Oria città illustre: a spasso nell’alto salento

Visitare Oria città illustre: il castello
Il castello di Oria

Oggi vi porto con me a spasso nell’alto Salento: visiteremo l’illustre città di Oria che mi ha ospitata qualche giorno fa .

Oria città illustre: fra storia e leggenda

Un detto popolare recita così ” A Oria fumosa ‘ccitera ‘nna carosa, tant’era picciredda, ca si la mintera ‘mposcia” (a Oria fumosa ussisero una bambina, tanto piccola da poterla mettere in tasca). E’ la leggenda legata al fenomeno atmosferico per cui spesso la città, per chi arriva da fuori, appare avvolta da una leggera nebbia. La fantasia popolare collega questo evento all’epoca di costruzione del castello: gli oracoli avevano consigliato di bagnare le mura in costruzione con il sangue di una innocente, per evitare che crollassero. La madre a cui fu strappata la piccola si rivolse quindi alla città: “Possa tu fumare come fuma oggi il mio cuore”. In realtà si tratta di un fenomeno atmosferico legato alla posizione sopraelevata della cittadina.

La storia della città affonda le sue radici nel popolo dei Messapi, con la cittadin adi Hyria, fiorente fra il IV ed i II sec. a. C. Nell’Altomedioevo, attorno all’VIII secolo d.C., sarà la fiorente comunità giudaica a dare lustro a questo luogo con la poesia, la medicina, la cabala. Ed ecco quindi personaggi come Shabbetai Donnolo, primo medico a redigere un trattato di medicina nell’europa medievale; Vincenzo Corrado, cuoco e letterato che scrisse il primo trattato sulla cucina mediterranea, e soprattutto Federico II che nell’illustre città di Oria festeggiò il suo matrimonio con Jolanda (Isabella) di Brienne (1225). Di questo evento sono rievocati i fasti nel torneo che ogni anno colora ed anima la cittadina ad inizio agosto.

Cosa vedere nell’illustre città di Oria: architettura civile e parchi

Porta Manfredi

Eretta da Michele III Imperiali nel 1727 in stile barocco, probabilmente su una porta preesistente. Originariamente recava tre stemmi e tre statue ma una serie di vicende ed eventi atmosferici (es. ciclone del 1897) hanno lasciato integro solo lo stemma della città di Oria a cui il titolo stesso di città fu assegnato, per il suo valore storico, nel 1951. E’ anche detta porta Lecce o “degli spagnoli” poichè da qui vi entrarono dopo un lungo assedio.

Sedile

La più antica attestazione (1565) indica la struttura come chiesa di San Pietro Rotondo, poi carcere civile nel XVII secolo, con la costruzione del piano superiore. Fu sempre Michele III Imperiali che nel XVIII secolo collocò la sede dei decurioni, ovvero i nobili che amministravano la città, nella torre a pianta quadrata situata in piazza Manfredi. Sulla facciata le statue di San Barsanofio, patrono della città assieme ai Santi Medici, e San Carlo Borromeo, un orologio e lo stemma civico. E’ qui che ha sede un punto informativo e turistico gestito dall’Associazione Culturale 72024.

Palazzo Martini

Di fattura tardo-barocca è oggi sede del museo archeologico. Nella parte alta dell’edificio è presente lo stemma della città, infatti ha ospitato il Comune fino al 1985. Oggi è utilizzato per mostre ed incontri ufficiali.

Il castello

Considerato monumento d’interesse nazionale, domina il territorio circostante dalla sua posizione sopraelevata di 166 m. L’impianto originario è altomedievale, poi rifatto in epoca normannaed ampliato fra il 1225 ed il 1227 per volontà di Federico II. Ogni torre ha il suo nome: a nord quella dello Sperone, a Sud la Torre Quadrata, la Torre del Salto e la Torre del Cavaliere. alcuni rimaneggiamenti si devono anche agli Angioini fra cui le torri cilindriche del salto e del Cavaliere. All’interno una grande piazza d’armi che poteva ospitare fino a 5000 uomini e mura spesse anche 4 m che ne fanno ipotizzare una funzione difensiva. Il ciclone del 1897 colpì e devastò anche il maniero. Nel 1933 il castello fu ceduto dal comune alla famiglia Martini Carissimo in cambio del predetto palazzo Martini e nel 2007 il castello è passato alla Società Borgo Ducale.

Frantoio ipogeo

Testimone di una tradizione contadina che risale al XIV secolo, fu scavato a mano e negli ambienti originali oggi ospita il Museo dell’olio e delle tradizioni che racconta la lavorazione delle olive, per la produzione dell’olio, dal XIV secolo al l’inizio del XIX secolo.

