Stupor Mundi: il museo dedicato a Federico II

Sulla piazza principale di Jesi sorge il museo multimediale Stupor Mundi dedicato a Federico II. Jesi è infatti la sua città natale e secondo la tradizione Federico II venne al mondo sotto una tenda poichè nel regno si vociferava che sua madre Costanza d’Altavilla fosse troppo avanti in età per poter dare un erede all’imperatore suo consorte. La madre fu quindi costretta a partorire davanti a tutti. Era il 26 dicembre del 1194.

museo stupor mundi federico II

Durante il nostro soggiorno nelle Marche siamo stati ospiti del museo ed abbiamo potuto vivere l’esperienza immersiva che esso offre. Ci ha talmente tanto entusiasmati che l’abbiamo consigliato subito ad alcuni nostri amici che hanno avuto la stessa positiva sensazione.

Il museo Stupor Mundi su Federico II: le sezioni

La nascita

L’esposizione è articolata in più sezioni e la prima è dedicata proprio alla nascita leggendaria a cui fa riferimento lo stesso imperatore definendo Jesi la sua Betlemme. Federico visse a Foligno per i primi 3 anni e nel 1197 si ricongiunse alla madre in Sicilia.

Gli antenati

Da un lato della sala si presentano i nonni paterni e dall’altra parte quelli materni. Poi anche sua madre e suo padre. Alla morte di entrambi i genitori, dopo una ferrea e precoce istruzione, iniziò il suo governo. Aveva 14 anni. A 15 si sposò per la prima volta ed a 17 anni ebbe il suo primo erede. Nel 1215 fu incoronato re di Germania.

Imperatore

Il museo Stupor Mundi dedicato a Federico II ci mostra qui la sontuosa cerimonia d’incoronazione avvenuta in San Pietro. Una basilica di San Pietro d’età romanica ben diversa da quella attuale.

Sicilia Araba e Normanna

La mia parte preferita! Con la ricostruzione della fontana della Zisa e tutti i riferimenti alle influenze arabe e normanne nella vita di Federico II. Il valore dell’acqua, gli animali del serraglio, le ville ed i sollazzi.

Lucera Saracena

Un’esperienza di colonia musulmana in terra cristiana. Gli arabi fedeli all’imperatore ebbero da lui privilegi e libertà religiosa.

I castelli e la porta di Capua

Ovviamente molti dei suoi castelli sono in Puglia: dal più famoso Castel del Monte al castello di Trani, passando per Bari, Sannicandro di Bari ed Oria…

E poi la legislazione, i rapporti con i Papi, la discussa (anzi molto discussa) crociata. Quindi la guerra contro i comuni italiani, l’importanza della falconeria, la scuola poetica siciliana, la matematica, le scienze e la musica.

E per concludere l’esperienza una bellissima intervista all’imperatore.

museo stupor mundi viaggiatrice da grande

Orari

martedì, mercoledì e domenica 10/20

giovedì, venerdì e sabato 10/24

Chiuso il lunedì

Prezzi

Intero 7euro

Ridotto (6-25 anni; gruppi di 15 persone; insegnanti; scolaresche)

Gratuito: bambini 0-6;giornalisti; guide; disabili; iscritti Icom) 5 euro

Famiglie 19 euro

Info

Casa Leopardi a Recanati: al cospetto di un mito.

Visitare casa Leopardi a Recanati è trovarsi al cospetto di un mito: quello di Giacomo Leopardi.

Il Famoso “Ermo colle”

La casa natia del poeta si trova in una graziosa piazzetta a cui è stato dato il nome di Piazzetta del Sabato del villaggio. Da una parte troviamo casa Leopardi (con museo e biblioteca), dall’altra l’edificio in cui cuciva Silvia (che in realtà si chiamava Teresa)e la sua casa di famiglia che oggi ospita la biglietteria.

A tal proposito una premessa è d’obbligo: se volete fare l’esperienza di visitare i luoghi leopardiani a Recanati, scegliete il biglietto combinato che comprende la visita guidata alla biblioteca,il museo e la casa. Soprattutto prenotate per evitare le code che vi assicuro sono consistenti.

Pulitevi accuratamente i piedi sul tappeto all’ingresso per tutelare gli antichi volumi. Poi chiudete telefoni e macchine fotografiche in tasca perchè la famiglia ha il copyright sulle immagini e non è possibile scatatre fotografie. Seguite quindi la guida nella famosa biblioteca. Il nostro Cicerone è stato il bravissimo Francesco che ci ha emozionati, appassionati ed è stato capace anche di farci sorridere.

