Le saline dei monaci e le dune di Torre Colimena: una Puglia insolita

La riserva naturale delle saline dei monaci e le dune di Torre Colimena si trovano nella frazione balneare di Manduria (Ta). Ho avuto modo di visitarl entrambe durante il mio soggiorno ad Oria.

Saline dei monaci torre Colimena
Il mare e la spiaggia a Torre Colimena

Le dune di Torre Colimena

Probabilmente il nome di questa località ha origini da ricercarsi nella Magna Grecia col significato di “attaccati” e “buoni porti” dato che le saline e le dune erano visti dai naviganti come due buoni attracchi. Altre ipotesi gli assegnano i significati di “nascosti” e di colonne poichè nel luogo sono state ritrovate diverse colonne d’epoca romana.

L’ultima e più accreditata ipotesi è la derivazione spagnola dalla ninfa Clitemnesta e Clitumna, eroina rinchiusa in una torre, difatti anche nella località sorge una torre. Il piccolo centro sorge infatti attorno all’omonima torre, in comunicazione con la torre di Porto Cesario e quella di San Pietro in Bevagna. Questa torre fa parte infatti di un sistema difensivo voluto dall’imperatore Carlo V per difendere la costa dopo il saccheggio di Otranto da parte dei Turchi nel 1480. Pare che nel 1547 un gruppo di 100 predoni, sbarcati da 5 velieri si spinse fin nell’entroterra derubando i raccolti dei vicini centri abitatai. La torre fu completata nel 1568. Le spiagge, che si affacciano su un mare limpidissimo, sono caratterizzate da dune incontraminate, raggiungibili attraverso un sentiero assolato che costeggia la salina.

Torre Colimena saline dei monaci
Viaggiatrice da grande alle dune di Torre Colimena

Le saline dei monaci

Originariamente erano collegate al mare da un canale. A partire dal 1700 furono utilizzate per la raccolta del sale marino. I benedettini che si occupavano della raccolta e del commercio del sale diedero il nome con cui è ricordato alla salina. La torre, edificata per la protezione dai Saraceni fu convertita al controllo sui traffici dell’oro. Fra il 1940 e il 1950 l’area fu leggermente bonificata per evitare la malaria ma fra gli anni sessanta e settanta fu quasi totalmente abbandonata e pasò in uno stato di degrado difuso.

La flora è caratterizzata dalla machhia mediterranea: ginestre, lentischi, mirto.

La fauna ha i suoi massimi e più noti rappresentanti nei fenicotteri rosa che sostano qui durante le loro migrazioni. Altro uccello diffuso è il cavaliere d’Italia oltre a germani reali, raganelle, tartarughe, topi di campagna, ricci ed istrici.

Siete mai stati alle saline dei monaci ed a Torre Colimena? Che ne pensate?

Salina dei monaci Torre Colimena
la Salina

Le foto sono mie e di Pietro. La foto che mi ritrae fra la macchia mediterranea me l’ha scattata Fernando, il cui profilo facebook vi consiglio di guardare per scoprire foto bellissime.

ritratto salina dei monaci torre colimena
Viaggiatrice da grande nella macchia mediterranea della Salina dei monaci

Oria città illustre: a spasso nell’alto salento

Visitare Oria città illustre: il castello
Il castello di Oria

Oggi vi porto con me a spasso nell’alto Salento: visiteremo l’illustre città di Oria che mi ha ospitata qualche giorno fa .

Oria città illustre: fra storia e leggenda

Un detto popolare recita così ” A Oria fumosa ‘ccitera ‘nna carosa, tant’era picciredda, ca si la mintera ‘mposcia” (a Oria fumosa ussisero una bambina, tanto piccola da poterla mettere in tasca). E’ la leggenda legata al fenomeno atmosferico per cui spesso la città, per chi arriva da fuori, appare avvolta da una leggera nebbia. La fantasia popolare collega questo evento all’epoca di costruzione del castello: gli oracoli avevano consigliato di bagnare le mura in costruzione con il sangue di una innocente, per evitare che crollassero. La madre a cui fu strappata la piccola si rivolse quindi alla città: “Possa tu fumare come fuma oggi il mio cuore”. In realtà si tratta di un fenomeno atmosferico legato alla posizione sopraelevata della cittadina.