Parco Montalbano

Oggi il parco è pubblico ma si trova ai piedi del castello a cui in origine probabilmente era legato. Nel 1700 i padri celestini lo arricchirono anche di piante esotiche.

Porta degli Ebrei e Giudecca

Nota anche come porta Taranto, fu costruita attorno all’anno 1000 e poi rifatta nel 1433 dal principe Orsini Del Balzo in seguito all’assedio angioino. E’ oggi decorata da uno scudo araldico e dagli emblemi civici. La statua dell’Immacolata posta sulla sommità è del XVI secolo. La Giudecca è un quartiere medievale tortuoso, ricco di viuzze, balconi e botteghe legato alla fiorente comunità ebraica, presente in città fino al XV secolo.

Santuario messapico di Monte Papalucio

Il più anctico santuario di Puglia, dedicato a Demetra, dea della natura feconda e della fertilità. Sito frequentato dal VI a. C. fino in età romana, ubicato in una grotta ora in parte interrata, ha custodito reperti importantissimi per la storia del luogo.

Cosa vedere nella città di Oria: architettura religiosa

Chiesa sconsacrata di San Giovanni Battista

Edificata nel XIV secolo per volere della baronessa Filippa di Cosenza, il cui stemma, un leone rampante, si trova ancora in facciata. Nel XVII secolo fu unita al complesso dei celestini. Questo monastero fu abbattuto nel 1912 per far posto ad una scuola elementare e col monastero fu eliminato anche un portico che precedeva la costruzione in cui avveniva il “Ballo di San Giovanni”, nella notte fra il 23 e il 24 giugno, poi proibito dal XVI secolo perchè ritenuto immorale.

Museo Diocesano

Inaugurato in occasione del Giubile del 2000, è ospitato nel Palazzo Vescovile e conserva pezzi di grande pregio come la più illustre immagine in carta pesta leccese di San Nicola da Tolentino e un Gesù Bambino in argento del 1700.

Cattedrale della Vergine Assunta

Costruita a partire dal 1750, sui resti di una precedente chiesa romanica che era andata quasi totalmente distrutta a causa del terremoto del 1743. Nel 1992 Giovanni Paolo II l’ha nominata Basilica Pontificia Minore. Si presenta oggi a croce latina e tre navate, con facciata in carparo locale, torre campanaria e dell’orologio e cupola policroma. Attualmente in restauro, all’interno ospita marmi e stucchi, le statue dei santi patroni (di fattura veneziana e napoletana), le reliquie di san Barsanofio e pregevoli dipinti del periodo che va dal 1700 al 1900. Sotto la cattedrale si trova al famosa Cripta delle Mummie ove sono conservate 12 mummie appartenenti all’Arciconfraternita della morte, a cui, a partire dal 1598, il vescovo Del Tufo concesse il privilegio della particolare conservazione delle spoglie. Le mummie sono poste in verticale in delle nicchie e al disotto della cripta vi sono i cunicoli in cui avveniva la preparazione alla mummificazione. La cripta era nata nel 1481 per celebrare i meriti di tutti gli oritani che, combatendo contro i Saraceni, non avevano più fatto ritorno a casa.

Visitare Oria: la cattedrale
Cattedrale di Oria

Santuario di San Cosimo alla Macchia

Costruito su un precedente santuario basiliano (IX secolo) è posto in campagna, a circa 5 km dal centro abitato. Ha una facciata sobria risalente ai primi del ‘900, sormontata da una scultura del Cristo Redentore. All’interno di rilievo è la sala degli ex-voto donati da tutti coloro che hanno ricevuto una grazia dai Santi Medici e un museo etnografico, il più ricco dell’Italia meridionale.

Chiesa della Madonna di Gallana

Nelle campagne di Oria questa piccola chiesetta del IX secole è coperta da due cupole in asse. Ad essa sono particolarmente legata per averla citata nella mia tesi di laurea triennale. A navata unica e con all’interno un ciclo pittorico mariano e rappresentazioni di santi e Cristo nel catino absidale. Le leggende sulla sua fondazione si sovrappongono: dalla moglie devota che qui pregava il ritorno del marito crociato alla costruzione per volere di Galerana, moglie di Carlo Magno.