Piazzetta Sabato del villaggio

Casa Leopardi a Recanati: la biblioteca

Monaldo Leopardi, il padre di Giacomo, approfittando delle “incursioni napoleoniche” che avevano spogliato di opere d’arte l’Italia, ma avevano lasciato indietro i libri, acquistò carrettate di fondi librari. Nacque così la famosa biblioteca in cui Giacomo ed i suoi fratelli si formarono. L’idea, posta su una targa all’ingresso era quella di aprire la bibliotec ai figli, agli amici ed ai cittadini. I ragazzi erano seguiti da insegnanti gesuiti ma, soprattutto Giacomo, si formarono anche in autonomia, sulle “sudate carte”, negli anni dello “studio matto e disperatissimo”. La guida vi mostrerà il precisissim o sistema di catalogazione dei libri e il banchetto che Giacomo spostava di voota in volta esponendolo a favore di luce.

Mi ha colpita molto lo studio secondo cui la parentela fra i genitori del poeta può essere stata la causa tanto delle sue patologie quanto della sua genialità. Ricordiamoci infatti che a 14 anni si diplomò e intimò ai suoi professori di greco di ripassare la materia poichè erano a suo avviso un po’ carenti. Interessante anche la relazione con i genitori: al padre che aveva scialacquato il patrimonio di famiglia successe la madre distaccata dai figli ed eccessivamente morigerata nelle spese e nei costumi.

La casa

Al piano superiore si trovano le stanze che Giacomo ed i suoi familiari abitavano. Qui la visita è libera e in determinati punti troverete alcuni addetti che vi daranno delle informazioni.

Si accede tramite il salone azzurro che ospita, alle pareti, i ritratti degli antenati. Si passa quindi nella galleria, il principale salone di rappresentanza in cui svettano le casse che contenevano il corredo nuziale della contessa Adelaide, madre di Giacomo. Nel passaggio verso il giardino delle ricordanzeanze delle assi di legno ricordano il teatrino usato come svago da Monaldo ee dai suoi figli.

Il giardino delle ricordanze un tempo faceva accedere allo scenario famoso dell’ Infinito ma oggi la costruzione di un complesso monastico ne blocca la vista. Seguono dunque le brecce, le stanze dei giovani conti, così dette per il tipo di pavimentazione. Giacomo era solito scrivere anche in ginocchio davantial suo comodino che pertanto reca ancora segni di inchiostro.

Il piano più alto è ancora abitato dai discendenti: la più piccola inquilina ha 10 mesi.

Il museo

La visita al museo è totalmente in autonomia: spostandosi fra una teca e l’altra seguirete la crescita dei giovani leopardi. I loro giochi, le loro aspirazioni, l’amore e le amicizie. Fa bella mostra di sè l’abito del battesimo di Giacomo e la sua culla, oltre a libri, lettere e aneddoti sulla sua vita.

Se proprio non riuscite a resistere alla voglia di scattare una foto sappiate che all’ingresso della biblioteca è stata attrezzata un’area selfie. Immortalatevi con il busto del poeta e condividete lo scatto con l’hastag #selfieconGiacomo e #casaleopardi ma è d’obbligo citare almeno qualche verso fra i suoi più noti componimenti:

#semprecaromifuquestermocolle

#silviarimembriancora

#ladonzellettaviendallacampagna

#selfieconGiacomo

Le foto sono mie e di Pietro.

Per info e prenotazioni visitate il sito ufficiale.

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 18 appassionarsi alla pittura davanti a Giuditta e Oloferne e la Fornarina

Fra le 101 cose da fare a Roma ce n’è una che riguarda la pittura: parla di Raffaello e Caravaggio. Siamo a Palazzo Barberini…

Oggi vi porto virtualmente  con me in un museo di Roma che solitamente i turisti visitano raramente  (e io stessa ci sono stata una sola volta un po’ di anni fa escludendo la mostra su Arcimboldo come seconda volta).

Palazzo Barberini Roma

Il museo in questione è la Galleria d’arte antica di Palazzo Barberi.

Partiamo in questo viaggio fra le 101 cose da fare a Roma che riguarda la pittura…ma analizziamo prima la location.

L’ingresso è su via delle quattro fontane, la strada in salita che da Piazza Barberini va verso il Quirinale e il Viminale (metro A, Fermata Barberini).

Il seicentesco Palazzo Barberini, che già di per sé vale la visita, ospita la Galleria. Si tratta infatti della nuova residenza della nobile  famiglia la cui prima abitazionea era in via dei Giubbonari, nella zona di Campo de’ Fiori. Il nuovo palazzo  fu realizzato fra il 1625 e il 1633 grazie alle idee di grandi artisti quali Maderno, Bernini e Borromini. Le sontuose decorazioni probabilmente videro la luce  grazie all’afflusso nelle casse della famiglia di denaro proveniente  dal Vaticano, poiché era Papa allora Urbano VIII appartenente alla stessa famiglia.

