Il tempo di un viaggio

Una piccola riflessione sui tempi e…sul tempo (non quello atmosferico).

Cosa ci fa decidere che è giunto il momento? Perché proprio oggi, ieri, allora, domani?

Ricordate quel brano di Novecento in cui si parla del protagonista che, dopo tutta la vita passata a bordo, decide all’improvviso di scendere dalla nave? Baricco lo associa, con simpatia, ad un chiodo che d’un tratto cade perché ha ceduto. Perché proprio in quel momento?

Cosa ci spinge a prendere delle decisioni a lungo rimandate? Come facciamo a capire che è esattamente quello il momento giusto? È già scritto? Qual è la molla che rompe ogni indugio e ci fa compiere quel gesto?

Cosa ci fa decidere che è arrivato il momento proprio per quella destinazione o che i tempi sono maturi per quella determinata città?

Non si tratta solo di offerte di voli o di alloggi, oppure della durata delle nostre ferie. Mi riferisco proprio ad una condizione personale che ci spinge a fare la scelta.

Quante mete sono nel nostro cassetto dei desideri e pur avendo la possibilità ancora non le abbiamo viste?

Eppure, in quello che sembra un caso, il momento arriva.

Ci sono viaggi desiderati, in attesa,per anni. E c’è un istante in cui, di botto, prendi in mano la situazione, prenoti il volo e ti lanci. Forse è una presa di coraggio.

Ci sono gesti desiderati, in attesa, per anni. E c’è un istante in cui, di botto, prendi in mano la situazione e ti lanci. E anche questa, forse, è una presa di coraggio.

E voi? Quali sono i vostri viaggi che attendono il momento giusto?

(La foto è mia, scattata un paio di settimane fa dalle Scuderie del Quirinale)

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 11 Convertirsi a Santa Maria del Popolo

…ma anche andare in “pellegrinaggio” a S. Luigi dei Francesi, Sant’Agostino, Galleria Borghese, Musei Vaticani, Galleria Doria Pamphjli: nei luoghi che custodiscono opere di Caravaggio a Roma.

san pietro

 

Sarò banale ma Caravaggio è uno dei miei artisti preferiti (credo lo inserirò nella famosa lista delle cose che amo, non so ancora se prima o dopo dei campi di grano). Forse da una storica dell’arte ci si aspetterebbe un apreferenza più ricercata, più di nicchia. Ammetto che ci sono artisti meno noti che mi piacciono ma allo stesso tempo non posso esimermi dall’adorare Michelangelo Merisi, che giunse a Roma da Caravaggio (Lombardia) e ne sconvolse il panorama artistico.

Preso a benvolere dal Cardinal Del Monte, l’artista non era molto amato in città per il suo carattere fumantino e per la schiettezza della personalità che emergeva anche nelle sue opere.

Basti pensare alla Morte della Vergine (oggi al Louvre) in cui Maria ha le sembianze di una prostituta annegata nel Tevere, o alla Madonna dei pellegrini in Sant’Agostino ove il volto della Vergine è senz’altro quello di una prostituta molto nota nei rioni romani. E che dire dei piedi sporchi degli stessi pellegrini o degli aguzzini nella crocifissione di san Pietro( proprio a Santa Maria del Popolo)? E l’angelo che guidava la mano di San Matteo mentre scriveva il Vangelo? Pensate che la prima versione venne rifiutata perchè ritenuta “sacrilega”. Finì nella collezione Giustiniani, poi a Berlino, e qui fu distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. E il sedere del cavallo in primo piano a Santa Maria del Popolo?

Tutti elementi troppo innovatori e rivoluzionari, ma che squarciarono le “abitudini” della pittura italiana, proprio come la luce, protagonista delle opere del maestro, squarcia i fondi scuri e fa emergere quelle figure tanto realistiche e tanto innovative.

(foto dal web)

 

Smart box: a present for you

Per par condicio, dopo aver parlato, qualche tempo fa, dei cofanetti Boscolo, oggi è la volta di Smartbox.

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per due volte mi hanno regalato un soggiorno attraverso l’opzione smartbox. L’ultimo, qualche mese fa, era il cofanetto “tre giorni nel verde”, con il quale Gilda, Anto ed io siamo state a Catania.

Ogni cofanetto ha una validità di due anni e può essere sostituito gratuitamente. Inoltre la prenotazione delle strutture partner è davvero molto semplice.

