Papa nel 1963, beatificato nel 2014 e santificato nel 2018. Originario di Brescia, ordinato sacerdote fu diplomatico in Polonia. Fu stretto collaboratore di Pio XII e poi arcivescovo di Milano. Eletto cardinale da Giovanni XXIII e poi Papa dal conclave del 1963, come già detto. Uomo mite, riservato ma molto erudito. Fu il primo pontefice a viaggiare in aeroplano raggiungendo, nel 1964, la Terra Santa.

Benedetto XVI: Papa emerito della chiesa cattolica, in carica dal 2005 al 2013. Grande teologo di origine tedesca. Nel 1962 partecipò al Concilio Vaticano II e nel 1977 divenne cardinale e fu nominato successivamente Decano del Sacro Collegio. Il suo pontificato ha ribadito molti aspetti della tradizione (es. importanza dell’uso del latino) ed egli ha compiuto viaggi apostolici in 21 paesi.

Cardinal Angelo Sodano: cardinale ed arcivescovo. Ha operato in Ecuador, Uruguay e Cile. Poi nominato cardinale e segretario di stato.

Cardinal Tarcisio Bertone: cardinale, accademico e rettore, segretario di Stato del Papa. Originario del Piemonte diviene sacerdote ed insegnante di teologia a Roma e poi rettore della Pontificia Università Salesiana. Nel 2000, incaricato di pubblicare la terza parte del mistero di Fatima, dialoga con la veggente Lucia. Nel 2006 è nominato segretario di Stato.

Cardinal Gianfranco Ravasi: cardinale,biblista, teologo ed ebraista italiano. Originario della Brianza. Ordinato presbitero alterna i suoi impegni religiosi con la passione per l’archeologia e si occupa di divulgazione biblica. Nel 2010 è creato cardinale. È stato commissario generale della Santa Sede presso Expo 2015.

Giulio Andreotti (1919-2013): politico, scrittore e giornalista italiano. Politico con il maggior numero di incarichi governativi nella storia della nostra repubblica. Originario di Roma, laureato in giurisprudenza.

Giorgio Napolitano: Presidente della Repubblica italiana (2006-2015), precedentemente presidente della Camera, ministro dell’interno,deputato, europarlamentare e senatore a vita (dal 2005). Primo Presidente italiano ad essere rieletto per un secondo mandato. Originario di Napoli è laureato in giurisprudenza all’Università Federico II.

Foto mie e di SILVANA che era con me nell’ultima visita al presepe dei netturbini di Roma.

Frida Kahlo: il caos dentro – Spazio eventi Tirso- Roma

Ottobre è mese di inizio mostre e Roma non fa eccezione. Da tempo circolavano link ed notizie su questa mostra dedicata a Frida. Da appassionata e con l’ipotesi di portarci i bimbi della mia classe in gita (lo Scorso anno scolastico ho parlato loro della pittrice e loro ne sono rimasti affascinati) decido di iniziare le mie visite proprio da questa mostra. Alcune avvisaglie del fatto che non fosse una buona esposizione mi raggiungono attraverso voci di corridoio: do’ loro il giusto peso e decido di verificare comunque di persona…

La mostra si propone come un’esperienza immersiva ma, a mio avviso, di immersivo ha ben poco. Forse potrebbero essere considerati immersivi la ricostruzione degli ambienti: l’esterno della casa Azul (la casa a Città del Messico in cui l’artista visse da bambina e poi assieme al suo grande amore, il pittore Diego Rivera); la camera da letto (anche se a Sara è sembrata la cella di Padre Pio) o lo studio dell’artista.

Anche la parte più interattiva, con i visori per la realtà aumentata, era poco curata: solo due visori di cui uno, al momento della mia visita, ta anche danneggiato.

Si tratta comunque di riproduzioni, così come riproduzioni sono i vestiti di Frida, le opere (per lo più autoritratti) in formato modligh (praticamente su schermi) e le lettere scritte o ricevute dalla pittrice messicana. Alla fine del percorso di mostra vi è un’unica opera a lei attribuita (neppure certa): “Bambina con aeroplano”.

Non posso negare la bellezza degli scatti intimi e personali che il fotografo Leo Matiz eseguì per Frida: l’artista è immortalata nella sua quotidianità (il quartiere, la casa, gli amici, l’amore).

Personalmente però non sono riuscita a cogliere il legame fra il titolo scelto per la mostra (il caos dentro) e l’esposizione stessa. L’intento era quello di mostrare come dal caos possa nascere la bellezza (“Bisogns portare in sè un caos per generare una stella danzante”-Nietzsche-) e come l’arte sia una “ferita trasformata in luce”(Georges Braque).