La storia della città affonda le sue radici nel popolo dei Messapi, con la cittadin adi Hyria, fiorente fra il IV ed i II sec. a. C. Nell’Altomedioevo, attorno all’VIII secolo d.C., sarà la fiorente comunità giudaica a dare lustro a questo luogo con la poesia, la medicina, la cabala. Ed ecco quindi personaggi come Shabbetai Donnolo, primo medico a redigere un trattato di medicina nell’europa medievale; Vincenzo Corrado, cuoco e letterato che scrisse il primo trattato sulla cucina mediterranea, e soprattutto Federico II che nell’illustre città di Oria festeggiò il suo matrimonio con Jolanda (Isabella) di Brienne (1225). Di questo evento sono rievocati i fasti nel torneo che ogni anno colora ed anima la cittadina ad inizio agosto.

Cosa vedere nell’illustre città di Oria: architettura civile e parchi

Porta Manfredi

Eretta da Michele III Imperiali nel 1727 in stile barocco, probabilmente su una porta preesistente. Originariamente recava tre stemmi e tre statue ma una serie di vicende ed eventi atmosferici (es. ciclone del 1897) hanno lasciato integro solo lo stemma della città di Oria a cui il titolo stesso di città fu assegnato, per il suo valore storico, nel 1951. E’ anche detta porta Lecce o “degli spagnoli” poichè da qui vi entrarono dopo un lungo assedio.

Sedile

La più antica attestazione (1565) indica la struttura come chiesa di San Pietro Rotondo, poi carcere civile nel XVII secolo, con la costruzione del piano superiore. Fu sempre Michele III Imperiali che nel XVIII secolo collocò la sede dei decurioni, ovvero i nobili che amministravano la città, nella torre a pianta quadrata situata in piazza Manfredi. Sulla facciata le statue di San Barsanofio, patrono della città assieme ai Santi Medici, e San Carlo Borromeo, un orologio e lo stemma civico. E’ qui che ha sede un punto informativo e turistico gestito dall’Associazione Culturale 72024.

Palazzo Martini

Di fattura tardo-barocca è oggi sede del museo archeologico. Nella parte alta dell’edificio è presente lo stemma della città, infatti ha ospitato il Comune fino al 1985. Oggi è utilizzato per mostre ed incontri ufficiali.

Il castello

Considerato monumento d’interesse nazionale, domina il territorio circostante dalla sua posizione sopraelevata di 166 m. L’impianto originario è altomedievale, poi rifatto in epoca normannaed ampliato fra il 1225 ed il 1227 per volontà di Federico II. Ogni torre ha il suo nome: a nord quella dello Sperone, a Sud la Torre Quadrata, la Torre del Salto e la Torre del Cavaliere. alcuni rimaneggiamenti si devono anche agli Angioini fra cui le torri cilindriche del salto e del Cavaliere. All’interno una grande piazza d’armi che poteva ospitare fino a 5000 uomini e mura spesse anche 4 m che ne fanno ipotizzare una funzione difensiva. Il ciclone del 1897 colpì e devastò anche il maniero. Nel 1933 il castello fu ceduto dal comune alla famiglia Martini Carissimo in cambio del predetto palazzo Martini e nel 2007 il castello è passato alla Società Borgo Ducale.

Frantoio ipogeo

Testimone di una tradizione contadina che risale al XIV secolo, fu scavato a mano e negli ambienti originali oggi ospita il Museo dell’olio e delle tradizioni che racconta la lavorazione delle olive, per la produzione dell’olio, dal XIV secolo al l’inizio del XIX secolo.

Parco Montalbano

Oggi il parco è pubblico ma si trova ai piedi del castello a cui in origine probabilmente era legato. Nel 1700 i padri celestini lo arricchirono anche di piante esotiche.

Porta degli Ebrei e Giudecca

Nota anche come porta Taranto, fu costruita attorno all’anno 1000 e poi rifatta nel 1433 dal principe Orsini Del Balzo in seguito all’assedio angioino. E’ oggi decorata da uno scudo araldico e dagli emblemi civici. La statua dell’Immacolata posta sulla sommità è del XVI secolo. La Giudecca è un quartiere medievale tortuoso, ricco di viuzze, balconi e botteghe legato alla fiorente comunità ebraica, presente in città fino al XV secolo.