I santi patroni ed il santo protettore dell’illustre città di Oria

Il protettore della città è San Barsanofio, che fu un santo anacoreta di orgine egiziana vissuto nel VI secolo. Oggi è venerato nella chiesa ortodossa ed in quella cattolica che lo vede come patrono della diocesi di Oria. Ad esso sono legati numerosi interventi miracolosi fra cui quello secondo cui stese il suo mantello provocando una fitta pioggia evitando così il bombardamento della città da parte degli alleati nel 1943 e nel 1504 iil suo intervento contro gli spagnoli che assediavano Oria.

I patroni di Oria sono invece i Santi Medici: solitamente 2, Cosimo e Damiano, ad essi si aggiungono Leonzio, Antimo ed Eupremio. Secondo la tradizione Cosimo e Damiano erano 2 gemelli medici e gli altri 3 loro fratelli minori o seguaci.

Visitare Oria: uno dei vicoli
Scorcio di uno dei vicoli di Oria

Le foto sono state scattate da me e da Pietro.

Per organizzare al meglio la votra visita in città affidatevi all’associazione 72024 poichè spesso alcuni siti sono chiusi e occorre il loro intervento per l’apertura. Seguite anche il programma delle varie manifestazioni che essi organizzano!

Tornare a Bologna

In questi giorni di stacco forzato spero di riuscire finalmente a postare alcuni articoli in sospeso, come questo relativo al mio we a Bologna.

Giorno 1
Ancora una levataccia pre-partenza, ma non fa freddo come immaginavo.La città, nei 10 minuti che impiego da casa alla metro, pare svegliarsi. Ma i vagoni della metropolitana sono pieni anche a quest’ora. Il viaggio in treno scorre rapido fra chiacchiere ed un sonnecchiare scomposto. L’orologio della stazione centrale è fermo alle 10.25 da quasi 40 anni.
La mattinata ed il pranzo sono da FICO Eataly World: tigelle e gnocco fritto la fanno da padroni. La candelora a San Petronio, le biciclette ed i portici. La Gamberini Bag finalmente mia, i cappellacci con la zucca e le sorprese. Ritrovarsi a togliere la cera dal pavimento e rinunciare al tour by night…

Giorno 2

La nebbia ed il freddo che ti penetra nelle ossa (mi direte: “Beh se viaggi a febbraio devi metterlo in conto”). Noi che percorriamo, non si sa perché, strade di periferia e ponti verso il nulla. Nelle città bisogna tornare, è proprio vero: così questa volta, alla basilica di San Luca, salgo anche sulla cupola, per ammirare i colli bolognesi con una vista a 180 gradi, anche se l’esperienza di oggi era più da “Viandante su un mare di nebbia”. Il cibo è sempre una garanzia e poi una sosta caratteristica alla Decathlon di Casalecchio di Reno. Sotto la Torre degli Asinelli Un incontro fugace ma sentito con un caro amico e dopo gustare ancora la meraviglia di Santo Stefano con una guida d’eccezione. Riaffacciarsi alla finestrella sul canale prima di riprendere il viaggio in treno.

Nello zaino la guida per il mio prossimo viaggio.

Ma… “Qualcuno ha detto JUST EAT?”(cit.)

Qui trovate il post sul mio precedente viaggio in città: Bologna 2019

Info pratiche:

  • Abbiamo soggiornato in comodissimi appartamenti “Nel sole”;
  • Pranzo a Casalecchio di Reno: Castellinaria;
  • Cena in centro città: Osteria delle Donzelle;
  • Per un pranzo o una cena più easy consigliata Dispensa Emilia;
  • Colazione senza dubbio da Impero (già provato lo scorso anno): da assaggiare i cornetti alla pesca sciroppata!

Foto mie o dei miei compagni di viaggio!

Tre giorni in Costiera Amalfitana

Un silenzio forzato, perché a volte nella vita l’unica cosa che si può fare è tacere. Ma poi piano piano bisogna ricominciare. Piccoli passi possibili. Questo è il mio piccolo passo di oggi: il riassunto del mio ponte dei santi in Costiera amalfitana…

Giorno 0

Passo direttamente dal lavoro alla stazione. Una stazione che è una bolgia di partenze e ritardi. E il mio treno non fa eccezione. Nell’avere amici ovunque Salerno non fa differenza. La cattedrale ha una cripta barocca dai colori delicati. Sulla pizza i prodotti tipici: bufala e pomodorini gialli.

Il gruppo del we mi recupera e fra tornanti, semafori e un po’ di pioggia raggiungiamo Maiori/Minori con un arrivo degno di Bisio in “Benvenuti al Sud”. Accendere i termosifoni e uscire a comprare la cena (per chi non ha cenato).

