Bitonto: capitale della cultura?

Sono molto legata a questo paese dell’entroterra barese per le belle esperienze di formazione, lavorative e di amicizia che mi ha permesso di vivere.

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Nota per essere tra i maggiori produttori di olio d’oliva (l’ulivo è anche nello stemma della città) era attraversata, in epoca romana, dalla via traiana. Il suo nucleo originale risale all’epoca di dominazione normanna con le mura lungo il fossato naturale scavato dal torrente Tifre. Con la fine della feudalità (XVI secolo)nacquero importanti palazzi signorili e conventi di diversi ordini religiosi.

In Piazza Cavour svetta il Torrione (o Maschio Angioino)e a questa piazza sono legati tanti miei ricordi per aver svolto un tirocinio nella sede dello Iat posta proprio lì.

Di rilievo il palazzo Sylos Calò e la Galleria Nazionale della Puglia, dove ho avuto la possibilità di svolgere e progettare alcuni laboratori di didattica museale legati al master che avevo frequentato alla Cattolica di Milano.

Fra le mie preferite anche la chiesa del Purgatorio e ovviamente la cattedrale romanica a pianta basilicale dedicata a San Valentino, con una decorazione scultorea senza eguali. Nel suo ipogeo è stato ritrovato un mosaico rappresentante un Grifo, rimasto pressocchè intatto poichè con l’ampliamento della chiesa l’ingresso della stessa venne spostato e quindi il mosaico non fu più calpestato.

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La città è famosa per il culto ai SS. Medici e merita una visita anche il Museo Archeologico. Furori dai soliti circuiti turistici (e fuori proprio dalla città, nel territorio fra Bitonto e Giovinazzo) si trovano il casale e la chiesa di Sant’Eustachio a cui sono particolarmente legata perchè argomento della mia tesi triennale ( si, in questo post ho praticamente scritto il mio curriculum studiorum). Avete capito però il mio legame con la città…e soprattutto pare sia candidata ad essere capitale della cultura…Staremo a vedere…

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(foto dal web)

Monet: capolavori del Musée Marmottan Monet, Parigi (Roma, complesso del Vittoriano)

Monet non si separò mai dalle opere in mostra, conservate nella sua villa a Giverny. Alla sua morte il figlio le donó al museo Marmottan.

60 opere che vanno dalle caricature ai ritratti dei figli, passando attraverso gli scorci di paesaggi tratti dai suoi innumerevoli viaggi, per giungere infine alle sue amate ninfee ed ai salici piangenti.

Una mostra che coglie appieno i caratteri salienti dell’ Impressionismo a cui un’opera stessa dell’autore aveva dato il nome: Impression soleil levant. (L’impressionismo è uno degli argomenti di arte contemporanea che preferisco è conosco meglio, ma tranquilli, non starò qui a farvi una lezioncina accademica).

Fra le opere che più mi hanno colpita quelle in cui lo stesso soggetto si ripete ma è dipinto con condizioni meteorologiche differenti o in orari della giornata diversi. Bello anche il progetto ” Capolavori perduti” che ha ricreato in modo digitale un’opera andata distrutta nell’incendio del MoMa di New York del 1958.

Peccato per gli spazi piccoli e non molto adatti a contenere l’ampia affluenza di visitatori che riempie le sale in modo eccessivo.

La mostra però è stata prorogata fino a giugno…magari voi sarete più fortunati!

(Foto mie!)

I grandi maestri- 100 anni di fotografia Leica-(Roma, complesso del Vittoriano)

Adoro la fotografia: uno degli esami più belli che ho sostenuto all’università è stato quello di storia della fotografia e a volte provo anche a cimentarmi in quest’arte. Se vi va guardate il mio profilo instagram(carmensavino) ma non aspettatevi capolavori alla cartier-Bresson o alla Paolo Roversi. Quelli andate ad ammirarli al complesso del Vittoriano.

Avete tempo fino al 18 febbraio per seguire la vera e propria rivoluzione apportata nella fotografia dalla comparsa sul mercato, nel 1925, della Leica. basti pensare a nuovi ambiti di applicazione o vecchi ambiti che però vengono approfonditi. Foto dopo foto, in questo bellissimo allestimento (e solitamente le mostre al Vittoriano mi lasciano un po’ perplessa) scoprirete che alcune famosissime immagini impresse nella nostra memoria sono state scattate con questa macchina fotografica: il noto ritratto di Che Guevara; il bacio di Eisenstaedt fra il marinaio e l’infermiera a Times Square; la bimba che corre nuda per la strada dopo il bombardamento del suo villaggio in Vietnam.