Purtroppo non sono uscita dalla visita arricchita, essa non ha apportato nulla di nuovo alla mia conoscenza sull’artista. E non parlo qui da storica dell’arte, poiché il mito di Frida è talmente tanto noto che i più conoscono la sua storia personale e la sua arte.

In una sezione della mostra alcuni artisti più o meno contemporanei si confrontano proprio con questo mito realizzando opere in cartapesta o dipingendo busti (in riferimento a quello che l’artista fu costretta a portare per buona parte della sua vita e che fece emergere le sue doti pittoriche).

Un’altra sezione, originale, è dedicata ai francobolli emessi da vari paesi (Messico, USA, Maldive , Togo, Niger,ecc.) in occasione delle ricorrenze legate all’artista. Frida infatti è stata la prima donna ispanica ad essere ritratta su un francobollo americano.

Ma didatticamente per me la mostra non va: l’illuminazione non è buona (in alcuni punti i pannelli sono proprio al buio); sotto le riproduzioni le didascalie sono minuscole e mancano i luoghi di collocazione degli originali (per la maggior parte in collezioni private). Forse sarebbe stata utile la presenza di un’Audi o guida che però non c’è…

Insomma, si è capito…pur amando Frida, la mostra non mi è piaciuta.

Qualcuno di voi l’ha vista? Che ne pensate?

Diego Rivera

Pittore e moralista messicano, famoso per la tematica sociale delle sue opere. Ateo e vicino al partito comunista.

Quando incontró Frida per la prima volta, lui aveva 36 anni e lei 25 ma lui fu colpito dalla fierezza di lei e dalla luce che le illuminava lo sguardo. Si sposarono nel 1929 dopo il secondo divorzio di lui. Nonostante i vari reciproci tradimenti, il divorzio ed il loro secondo matrimonio, il

Loro amore fu in grado di superare tutto.

Leo Matiz

8 mogli, 5 figli, amico di Gabriel Garcia Marquez. Ospitó nel suo studio la prima mostra di Botero e fotografó, oltre a Frida e Diego Rivera, anche altri noti personaggi come Pablo Neruda.

Sua figlia oggi segue la fondazione del padre a Bogotá e le sue foto fanno parte anche delle collezioni del MoMa di New Uork e della Tate a Londra.

Frida Kahlo

Nasce nel 1907 alla periferia di Città del Messico e vive in famiglia instaurando un bellissimo rapporto con il padre. A 6 anni si ammala di poliomielite che le deformerà uno degli arti inferiori. Nel 1922 si iscrive alla facoltà di medicina. Nel 1925 ha un bruttissimo incidente che le causa una serie di fratture e la costringe a portare a lungo un busto. È in questo periodo di convalescenza che Frida inizia a dipingere. Si iscrive al partito comunista; sposa Diego Rivera nel 1929 ma a causa dell’incidente non riesce a portare avanti le gravidanze…

La coppia vive fra tradimenti, riappacificazioni, trasferimenti in America e ritorni in Messico.

Nel 1938 Breton le organizza una mostra personale a New York e l’anno successivo le sue opere saranno apprezzate da Picasso e Kandinskij a Parigi.

Il 1953 è l’anno dell’amputazione della gamba e della personale a Città del Messico, a cui parteciperà sdraiata su un letto. Morirà l’anno seguente.

Info: spazio eventi Tirso (Roma) fino al 29 marzo

http://www.spazioeventitirso.it/frida-kahlo-il-caos-dentro/

(Le foto sono mie e di Anto)

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 15 Trovarsi dove riposano gli organi interni dei Papi

Non scrivo da un po’. In queste settimane ho trascurato parecchio il blog e la pagina ad esso collegata. Sono state settimane molto impegnative per me dal punto di vista personale: basta dire che ho affrontato il temutissimo trasloco. Però sono riuscita anche a leggere ed a buttare giù qualche nuova idea per ripartire alla grande con viaggiatrice da grande.

Per prima cosa un post sulle “101 cose da fare a roma almeno una volta nella vita”. Quando racconto ad amici e conoscenti di questo libro e di come io le abbia fatte tutte tranne una (la chiesa di Santa Susanna è in restauro da anni), tutti mi chiedono quale sia l’esperienza che mi è piaciuta di più o la più strana. Questa fra le 101 cose è sicuramente una delle più particolari…

Chiesa Santi Vincenzo e Anastasio (Roma)

Chiesa Santi Vincenzo e Anastasio (Roma)

Se siete stati a Roma e nei suoi luoghi simbolo, allora sicuramente avrete intravisto questa chiesa, seppur distrattamente e dall’esterno.

