Le saline dei monaci e le dune di Torre Colimena: una Puglia insolita

La riserva naturale delle saline dei monaci e le dune di Torre Colimena si trovano nella frazione balneare di Manduria (Ta). Ho avuto modo di visitarl entrambe durante il mio soggiorno ad Oria.

Saline dei monaci torre Colimena
Il mare e la spiaggia a Torre Colimena

Le dune di Torre Colimena

Probabilmente il nome di questa località ha origini da ricercarsi nella Magna Grecia col significato di “attaccati” e “buoni porti” dato che le saline e le dune erano visti dai naviganti come due buoni attracchi. Altre ipotesi gli assegnano i significati di “nascosti” e di colonne poichè nel luogo sono state ritrovate diverse colonne d’epoca romana.

L’ultima e più accreditata ipotesi è la derivazione spagnola dalla ninfa Clitemnesta e Clitumna, eroina rinchiusa in una torre, difatti anche nella località sorge una torre. Il piccolo centro sorge infatti attorno all’omonima torre, in comunicazione con la torre di Porto Cesario e quella di San Pietro in Bevagna. Questa torre fa parte infatti di un sistema difensivo voluto dall’imperatore Carlo V per difendere la costa dopo il saccheggio di Otranto da parte dei Turchi nel 1480. Pare che nel 1547 un gruppo di 100 predoni, sbarcati da 5 velieri si spinse fin nell’entroterra derubando i raccolti dei vicini centri abitatai. La torre fu completata nel 1568. Le spiagge, che si affacciano su un mare limpidissimo, sono caratterizzate da dune incontraminate, raggiungibili attraverso un sentiero assolato che costeggia la salina.

Torre Colimena saline dei monaci
Viaggiatrice da grande alle dune di Torre Colimena

Le saline dei monaci

Originariamente erano collegate al mare da un canale. A partire dal 1700 furono utilizzate per la raccolta del sale marino. I benedettini che si occupavano della raccolta e del commercio del sale diedero il nome con cui è ricordato alla salina. La torre, edificata per la protezione dai Saraceni fu convertita al controllo sui traffici dell’oro. Fra il 1940 e il 1950 l’area fu leggermente bonificata per evitare la malaria ma fra gli anni sessanta e settanta fu quasi totalmente abbandonata e pasò in uno stato di degrado difuso.

La flora è caratterizzata dalla machhia mediterranea: ginestre, lentischi, mirto.

La fauna ha i suoi massimi e più noti rappresentanti nei fenicotteri rosa che sostano qui durante le loro migrazioni. Altro uccello diffuso è il cavaliere d’Italia oltre a germani reali, raganelle, tartarughe, topi di campagna, ricci ed istrici.

Siete mai stati alle saline dei monaci ed a Torre Colimena? Che ne pensate?

Salina dei monaci Torre Colimena
la Salina

Le foto sono mie e di Pietro. La foto che mi ritrae fra la macchia mediterranea me l’ha scattata Fernando, il cui profilo facebook vi consiglio di guardare per scoprire foto bellissime.

ritratto salina dei monaci torre colimena
Viaggiatrice da grande nella macchia mediterranea della Salina dei monaci

Travel Blogger Italiane a Roma: il ghetto

Una decina di giorni fa ho avuto il piacere e l’onore di partecipare al miniblog tour organizzato dalle Travel Blogger Italiane nel ghetto di Roma assieme a Eleonora di Avventure Ovunque e Sara di Itinerari Religiosi. A farci da guida la bravissima Claudia di ArtWanderlust.

Travel Blogger Italiane al ghetto: a pranzo da Nonna Betta

Il nostro itinerario parte nel migliore dei modi possibili: accolte per pranzo dal calore, dalla cortesia e dal buon cibo del ristorante Nonna Betta, un ristorante di tradizione giudaica con cucina kosher. Un ambiente curato nei dettagli con alle pareti le riproduzioni degli acquerelli di Roesler Franz conservati al Museo di Roma in Trastevere. Sono questi scorci del ghetto così com’era prima delle demolizioni del 1800.

Il pranzo è un trionfo di bontà: concia romana di zucchine, carciofi alla giudia, alici fritte, pezzetti fritti. Tre assaggi di primi della tradizione leggermente rivisitati: carbonara con zucchine, gricia con carciofi e cacio e pepe con cicoria. E poi un dolce fatto di semolino, cocco e succo di limone: non esattamente giudaico ma comunque di derivazione orientale.

Alla fine del pranzo Michele, che è stato il nostro riferimento, ci racconta come preparare i carciofi alla giudia e alcune curiosità sulla cucina kosher. Ad esempio che il maiale de i frutti di mare sono vieetati e che loro sostituiscono il maiale con la carne secca di manzo. Poi ci regala la tessera che ci fa diventare nipoti onorari di nonna Betta: ad ogni pasto consumato viene aggiunto un carciofino adesivo e raggiunti i 6 carciofini si guadagna il grembiule col marchio del locale.

Siamo ora pronte per la nostra visita al quartiere.

Travel blogger Italiane ghetto: nonna betta
Nonna Betta

La visita guidata di Claudia

Claudia è una guida abilitata e nelle 3 ore che impieghiamo per girare con calma fra i vicoli del ghetto di Roma ci racconta un sacco di curiosità.

Il nostro tour parte dal portico di Ottavia, sorella dell’imperatore Augusto e moglie di Marco Antonio, vittima di una politica matrimoniale fatta di alleanze e abbandoni. Sul portico svetta una targa in latino: tutte le teste dei pesci che superavano quelle dimensioni dovevano essere consegante ai conservatori. Era infatti risaputo che la testa era la parte migliore del pesce per fare la zuppa. Era questa infatti la zona delle pescherie: molti reperti antichi erano utilizzati come banchi per il pesce. Superato il portico si ha accesso alla chiesa proprio di Sant’Angelo in Pescheria. Sulla destra del portico invece un bassorilievo con l’immagine di Sant’Andrea, protettore dei pescivendoli, riconoscibile dal suo attributo iconografico, la croce ad X.