Non ho solo ritrovato il mio amato Cartier-Bresson (qualche anno fa avevo visto una sua mostra monografica all’Ara Pacis) ma ho conosciuto e mi sono innamorata di Capa (bella la sua “Miliziano colpito a morte”), di Berengo Gardin, Salgado (“La miniera d’oro di Serra Pelada”) e di paolo Roversi e la sua fotografia di moda. Grazie alla Leica questo ambito esce dalla staticità dei set impostati e si avvicina alla spontaneità e alla casualità.

Questo apparecchio fotografico fu davvero una bella invenzione: piccola, maneggevole, leggera, con un occhio del fotografo che guardava l’obiettivo e l’altro ad osservare il mondo circostante; perfetta per quelle foto con un punto di vista originale.

Carina la convivenza nello stesso complesso museale con la mostra dedicata a Monet (l’ho vista e ve ne parlerò prossimamente) creando una serie di rimandi. Difatti la prima mostra degli Impressionisti si svolse proprio nello studio del fotografo Nadar ed è risaputo che essi sfruttarono la fotografia nel loro lavoro. Inoltre così come la nascita del mezzo leica ha permesso lo sviluppo di nuoi 2generi” fotografici, così buona parte delle innovazioni introdotte dagli Impressionisti sono state dovute alla comparsa di un nuovo “mezzo” quali furono i colori ad olio in tubetto che favorirono la nascita della pittura en pleinair (all’aria aperta).

Insomma un amostra non consigliata…ma consigliatissima. Fidatevi!

(foto mie)

L’Aquila e il Gran Sasso

Sul Gran Sasso ho fatto un’escursione tanti anni fa e nello stesso periodo sono stata all’Aquila. Dopo il sism anon ci sono più tornata e quindi scrivo questo post con delicatezza, “accarezzando” i luoghi e le emozioni vissute.

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Ricordo con gioia la fatica e l’impegno per arrivare su al rifugio a Campo Imperatore, e poi la grande soddisfazione di esserci arrivati; le foto di rito con gli amici e l’acqua fresca.

Invece a L’Aquila una bella passeggiata alla Fontana delle Novantanove cannelle, sorta nel XIII secolo nel luogo in cui scorreva un piccolo corso d’acqua. Il nome stesso della città pare infatti derivare proprio dal diminuitivo di acqua (aqua), poi rimodellato su quello del famoso rapace. Le aquile compaiono infatti nello stemma della città e fino quasi ai nostri giorni i cittadini tenevano in alcuni luoghi pubblici delle aquile, quasi come fossero gli animali domestici della città.

Un’altra meraviglia è stata per me la basilica di Santa Maria di Collemaggio, in cui fu incoronato, nel 1294, Papa Celestino V (“Colui che fece per viltade il gran rifiuto” Dante). Capolavoro di originalità e bellezza, è sede della Perdonanza, indulgenza plenaria concessa proprio da Celestino V a quanti vi si recano fra il 28 r il 29 agosto.

Sulla Piazza del Duomo o del Mercato (comunemente detta, per la sua estensione, piazza dell’ettaro) si affacciano il Duomo e la chiesa di Santa Maria del suffragio (su progetto di Giuseppe Valadier). Di rilievo anche la collegiata di Santa Giusta, la chiesa di San Bernardino, il teatro comunale, il castello.

Una visita è caldamente consigliata.

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(foto dal web)

Sotto il balcone di Giulietta: Verona

Lo so che  a volte sono ripetitiva ma ci sono dei posti in cui ho lasciato dei pezzi di cuore, più o meno grandi. Il pezzo lasciato a Verona è davvero bello grosso. E forse non me n’ero resa conto finchè non ho sfogliato la guida per scrivere questo post.

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Conosco questa città molto bene perchè ci ho lavorato e “vissuto” per un anno circa. Ci siamo incontrate per caso ed altrettanto per caso l’ho scelta come sede temporanea di lavoro. Poi però mi ha conquistata con il suo romanticismo, il suo essere “a misura d’uomo”, la sua bellezza e persino con l’accoglienza e l’affetto dei suoi abitanti. Infatti i ragazzi e le ragazze della mia scuola sono ancora nei mie pensieri ed ho stretto amicizie speciali con persone speciali (vero Alessandra?).