L’edificio in questione si trova infatti esattamente difronte la più nota Fontana di Trevi.

All’interno della chiesa, dedicata ai Santi Vincenzo ed Anastasio (due santi orientali),risistemata per volontà del cardinale Mazzarino, in seguito ad autorizzazione papale, sono custoditi gli organi interni di 21 Papi , da Sisto V (1590) a Leone XIII (1903). Un vano nascosto presso l’altare maggiore cela i precordi, tali organi interni, detti bonariamente, dal popolo romano, le frattaje. Da qui l’appellativo dato all’edificio: chiesa delle frattaje o canneto, per le diciotto colonne che ne ornano la facciata datata 1646. Mazzarino vi fece inserire anche il proprio stemma ed il busto di una sua nipote, unicum nell’arte romana di ritratto laico sulla statua di una santa. Anche le due figure a seno nudo sono una novità per le chiese di Roma.

Si tranquillizzino i più suscettibili: le famose reliquie non sono visibili e quindi la visita alla chiesa, inserita nelle 101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita, ha un puro valore ideologico. Difatti l’edificio, pur avendo tanto valore per il popolo ecclesiastico, in realtà svolge la sua funzione di scrigno con discrezione, non avendo opere d’arte di rilievo che attirino i visitatori.

L’interno è stato inoltre molto rimaneggiato nel corso dei secoli in seguito al rifacimento della facciata.

Snobbare la Fontana dirimpettaia e soffermarsi su questa chiesa potrà far godere di un momento di riposo dalla ressa dei turisti che si affannano con selfie e lanci di monetine. E farà ripensare a quando la Fontana di Trevi fu costruita e tutto il Rione lì intorno fu risistemato: quanti e quali personaggi coinvolti nelle opere di edificazione e risistemazione devono essersi soffermati sul sagrato di questa chiesa?

Approfondimenti

Chi sono i personaggi nominati in questo articolo.

Mazzarino: nato in Abruzzo, crebbe a Roma, dove divenne professore di teologia. Nel 1634 fu inviato ad Avignone come vice legato pontificio, divenendo poi nunzio apostolico a Parigi. Fu il cardinale Richelieu ad introdurlo presso la corte di Luigi XIII. Nel 1639 fu ordinato cardinale e dopo un breve soggiorno a Roma tornó in Francia. Nel 1643, alla morte di Luigi XIII, data la minore età di Luigi XIV, Mazzarino assunse l’incarico di reggenza. Fu molto attento nella politica interna e spregiudicato in quella esterna. Morì nel 1661 a Vincennes.

Papa Sisto V: le sue origini in una famiglia umile delle Marche lo portarono ad entrare all’età di 9 anni nell’ordine dei frati minori conventuali. Cresciuto, giunse a Roma come predicatore ed ottenne la stima di San Filippo Nero e Sant’Ignazio di Loyola. Fu inquisitore e docente presso l’Università di Venezia e presso La Sapienza. Cardinale dal 1570, fu eletto Papa nel conclave del 1585. Il suo pontificato si inserisce nel percorso della Controriforma e dell’attuazione dei precetti del Concilio di Trento. Revisionó il collegio Cardinalizio, fece ultimare la costruzione della Cupola di San Pietro (Fontana e Giacomo della Porta); ordinó la costruzione del nuovo palazzo Lateranense. Fece restaurate la colonna Traiana e quella di Antonino e vi fece posizionate al di sopra le statue di San Piegro e San Paolo. Fece costruire un nuovo acquedotto, (acqua Felice), il primo dopo gli acquedotti d’epoca romana. Canonizzó San Diego d’ Alcalà.

Morì di malaria nel 1590 e fu sepolto nella basilica di Santa Maria Maggiore.

Papa Leone XIII: è ricordato come il Papa delle encicliche poiché ne scrisse ben 86. Nato in una famiglia della piccola nobiltà rurale, fu per circa 30 anni arcivescovo di Perugia. Fu eletto Papa nel 1878: il suo pontificato si inserisce in un’epoca di progressiva laicizzazione della società. Ad esempio egli si oppose fermamente alla realizzazione del monumento a Giordano Bruno in campo de’ Fiori. Nonostante ciò si aprì molto al laicato e fu particolarmente attivo dal punto di vista dell’insegnamento.

Amante del latino e di Dante, visse una vita dalle abitudini morigerate. Morì nel 1903 e fu sepolto nella Basilica di San Giovanni in Laterano.