Pensate che a quei tempi il palazzo appariva come l’ultimo sprazzo di civiltà nella zona, poi più nulla, solo boschi e vigne tutt’intorno.

La prima volta che ci sono stata, come faccio sempre quando visito un grande museo, ho comprato una guida. Purtroppo io e la mia guida siamo separate nel lockdown, trovandomi io a Roma e lei a Toritto, a casa dei miei…quindi inutilizzabile per scrivere questo post…

Il palazzo

Palazzo Barberini Roma 101 cose pittura

Il progetto, con pianta ad H, ampliamento del precedente palazzo appartenente alla famiglia Sforza, era di Maderno. Il giovane Borromini lo aiutò.  L’esempio seguito fu quello di Villa Farnesina. Azzurri progettò la cancellata d’ingresso, realizzata nel 1865 con i 2 telamoni scolpiti. La facciata è formata da 7 campate che si ripetono sui 3 piani definiti dai 3 ordini architettonici (dorico, ionico e corinzio). I giardini sono posti ad un livello più alto del piano terra. Essi inizialmente erano un vero e proprio parco con tanto di animali (es. struzzi, cammelli) poi furono risistemati secondo  il gusto settecentesco e ottocentesco e via via ridotti con l’urbanizzazione novecentesca ed in particolare del periodo fascista.

Alla morte di Maderno la direzione dei lavori passò a Bernini . Fu questo infatti uno dei tanti esempi che rese all’epoca Bernini favorito rispetto a Borromini creando pertanto inimicizia fra i due (non si tratta quindi solo di una leggenda e di dicerie). Tuttavia Borromini continuò a collaborare al cantiere ed a lui si devono l’elegante scala elicoidale nell’ala ovest del palazzo e numerosi altri particolari costruttivi e decorativi.

Le decorazioni

Il famoso scalone d’onore a pianta quadrata nell’ala est è invece opera di Bernini, così come la facciata ed il giardino all’italiana, progettato per realizzare un illusorio e raffinato spazio archeologico. Il bassorilievo che rappresenta il leone, posto presso lo scalone d’onore, è un originale d’età romana  e proviene da Villa Adriana a Tivoli. Ma l’animale maggiormente rappresentato nel palazzo è l’ape, simbolo della famiglia Barberini, presente nel suo stemma araldico ed in tutte le opere d’arte da essa commissionate (ad esempio anche sul baldacchino del Bernini nella Basilica di San Pietro).

101 cose roma scalinata

Nel 1632 fu inaugurato il teatro all’interno del palazzo mentre fra il 1632 e il 1639 Pietro da Cortona decorò il grande salone al piano nobile sulla cui volta campeggia un affresco con il Trionfo della Divina Provvidenza.

Il dipinto non ha un punto prospettico centrale su cui orientare la visione ma prevale l’illusione  e la prospettiva da sotto in su. Lo stesso pittore decorò, assieme ad alcuni suoi allievi, una parte della cappella del palazzo. Nel 1949 l’edificio fu acquistato dallo Stato.

Palazzo Barberini

101 cose da fare a Roma: Le collezioni di pittura

Durante il suo pontificato Urbano VIII aveva molto arricchito le raccolte della famiglia Barberini  suddividendole fra l’antiquarium di Villa Barberini a Castel Gandolfo e il palazzo in questione. Nonostante le traversie storiche , la collezione  di reperti di arte antica era ancora abbastanza integra quando, nel 1934, con regio decreto, si abolirono una serie di vincoli. Quindi molti pezzi vennero dispersi fra l’Europa e gli Stati Uniti.

Fin dal momento dell’acquisto da parte dello Stato si era pensato di adibire le sale del palazzo a museo, ma l’affitto al Circolo Ufficiali delle forze Armate, e la controversia ad esso legata, si protrasse ancora per lunghissimi anni. Solo nel 2006 il palazzo fu completamente assegnato alla Galleria d’Arte Antica. Dal 2010  l’allestimento della Galleria è stato ampliato e suddiviso: al piano terra le opere del 1300 e del 1400, al piano nobile la collezione del 1500 e 1600 e al secondo piano l’arte del 1700.

Le star della collezione

Fra le opere più note abbiamo appunto le due star citate nel titolo di questo capitolo del libro “101 cose da farea a Roma almeno una volta nella vita”. Esse sono la “Fornarina” di Raffaello e “Giuditta ed Oloferne” di Caravaggio.