Ogni cofanetto è composto da una guida illustrata e da un assegno regalo, e non comprende i trasporti verso le strutture o le esperienze scelte.

Le possibilità sono molteplici: 3 giorni nel verde (l’ultimo di cui ho usufruito); fuga dalla città; percorso relax; 3 giorni in Europa…

Per lei, per lui, benessere, soggiorni, sport, svago, gourmet, multiattività…

Qual’è la vostra scelta?

www.smartbox.com

Primo giorno di mare 2018: Santa Marinella

Il passaggio dalla neve alla prima giornata di mare è un attimo…e come ormai da qualche anno, la prima tintarella la prendo in territorio romano…

Con il treno, in circa mezz’ora, da Roma, si arriva ad una delle più belle spiagge del litorale laziale.

Io e le mie amiche ci siamo riproposte di andare ogni volta in una spiaggia diversa, così che io (unica non autoctona o che comunque vive a Roma da meno tempo) possa conoscere i lidi romani.

Santa Marinella prende il nome da un dipinto della Santa nella cappella privata degli Odescalchi, a partire da un insediamento di monaci basiliani che ne aveva diffuso il culto.

Il toponimo antico del luogo era invece Castrum Novum. Sito frequentato sin dal neolitico ma con sviluppo maggiore soprattutto nel periodo degli Etruschi.

Fra gli anni ’50 e ’70 la località balneare divenne la perla del Tirreno o la perla dei vip, meta per eccellenza della movida romana.

Interessanti dal punto di vista storico artistico: il castello che sorge su una villa d’epoca romana, il museo del mare e quello del territorio.

(Foto mie)

Gallerie d’Italia-Milano-

3 sedi in tutta Italia: Milano, Napoli e Vicenza. Io conosco, per averla visitata più volte, la Galleria Milanese.

Il palazzo milanese in cui è ospitata la galleria era stato fatto costruire da Anguissola, fra il 1775 e il 1778 in perfetto stile neoclassico. La fama del palazzo era accresciuta anche dalla sua collezione d’arte e dal giardino con la famosa Fontana ad edicola con il busto di Alessandro Magno.

La Galleria, nella collezione dell’Ottocento, ospita circa 200 opere fra sculture e dipinti appartenenti a Cariplo ed Intesa San Paolo ed aperte al pubblico dal 2011. Sono opere che partono da Canova, toccando per lo più artisti Lombardi. Fra gli altri: Hayez, Segantini, Boldini, Previati, Boccioni.

Il cantiere del Novecento ospita invece 80 opere fra de Chirico, Sironi, Pascali, Manzoni, Fontana.

Una visita che vale davvero la pena.

http://www.gallerieditalia.com/it/

La mia Sicilia

Nel titolo il remake de “la mia Africa”. Che pretese di grandezza! Ovviamente scherzo e spero di non offendere la sensibilità di nessuno quando aggiungo degli aggettivi possessivi a dei luoghi. È il mio modo per esprimere il legame speciale che ho con essi e per definire la mia esperienza in quel determinato luogo.

Sono stata in Sicilia due volte, a distanza di molti anni l’una dall’altra e sempre invita/visita guidata. La prima volta, con la mia classe del liceo abbiamo fatto un bel giro.

Messina: la porta dell’isola che dà il nome allo stesso stretto. Importante caposaldo sotto i Normanni, angiolina e poi aragonese. Rasa al suolo da un terremoto nel 1783 e da un maremoto nel 1908 che fece 80000 vittime (questi dati mi colpirono molto visitando la città). Poco resta delle vestigia antiche (ulteriormente colpite dalla seconda guerra mondiale). Da vedere il Duomo, la Fontana di Orione, il Museo Regionale e la chiesa della SS. Annunziata dei Catalani, legata ai Normanni ed si motivi del Romanico isolano ( Cefalù e Monreale) e del sud Italia (Ravello, Amalfi, Troia).

Taormina: uno dei fiori all’occhiello dell’isola. Di origine greca e poi ancora florida con gli Arabi ed i Normanni. Da visitare sicuramente il Teatro Greco, il Duomo, il Castello, la Badia vecchia ma soprattutto mi è rimasta negli occhi (e nel cuore) la terrazza panoramica di piazza 9 Aprile.

Giardini Naxos: una località archeologica ed una marina bellissima.