Qui mi limito a raccontarvi le notizie che mi hanno colpita maggiormente mentre per una descrizione più dettagliata del Ghetto vi invito a leggere l’articolo di Claudia.

Travel blogger Italiane:scorcio del ghetto

Ad esempio mi ha molto incuriosita, a proposito della fontana delle Tartarughe, il fatto che le tartarughe non fossero previste nel progetto iniziale ma che dovessero esserci dei delfini. Secondo la leggenda inoltre questa fontana fu costruita in una notte per volere di un fidanzato che voleva a tutti costi dimostrare al suocero di che pasta era fatto. Difronte alla fontana c’è infatti una finestra murata che fu utilizzata, sempre secondo la leggenda, in coccasione della costruzione della stessa.

Via della Reginella conserva invece quello che doveva essere l’aspetto originale del ghetto. Al numero 2 della strada incontriamo una delle Pietre d’inciampo, opera dell’artista Demnig: ricordo delle case da cui furono portati via gli Ebrei. Qui viveva Settimia Spizzichino, l’unica donna ad essere tornata viva da Aushwitz.

Travel blogger Italiane ghetto: piazza cinque scole
Piazza delle Cinque Scole

L’aperitivo al ghetto: Fonzie buger’s House

Al tramonto le Travel Blogger Italiane hanno avuto un altro appuntamento al ghetto: da Fonzie Burger’s House. Panini e prodotti a base di carne ma macelatti secondo le regole kosher e che non associa mai carne e latta.

Ogni panino è un autentico spettacolo: noi abbiamo provato il Crispy Royal, il Fresh, i Nuggets, la pizza romana con Roast-Beef, il Tatanka e lo Steak Sandwich. E per finire le Fonzine, un dolce affatto leggero. Tutto davvero ottimo e di qualità.

Altro amico che ci ha accompagnato in questa avventura Pemcards, con la possibilità di stampare le nostre #cartolinedaroma.

Fonzie Burger’s House

Le foto sono mie.

Il libro dei quiz di viaggio di Lonely Planet

Vi ricordate che qualche tempo fa sui social vi avevo parlato del Libro dei Quiz di viaggio di Lonely Planet per cui ero letteralmente impazzita? Ho da poco finito di giocarci (anche se è solo una prima lettura) ed ecco cosa ne penso.

libro dei quiz di viaggio
Il libro dei quiz di viaggio

Quando ci si approccia a questo libro è ben chiaro che non si tratta di leggere ma di giocare ed io l’ho fatto: a casa con amici e fidanzato e online stuzzicando un po’ i miei follower…

I 100 quiz di cui è composto il libro sono suddivisi in 3 parti in base alla difficoltà crescente degli enigmi: escursionista,viaggiatore ed esploratore. Ogni quiz è formato da 20 domande a risposta aperta o a risposta multipla (per intenderci da scegliere la A, la B o la C). L’introduzione rassicura: per ogni categoria sarete nella media se raggiungerete 15 risposte corrette per il livello esploratore, 10 per quello viaggiatore e 1/2delle risposte corrette per il livello esploratore. E non mi vergogno ad ammettere che per alcuni quiz non sono arrivata a questi risultati.

Gli argomenti dei quiz sono i più disparati: cultura generale, libri, montagne (l’ho trovato difficilissimo), capitali, mappe mute, musei, denaro e valute, sport, film, cibo, isole, monumenti, trasporti…

Alcuni sono davvero impegnativi ma bisogna prenderla con curiosità e voglia di imparare perchè anche i “non lo sapevo” siano uno stimolo per apprendere cose nuove dal libro dei quiz di viaggio Lonely Planet, per fare meglio la volta successiva. Ogni risposta porta in sè la gioia del sapere, della riflessione, del ricordo e perchè no, della ricerca. Ma attenzione: vietato barare! Niente cellulari e niente imbrogli!

Volete degli esempi?

  • Il formaggio groviera proviene da quale stato europeo?
  • A quale nazione appartiene l’Isola di Pasqua?
  • Qual è il maggior produttore mondiale di olio d’oliva?
  • Dopo la balenottera azzurra qual è il secondo animale più grande della Terra?

E voi? Avete mai giocato con questo libro? In quale livello vi riconoscete?

(la foto l’ha scattata Pietro)

Oria città illustre: a spasso nell’alto salento

Visitare Oria città illustre: il castello
Il castello di Oria

Oggi vi porto con me a spasso nell’alto Salento: visiteremo l’illustre città di Oria che mi ha ospitata qualche giorno fa .

Oria città illustre: fra storia e leggenda

Un detto popolare recita così ” A Oria fumosa ‘ccitera ‘nna carosa, tant’era picciredda, ca si la mintera ‘mposcia” (a Oria fumosa ussisero una bambina, tanto piccola da poterla mettere in tasca). E’ la leggenda legata al fenomeno atmosferico per cui spesso la città, per chi arriva da fuori, appare avvolta da una leggera nebbia. La fantasia popolare collega questo evento all’epoca di costruzione del castello: gli oracoli avevano consigliato di bagnare le mura in costruzione con il sangue di una innocente, per evitare che crollassero. La madre a cui fu strappata la piccola si rivolse quindi alla città: “Possa tu fumare come fuma oggi il mio cuore”. In realtà si tratta di un fenomeno atmosferico legato alla posizione sopraelevata della cittadina.