Ho percorso il centro di Verona centinaia di volte, da sola o in compagnia di tante persone diverse. Da corso Porta Nuova fino a Piazzza Bra ad ammirare l’Arena (stupenda con la grande stella cometa nel periodo natalizio), a passeggiare sul liston (grande e largo marciapiedi). A Palazzo della Granguardia ho visto una mostra sugli Impressionisti con la mia amica Nicoletta mentre a Palazzo Forti, un amattina, prima di andare a lavoro, ho ammirato Chagall.

E giù, lungo via Mazzini (la via dello shopping), fino a Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori (con la statua di Dante a sovrastare tutto). Oppure deviare a destra e lasciarmi incantare, ogni volta, da quel piccolo cortile su cui si affaccia il balcone di Giulietta, il mio posto preferito. La tradizione vuole che toccare la statua di Giulietta sul seno porti fortuna, ma non ho conferme mie o altrui a riguardo. E’ sempre bello però soffermarsi a leggere i messaggi lasciati dagli inn amorati a questa amante infelice.  Io ho sempre preferito l’opzione teatrale ed affacciarmi ala balcone ( dev’esserci anche in giro qualche foto di Carmen-Giulietta ma mi guarderò bene dal pubblicarla).

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Un altro posto che ho sempre amato è Castelvecchio e il suo ponte scaligero, su cui sembra sempre che si concentri tutta la corrente proveniente dall’Adige sottostante.

Tante volte ho attraversato questo ponte e mi sono spinta fino all’Arsenale, magari in compagnia di un buon libro.

Lo ammetto, adoro anche Ponte Pietra, il ponte più antico della città (Epoca Romana). L’ho oltrepassato in diverse occasioni ma un avolta, in compagnia di Nicoletta e Antonio, mi sono andata fin su a Castel San Pietro ad ammirare la città dall’alto e riconoscerne i monumenti (con una sosta anche al Santuario di Nostra Signora di Lourdes).

E che dire del Duomo, delle chiese di San Fermo e Sant’Anastasia con gli affreschi di Pisanello? Senza dimenticare la chiesa di Santa Maria Antica con le arche scaligere e la famosa Basilica romanica di San Zeno con un trittico di Mantegna sull’altare.

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Ho fatto l’esperienza di salire sulla Torre dei Lamberti al Palazzo della Ragione (XII secolo): ben 368 scalini.

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Gli eventi cittadini più importanti nel corso dell’anno sono sicuramente il Vinitaly e la Fiera Cavalli

Se invece volete fare un’esperienza culinaria particolare vi suggerisco il Ristorante San Matteo…la location è quella suggestiva di una chiesa sconsacrata…

Poi ci sono le due anime calcistiche: Hellas e il Chievo…così, a gradire…

E se non credete alle mie parole su quanto sia bella la città fidatevi di Shakespeare e dei suoi versi tratti da Giulietta e Romeo e posti su uno dei bastioni che dà accessso a Piazza Brà:

“…non c’è mondo per me aldilà delle mura di Verona: c’è solo purgatorio, c’è tortura, lo stesso inferno…”

(Foto mie)

Picasso: tra cubismo e realismo 1915-1925 (Roma Scuderie del Quirinale)

Ultima settimana per questa mostra molto interessante (chiude sabato 21 gennaio) pensata in occasione del centenario del viaggio che l’artista fece fra Roma e Napoli assieme al poeta ed amico Jean Cocteau e al compositore Stravinskij al seguito della compagnia dei Balletti Russi (1917).

La mostra intende analizzare la produzione italiana e l’influenza del viaggio in Italia nella produzione successiva dell’artista. Oltre alla nascita della passione per Olga, prima ballerina dei Balletti Russi che diventerà sua prima moglie.Opere straordinarie provenienti da grandissimi musei di Berlino, Tokio, e ovviamente anche dal Museo Picasso di Parigi (quando ci sono stata non l’ho visitato). Una particolarità è il legame creato con Palazzo Barberini che ospita un’opera troppo grande per le sale delle Scuderie creando così un bellissimo rimando alla volta affrescata di Pietro da Cortona. Si tratta del sipario per il balletto Parade, realizzato da Picasso nel1917.Le mie due compagne di mostra, Sara ed Antonietta sono state particolarmente colpite dall’opera La danse. Io ho rivalutato tantissimo la tecnica dell’acquerello grazie ad opere straordinarie come Natura morta sul balcone e mi sono incantata davanti alle fotografie ed alle cartoline scritte di proprio pugno dall’artista, da Roma (soggiornava all’ hotel de Russie) ai suoi amici a Parigi.