Santuario messapico di Monte Papalucio

Il più anctico santuario di Puglia, dedicato a Demetra, dea della natura feconda e della fertilità. Sito frequentato dal VI a. C. fino in età romana, ubicato in una grotta ora in parte interrata, ha custodito reperti importantissimi per la storia del luogo.

Cosa vedere nella città di Oria: architettura religiosa

Chiesa sconsacrata di San Giovanni Battista

Edificata nel XIV secolo per volere della baronessa Filippa di Cosenza, il cui stemma, un leone rampante, si trova ancora in facciata. Nel XVII secolo fu unita al complesso dei celestini. Questo monastero fu abbattuto nel 1912 per far posto ad una scuola elementare e col monastero fu eliminato anche un portico che precedeva la costruzione in cui avveniva il “Ballo di San Giovanni”, nella notte fra il 23 e il 24 giugno, poi proibito dal XVI secolo perchè ritenuto immorale.

Museo Diocesano

Inaugurato in occasione del Giubile del 2000, è ospitato nel Palazzo Vescovile e conserva pezzi di grande pregio come la più illustre immagine in carta pesta leccese di San Nicola da Tolentino e un Gesù Bambino in argento del 1700.

Cattedrale della Vergine Assunta

Costruita a partire dal 1750, sui resti di una precedente chiesa romanica che era andata quasi totalmente distrutta a causa del terremoto del 1743. Nel 1992 Giovanni Paolo II l’ha nominata Basilica Pontificia Minore. Si presenta oggi a croce latina e tre navate, con facciata in carparo locale, torre campanaria e dell’orologio e cupola policroma. Attualmente in restauro, all’interno ospita marmi e stucchi, le statue dei santi patroni (di fattura veneziana e napoletana), le reliquie di san Barsanofio e pregevoli dipinti del periodo che va dal 1700 al 1900. Sotto la cattedrale si trova al famosa Cripta delle Mummie ove sono conservate 12 mummie appartenenti all’Arciconfraternita della morte, a cui, a partire dal 1598, il vescovo Del Tufo concesse il privilegio della particolare conservazione delle spoglie. Le mummie sono poste in verticale in delle nicchie e al disotto della cripta vi sono i cunicoli in cui avveniva la preparazione alla mummificazione. La cripta era nata nel 1481 per celebrare i meriti di tutti gli oritani che, combatendo contro i Saraceni, non avevano più fatto ritorno a casa.

Visitare Oria: la cattedrale
Cattedrale di Oria

Santuario di San Cosimo alla Macchia

Costruito su un precedente santuario basiliano (IX secolo) è posto in campagna, a circa 5 km dal centro abitato. Ha una facciata sobria risalente ai primi del ‘900, sormontata da una scultura del Cristo Redentore. All’interno di rilievo è la sala degli ex-voto donati da tutti coloro che hanno ricevuto una grazia dai Santi Medici e un museo etnografico, il più ricco dell’Italia meridionale.

Chiesa della Madonna di Gallana

Nelle campagne di Oria questa piccola chiesetta del IX secole è coperta da due cupole in asse. Ad essa sono particolarmente legata per averla citata nella mia tesi di laurea triennale. A navata unica e con all’interno un ciclo pittorico mariano e rappresentazioni di santi e Cristo nel catino absidale. Le leggende sulla sua fondazione si sovrappongono: dalla moglie devota che qui pregava il ritorno del marito crociato alla costruzione per volere di Galerana, moglie di Carlo Magno.

I santi patroni ed il santo protettore dell’illustre città di Oria

Il protettore della città è San Barsanofio, che fu un santo anacoreta di orgine egiziana vissuto nel VI secolo. Oggi è venerato nella chiesa ortodossa ed in quella cattolica che lo vede come patrono della diocesi di Oria. Ad esso sono legati numerosi interventi miracolosi fra cui quello secondo cui stese il suo mantello provocando una fitta pioggia evitando così il bombardamento della città da parte degli alleati nel 1943 e nel 1504 iil suo intervento contro gli spagnoli che assediavano Oria.

I patroni di Oria sono invece i Santi Medici: solitamente 2, Cosimo e Damiano, ad essi si aggiungono Leonzio, Antimo ed Eupremio. Secondo la tradizione Cosimo e Damiano erano 2 gemelli medici e gli altri 3 loro fratelli minori o seguaci.