La storia della città affonda le sue radici nel popolo dei Messapi, con la cittadin adi Hyria, fiorente fra il IV ed i II sec. a. C. Nell’Altomedioevo, attorno all’VIII secolo d.C., sarà la fiorente comunità giudaica a dare lustro a questo luogo con la poesia, la medicina, la cabala. Ed ecco quindi personaggi come Shabbetai Donnolo, primo medico a redigere un trattato di medicina nell’europa medievale; Vincenzo Corrado, cuoco e letterato che scrisse il primo trattato sulla cucina mediterranea, e soprattutto Federico II che nell’illustre città di Oria festeggiò il suo matrimonio con Jolanda (Isabella) di Brienne (1225). Di questo evento sono rievocati i fasti nel torneo che ogni anno colora ed anima la cittadina ad inizio agosto.

Cosa vedere nell’illustre città di Oria: architettura civile e parchi

Porta Manfredi

Eretta da Michele III Imperiali nel 1727 in stile barocco, probabilmente su una porta preesistente. Originariamente recava tre stemmi e tre statue ma una serie di vicende ed eventi atmosferici (es. ciclone del 1897) hanno lasciato integro solo lo stemma della città di Oria a cui il titolo stesso di città fu assegnato, per il suo valore storico, nel 1951. E’ anche detta porta Lecce o “degli spagnoli” poichè da qui vi entrarono dopo un lungo assedio.

Sedile

La più antica attestazione (1565) indica la struttura come chiesa di San Pietro Rotondo, poi carcere civile nel XVII secolo, con la costruzione del piano superiore. Fu sempre Michele III Imperiali che nel XVIII secolo collocò la sede dei decurioni, ovvero i nobili che amministravano la città, nella torre a pianta quadrata situata in piazza Manfredi. Sulla facciata le statue di San Barsanofio, patrono della città assieme ai Santi Medici, e San Carlo Borromeo, un orologio e lo stemma civico. E’ qui che ha sede un punto informativo e turistico gestito dall’Associazione Culturale 72024.

Palazzo Martini

Di fattura tardo-barocca è oggi sede del museo archeologico. Nella parte alta dell’edificio è presente lo stemma della città, infatti ha ospitato il Comune fino al 1985. Oggi è utilizzato per mostre ed incontri ufficiali.

Il castello

Considerato monumento d’interesse nazionale, domina il territorio circostante dalla sua posizione sopraelevata di 166 m. L’impianto originario è altomedievale, poi rifatto in epoca normannaed ampliato fra il 1225 ed il 1227 per volontà di Federico II. Ogni torre ha il suo nome: a nord quella dello Sperone, a Sud la Torre Quadrata, la Torre del Salto e la Torre del Cavaliere. alcuni rimaneggiamenti si devono anche agli Angioini fra cui le torri cilindriche del salto e del Cavaliere. All’interno una grande piazza d’armi che poteva ospitare fino a 5000 uomini e mura spesse anche 4 m che ne fanno ipotizzare una funzione difensiva. Il ciclone del 1897 colpì e devastò anche il maniero. Nel 1933 il castello fu ceduto dal comune alla famiglia Martini Carissimo in cambio del predetto palazzo Martini e nel 2007 il castello è passato alla Società Borgo Ducale.

Frantoio ipogeo

Testimone di una tradizione contadina che risale al XIV secolo, fu scavato a mano e negli ambienti originali oggi ospita il Museo dell’olio e delle tradizioni che racconta la lavorazione delle olive, per la produzione dell’olio, dal XIV secolo al l’inizio del XIX secolo.

Parco Montalbano

Oggi il parco è pubblico ma si trova ai piedi del castello a cui in origine probabilmente era legato. Nel 1700 i padri celestini lo arricchirono anche di piante esotiche.

Porta degli Ebrei e Giudecca

Nota anche come porta Taranto, fu costruita attorno all’anno 1000 e poi rifatta nel 1433 dal principe Orsini Del Balzo in seguito all’assedio angioino. E’ oggi decorata da uno scudo araldico e dagli emblemi civici. La statua dell’Immacolata posta sulla sommità è del XVI secolo. La Giudecca è un quartiere medievale tortuoso, ricco di viuzze, balconi e botteghe legato alla fiorente comunità ebraica, presente in città fino al XV secolo.

Santuario messapico di Monte Papalucio

Il più anctico santuario di Puglia, dedicato a Demetra, dea della natura feconda e della fertilità. Sito frequentato dal VI a. C. fino in età romana, ubicato in una grotta ora in parte interrata, ha custodito reperti importantissimi per la storia del luogo.

Cosa vedere nella città di Oria: architettura religiosa

Chiesa sconsacrata di San Giovanni Battista

Edificata nel XIV secolo per volere della baronessa Filippa di Cosenza, il cui stemma, un leone rampante, si trova ancora in facciata. Nel XVII secolo fu unita al complesso dei celestini. Questo monastero fu abbattuto nel 1912 per far posto ad una scuola elementare e col monastero fu eliminato anche un portico che precedeva la costruzione in cui avveniva il “Ballo di San Giovanni”, nella notte fra il 23 e il 24 giugno, poi proibito dal XVI secolo perchè ritenuto immorale.

Museo Diocesano

Inaugurato in occasione del Giubile del 2000, è ospitato nel Palazzo Vescovile e conserva pezzi di grande pregio come la più illustre immagine in carta pesta leccese di San Nicola da Tolentino e un Gesù Bambino in argento del 1700.

Cattedrale della Vergine Assunta

Costruita a partire dal 1750, sui resti di una precedente chiesa romanica che era andata quasi totalmente distrutta a causa del terremoto del 1743. Nel 1992 Giovanni Paolo II l’ha nominata Basilica Pontificia Minore. Si presenta oggi a croce latina e tre navate, con facciata in carparo locale, torre campanaria e dell’orologio e cupola policroma. Attualmente in restauro, all’interno ospita marmi e stucchi, le statue dei santi patroni (di fattura veneziana e napoletana), le reliquie di san Barsanofio e pregevoli dipinti del periodo che va dal 1700 al 1900. Sotto la cattedrale si trova al famosa Cripta delle Mummie ove sono conservate 12 mummie appartenenti all’Arciconfraternita della morte, a cui, a partire dal 1598, il vescovo Del Tufo concesse il privilegio della particolare conservazione delle spoglie. Le mummie sono poste in verticale in delle nicchie e al disotto della cripta vi sono i cunicoli in cui avveniva la preparazione alla mummificazione. La cripta era nata nel 1481 per celebrare i meriti di tutti gli oritani che, combatendo contro i Saraceni, non avevano più fatto ritorno a casa.