Agrigento è la Valle dei Templi, la maestosità di quelle costruzioni e lo stupore che suscitano i templi in stile dorico (dedicati a Giove, Castore e Polluce, alla Concordia e ad Ercole). Nel IX secolo, sotto la dominazione araba, assunse il nome di Girgenti, che conservó fino al 1927 quando prese l’attuale nome. Fra i suoi cittadini illustri il filosofo Empedocle e Pirandello. Città notissima, oltre che per i templi della Magna Grecia, anche per la Sagra del Mandorlo in fiore.

Siracusa: ha una piccola isola, Ortigia, che è praticamente saldata alla terraferma. Siracusa fu uno dei più importanti centri della Magna Grecia, subì la dominazione araba e normanna. Di rilievo la cattedrale, la fonte Aretusa, il teatro greco e l’anfiteatro Romano e soprattutto il mio luogo preferito: l’orecchio di Dioniso. Si tratta di una cavità naturale nella roccia, così nominato dal mio amato Caravaggio perché ha la forma di un padiglione auricolare e straordinarie qualità acustiche. Pare infatti che il tiranno della città vi rinchiudesse i nemici e ascoltasse le loro conversazioni dall’esterno.

Le gole dell’Alcantara: un monumento di roccia basaltica generato da un’edizione circa 2400 anni prima di Cristo. Prendono il nome di gole perché per circa 500 m presentano larghezza di 5 e altezza di 70 m e vi scorre il fiume Alcantara che ha levigato le pareti dandogli lucentezza. Vi si accede tramite ascensori o seguendo un pittoresco sentiero panoramico. Attenti all’acqua…è gelida!

La seconda volta in Sicilia è stata in occasione di un viaggio studio durante il mio corso di laurea specialistica.

Palermo: la culla dei Normanni e degli Svevi. Una delle emozioni più forti della mia vita è stata salire sui ponteggi del restauro della Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni.

Nella bellissima cattedrale, in un sarcofago di porfido rosso, riposano i resti mortali di Federico II (che tanto amo). Bellissima la cappella di Santa Rosalia, patrona della città.

Di ascendenze arabo-normanne le chiese di San Giovanni degli Eremiti e di Santa Maria dell’Ammiraglio (Martorana), la Zisa, la Cuba e la Piccola Cuba.

Merita una visita la Galleria Regionale della Sicilia (con opere di Antonello da Messina), la famosa Fontana Pretoria davanti al Palazzo Senatorio (oggi sede municipale), il convento e la cripta dei Cappuccini.

Monreale è il suo Duomo dalle due torri in facciata e dall’abside finemente decorato da splendidi mosaici. Alle spalle dell’abdide (il mio preferito) c’è un negozietto artigianale in cui ho comprato degli orecchini con minuscole tessere di mosaico (per la serie souvenir).

Cefalù: un borgo turistico incantevole ed una cattedrale normanna altrettanto nota (anche qui profusione di mosaici ed archi incrociati nelle decorazioni).

Come avrete capito amo questa terra. Oltre al fatto che si tratta di un’isola e, inutile ripeterlo, ho un debole per le isole, la Sicilia è calore, accoglienza, buon cibo ( in primis cannoli, panelle, arancini/e -niente dispute sul maschile/femminile).

Ho tantissimi amici siciliani e non si offenderanno se non avrò parlato in questo post dei loro paesi e città. Io scrivo di ciò che conosco.

E conosco la loro solarità, i sorrisi, i colori scuri arabeggianti o gli occhi e capelli chiari dei Normanni, la loro amicizia sincera…Tutte cose che hanno ereditato dalla loro terra.

È una regione che mi piace talmente tanto che a breve ci tornerò, è una delle mete dei viaggi in programma per questo 2018 (piccola anticipazione…)

(Foto dal web…i cimeli degli anni passati lasciamoli ai musei)

Siviglia: piensa que el mundo es pequeno y el corazon inmenso

“Voglio fare un viaggio con te” è una frase che spesso mi sento ripetere nell’ultimo periodo (oggi una mamma mi ha detto che anche M., una mia alunna di 3 anni vorrebbe fare un viaggio con me). Ovviamente non parto con tutti (anche per una questione di budget) ma questo viaggio è nato così, dalla voglia di 2 amiche di partire insieme.

Giorno 0.

Ho inseguito a lungo il viaggio in questa città e sto tornando per la quarta volta in una delle nazioni europee che più amo ( Francia, Grecia e Spagna appunto). Posti separati in aereo per me e “la Cate”.Io per il viaggio ho da scrivere, leggere, potrei guardare le mie serie TV preferite. Alla fine i pensieri seguono il filo dei ricordi: viaggi passati, episodi, compagni di avventure, incontri. Va a finire che come al solito mi assopisco.