Visitare Oria: uno dei vicoli
Scorcio di uno dei vicoli di Oria

Le foto sono state scattate da me e da Pietro.

Per organizzare al meglio la votra visita in città affidatevi all’associazione 72024 poichè spesso alcuni siti sono chiusi e occorre il loro intervento per l’apertura. Seguite anche il programma delle varie manifestazioni che essi organizzano!

Rodi e le Isole Tremiti: due giorni sul Gargano

Sapevo che avrei amato le Isole Tremiti, troppo era il desiderio di andarci. Non potevo sapere però che me ne sarei innamorata follemente.

Foto scattata da Gabriele

Giorno 1

È l’estate delle prime volte. Tasselli che completano il puzzle, spunte che segnano cose fatte e luoghi visti. Risposte finalmente affermative ai vari “Ma davvero non ci sei mai stata?”

Storie di bastoni piantati. Il lago di Varano visto dal Gargano. Il profumo degli alberi e dei frutti di fico.

Aspettare l’onda giusta a Rodi Garganico e fingere di serfare.

Correre a piedi nudi sul bagnasciuga come non facevo da anni.

I ragazzi raccolgono per me delle more e io mangiandole mi imbratto le mani.

La camera 104 blocca dentro i suoi residenti e gli orari delle messe sono decisamente arbitrari.

Scalette, vicoli, salite e discese per trovare un locale dove cenare, ma pare che l’umanità si sia data appuntamento qui stasera. La soluzione è l’arte di arrangiarsi, anche quando i bimbi si addormentano e tocca portarli a spalla. Ma infondo come diceva Rossella “Domani è un altro giorno”.

Isole Tremiti

Giorno 2

Il traghetto per le Tremiti è un posto giovane. Mi sembra di essere sul set di uno dei tanti film con storie di ragazzi che partono per un viaggio su un’isola con un passaggio-ponte. Sguardi e sorrisi che si incrociano. Ricordi di tante altre imbarcazioni prese in questi anni. Un colpo di fulmine breve, intenso e impossibile. Il giro delle isole mostra scorci impensati: la grotta Viola e quella delle rondinelle, lo scoglio dell’elefante, l’azzurro del cielo e del mare che incorniciano le bianche scogliere a picco, ricoperte dal verde dei pini d’Aleppo.

Sulla spiaggetta di San Domino l’acqua è cristallina: angoli di paradiso e location da set fotografici. A pranzo una pineta con una delle viste più belle che io abbia mai ammirato. Non c’è spazio per le polemiche e gli episodi da attacchi di panico.

L’isola di San Nicola fa scattare in me una sorta di sindrome di Standhal: come dico sempre, probabilmente, in un’altra vita devo essere stata un’isolana. La salita verso l’abbazia è una scarpinata che affronto, ormai come di consueto, in infradito. Questa volta anche in costume da bagno. È tutto talmente affascinante che a fatica trovo le parole e sceglierò la foto del giorno fra le centinaia scattate.

Chiacchiero un po’ con Michela che vive sull’isola da marzo a settembre.

Mi affaccio dal terrazzo del signor X, nostalgico ottantenne trasferitosi a Milano. Ora vive la sua isola solo per due mesi all’anno. Ma per 20 anni suo padre è stato il guardiano del faro di Capraia e lui è cresciuto li. Entrambi mi raccontano dei tempi che furono. Di giorni fiorenti che hanno visto un’ annuale diminuzione dei turisti. Queste isole sono poco conosciute ma sono un incanto e di entrambe le cose non mi capacito…

Gargano (giorno 2)

Il traghetto per le Tremiti è un posto giovane. Mi sembra di essere sul set di uno dei tanti film con storie di ragazzi che partono per un viaggio su un’isola con un passaggio-ponte. Sguardi e sorrisi che si incrociano. Ricordi di tante altre imbarcazioni prese in questi anni. Un colpo di fulmine breve, intenso e impossibile. Il giro delle isole mostra scorci impensati: la grotta Viola e quella delle rondinelle, lo scoglio dell’elefante, l’azzurro del cielo e del mare che incorniciano le bianche scogliere a picco, ricoperte dal verde dei pini d’Aleppo.