Visitare Oria: la cattedrale
Cattedrale di Oria

Santuario di San Cosimo alla Macchia

Costruito su un precedente santuario basiliano (IX secolo) è posto in campagna, a circa 5 km dal centro abitato. Ha una facciata sobria risalente ai primi del ‘900, sormontata da una scultura del Cristo Redentore. All’interno di rilievo è la sala degli ex-voto donati da tutti coloro che hanno ricevuto una grazia dai Santi Medici e un museo etnografico, il più ricco dell’Italia meridionale.

Chiesa della Madonna di Gallana

Nelle campagne di Oria questa piccola chiesetta del IX secole è coperta da due cupole in asse. Ad essa sono particolarmente legata per averla citata nella mia tesi di laurea triennale. A navata unica e con all’interno un ciclo pittorico mariano e rappresentazioni di santi e Cristo nel catino absidale. Le leggende sulla sua fondazione si sovrappongono: dalla moglie devota che qui pregava il ritorno del marito crociato alla costruzione per volere di Galerana, moglie di Carlo Magno.

I santi patroni ed il santo protettore dell’illustre città di Oria

Il protettore della città è San Barsanofio, che fu un santo anacoreta di orgine egiziana vissuto nel VI secolo. Oggi è venerato nella chiesa ortodossa ed in quella cattolica che lo vede come patrono della diocesi di Oria. Ad esso sono legati numerosi interventi miracolosi fra cui quello secondo cui stese il suo mantello provocando una fitta pioggia evitando così il bombardamento della città da parte degli alleati nel 1943 e nel 1504 iil suo intervento contro gli spagnoli che assediavano Oria.

I patroni di Oria sono invece i Santi Medici: solitamente 2, Cosimo e Damiano, ad essi si aggiungono Leonzio, Antimo ed Eupremio. Secondo la tradizione Cosimo e Damiano erano 2 gemelli medici e gli altri 3 loro fratelli minori o seguaci.

Visitare Oria: uno dei vicoli
Scorcio di uno dei vicoli di Oria

Le foto sono state scattate da me e da Pietro.

Per organizzare al meglio la votra visita in città affidatevi all’associazione 72024 poichè spesso alcuni siti sono chiusi e occorre il loro intervento per l’apertura. Seguite anche il programma delle varie manifestazioni che essi organizzano!

Sicilia: tagliatelle, spada e fagiolini

Una ricetta fresca fresca riproposta qualche giorno fa (era stata già approvata). Direttamente dalla Sicilia: tagliatelle con spada, menta e fagiolini.

Dalla Sicilia: tagliatelle con spada, menta e fagiolini

Tagliatelle con spada, menta e fagiolini: Ingredienti (per 4 persone)

  • 200 g di fagiolini
  • 300 g di pesce spada
  • 2 limoni
  • trito di menta, basilico, cipollotto e peperoncino
  • 1 spicchio d’aglio
  • sale
  • olio
  • 350 g di tagliatelle (possibilmente integrali e senza uova)

Tagliatelle con spada, menta e fagiolini: preparazione

Spuntate i fagiolini e tagliateli a metà nel senso della lunghezza. Intanto riducete a dadini 300 g di pesce spada, conditelo con il succo di due limoni, un trito di menta, basilico, un cipollotto e un peperoncino affettati sottili e uno spicchio d’aglio tagliato a metà. Lasciate marinare per 30 minuti quindi scolate il pesce dalla marinatura, conditelo con sale, peperoncino e cipollotto freschi, abbondanti foglie di basilico e menta spezzettata, 4-6 cucchiai di olio e la scorza grattuggiata di mezzo limone. A questo punto cuocete la pasta con i fagiolini e quando saranno cotti scolateli entrambi sul pesce in modo da cuocerlo con il calore. Mescolate delicatamente e servite subito.

Il tocco in più (o in meno)

La prima volta che ho realizzato questa ricetta ho usato delle tagliatelle integrali. Quelle che vedete in foto invece sono delle bavette. Entrambe le soluzioni sono state soddisfacenti.

Per rendere il piatto più umido non ho scolato la marinatura ma l’ho lasciata come condimento, eliminando però la scorza del limone grattuggiato.

Inutile dirvi che ho unagrandissima passione per il pesce spada e che mi piace cucinarlo (e mangiarlo) in tutti i modi. Mi rendo conto però che il gusto è davvero soggettivo, perchè a mio padre, ad esempio, non piace proprio, lo trova secco e insipido. E voi cosa ne pensate? Vi piace o no ? lo facciamo un salto in Sicilia: tagliatelle, spada e fagiolini?

La foto è mia e la location è la cucina di Pietro (si, ormai spesso cuciniamo e mangiamo insieme).

Ravioli al limone di Sorrento

Come vi avevo promesso qualche giorno fa ecco la ricetta dei Ravioli al limone di Sorrento che ho preparato e di cui vi avevo mostrato la foto. Così, per la rubrica ricette dal mondo, ci spostiamo in Costiera Amalfitana.