Non si può in questo momento storico nominare la Fornarina senza pensare alla grande mostra che le scuderie del Quirinale dedicano a Raffaello, esibizione che non abbiamo ancora avuto modo di fruire a causa del lockdown. La Fornarina è senza dubbio uno dei capolavori del maestro. Nell’incarnato della fanciulla (secondo la tradizione un’amante dello stesso artista) emerge l’unione fra l’arte classica e le novità dell’epoca. Se la ragazza sia realmente Margherita, l’amata dell’urbinate, figlia di un fornaio, è ancora in dubbio…

Fornarina Barberini Roma

Altra celebrità indiscussa del museo è il dipinto con “Giuditta e Oloferne” di Caravaggio. E qui il mio cuore accelera il battito per il mio artista preferito. Il ribelle Michelangelo Merisi da Caravaggio giunto a Roma era protetto dal Cardinal Del Monte. Le sue opere dai fondi scuri rispecchiano esattamente la teatralità del Barocco. Anche in questo quadro l’eroina biblica , col volto concentrato nell’azione , si trova in un luogo non definito. A caratterizzare l’ambiente è solo un drappo rosso sullo sfondo. Una vecchia accanto assiste alla scena mentre Oloferne , con lo sgardo vitreo, ha i muscoli tesi nell’ultimo spasimo di vita…

Caravaggio Barberini roma

Sono riuscita con queste descrizioni a condurvi con me nel Palazzo? E nella realtà ci siete mai stati?

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita…innamorarsi della pittura…Che ne pensate??

Per info: https://www.barberinicorsini.org/

(le foto della facciata e delle due opere sono prese dal web mentre quelle del cortile sono mie, scattate in occasione della mostra su Arcimboldo)

Altan. Pimpa, Cipputi e altri pensatori (MAXXI -Roma-)

Dalla mia casa ripercorro i mesi appena trascorsi e le tante mostre viste a Roma di cui non ho avuto modo di scrivere: da Canova agli Impressionisti segreti ed alla fotografa Inge Morat. Con i bimbi della mia classe siamo stati anche al MAXXI per la mostra sulla Pimpa.

Ammetto che non è stata un’esposizione che mi ha presa molto ma per gli appassionati sarà stata e sarà sicuramente un’esperienza che merita.

Tutto il percorso artistico dell’autore raccontato attraverso disegni originali, poster, illustrazioni, schizzi…

A cura di Anne Palopoli e Luca Raffaeli è realizzata in coproduzione con Fondazione Sales e Franco Cosimo Panini Editore.

Attraverso l’artista tutto è messo in discussione (un po’ come in questi giorni caratterizzati dall’emergenza COVID-19). Ciò che salva è lo sguardo incantato di Pimpa, una cagnolina che guarda l’universo e le regole del mondo con sguardo curioso e, diremmo oggi, con gli occhi a cuore.

Da vero esponente dell’arte contemporanea Altan, attraverso i suoi personaggi, afferma cose, esprime concetti che ci fanno subito dire “lo potevo fare anch’io”. Ma l’intuizione l’ha avuta lui, è sempre un passo davanti a noi, spaziando fra fumetti d’avventura e disegni per l’infanzia, passando da romanzi illustrati a vignette e sceneggiature. E così illumina il nostro pensiero sul presente e sul mondo.

La mostra è articolata in più sezioni: Altan prima di Altan (schizzi e disegni in cui l’artista è alla ricerca del suo stile); Trino e il primo Altan (la prima vignetta è su Linus nel giugno del 1973 e Trino è il suo primo personaggio); vignette (ritratti amari dei suoi noti personaggi: bambini, casalinghe, pensionati); feuilletton (fumetti lunghi, a volte comici a volte no); Altan illustratore (la parte che preferisco, motivi personali…le illustrazioni dei libri di Rodari e Piumini); Altan e il cinema (dall’esordio in Brasile fino ad un documentario sulla sua vita); Pimpa e i suoi amici (entrare fisicamente nel mondo giocoso della famosa e curiosa cagnolina).

Una mostra che catturerà gli appassionati ed una organizzazione ricca ed impeccabile dell’aspetto divulgativo e dei servizi educativi.

https://www.maxxi.art

L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là

Un mio nuovo amico, Gabriele, conoscendo la mia passione per i viaggi mi ha regalato questo libro che mi ha tenuto compagnia nell’ultimo mesetto.

Una storia autobiografica: Claudio (l’autore) è ingabbiato nella sua quotidianità finché non sì scuote dal torpore e decide di realizzare il suo più grande sogno: fare il giro del mondo.

Lo farà fra avventure, riflessioni, incontri e difficoltà. Lo farà impiegando 3 anni della sua vita. Lo farà senza mai prendere un aereo.

Un interrogarsi sul senso dell’esistenza e un flusso di coscienza non cronologico fra i vari paesi (a tratti ricorda i miei diari di viaggio).