Sulla spiaggetta di San Domino l’acqua è cristallina: angoli di paradiso e location da set fotografici. A pranzo una pineta con una delle viste più belle che io abbia mai ammirato. Non c’è spazio per le polemiche e gli episodi da attacchi di panico.

L’isola di San Nicola fa scattare in me una sorta di sindrome di Standhal: come dico sempre, probabilmente, in un’altra vita devo essere stata un’isolana. La salita verso l’abbazia è una scarpinata che affronto, ormai come di consueto, in infradito. Questa volta anche in costume da bagno. È tutto talmente affascinante che a fatica trovo le parole e sceglierò la foto del giorno fra le centinaia scattate.

Chiacchiero un po’ con Michela che vive sull’isola da marzo a settembre.

Mi affaccio dal terrazzo del signor X, nostalgico ottantenne trasferitosi a Milano. Ora vive la sua isola solo per due mesi all’anno. Ma per 20 anni sul padre è stato il guardiano del faro di Capraia e lui è cresciuto li. Entrambi mi raccontano dei tempi che furono. Di giorni fiorenti che hanno visto un’ annuale diminuzione dei turisti. Queste isole sono poco conosciute ma sono un incanto e di entrambe le cose non mi capacito…

Gargano (giorno 1)

È l’estate delle prime volte. Tasselli che completano il puzzle, spunte che segnano cose fatte e luoghi visti. Risposte finalmente affermative ai vari “Ma davvero non ci sei mai stata?”

Storie di bastoni piantati. Il lago di Varano visto dal Gargano. Il profumo degli alberi e dei frutti di dico.

Aspettare l’onda giusta a Rodi Garganico e fingere di serfare.

Correre a piedi nudi sul bagnasciuga come non facevo da anni.

I ragazzi raccolgono per me delle more e io mangiandole mi imbratto le mani.

La camera 104 blocca dentro i suoi residenti e gli orari delle messe sono decisamente arbitrari.

Scalette, vicoli, salite discese per trovare un locale dove cenare ma pare che l’umanità si sia data appuntamento qui stasera. La soluzione è l’arte di arrangiarsi, anche quando i bimbi si addormentano e tocca portarli a spalla. Ma infondo come diceva Rossella “Domani è un altro giorno”.

(Foto scattate da Gabriele)

50 sfumature di Taranto

Taranto non è solo la città tristemente nota per le vicende legate all’ILVA. È la città dei due mari, l’unica polis della Magna Grecia che assieme a Siracusa si oppose all’avanzata romana, proteggendo la sua grecità fino all’ultimo. Da Taranto deriva la “taranta”, il ballo legato al morso del ragno Lycosa Tarantula che dalla città prende il nome. È questo anche il luogo delle processioni lunghissime che caratterizzano la settimana santa, delle cozze e del golfo omonimo.

Sul lungomare il pescato del giorno e la figura di Paisiello, il compositore che vanta fra le sue opere il Barbiere di Siviglia.

Al castello Aragonese un marinaio è a nostra disposizione per una visita guidata gratuita. Ode alla Marina Militare anche se per tutto il tempo della visita ha sostenuto che io fossi di origine malese.

Superato il ponte girevole ci accoglie il monumento al marinaio e poi il lungomare di cui ci colpisce la grande quantità di verde(ci sono anche i capperi!).

Quindi un giro in via D’Aquino e via Di Palma e finalmente l’allestimento magistrale del MarTa, il museo archeologico in cui la fanno da padrone i famosissimi è bellissimi “ori di Taranto”. Un’esperienza bellissima, nonostante l’insolito sistema orario di apertura/chiusura dei vari piani espositivi.

Attaccare bottone, come mio solito, è facilissimo. Due colonne doriche so incontrano quasi per caso, come fossero vecchi amici.

Il Duomo ha orari risicati è abbastanza arbitrari ma il cappello e di San Cataldo è un tripudio di marmi e intarsi, si mostra in tutto il suo splendore e compete degnamente con il tesoro di San Gennaro a Napoli.

Via Cava e i suoi ipogei. Le città di mare si assomigliano un po’ tutte. Taranto mi ricorda Napoli, Catania, Cuba…lo stesso fascino decadente dei centri storici, gli stessi intonaci scrostati. Al bar della stazione però non vendono la Raffò.