Ravioli al limone
Ravioli al limone

Ravioli al limone di Sorrento: ingredienti (per 4 persone)

  • 400 g di farina bianca
  • 4 uova
  • un cucchiaio d’olio
  • una presa di sale
  • 400 g di ricotta di bufala
  • 3 limoni sorrentini
  • 40 g di Grana Padano grattuggiato
  • una manciata di foglie di salvia
  • 50 g di burro

Ravioli al limone di Sorrento: preparazione

Impastare 400 g di farina bianca con 4 uova, un cucchiaino di olio e una presa di sale. Quindi lasciate riposare l’impasto per circa 30 minuti. Nel frattempo lavorate 400 g di ricotta di bufala con la scorza grattuggiata di due limoni sorrentini e incorporate 40 grammi di Grana Padano grattuggiato. A questo punto tirate la pasta e preparate dei ravioli triangolari e occupatevi dunque del condimento: tagliate a julienne la scorza di un limone e soffriggetela in una casseruola con una manciata di foglie di salvia e 50 grammi di burro. Quando inizia a dorare toglietela dal fuoco. Intanto cuocete i ravioli e conditeli con il burro, la salvia e il Grana Padano grattuggiato.

Il tocco in più o in meno

La ricetta originale dei Ravioli al limone di Sorrento prevede che la forma di questi ravioli sia triangolare, ma io, non avendo a disposizione la classica rotella per tagliare l’impasto ho optato per una forma circolare.

Come ormai sapete la ricetta è una di quelle salvate dalle riviste che leggo e provata prima di essere ammessa nel mio ricettario. Non ricordo però da quale rivista l’ho salvata. La foto invece è mia, ma questa volta la location è la cucina della casa di Pietro)

Visitare i Giardini di Ninfa (Latina)

Quest’anno ho deciso di visitare i Giardini di Ninfa (Latina) in occasione dei loro 100 anni: dopo averli a lungo puntati, finalmente è giunto il momento di organizzare la visita. Siamo a Cisterna di Latina  nel territorio fra Sermoneta e Norma.

 visitare Giardino di Ninfa: laghetto

Visitare i Giardini di Ninfa: La storia

In età medievale Ninfa era una cittadina con circa 250 abitazioni, 7 chiese e doppia cinta muraria. Il territorio, molto fertile e in posizione strategica, era conteso da numerose famiglie baronali legate al papato. Nel 1159 all’interno della Chiesa di Santa Maria Maggiore fu addirittura incoronato Papa Alessandro III che fuggiva da Roma, “braccato” da Federico Barbarossa.

Nel 1298 Pietro Caetani, nipote di Benedetto Caetani, noto come Papa Bonifacio VIII, acquistò Ninfa che, saccheggiata e distrutta nel 1381, non fu più ricostruita per motivi legati alla malaria: i Caetani si spostarono a Roma e gli abitanti abbandonarono la cittadina. Le chiese continuarono invece ad essere utilizzate anche nel XIV e XV secolo dagli abitanti dei comuni limitrofi. Anche le attività produttive restarono attive: una diga, un mulino, una ferriera e un impianto per la lavorazione dei tessuti.

Alla fine del 1800 alcuni eredi dei Caetani tornarono a Ninfa e cominciarono ad occuparsi del Giardino seguendo un indirizzo libero e spontaneo senza una geometria stabilita.

Ninfa chiesa rurale Diga al giardino di NinfaScorcio del Giardino di Ninfa

Nel 1920 piantarono lecci, faggi, rose, restaurarono alcune rovine (es. il palazzo baronale) e bonificarono gli acquitrini. Il giardino fu aperto a circoli letterari ed artisti. Fu poi Leila, l’ultima erede, a curare il giardino come fosse un dipinto accostando colori e piante senza forzature. Nel 1972 la stessa istituìla Fondazione Caetani per tutelare la memoria della famiglia e del giardino.

Oggi la fondazione gestisce sia il giardino 8infatti le visite si prenotano attraverso il loro sito internet) sia il castello di Sermoneta (XIII secolo).

Nel 2000 il Giardino di Ninfa è stato dichiarato Monumento Naturale Regionale ed anche il fiume Ninfa è considerato una zona speciale di conservazione.

porta con fiori a ninfaFiore rosa al Giardino di NinfaFiume Ninfa e specie floreale

Visitare il Giardino di Ninfa: caratteristiche e curiosità

8 ettari, circa 1300 piante diverse, 100 specie di uccelli e qualche scoiattolo che si nasconde (come ha raccontato uno degli operatori ad un bimbo che era in visita davanti a noi). ciliegi, meli, magnolie, betulle, iris palustri, aceri giapponesi e coreani. Ma sopratttutto i miei preferiti: l’albero della nebbia e il noce nero che ha una caratteristica particolare. Infatti quest’albero produce sotto terra una tossina che impedisce ad altre piante di crescergli intorno e per questo motivo è spesso isolato.

noce nero durante la visita a ninfaNoce nero giardino di Ninfa

Le chiese superstiti sono S. Maria Maggiore, S. Giovanni, S. Biagio, S. Salvatore, S. Paolo e S. Pietro fuori le mura.

visitare il giardino di ninfaRuderi giardino di Ninfa

Il percorso di visita inizia proprio da S. Maria Maggiore in cui fu incoronato Papa Alessandro III. Nell’abside sono ancora visibili i resti di affreschi. Segue la chiesa di S. Giovanni e quindi i giochi d’acqua, fulcro del giardino.

Giochi d’acqua giardino Ninfa

Sulla medievale via del Ponte furono piantati cipressi e pini per mettere in evidenza le emergenze architettoniche.

Il Piazzale della Gloria, con la sua lavanda, introduce al Piazzale dei ciliegi. In questo spazio è possibile in parte abbandonare il sentiero (per tutta la visita è tassativo seguirlo) e dedicarsi alle foto nel prato e fra i fiori.

panorama del giardino di ninfaFiori al giardino di Ninfascorcio giardino di ninfa

Si prosegue quindi con il suggestivo ponte a due luci ed il pioppo inserito fra gli alberi monumentali d’Italia. Quindi si passa al ponte romano ed alla sorgente dei bambù, un luogo particolarmente instagrammabile.

Foresta di bambù al giardin o di NinfaBlogger e bambù al giardino di Ninfa

Oltre il giardino, sulla sponda opposta del fiume Ninfa, sono visibili i resti delle antiche “fabbriche” della città.