Ma lui ha viaggiato davvero tanto più di me ed ha visto luoghi che chissà io se vedrò mai. Ci vuole coraggio per essere come lui.

Un altro punto di contatto con il mio vissuto è la dimensione dell’incontro: vedere, trovare l’altro, tessere relazioni, creare legami, avere un “amico” in ogni città del mondo, avere incontri possibili in posti impossibili (es. incontrare casualmente conoscenti in un concerto con 45000 persone presenti).

I suoi sono viaggi che fanno sognare e più di una volta le sue pagine mi hanno fatto emozionare e cadere una lacrima fra le righe: quando parla della morte del padre o quando le sue sensazioni su New York e sul museo dell’immigrazione sembra che le abbia scritte io, per quanto sono simili a ciò che ho provato quando ci sono stata.

Ogni pagina è un inno al coraggio ed alla ricerca della felicità, un invito al cambio di prospettiva. Conosco giusto qualcuno che dovrebbe prendere esempio, ma forse la prima sono proprio io.

Claudio Pelizzeni ha scritto anche un altro libro: “Il silenzio dei miei passi”. Ora lo sta leggendo Gabriele…e chissà che a breve non lo legga anche io e ve ne parli.

Claudio Pelizzeni, L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là, Pickwick

Per saperne di più seguite l’autore su https://www.triptherapy.net

Londra: una bellissima scoperta

Per anni, da francofona per passione e amante della Francia e della sua cultura, ho un po’ snobbato Londra. Ma allo stesso tempo cercavo il modo per riservarle una visita con tempi adeguati e non una toccata e fuga nel week end. Ci sono riuscita questa estate ed è stato amore a prima vista.

Londra

Day 0

Torno a volare. Torno a volare da sola, perché anche questa volta chi mi farà compagnia in questi giorni mi aspetta direttamente alla meta, partita da un’altra città. Al solito dormicchio durante il volo e continuo a leggere la guida del luogo.Il ricordo di tanti aeroporti e le macchine automatiche che ci sembrano congegni diabolici. L’aria è frizzantina stasera nel quartiere di Kensington…ma la nostra giornata è stata abbastanza impegnativa e per oggi ci basta aver provato la tube…

Londra

Day 1

L’entusiasmo per le cose semplici: le cabine telefoniche, i taxi neri, gli autobus a 2 piani. Nonostante ci catturino, cerchiamo di resistere ai negozi di souvenirs.

La regina in questi mesi non c’è: a Buckingam Palace svetta la Union Jack, la bandiera inglese. Non c’è nemmeno il cambio della guardia: toccherà vederlo un altro giorno. A Trafalgar Square il colpo d’occhio è tutto per la National Gallery: la sua magnificenza ed eleganza (anche del suo logo) ci colpiscono. Mi aggiro per le sale e girando lo sguardo vedo la Cena in Emmaus di Caravaggio, l’opera che mi ha fatto innamorare della storia dell’arte, quando andavo alle medie. Le sorrido come ad un caro amico. Un gesto d’intesa per dire (a lei ed al “Ragazzo morso da un ramarro”)”aspettatemi, arrivo, sono tutta vostra”. Ed è così: estasi e rapimento.

La storia dell’arte scorre davanti agli occhi e con essa il ricordo di tanti musei europei e non .

Il the delle 17 è anticipato alle 16.

Se hai visto Times Square, Piccadilly Circus ti sembra una bazzecola, ma resta una tappa imprescindibile. Ritrovarsi a Soho, da Liberty a guardare le decorazioni natalizie ed a Carnaby street, in un negozio di scarpe dove il paio più sobrio ha uno dei sette nani al posto del tacco.

Attraversare una parte di Chelsea a piedi per andare a cena dal mio chef del cuore a Battersea e mangiare ostriche…a Londra

LondraLondraCarnaby street londraCarnaby street LondraLondraLondraLondraCezanne National gallery LondraDegas national gallery LondraMonet National gallery Londra Van gogh National gallery Londra Van gogh National gallery Londra National gallery Londra Leonardo National gallery Londra Van eyk National gallery Londra National gallery Londra National gallery Londra National gallery Londra National gallery Londra National gallery Londra National gallery Londra National gallery Londra National gallery Londra National gallery National gallery Londra National Gallery Londra Londra Londra Londra Londra

Day 2

Impazzire nei grandi magazzini Harrods, soprattutto se il vano scala sembra l’interno di una piramide egizia. Passeggiare ad Hyde Park: rinoceronti (finti) e cavalli (veri che si mettono in posa) sui terrazzi delle case.

Non tutti possono vantare un’amica che lavora al Victoria and Albert museum.