Siviglia profuma: il taxi, i vicoli, l’hotel (mi confermo “prenotatrice” ufficiale di posti carini). Manuèl alla reception è gentilissimo (e carino) e la stanza ha un balconcino con i fiori. A cena tapas, cerveza e paella. Un colpo di fulmine per la Giralda.In un primo giro per il Barrio e Santa Cruz non puoi non incontrare dei baresi: “divertitevi ragazze”.

Giorno 1

Almeno una volta all’anno bisognerebbe andare in un posto in cui si parla spagnolo. Così, perché fa bene al cuore.

Oggi profumiamo di azahar io e la Cate (che ama lo jamon).

A colazione una conversazione improbabile con Almudena e poi il Real Alcázar a togliermi il fiato ed a bloccarmi la respirazione. Mai come oggi vorrei fotografare tutto, descrivere tutto. Lo stile mudejar, gli alberi di arance, i pavoni. E ritrovare elementi noti della Puglia e della Sicilia, normanni e svevi.

La Giralda non ha scale ma rampe, per permettere al sovrano di salirvi a cavallo. La cattedrale è la terza chiesa più grande al mondo e la più estesa cattedrale gotica. All’interno Goya, Zurbaran, Isidoro di Siviglia e L’ Immacolata di Murillo a cui collego “messaggi” inaspettati. E mi emoziono. Ancora.

Sevilla era il nucleo centrale dei rapporti col Nuovo Mondo: ripenso a Cuba; immagino i viaggi futuri. Un calabrese ci dà lezioni di vita sulle donne;il pranzo in stile spagnolo è alle 15. In Plaza d’Espana mentre ballano il flamenco un bimbo mi saluta e mi manda un bacio. Si chiama N…

Alla seconda sangria della giornata un attacco di ridarella ripensando alle diverse pessime figure del giorno e poi i vicoli alla ricerca della Carboneria per un autentico spettacolo in stile andaluso. E scoprire (o riscoprire)che Mercurio era il protettore dei viaggiatori…

Giorno 2

L’oggi ha il profumo già della nostalgia, fra il balcone di Rosetta del Barbiere di Siviglia e la Carmen di Bizet. Reprimo il mio istinto e non compro nè il mantillo nè la rosa per atteggiarmi a ballerina di Siviglia. Ma continuo a pensare che mi avrebbero donato molto.In calle de Sierpes l’idea era quella di fare shopping (shoppingare come dice Manuèl) ma la Domingo todo cerrado (e ricordo una domenica a Tarragona ed una a Barcellona). Il museo di belle arti però è aperto, gratuito ed è bellissimo. Murillo diventa il mio artista spagnolo preferito:faccio fatica a staccarmi dalla Madonna del “fazzoletto” perché i suoi occhi sono magnetici e sembra che il Bambino voglia venire in braccio a me. Una capatina al metropol parasol e poi a pranzo al mercato di Triana (su suggerimento sempre di Manuèl). Passeggiare davanti a Plaza de Toros (niente corride però) e alla torre dell’oro. Mangiare churros e inebriarsi di barocco alla chiesa del Salvador mentre le carrozze con i cavalli sostano all’ombra delle palme reali o portano in giro i turisti. Siviglia è la città dei segni.Ridiamo in aeroporto io e mi hermana perché la stanchezza mi prende e non riesco a smettere di sbadigliare. Al gate una puntata di una radio speciale, poi l’ultimo taxi verso casa.

E in testa la frase di Garcia Lorca “piensa que el mundo es pequeno

y el corazón es inmenso”.

Alcune informazioni pratiche:

-i taxi hanno dei prezzi abbordabili per cui vi consiglio di prenderne uno per raggiungere la città dall’aeroporto;

-In città i mezzi non “servono”, tutte le maggiori attrazioni turistiche sono raggiungibili comodamente a piedi;

-se volete vedere uno spettacolo di flamenco autentico dovete assolutamente andare alla Carboneria (locale molto easy e un po’ internato nei vicoli ma sicuramente di grande effetto);

-hotel in cui abbiamo alloggiato Hostal Santa Cruz (praticamente nel centro dell’omonimo storico quartiere): pulito, comodo,molto carino e personale cordiale;

-per tapas e cibo spagnolo: la sagrestia, la bodeguita de la Parihuela (Santa Cruz);bar antiguedades (nei pressi della cattedrale);casa Fundida (mercato di Triana);

-colazione da Salat and Sugar.