La visita si conclude nella piazza del municipio che i Caetani avevano riconvertito a villa di campagna. Qui si può ammirare anche la torre con i suoi 32 m di altezza.

All’uscita un fornitissimo bookshop (sapete che ne vado matta) in cui ho comprato 2 piantine (una di peperoncino viola ed una di salvia) e un segnalibro dipinto ad acquerello (ed anche questa mia passione la conoscete). Potete trovarci però anche libri, calamite e pubblicazioni per bambini.

Come organizzare la visita

Ecco quindi alcune informazioni pratiche su come visitare I Giardini di Ninfa (Latina). Il giardino è aperto solo in giorni prestabiliti da un calendario annuale. La prenotazione va fatta online e si arriva in biglietteria circa 15 minuti prima dell’orario di visita. Solitamente la visita è guidata ma a causa del Covid si procede autonomamente e, lungo il percorso, sono dislocati gli operatori che forniscono informazioni e rispondono alle domande.

Il costo del biglietto è di 15 euro, più 0,50 euro di prenotazione.

Come arrivare: con mezzi propri o con il taxi dalla stazione di latina Scalo.

Ponte giardino di Ninfascorcio del giardino di Ninfa (latina)ruderi della visita al giardino di ninfa (latina)Viaggiatrice da grande visitagiardino Ninfa (latina)Amiche e travelblogger intente a visitare giardino di Ninfa (Latina)

(Le foto a corredo di questo articolo sono mie, di Pietro e Gilda. In visita con noi c’era anche Anto)

Sunshine blogger award 2020

Appena “inaugurato” questo blog ero stata nominata per questa speciale menzione tra blogger: il Sunshine blogger award 2020. Si tratta di una sorta di catena di Sant’Antonio in cui noi blogger ci nominiamo a vicenda, scegliendo quei blog che per noi hanno un particolare valore creativo e/o di contenuti o che ci hanno particolarmente ispirati. E’ un premio virtuale in cui non si vince nulla ma ci si conosce meglio fra noi e si fanno conoscere altri blog.

Sunshine blogger award

Il blogger che riceve la nomination risponde alle domande di chi l’ha nominato ed a sua volta nomina altri blogger a cui porre delle domande il cui numero è a discrezione del blogger che le pone.

Per il sunshine blogger award 2020 sono stata addirittura nominata da 3 blogger che ringrazio e che vi invito a seguire:

  • Sustenaible Travel: un blog giovane ma già ricco di contenuti interessanti;
  • Travel with the wind: Claudia e Gabri…che si sono sposati a Las Vegas;
  • Party e partenze: un blog che seguo ormai da tempo su più canali social.

Le domande per me da Sustenaible Travel

  1. Come mai hai deciso di aprire un blog?

Da qualche anno avevo preso l’abitudine, quando viaggiavo, di postare sui miei canali social, a fine giornata, una foto con qualche riga  che raccontasse la ciò che avevo visto e fatto durante quel giorno, soprattutto dal punto di vista emotivo. I miei amici hanno cominciato ad apprezzare ed a chiedermi di scrivere o aprire un blog. Ma le loro richieste sono rimaste inascoltate fino al mio viaggio a Cuba. Al ritorno mi sono lanciata ed ho aperto il mio blog.

  1. Quale viaggio ti ha segnato maggiormente e fatto capire qualcosa d’importante?

Sicuramente il mio primo viaggio per lavoro, quando per una supplenza di qualche mese ho lasciato il mio paese e mi sono trasferita fra Trento e Verona. Ho preso delle decisioni importanti ed ho capito ad esempio che l’insegnamento era la mia strada.

  1. Qual è il posto che hai sempre voluto visitare ma che ancora non ti è capitato di visitare?

Sicuramente il mio posto dei sogni è la Polinesia Francese, in particolare le isole Marchesi perché da storica dell’arte  vorrei v edere i luoghi in cui si rifugiò Gauguin.

  1. Qual è il piatto più strano che hai mangiato durante un viaggio?

La cosa più strana che ho assaggiato sono le banane fritte colombiane associate al riso ed al formaggio in un piatto unico eccezionale.

  1. Qual è stata la cosa più bella che hai scoperto in viaggio riguardante la cultura del posto?  Ho imparato che a Cuba quasi in tutte le famiglie c’è un medico o un infermiere, che per loro è occasione di grandissimo orgoglio e che il loro servizio sanitario è molto efficiente.
  2. Qual è la situazione più bizzarra nella quale ti sei trovata in un viaggio?

Una delle situazioni più curiose che mi è capitata è quella di partire sola con la mia amica di viaggio e ritrovarci poi a fare gruppo e vivere il viaggio in “comitiva”. Ed è successo in più di un viaggio.

  1. Ti è mai capitato di sentirti in pericolo durante un viaggio? Se si, come hai risolto la situazione?

All’aeroporto di Chicago abbiamo sbadatamente lasciato i documenti al desk informazioni e siamo andate un po’ nel panico. Ma poi una signora gentile si è accorta del motivo della nostra agitazione e ci ha fatto notare che non avevamo perso nulla ma che i nostri documenti erano lì.

  1. Ti definiresti una viaggiatrice avventurosa?

L’avventura è un elemento che in dosi contenute non manca mai durante i miei viaggi. Mi piace programmare ma poi tante cose sono lasciate al caso e una volta sul posto mi lascio ispirare per nuovi itinerari e cose da fare.

Ecco le domande da Travel with the wind

  1. In questa quarantena quanto pensavi ai viaggi?

Tanto, tantissimo. Ripensavo ai viaggi fatti e rimuginavo su quei ¾ che erano prenotati e che sono saltati.