Le mostre food e MARY Quant dove ci facciamo emozionare dalle immagini senza subire l’influenza delle sovrastrutture del linguaggio scritto (praticamente non leggiamo le didascalie). I book shop sono tutti di Ilaria, degna erede di Claudia, compreso quello di Dior, mostra che non riusciamo a visitare.

A Covent Garden un cup cake alla ciliegia in compagnia di una torittese, mentre una cantante lirica di esibisce.

Fortnum and Mason mi sembra Tiffany in versione grande magazzino: un verde simile caratterizza i 2 brand.

Chinatown e Leicester Square.

Tentiamo di partire per Howgard come Harry Potter al binario 9 3/4 ma causa coda immensa ci accontentiamo dello store.

La stanza micro, la moquette e le sterline. Way out per uscire e a cena Fish and cips.

Harrods LondraHarrods Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra

Day 3

Potrei trasferirmi a Notting Hill, sappiatelo. Ma non ho ancora deciso se il sabato mi lancerei nella confusione del mercato di Portobello o resterei in casa ad ascoltare una versione live dei Beatles: l’artista di strada che canta “she loves you”. Coordinare i biglietti per Madame Toussaud. Un museo che, scopriamo, piace molto agli indiani. A me è piaciuto ma ho trovato un po’ stravolta la sua idea originale.

Il pic nic a Regent park, a dispetto di ogni previsione, col sole. Esperienze 3D e 4D, Primark e le linee della metro.

Il London Eye sale nella top ten dei miei soggetti da fotografare, soprattutto se la visita si svolge al tramonto. Intanto il Tamigi scorre con la sua forte corrente.

Questa città mi ha conquistata: è viva, stimolante, bellissima. Mi allontana definitivamente dai pregiudizi, primo fra tutti quello su di essa.

Ed ho già voglia di tornarci.

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Day 4

I cambi della guardia sotto il sole. Saint James Park ed io che mi approccio con gli scoiattoli e con tutte le altre specie animali.

Al British Museum capisaldi come la stele di Rosetta e i vasi greci di Exechias. Ma, per quanto l’allestimento meriti, vedere qui i marmi del Partenone mi fa un po’ male…Il sistema di aria condizionata lascia a desiderare.

Ci sediamo sempre più volentieri: la stanchezza accumulata si fa sentire.

Il Big Ben ed il Parlamento sono un tantino in restauro per cui perché non deliziarsi con un concerto d’organo nell’abbazia di Westminster?

Dal sacro al (molto) profano: Camden Town che profuma di trasgressione. E finalmente assaggiare la Pie.

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Day 5

Nel bel mezzo della city, fra grattacieli avveniristici e dalle forme più disparate, sorge la torre di Londra, con tutta la storia e le leggende che la caratterizzano. La mia preferita è quella legata ai suoi corvi: se mai si allontaneranno dal luogo la torre e la monarchia cadranno. I gioielli della corona non possono non affascinare.

Poi attraversiamo the tower bridge e mi rendo conto che adoro i ponti, forse per l’idea di passaggio facilitato, di unione, di possibilità che offrono di essere “dall’altra parte” in poco tempo. E penso che servirebbero più ponti.

Un omaggio a Shakespeare al Globe e poi alla Tate Modern a godere dell’arte contemporanea (non mi arrendo e continuo a provarci) e del panorama dal decimo piano.

Il Millennium Bridge: un altro ponte da attraversare fino a St. Paul, giusto in tempo per l’ingresso free.

La cosa più bella: giocare a nascondino al parco e spingere Diana in altalena.

Diana:”Voglio venire con te in albergo, o in Italia. Ho anche il passaporto e la valigia”.

Io:”Peró non hai il biglietto dell’areo. Ma vieni presto, e potremo giocare con le mie Barbie.

Ne sono gelosissima, ma con lei ci giocherò volentieri, davvero.

Saint Paul Londra Londra Londra Picasso Londra tate modern Degas Londra tate modern Modigliani Londra tAte modern Londra Globe Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra

Day 6

Greenwich: il meridiano numero zero. Un piede di qua ed uno di là: uno ad oriente ed uno ad occidente. “Praticamente siamo alla metà del mondo” ha gridato un bambino esultante accanto a me.

Dalla collina, fra la foschia, la vista sui Dockland e su Canary Warf, la risposta londinese a Manhattan(così dice la mia guida).

Il Cutty Sark è l’ultimo clipper che navigó sulla rotta delle Indie.

“A Londra piove sempre” dicevano tutti. Noi abbiamo sofferto il caldo e l’unica pioggia di questo viaggio è stata quella della tempesta sulla costa inglese che ha fatto partire un po’ in ritardo il mio volo di ritorno. E comunque anche quella pioggia io non l’ho vista.