(Foto mie e di Alba, che ringrazio anche per la scelta del titolo. Grazie a Luciana per i suggerimenti di itinerario)

Info:

– Castello aragonese: http://www.castelloaragonesetaranto.com

-MArTA: http://www.museotaranto.beniculturali.it/web/index.php?area=1&page=home&id=0&lng=it

Giovinazzo fra storia e mare: la Puglia che ci piace.

Giovinazzo sospesa fra storia e mare, è questa la Puglia che ci piace…

Quando vado al mare con i miei, ormai da anni, vado a Giovinazzo e la nostra spiaggia del cuore è una distesa tranquilla di ciottoli a due passi dal centro abitato (ma ci sono anche altre spiagge).

Puglia: Giovinazzo mare storia

Giovinazzo fra mare e storia: le origini

Siamo in provincia di Bari, in quella che secondo la tradizione (e la leggenda) è la nuova Netium (Juvenis Netium). Pare che tale cittadina, di origine peuceta, sorgesse nell’entroterra  e una volta distrutta la ricostruirono sul mare.

tramonto giovinazzo: mare storia puglia

Il borgo subì poi le contese di Bizantini e Longobardi e  i Normanni realizzarono le mura di cinta, per molti legate alla figura dell’imperatore Traiano.

Si avvicendarono quindi gli Svevi, gli Angiò, i Gonzaga e la famiglia Giudice, a cui è attribuito il Palazzo Ducale. Sorto nel 1657/1659 accanto alla nota cattedrale e caratterizzato da ingresso solenne, cortile e balconata sul mare.

giovinazzo, mare. storia: Puglia

Giovinazzo fra mare e storia: cosa vedere

Oltre al palazzo ducale ci sono tantissimi altri palazzetti appartenenti a famiglie “blasonate” del passato.

Il centro antico (sulla differenza con il centro storico vi rimando infondo all’articolo) sorge direttamente sul mare. Elemento di spicco è il così detto arco di Traiano, porta d’accesso alla città. Essa fu costruita sfruttando quattro miliari (definizione sempre infondo) dell’antica via traiana e capitelli medievali.

Da vedere sicuramente la piazzetta Costantinopoli, antica sede del sedile,  su cui sorge l’omonima chiesa (con opere di Carlo Rosa).

Centro della vita cittadina e di tante manifestazioni che la animano è Piazza Vittorio Emanuele II, con la sua fontana dei tritoni risalente al 1933.

Da non trascurare una passeggiata al porto vecchio e la vista della torre di vedetta, che si sviluppa su tre livelli, risalente agli anni ’20, poi trasforamata in faro. Una sosta merita anche il torrione aragonese, detto in dialetto locale “U TAMMURR”(il tamburo), in riferimento alla sua forma.

Particolarmente degna di nota è la cattedrale di origine romanica ma completamente rifatta, fra il XVII e il XVIII secolo, in forme barocche. Sotto  il pavimento in tipiche chianche, gli scavi hanno restituito resti musivi. La chiesa custodisce, dal 1677, l’Immagine della Madonna di Corsignano, poichè il relativo casale si spopolò a seguito della peste del 1659 e fu poi completamente distrutto dal terremoto del 1731. Al suo interno anche opere del pittore Carlo Rosa.

Nelle campagne circostanti, oltre al suddetto casale, si segnalano le chiese del Padre Eterno, San Pietro Pago, S. Lucia, San Basilio, San Francesco e il casale e la chiesa di Sant’Eustachio, a cui sono particolarmente legata poichè argomento della mia tesi di laurea triennale.

Sempre nel territorio rurale si trova anche il dolmen San Silvestro.

La città è stata sede di numerosi set cinematografici (in particolare per i film del conterraneo Sergio Rubini).

Vi ho incuriosito abbastanza? Se non fossero bastate le parole fatevi ispirare dalle fotografie (mie e della mia amica Angela con il supporto di Donato).

Approfondimenti

Centro antico e centro storico: la definizione è stata elaborata da Roberto Pane negli anni ’60.  Il centro antico sarebbe il nucleo originario, la stratificazione archeologica, mentre per centro storico s’intende la città nel suo insieme, con tutti i suoi sviluppi (es. moderni). Oggi al centro antico ci si riferisce con “nucleo antico”.

Pietre miliari: cippi iscritti posti sul ciglio delle strade romane con una serie di abbreviazioni che indicavano in miglia romane (1480 m.)la distanza dall’inizio della strada o dalla città più vicina.