  1. Dove andrai appena sarà possibile tornare a viaggiare?

Sono tornata in Puglia dai miei appena è stato possibile e poi mi sto dedicando all’esplorazione della mia amata Roma (es. Appia Antica) e dei dintorni più o meno lontani (Assisi, Giardini di Ninfa)

  1. Come credi che cambierà il modo di viaggiare dopo questa pandemia?

Il modo di viaggiare al momento è cambiato molto con un turismo di prossimità ed una riscoperta dei luoghi a noi più vicini. Ma non escludo che si possa tornare, prima o poi, alle nostre amate mete esotiche.

  1. Qual è la meta dei tuoi sogni?

Ho già risposto su, alla domanda 3 del blocco precedente.

  1. Qual è la tua stagione preferita per viaggiare?

Non ho una stagione preferita per viaggiare, viaggio sempre quando posso. Ovviamente, in linea con gli impegni lavorativi, capita di fare un viaggio più importante durante le vacanze estive e poi di sfruttare feste e week end per altri piccoli viaggi.

  1. Con chi ti piace viaggiare e con chi non viaggeresti mai?

Le mie persone preferite in viaggio sono mio cugino ed una mia cara amica. Ci troviamo concordi su tutto: dagli orari al cibo, all’essere poco esigenti e molto flessibili. A breve testerò in viaggio anche una new entry, il mio fidanzato e vedremo se saprà reggere i miei ritmi abbastanza tosti.

  1. Viaggeresti da solo se non avessi un compagno di viaggio?

Vivo il mio trasferimento a Roma, da sola, come un lungo viaggio che dura ormai da quasi 6 anni. Ogni giorno vado in giro per la città con gli occhi innamorati come se davvero non ci vivessi ma stessi in viaggio.

  1. Qual è il luogo che ti è rimasto nel cuore?

Non posso negare di aver amatoCuba alla follia: i suoi colori, la musica, l’accoglienza della gente. Il tempo che sembra essersi fermato, il mare, le città sospese fra passato e modernità…

  1. Qual è stato il volo più lungo che hai fatto?

Roma/L’Havana: 13 ore. Fino a 10/11 sono riuscita a tenermi occupata e distrarmi, poi non vedevo l’ora di arrivare.

Ecco le domande che mi ha posto Party e partenze:

  1. Come è nato il tuo blog?

Rimando alla domanda 1 del primo blocco.

  1. Con chi ti piace viaggiare? Preferisci sola o in coppia o con un gruppo di amici?

Leggi la risposta alla domanda 6 del secondo blocco.

  1. Come decidi la destinazione di un viaggio: hai un criterio o vai dove ti porta il cuore?

Entrambe le cose. Ci sono viaggi tanto desiderati e attesi che programmo e studio nel tempo e poi ci sono i last minute, le offerte improvvise o le proposte dell’ultimo istante. E vanno bene tutte, difficilmente dico di no ad un viaggio.

  1. Qual è il viaggio/sogno che vorresti realizzare o che hai già realizzato?

Rimando alla domanda 3 del primo blocco

  1. In quale paese sceglieresti di vivere se ne avessi l’opportunità?

Seppure con tutte le sue contraddizioni amo molto la mia terra e non lascerei mai l’Italia (se non fosse stato per motivi lavorativi non avrei mai lasciato nemmeno la mi Puglia). Mi piacciono particolarmente comunque  la Spagna, la Francia e la Grecia, e se proprio dovessi scegliere mi piacerebbe vivere su un’isola.

  1. Viaggio comodo o viaggio avventura?

Non sono molto esigente in viaggio. Ciò che conta per me è partire, poi sono molto flessibile e mi adatto tranquillamente, solo sugli ostelli sono abbastanza restia, la camera ed il bagno devono essere solo per me e chi viaggia con me…

  1. Cosa compri sempre durante i viaggi da portare a casa?

I miei souvenir preferiti sono calamite e decorazioni natalizie per l’albero di Natale. Altra cosa che sicuramente compro sempre, se non l’ho già fatto prima di partire, è una guida del posto…

  1. Quale sarà il piano B per questa estate se non potrai andare all’estero?

Italia, Italia  Italia, in lungo e largo, da Nord a Sud. Sicuramente passerò del tempo in Puglia, sia con la mia famiglia nella zona di Bari, sia più a Sud, nella zona di Brindisi. E poi chissà, forse un po’ di montagna e/o un’isola…

A mia volta ho deciso di nominare  per il sunshine blogger award 2020 la mia conterranea Elisa di Nomatic  Emotions and Stories of a Wanderer: ci siamo subito trovate in sintonia e mi fa davvero piacere farvela conoscere.

Qualche domanda per Elisa:

  1. Cosa rappresenta per te la Puglia?
  2. E l’India?
  3. Da bambina che viaggio sognavi di fare? L’hai realizzato?
  4. Quando viaggi ti piace provare la cucina del posto?
  5. C’è un libro di viaggio che ti ha ispirata e che senti di consigliare?
  6. Qual è la tua città italiana preferita?
  7. Mare o montagna? Perché?

Cosa fare adesso?

  • Scrivere un post sul tuo blog in cui spieghi cos’è il Sunshine Blogger Award 2020
  • Ringraziare per la nomination e aggiungere link al blog che ti ha nominato
  • Rispondere alle mie domande
  • Nominare altri blog e formulare altre domande per loro

(foto dal web)

Visitare il parco dell’Appia Antica

Nonostante ormai gli anni di vita a Roma siano quasi 6, lo scorso week end sono stata per la prima volta a visitare il parco dell’ Appia Antica.

Paesaggio Parco Appia Antica Prco Appia antica romaViaggiatrice da grande al parco dell' Appia antica

Il Parco dell’Appia Antica: la storia

Partiamo dalla premessa che di domenica la via è chiusa al traffico e diventa la più grande isola pedonale della città per cui visitare il Parco dell’Appia Antica diventa davvero agevole e piacevole.

La Via Appia, la Regina Viarum che collegava Roma a Brindisi, con i suoi monumenti e gli alberi che la fiancheggiano (piantati all’inizio del 1900) è un complesso unico ed indivisibile, considerato monumenti di interesse nazionale e patrimonio di tutti. Va quindi rispettata e conservata.