Greenwich Londra Greenwich Londra Greenwich Londra

Info pratiche

  • Noi abbiamo alloggiato a Kensington: Westbury hotel. Camera piccolina secondo gli standard londinesi, moquette e assenza di aria condizionata. Ma colazione ottima, varia ed abbondante. Buona pulizia della struttura. Posizione ottima, strategica. Vicina a 2 stazioni metro (Earls Court e Gloucester Road)servite da 3 linee della tube.
  • Per muoversi consigliatissimo l’abbonamento Oyster per i giorni utili. Bastano le zone 1/2, i luoghi di interesse sono per la maggior parte li.
  • A Covent Garden: cupcake stories (dolci e the)shake shack(hamburger);
  • A Kensington: “Courtfield” e “Ale e Pie” (pub: fish and cola, pie, birra);
  • A Battersea: Whriter and Brothers (ristorante di pesce).

Londra (giorno 5)

Nel bel mezzo della city, fra grattacieli avveniristici e dalle forme più disparate, sorge la torre di Londra, con tutta la storia e le leggende che la caratterizzano. La mia preferita è quella legata ai suoi corvi: se mai si allontaneranno dal luogo la torre e la monarchia cadranno. I gioielli della corona non possono non affascinare.

Poi attraversiamo the tower bridge e mi rendo conto che adoro i ponti, forse per l’idea di passaggio facilitato, di unione, di possibilità che offrono di essere “dall’altra parte” in poco tempo. E penso che servirebbero più ponti.

Un omaggio a Shakespeare al Globe e poi alla Tate Modern a godere dell’arte contemporanea (non mi arrendo e continuo a provarci) e del panorama dal decimo piano.

Il Millennium Bridge: un altro ponte da attraversare fino a St. Paul, giusto in tempo per l’ingresso free.

La cosa più bella: giocare a nascondino al parco e spingere Diana in altalena.

Diana:”Voglio venire con te in albergo, o in Italia. Ho anche il passaporto e la valigia”.

Io:”Peró non hai il biglietto dell’areo. Ma vieni presto, e potremo giocare con le mie Barbie.

Ne sono gelosissima, ma con lei ci giocherò volentieri, davvero.

50 sfumature di Taranto

Taranto non è solo la città tristemente nota per le vicende legate all’ILVA. È la città dei due mari, l’unica polis della Magna Grecia che assieme a Siracusa si oppose all’avanzata romana, proteggendo la sua grecità fino all’ultimo. Da Taranto deriva la “taranta”, il ballo legato al morso del ragno Lycosa Tarantula che dalla città prende il nome. È questo anche il luogo delle processioni lunghissime che caratterizzano la settimana santa, delle cozze e del golfo omonimo.

Sul lungomare il pescato del giorno e la figura di Paisiello, il compositore che vanta fra le sue opere il Barbiere di Siviglia.

Al castello Aragonese un marinaio è a nostra disposizione per una visita guidata gratuita. Ode alla Marina Militare anche se per tutto il tempo della visita ha sostenuto che io fossi di origine malese.

Superato il ponte girevole ci accoglie il monumento al marinaio e poi il lungomare di cui ci colpisce la grande quantità di verde(ci sono anche i capperi!).

Quindi un giro in via D’Aquino e via Di Palma e finalmente l’allestimento magistrale del MarTa, il museo archeologico in cui la fanno da padrone i famosissimi è bellissimi “ori di Taranto”. Un’esperienza bellissima, nonostante l’insolito sistema orario di apertura/chiusura dei vari piani espositivi.

Attaccare bottone, come mio solito, è facilissimo. Due colonne doriche so incontrano quasi per caso, come fossero vecchi amici.

Il Duomo ha orari risicati è abbastanza arbitrari ma il cappello e di San Cataldo è un tripudio di marmi e intarsi, si mostra in tutto il suo splendore e compete degnamente con il tesoro di San Gennaro a Napoli.

Via Cava e i suoi ipogei. Le città di mare si assomigliano un po’ tutte. Taranto mi ricorda Napoli, Catania, Cuba…lo stesso fascino decadente dei centri storici, gli stessi intonaci scrostati. Al bar della stazione però non vendono la Raffò.

(Foto mie e di Alba, che ringrazio anche per la scelta del titolo. Grazie a Luciana per i suggerimenti di itinerario)

Info:

– Castello aragonese: http://www.castelloaragonesetaranto.com

-MArTA: http://www.museotaranto.beniculturali.it/web/index.php?area=1&page=home&id=0&lng=it

Napoli: in cerca del nostro posto al sole

Dopo circa due anni, senza alcun preavviso, mi ritrovo a passeggiare fra le strade di questa città che amo…

L’occasione è quella di trasformare in gita fuori porta il fatto che Luigi debba ripartire dall’aeroporto di Napoli.