 

Non vi è venuta voglia di fare un salto fra il mare e la storia di Giovinazzo, in Puglia?

Il pulo di Altamura: Puglia insolita

Lo ammetto, ci vivo a circa 20 km di distanza e non avevo mai visto il Pulo di Altamura fino a qualche anno fa, quando mi ci sono fatta portare dal mio papà.

Si tratta della più grande dolina carsica dell’Alta Murgia (gli altri, più piccoli sono i pulicchi di Molfetta, Gravina e della mia Toritto).

Infondata l’idea della sua nascita dovuta alla caduta di un meteorite, piuttosto legata invece a fenomeni carsici diffusissimi sulle Murge.

La parete nord, ricca di grotte, pare fosse abitata dall’uomo sapiens.

Nel 1600 in una di esse vi era ancora una chiesetta, forse frequentata da un eremita.

La sua esposizione e le caratteristiche delle pareti ricreano un microclima in cui vivono degli animali abbastanza rari come il corvo imperiale.

Negli ultimi anni è stato notevolmente risistemato (eliminate le leggendarie automobili letteralmente lanciate sul fondo) e attrezzato con tavoli da pic nic, possibilità di visite guidate, percorsi di trekking e cartelli didattici.

Vi suggerisco di contattare una delle associazioni che si occupano di trekking e visite guidate\escursioni nella zona: scendere nel pulo attraverso i sentieri ed i percorsi segnati è un’esperienza davvero unica. Imparerete inoltre molte cose relative alla flora ed alla fauna del luogo, alla biodiversità ed a come tutelarli.

Un ringraziamento ai miei amici Paolo e Simonetta per il suggerimento di visita relativo al pulo di Altamura.

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Altamura

Federicus 2019

Federicus 2019 (Altamura)

Approfittando di questi giorni di permanenza al Sud ho potuto partecipare ad una manifestazione che adoro e da cui lo scorso anno ero stata forzatamente assente.

Il mio amore per Federico II credo di averlo già più volte dichiarato in questo blog quindi una manifestazione interamente dedicata a lui ed alla sua personalità eclettica non poteva non affascinarmi.

Per l’occasione l’intera città di Altamura si anima di medioevo: i vicoli ed i tipici claustri vengono assegnati ai 4 quarti (fazioni). 4 diverse etnie (ebrei, greci, latini e saraceni) trasformano il paesaggio urbano decorandolo in base ai propri modi di vita intorno al 1232, anno in cui, secondo le fonti, l’imperatore Svevo Federico II, il puer Apuliae, passó in città e ne ordinó la costruzione della cattedrale poiché in quel luogo il suo seguito era stato guarito dalla malaria.

L’impegno è quello di tutta la comunità: istituzioni, scuole, parrocchie, associazioni di volontariato che trasformano il centro cittadino con botteghe, mestieri, giochi ed esibizioni.

Le location sono differenti: Piazza della Repubblica è l’area dedicata ai giochi; Piazza Duomo ha ricreato una vigna ed un mulino; in Piazza Matteotti c’è il vero “palcoscenico” su cui si svolgono gli spettacoli di falconeria, su cui convergono i cortei da cui sarà acclamata la “Bianca Lancia”eletta e ci sarà la gara di scacchi giganti; nell’ex-convento di Santa Chiara è allestita una mostra d’arte è sempre grande interesse suscita il museo della tortura.

Siamo giunti all’VIII edizione di questo evento che quest’anno è dedicato a “Li agi” alla corte dell’imperatore, riprendendo la triade dantesca del XIV canto del Purgatorio: l’amore cortese, li affanni e li agi (appunto). Per una idea di medioevo non buio ma dediti ai piaceri, al lusso, agli eccessi, al divertimento.

Oltre 1000 figuranti per il corteo storico in notturna con giochi di luci e fuochi ( novità di quest’anno) sotto la direzione artistica di Alessandro Martello e le scenografie e costumi di Franco Damiano. Circa 50 gli artisti di strada (trampolieri, incantatori di serpenti, giocolieri, falconieri…) selezionati in tutta Italia dal direttore artistico.

Novità sono la prima edizione del festival di musica medievale e il corteo dei fanciulli con drappi ed arazzi da essi dipinti, con la presenza delle figure di Madama Cattedrale e Madre Natura.