L’emozione più grande che però questa mostra mi ha dato è stata quella di esserci dentro, nella storia dell’arte. Temevo infatti che facendo un lavoro un po’ diverso avessi perso dei colpi. Vedere le opere invece e pensare alcuni collegamenti e poi scoprire che l’audioguida “la pensava come me” è stato davvero bello e mi ha dato conferma che il fuoco sacro dell’arte arde sempre e comunque in me.(Foto mie)

Souvenirs e “se souvenir”

L’altra mattina sono uscita appositamente per comprare del nylon elastico che mi serviva per riparare un bracciale che qualche mese fa aveva deciso di seminare tutti i suoi componenti in giro per la stanza. E’ uno dei miei bracciali preferiti. L’ho comprato a Bonn. E’ un souvenir.souvenir-viaggio-brutti

Souvenir, dal francese se souvenir, ricordarsi.

Mi piace quando viaggio comprare dei ricordini per me e per gli altri. Una pratica consumistica e un po’ retrò? Forse si, ma in modo equilibrato, mi piace farlo.

E poi ho i miei souvenir preferiti. Un paio di orecchini pendenti con un fiore smaltato di rosa che ho comprato a Parigi. Le espadrillas verde acido pagate 5 euro in una bottega artigiana di Madrid. La collana dai colori del mare presa a Corfù (Domenica ce l’ha uguale ma con colori diversi). A Cuba ho comprato un cappello realizzato con foglie di banana, un profumo coloniale in una profumeria storica e una collana di semi colorati. Ancora orecchini a forma di stella marina in ceramica presi ad Otranto;  un block notes con le cariatidi proveninte da Atene; una borsa in pelle rossa con la stampa dell’electrico 28 comprata a Lisbona. Le mie ballerine rosse scamosciate di Verona; i calzini con il fiocchetto di Milano; l’impermeabile a pois comprato a Lourdes

Mi piace comprare soprattutto cose da indossare perchè il ricordo si risveglia ogni volta che lo faccio e tutte le volte che qualcuno nota l’oggetto e me lo dice parte il racconto “l’ho preso a…”. Non è vanità o mettersi in mostra (anche perchè i  miei restano sempre piccoli viaggi e grandi sogni). E’ proprio la chiacchierona che è in me che adora l’argomento, perchè è un po’ come tornare in quei posti (come faccio col blog d’altronde!).

Agli amici/parenti i souvenir variano a seconda del viaggio e del contesto (a parte una calamita obbligatoria per la collezione della mia mamma).

E poi ci sono quei souvenir che atri hanno portato a me dai loro viaggi. Ad alcuni tengo davvero tanto…I magneti di Luigi (ormai tacita tradizione fra noi) tutti in bella mostra sul mio frigo romano; un profumo souvenir degli Emirati Arabi che continuo ad usare con moderazione per quanto è intenso ( e mi piace); il portaspiccioli a forma di manga dono di mio cugino dal Giappone (in realtà lui dice che è più corretto dire kawaii); un portachiavi caraibico che ho attaccato al mio zaino da viaggio (contenta Loredana che me lo ha regalato); la tazza trasfomata in portapenne con tutte le matite provenienti dai vari viaggi; gli orecchi in legno, rigorosamente laccati di giallo, di Raffaella dal Sud Africa; i tanti segnalibri nascosti fra le pagine lette. E viaggiare con i ricordi…se souvenir…

(foto dal web)

Fra i trulli di Alberobello

Uno dei luoghi a cui facilmente si associa la Puglia è Alberobello, cittadina nata nel XVIII secolo sotto il dominio dei conti di Acquaviva.

I trulli però, caratteristiche costruzioni in pietra, hanno origini ben più antiche, collegate alle specchie della preistoria e ai motivi conici delle coperture orientali.

Sui tetti decorazioni di varia ispirazione che hanno significati ornamentali, scaramantici o religiosi (anche i puntali hanno diversi significati). Le pareti sono imbiancate con calce ottenuta triturando la stessa bianchissima pietra (chianche), mentre le cupole coniche sono ottenute sovrapponendo a secco le chiancarelle, i cerchi concentrici che via via si restringono.

Alberobello è unica al mondo, tant’è che il Rione Monti, la parte più antica, fu dichiarato Monumento Nazionale già nel 1909. Le circa 1000 case a trullo di questa zona sono distribuite su 6 stradine.