Regina viarum: parco appia anticaCarmen al parco dell' Appia antica

Inizialmente partiva da Porta Capena, presso il Circo Massimo è in modo lineare giungeva fino a Capua e poi a Brindisi. Fu realizzata fra IV e III SEC a. C. Nei primi 4 km attualmente la via non è visibile ed i suoi monumenti sono raggiungibili da Via delle Terme di Caracalla e via di Porta San Sebastiano.

All’altezza della chiesa “Domino quo Vadis?”, all’incrocio con via Ardeatina, parte un lungo rettilineo con centinaia di monumenti lungo i bordi.

Tramonto al parco dell' Appia anticaGatto al parco Appia antica

La Via Appia fu il mezzo attraverso cui, dalle floride colonie greche del Sud, giunsero nella capitale il teatro, l’arte e la conoscenza della lingua greca.

La stessa via fu sede della crocifissione degli schiavi ribelli guidati da Spartaco nel 71 a. C., come monito per altri schiavi. Fu inoltre restaurata da Augusto, Vespasiano, Adriano e Traiano, che ne realizzó anche una diramazione che raggiungeva Brindisi attraverso l’Apulia, toccando per lo più le coste.

Le tecniche costruttive utilizzate furono le migliori dell’epoca tant’è che la strada era percorribile con ogni mezzo ed in ogni condizione atmosferica. Era larga 4.10 m in modo da permettere i 2 sensi di marcia ed era dotata di marciapiedi pedonali. Fu su questa strada che per la prima volta comparvero le pietre miliari.

Basolato  parco Appia anticapo

Durante il medioevo divenne la via dei crociati che da Brindisi salpavano verso la Terra Santa.

Negli anni ’50 e ’60 dello scorso secolo, lungo il suo asse sorsero ville esclusive legate all’alta società romana, ma nel 1988 venne istituito l’Ente Parco per far fronte alla speculazione edilizia e tutelare la via stessa. Nel 2016 è stato istituito invece il Parco Archeologico dell’Appia Antica.

Vegetazione parco Appia AnticaScorcio parco Appia Antica

I luoghi

Il parco archeologico comprende gli acquedotti Claudio, Marcio e Anio Novus; la Torre Fiscale; il Parco e la Villa dei Quintili (di cui vi parlerò in un post specifico poiché fa parte delle 101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita); il Parco della Caffarella; l’Antiquarium di Lucrezia Romana; il complesso di Capo di Bove; il Mausoleo di Cecilia Metella e Castrum Caetani; Tor Marancia; le tombe della Via Latina; Santa Maria Nova; la Villa Sette Bassi.

Paesaggio parco dell' Appia anticaErbe spontanee nel parco Appia antica

Sul sito turismoroma potete reperire tutte le informazioni per organizzare la visita.

Consigliatissimo percorrerla in bicicletta o con una escursione a cavallo. Io ho noleggiato la bici all’ingresso del parco dalla parte della fermata metro  Colli Albani: Casa del Parco di Vigna Cardinali/Valle della Caffarella . Personale gentilissimo, disponibile e prezzi accessibilissimi (3 euro all’ora).

Parco Appia antica monumento funebre

(Foto mie e di Pietro)

Senza mai arrivare in cima

Tanti miei amici blogger hanno letto questo libro e lo hanno consigliato durante il lockdown. Appena ne ho avuto l’occasione ho comprato “Senza mai arrivare in cima“e l’ho letto tutto d’un fiato.

Senza mai arrivare in cima

E’ la storia di un viaggio compiuto per il 40 anni assieme a due amici, alla ricerca di una montagna autentica. Si tratta di “sfiorare” l’Himalaya passando per il Nepal, la regione del Dolpo che confina con il Tibet.

Lo sgaurdo è verso la montagna di Cristallo ed il confronto costante è con le Alpi (da cui l’autore proviene)  e con il libro “Il leopardo delle nevi” di Peter Matthiensen che 40 anni prima aveva compiuto lo stesso viaggio.

E’ il racconto di una carovana di circa 50 soggetti fra persone, muli e qualche cane; di una sfida con se stessi e col malessere dovuto all’altitudine.

Le pecore azzurre, i mantra e le preghiere si legano a doppio filo con le riflessioni, gli schizzi, i mulini di preghiera, creando un fascino per me nuovo verso questi luoghi e verso le sue tradizioni anche alimentari e religiose.

Le descrizioni sono precise e fortemente visive ma io che non ho una grande esperienza di montagna faccio un po’ fatica a visualizzarle.

La lettura scorre però in maniera fluente e l’autore, pur parlando di cose a me per lo più sconosciute, ha la capacità di portarmi con lui fra le ruote di preghiera e gli accampamenti di montagna.

Senza mai arrivare in cima: l’autore

Paolo Cognetti è nato a Milano nel 1978 ed il suo primo libro pubblicato è del 2004. Con il libro “Le otto montagne”(che ammetto di non aver letto) ha vinto il Premio Strega nel 2016, il Prix Médecis étranger ed è stato tradotto in 38 lingue.

E’ autore anche di una serie di documentari di carattere sociale, politico e letterario (soprattutto sulla letteratura statunitense). Anche le sue raccolte di racconti (es. Manuale per ragazze di successo) hanno ricevuto diversi premi. Fra le sue opere anche due personalissime guide su New York.

La sua grande passione è la montagna e dal 2017 ha organizzato, insieme con l’associazione “gli urogalli”, tre edizioni del “Il richiamo della foresta“: festival di arte, libri e musica in montagna,solitamente il terzo fine settimana di luglio, a 1800 m. s.l.m. a Estoul – Brusson nella Valle d’Ayas (AO).

(foto mia)

Paolo Cognetti, Senza mai arrivare in cima, Einaudi 2018