Il giorno 24 aprile, con l’apertura simbolica di porta Matera si da’ inizio al medioevo altamurano, che vedrà tutti proiettare lo sguardo al passato con l’intento di riappropriarsi delle proprie origini. Provare per credere. Avete tempo fino al 28 aprile.

P.S. Un ringraziamento speciale alla mia amica Patrizia per avermi fornito fonti valide di approfondimento.

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Sul lungomare del mondo: Bari

Mesi fa ho chiesto alla mia amica Francesca, barese doc ed ottima fotografa amatoriale, di passarmi delle foto della città per accompagnare un post sul mio blog. Poi, complici gli impegni ed un po’ di sacro timore e reverenza nei confronti dell’argomento, ho sempre rimandato. Ma ora credo che i tempi siano maturi…

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Di Bari, della mia città (in realtà, per campanilismo sottolineo che sono di Toritto, in provincia) ho sempre adorato il lungomare, con i suoi lampioni caratteristici.

Un lungomare ampiamente ammirato ed utilizzato anche come set cinematografico e fondale per numerosi film e videoclip musicali (solo per citarne uno “L’amore è una cosa semplice” di Tiziano Ferro). Un lungomare che per me è l’espressione stessa di questa città di frontiera, crocevia fra Oriente ed Occidente, legati da quel santo, fortemente voluto dalla città e da quei marinai che nel 1087 ne traslarono il corpo da Mira, in Oriente, fino a Bari.

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Il santo in questione è San Nicola a cui è dedicata la Basilica, in stile romanico, che sorge al posto dell’antica corte del catapano bizantino, affacciata su ciò che resta delle mura cittadine, la famosa Muraglia.

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Altro polo religioso importante è la cattedrale dedicata a San Sabino ed a Maria Odegitria (Colei che mostra la via).

La Bari più verace è quella della città antica, Bari Vecchia, rivalutata da circa un ventennio, dove, fra vicoli ed archi, le signore realizzano a mano kili e kili di orecchiette ed invitano ad assaggiare una specialità, le sgagliozze (polenta fritta). Alle signore si affiancano poi locali cool e ristoranti che rendono la zona il centro della movida, dislocata fra piazza del Ferrarese e piazza Mercantile.BariBari

Ma l’autenticità del popolo barese emerge soprattutto in occasione della festa del santo patrono: il 6 dicembre, dies Natalis del santo, all’alba si celebra una messa e poi la tradizione vuole che si faccia colazione con la cioccolata calda. Fra il 7 e il 9 maggio invece si ricorda la traslazione delle ossa del santo ed il loro arrivo in città: processioni, cortei storici, musica e fuochi d’artificio muovono gli animi dei cittadini e di numerosi Pellegrini (anche di Fede ortodossa) provenienti da ogni dove.

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La città ha infatti anche una chiesa russa voluta dallo zar Nicola II.

Degni di nota i teatri cittadini: il teatro Piccinni , il teatro Margherita (recentemente riaperto ha ospitato la mostra Van Gogh experience )e il teatro Petruzzelli, fiore all’occhiello del capoluogo pugliese, restaurato dopo un gravissimo incendio. Ad essi si associa un rinomato conservatorio ed una università fra le prime in Italia.

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Una visita merita il Castello Svevo, risistemato nel 1500 da Isabella d’Aragona e Bona Sforza.

E come dimenticare il Palazzo dell’Acquedotto in stile Liberty e la Pinacoteca Provinciale?

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Il mio preferito è però il Museo Diocesano poiché conserva un oggetto poco diffuso: si tratta degli exultet, rotoli di pergamena usati durante la liturgia della veglia pasquale che prendono il nome dalla loro prima parola. La loro particolarità è che testo ed immagini correlate sono distribuite in verso opposto in modo tale che il lettore potesse leggere ed i fedeli potessero guardare le immagini. Un piccolo gioiello nel cuore della città.

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Se il vostro obiettivo invece è lo shopping via Sparano e Corso Cavour (da pronunciarsi obbligatoriamente Càvour, con accento sulla A) faranno al caso vostro.

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Ritroverete così una città dall’atmosfera cosmopolita in cui si possono ammirare tutti i colori e le sfumature del mondo.

(Foto mie e di Francesca)