(Foto mie che più mie non si può!)

I grandi maestri- 100 anni di fotografia Leica-(Roma, complesso del Vittoriano)

Adoro la fotografia: uno degli esami più belli che ho sostenuto all’università è stato quello di storia della fotografia e a volte provo anche a cimentarmi in quest’arte. Se vi va guardate il mio profilo instagram(carmensavino) ma non aspettatevi capolavori alla cartier-Bresson o alla Paolo Roversi. Quelli andate ad ammirarli al complesso del Vittoriano.

Avete tempo fino al 18 febbraio per seguire la vera e propria rivoluzione apportata nella fotografia dalla comparsa sul mercato, nel 1925, della Leica. basti pensare a nuovi ambiti di applicazione o vecchi ambiti che però vengono approfonditi. Foto dopo foto, in questo bellissimo allestimento (e solitamente le mostre al Vittoriano mi lasciano un po’ perplessa) scoprirete che alcune famosissime immagini impresse nella nostra memoria sono state scattate con questa macchina fotografica: il noto ritratto di Che Guevara; il bacio di Eisenstaedt fra il marinaio e l’infermiera a Times Square; la bimba che corre nuda per la strada dopo il bombardamento del suo villaggio in Vietnam.

Non ho solo ritrovato il mio amato Cartier-Bresson (qualche anno fa avevo visto una sua mostra monografica all’Ara Pacis) ma ho conosciuto e mi sono innamorata di Capa (bella la sua “Miliziano colpito a morte”), di Berengo Gardin, Salgado (“La miniera d’oro di Serra Pelada”) e di paolo Roversi e la sua fotografia di moda. Grazie alla Leica questo ambito esce dalla staticità dei set impostati e si avvicina alla spontaneità e alla casualità.

Questo apparecchio fotografico fu davvero una bella invenzione: piccola, maneggevole, leggera, con un occhio del fotografo che guardava l’obiettivo e l’altro ad osservare il mondo circostante; perfetta per quelle foto con un punto di vista originale.

Carina la convivenza nello stesso complesso museale con la mostra dedicata a Monet (l’ho vista e ve ne parlerò prossimamente) creando una serie di rimandi. Difatti la prima mostra degli Impressionisti si svolse proprio nello studio del fotografo Nadar ed è risaputo che essi sfruttarono la fotografia nel loro lavoro. Inoltre così come la nascita del mezzo leica ha permesso lo sviluppo di nuoi 2generi” fotografici, così buona parte delle innovazioni introdotte dagli Impressionisti sono state dovute alla comparsa di un nuovo “mezzo” quali furono i colori ad olio in tubetto che favorirono la nascita della pittura en pleinair (all’aria aperta).

Insomma un amostra non consigliata…ma consigliatissima. Fidatevi!

(foto mie)

L’Aquila e il Gran Sasso

Sul Gran Sasso ho fatto un’escursione tanti anni fa e nello stesso periodo sono stata all’Aquila. Dopo il sism anon ci sono più tornata e quindi scrivo questo post con delicatezza, “accarezzando” i luoghi e le emozioni vissute.

cannelle

Ricordo con gioia la fatica e l’impegno per arrivare su al rifugio a Campo Imperatore, e poi la grande soddisfazione di esserci arrivati; le foto di rito con gli amici e l’acqua fresca.

Invece a L’Aquila una bella passeggiata alla Fontana delle Novantanove cannelle, sorta nel XIII secolo nel luogo in cui scorreva un piccolo corso d’acqua. Il nome stesso della città pare infatti derivare proprio dal diminuitivo di acqua (aqua), poi rimodellato su quello del famoso rapace. Le aquile compaiono infatti nello stemma della città e fino quasi ai nostri giorni i cittadini tenevano in alcuni luoghi pubblici delle aquile, quasi come fossero gli animali domestici della città.

Un’altra meraviglia è stata per me la basilica di Santa Maria di Collemaggio, in cui fu incoronato, nel 1294, Papa Celestino V (“Colui che fece per viltade il gran rifiuto” Dante). Capolavoro di originalità e bellezza, è sede della Perdonanza, indulgenza plenaria concessa proprio da Celestino V a quanti vi si recano fra il 28 r il 29 agosto.