Nel 1930 anche il Governo Fascista si adoperi per la tutela dei trulli.

Se ci si aggira per la cittadina da non perdere il Trullo sovrano, i trulli siamesi, il santuario dei santi Cosma e Damiano, santi Medici patroni di Alberobello, la chiesa di Sant’Antonio.

In questo periodo non perdetevi la magia delle luci Christmas light.

Queste le foto spettacolari della mia amica Daniela.

2017: un anno di viaggi

Fine anno, tempo di valutazioni e resoconti. Anno nuovo e buoni propositi.

Il 2017 è stato decisamente un anno di viaggi (materiali e non).

Ho imparato ad amare la cannella a Lisbona, mangiando pasteis e scoprendo che sono uno dei miei dolci preferiti e che la torre di Belem è davvero così bella come la descrivono.

Una sera a Bruxelles ho rischiato di farmela sotto per quanto ho riso, complice una Delirium bevuta a stomaco vuoto. Ho imparato che qui i cioccolatini costano a peso d’oro, che i monumenti principali hanno a che fare con la pipì e che l’accoppiata “mules et frites” (cozze e patatine) non è poi tanto male.

Una primavera di gite fuori porta a Tivoli (Villa Adriana) e Calcata (paese hippie), con gli amici romani.

Ho rivisto Napoli in compagnia di mio cugino e mia zia, riscoprendone le bellezze e vedendo per la prima volta posti eccezionali come la Cappella Sansevero con il Cristo velato e le Sette opere di misericordia di Caravaggio. Ovviamente fra una pizza fritta, una frolla, una ricci aed un caffè.

Ho sonnecchiato sul tetto del Parlamento di Berlino crogiolandomi al sole di luglio. Mi sono innamorata di questa città pur non avendo aspettative alte. La Torre della Televisione (la mia preferita), tanti musei, un appartamento delizioso, il cibo tedesco noto nella mia famiglia e ritrovato. Uscire la mattina e rientrare la sera quasi senza sosta, cercando di vedere il più possibile.

E poi Cuba. I suoi suoni, i suoi colori, i suoi odori. Le sue profonde contraddizioni; l’afa che mi ha avvolta all’arrivo e mi ha accompagnata per tutto il viaggio. Il mio primo viaggio intercontinentale. Ho chiacchierato con chiunque ed in qualsiasi lingua ed ho imparato la classificazione dei sigari e che la ragazza più bella è la Guantanamera. Ho nuotato con i delfini, ho bevuto rum a qualsiasi ora della gioranata e ballato la salsa su un catamarano.

A Lourdes ho preso un sacco di pioggia. Ma davvero tanta, più di quella che prendo a Roma quando piove sul serio. Qualcuno scherzando mi ha detto che erano tutte benedizioni…chissà…Pioggia a parte è un luogo che resterà sempre nel mio cuore, dove la bellezza è dei luoghi ma soprattutto spirituale.

L’autunno ha visto l’Umbria protagonista, con un ritorno ad Assisi, nei luoghi francescani, ed una gita a Perugia in occasione dell’eurochocolate (con una svolta storico-artistica).

Poi la neve a Budapest ed io che mi immergo nell’acqua calda dei bagni all’aperto. Attraversare il Ponte delle Catene fin su al Bastione dei Pescatori. Pagare in fiorini la paprika, il salame ungherese e l’Unicum.

E poi un piccolo, piccolissimo “viaggio” in macchina tutto da sola(che per me che non amo guidare è come aver percorso la Route 66).

L’inizio di un viaggio nelle lingue vincendo la diffidenza d iscrivendomi ad un corso d’inglese (ora mi sta meno antipatico ma continuo a preferire il francese).

Un nuovo “viaggio” nello sport con la mia nuova passione e propensione per il nuoto.

Un viaggio-avventura che è quello di questo blog e tanti piccoli nuovi viaggi andando incontro ai nuovi amici conosciuti.

Infine, ma non meno importante, un “viaggio” (più che altro una gita fuori porta) nei sentimenti, perchè ho lasciato che qualcuno attraversasse la dogana del mio cuore…

E il 2018? Due viaggi sono già prenotati ed un paio in divenire…Direi che non mi resta che completare la lista dei buoni propositi, dopotutto negli ultimi mesi mi hanno regalato almeno 4 nuovi block notes, bisognerà pur usarli! Vado!!!

E buon viaggio…ops…buon 2018 a tutti!