L’appuntamento, per le due auto e le otto persone che compongono il team di viaggio, è all’autogrill.

Il mio obiettivo, ampiamente deriso, è vedere Palazzo Palladini, in realtà Villa Volpicelli a Posillipo, location della mia amata fiction “Un posto al sole”. Nonostante le avversità: presa per i fondelli generale e reiterata nel corso della giornata; diluvio universale; scelta del gruppo, più che ovvia, di visitare luoghi ben più noti e meritevoli, ecc…alla fine riesco a strappare la promessa di passare sul lungomare, prima della partenza, per scattare qualche foto. Promessa che purtroppo evapora a causa dei tempi ristretti. Niente posto al sole per me, almeno questa volta.

In compenso ci sono stati piazza del Plebiscito, via Toledo e i quartieri spagnoli, una pizza a portafoglio e Napoli sotterranea in compagnia dell’associazione Laes. E poi San Gennaro ed una frolla, San Gregorio Armeno, via dei Tribunali, la Galleria Umberto I è il teatro San Carlo, il maschio Angioino, i babà e il caffè, il murales di Jorit che va verso Forcella. E la pioggia.

Si, cercavo un posto al sole ed ho preso in pieno un’acquazzone.

Ma Napoli è bella anche così…anche quanno chiove

Info per Napoli sotterranea: associazione Laes https://www.google.it/url?sa=i&source=web&cd=&ved=2ahUKEwjroYP-1driAhUNZFAKHcSrChAQzPwBegQIARAC&url=https%3A%2F%2Fwww.lanapolisotterranea.it%2Fchi_siamo.htm&psig=AOvVaw0zHNLwd44-XvZBcrXsIrGr&ust=1560110322701237

(Foto mie e dei miei compagni di “gita”)

Leonardo Da Vinci, la scienza prima della scienza -Roma, Scuderie del Quirinale-

Sara è andata in fissa per Leonardo Da Vinci dopo aver visto uno speciale in tv. Ma ciò che ama non è l’artista in generale ma proprio l’aspetto scientifico della sua personalità. Non poteva quindi assolutamente perdersi questa mostra allestita in occasione dei 500 anni dalla nascita del genio. E noi l’abbiamo accompagnata.

Mi documento: rileggo una monografia dei tempi dell’università (ormai Preistoria) e la pubblicazione che regalano con il biglietto della mostra.

La location delle scuderie del Quirinale è sempre una garanzia, non delude mai anche se si tratta, come in questo caso, di una esposizione un po’ “pesante” e che io, dall’animo più artistico, non ho particolarmente apprezzato nei suoi tecnicismi.

Curata da Claudio Giorgione e realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale della Scienza e della tecnologia Da Vinci (maggiore collezione al mondo su Leonardo) e della Biblioteca Ambrosiana (che conserva il Codice Atlantico), la mostra evidenzia le origini della rivoluzione scientifica del 1500.

Il percorso espositivo valorizza, attraverso le varie tappe storiche e geografiche (Milano, Mantova, Roma, Urbino…)dell’artista, le sue connessioni con i contemporanei (es. Leon Battista Alberti, Bramante, ecc.).

10 disegni originali, oltre 200 opere, volumi, modelli storici, manoscritti.

Tutta la mostra è volta a spiegare le innovazioni apportate dall’artista e la sua eredità culturale: l’importanza del disegno, dell’osservazione e del pensiero trasversale.

10 sezioni organizzate attorno ai 10 disegni del Codice Atlantico: le macchine per i grandi cantieri di costruzione; il disegno e la prospettiva; le macchine da guerra; la città ideale; le vie d’acqua; la produzione manifatturiera; le macchine fantastiche(ad esempio quelle per il volo); la riscoperta dell’antico; la biblioteca dell’artista e la nascita del suo mito.

Come dice Mario De Simone, presidente Ales Scuderie del Quirinale, quella di Leonardo non è la somma di più competenze ma un legame intrinseco fra arte e tecnica, fra l’artista ed il naturalista, fra l’umanista e lo scienziato. La scienza per lui è unione di teoria e pratica (come esprime nel Trattato sulla Pittura) ma la sua matematica è piuttosto incerta e frammentata. Ha un vero interesse per la fisica, le proporzioni, l’architettura. È uomo che non smette mai di imparare (anche dai pari) e come un ricercatore moderno procede per analogie ed esperimenti mentali. Per lui però la pittura è scienza poiché riproduce la realtà ma è originale (la nostra idea di scienza è invece quella di una verità assoluta, reale e sempre uguale).

E tutto ciò emerge in ogni singola opera in mostra.

Se tutto ciò vi affascina è la mostra che fa per voi.

Fino al 30 giugno.

Info: https://www.scuderiequirinale.it

(Foto mie)