Sulla Piazza del Duomo o del Mercato (comunemente detta, per la sua estensione, piazza dell’ettaro) si affacciano il Duomo e la chiesa di Santa Maria del suffragio (su progetto di Giuseppe Valadier). Di rilievo anche la collegiata di Santa Giusta, la chiesa di San Bernardino, il teatro comunale, il castello.

Una visita è caldamente consigliata.

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(foto dal web)

Sotto il balcone di Giulietta: Verona

Lo so che  a volte sono ripetitiva ma ci sono dei posti in cui ho lasciato dei pezzi di cuore, più o meno grandi. Il pezzo lasciato a Verona è davvero bello grosso. E forse non me n’ero resa conto finchè non ho sfogliato la guida per scrivere questo post.

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Conosco questa città molto bene perchè ci ho lavorato e “vissuto” per un anno circa. Ci siamo incontrate per caso ed altrettanto per caso l’ho scelta come sede temporanea di lavoro. Poi però mi ha conquistata con il suo romanticismo, il suo essere “a misura d’uomo”, la sua bellezza e persino con l’accoglienza e l’affetto dei suoi abitanti. Infatti i ragazzi e le ragazze della mia scuola sono ancora nei mie pensieri ed ho stretto amicizie speciali con persone speciali (vero Alessandra?).

Ho percorso il centro di Verona centinaia di volte, da sola o in compagnia di tante persone diverse. Da corso Porta Nuova fino a Piazzza Bra ad ammirare l’Arena (stupenda con la grande stella cometa nel periodo natalizio), a passeggiare sul liston (grande e largo marciapiedi). A Palazzo della Granguardia ho visto una mostra sugli Impressionisti con la mia amica Nicoletta mentre a Palazzo Forti, un amattina, prima di andare a lavoro, ho ammirato Chagall.

E giù, lungo via Mazzini (la via dello shopping), fino a Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori (con la statua di Dante a sovrastare tutto). Oppure deviare a destra e lasciarmi incantare, ogni volta, da quel piccolo cortile su cui si affaccia il balcone di Giulietta, il mio posto preferito. La tradizione vuole che toccare la statua di Giulietta sul seno porti fortuna, ma non ho conferme mie o altrui a riguardo. E’ sempre bello però soffermarsi a leggere i messaggi lasciati dagli inn amorati a questa amante infelice.  Io ho sempre preferito l’opzione teatrale ed affacciarmi ala balcone ( dev’esserci anche in giro qualche foto di Carmen-Giulietta ma mi guarderò bene dal pubblicarla).

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Un altro posto che ho sempre amato è Castelvecchio e il suo ponte scaligero, su cui sembra sempre che si concentri tutta la corrente proveniente dall’Adige sottostante.

Tante volte ho attraversato questo ponte e mi sono spinta fino all’Arsenale, magari in compagnia di un buon libro.

Lo ammetto, adoro anche Ponte Pietra, il ponte più antico della città (Epoca Romana). L’ho oltrepassato in diverse occasioni ma un avolta, in compagnia di Nicoletta e Antonio, mi sono andata fin su a Castel San Pietro ad ammirare la città dall’alto e riconoscerne i monumenti (con una sosta anche al Santuario di Nostra Signora di Lourdes).

E che dire del Duomo, delle chiese di San Fermo e Sant’Anastasia con gli affreschi di Pisanello? Senza dimenticare la chiesa di Santa Maria Antica con le arche scaligere e la famosa Basilica romanica di San Zeno con un trittico di Mantegna sull’altare.

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Ho fatto l’esperienza di salire sulla Torre dei Lamberti al Palazzo della Ragione (XII secolo): ben 368 scalini.

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Gli eventi cittadini più importanti nel corso dell’anno sono sicuramente il Vinitaly e la Fiera Cavalli

Se invece volete fare un’esperienza culinaria particolare vi suggerisco il Ristorante San Matteo…la location è quella suggestiva di una chiesa sconsacrata…

Poi ci sono le due anime calcistiche: Hellas e il Chievo…così, a gradire…

E se non credete alle mie parole su quanto sia bella la città fidatevi di Shakespeare e dei suoi versi tratti da Giulietta e Romeo e posti su uno dei bastioni che dà accessso a Piazza Brà:

“…non c’è mondo per me aldilà delle mura di Verona: c’è solo purgatorio, c’è tortura, lo stesso inferno…”

(Foto mie)