Giorno 1

Tornanti, tornanti e ancora tornanti. Ma un insperato sole dona riflessi spettacolari al mare. Non ho portato gli occhiali da sole e Raf fa fronte alla mia mancanza prestandomi un paio dei suoi. Niente traffico sulla litoranea, ed anche questo è qualcosa d’inatteso. A Sorrento si chiamano tutte Carmen ed è tutto dedicato al suo più illustre cittadino: Torquato Tasso. Sappiate che qui duomo e cattedrale sono la stessa cosa anche se le indicazioni non sono concordi. La villa comunale offre una vista sul mare spettacolare e nelle orecchie riecheggiano le parole di Caruso…”davanti al golfo di Sorrento…”. Limoni e limonata sono ovunque mentre il “cecato” di Sorrento proprio non si è visto. “Hai il cuore di non tornare?” Le frasi della famosa canzone “torna a Surriento”sembrano essere rivolte a me. Marina grande profuma di frittura di pesce ed è deliziosa con le sue casette color pastello.

Sulla spiaggetta sotto la chiesa maggiore di Positano il cielo ha ormai assunto le gradazioni del violetto. Il tramonto è vicino. Una coppia di turisti orientali lascia che un fotografo locale immortali il loro amore, intanto una bimba bionda con un vestito che ricorda la coda di una sirena si diverte a lanciare ciottoli in mare.

Un sentiero coperto di bouganville e capire il senso della moda mare diffusasi da questa località negli anni ‘60. Una folta colonia di gatti, un pezzo di caprese e gli scialatelli…

Giorno 2

Uno scroscio d’acqua temporalesco ci accoglie al risveglio ma la colazione da Pasticceria Sal De Riso – Minori scaccia via nuvole e malumore.

L’antica repubblica marinara di Amalfi conquista il mio cuore all’istante, col colpo d’occhio del duomo arabeggiante che emerge svoltando l’angolo.

Poi una visita al Chiostro del Paradiso ed al museo della carta, da cui esco con un quadernino con le mie iniziali marchiate. Lo userò per prendere appunti nei prossimi viaggi. Un piatto di gnocchi alla sorrentina , le ceramiche, i parcheggi che costano una fortuna ed un fiore di ibiscus protagonista delle nostre fotografie.

Ravello è famosa per il festival della musica voluto da Cosima, la moglie di Wagner. Due ville (Cimbrone e Rufolo) e il duomo con il famoso pulpito ed il portale bronzeo di Barisano da Trani. Una sosta al supermercato per necessità e per diletto e confermare un buon senso dell’orientamento per tornare a casa attraverso strade nuove.

Giorno 3

Folate di vento fortissimo ed a tratti brevi rovesci di pioggia. Ma il mio impermeabile a pois resiste a tutto.

Vietri sul mare è senza dubbio il centro più importante della ceramica costiera, con i suoi asinelli portafortuna e la tabella di Persepoli a noi sconosciuta. È proprio vero che in viaggio si imparano un sacco di cose.

E siamo di nuovo a Salerno, dove il weekend è iniziato e da dove ognuno riprende la sua strada. Non senza aver prima provato a scattare foto particolari in movimento ed essermi sperimentata come guida in un percorso imparato solo 3 giorni fa.

La tanto temuta pioggia la incontro a Roma, nel tragitto fra la metro e casa.

Le foto sono mie o dei miei fantastici compagni di viaggio.

Informazioni utili

  • A Salerno consigliati: Pizzeria Granammare, Terra mia, Grancaffè Canasta e Caffè Mazzini.
  • A Maiori: Osteria dell’Olmo e Ristorante la Vela; BeB Santa Rita.
  • Colazione da Sal de Riso o da Gambardella a Minori.
  • A Positano: Collina Bakery.
  • Ad Amalfi: ristorante Porto Salvo

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 14 imparare a riconoscere i simboli dei rioni davanti alle fontanelle di Pietro Lombardi

Da quanto tempo non vi racconto uno dei capitoli di questo libro che mi ha guidata nelle mie esplorazioni cittadine?

Voi siete capaci di riconoscere i Rioni dalle fontanelle di Pietro Lombardi?

Io le ho viste quasi tutte ma non vi svelerò qual è la mia preferita.

Pietro Lombardi fu incaricato, nel ventennio fascista, di definire l’identità dei Rioni della città attraverso una serie di fontane “a tema”.

A Testaccio la fa da padrona la Fontana delle anfore per ricordare l’origine del quartiere legato a monte dei Cocci.

A Ripa invece, antico porto della città, la fontana ha una serie di insegne marinaresche mentre a Trastevere è privilegiato l’aspetto conviviale del vino, con foglie di vite e botticelle.

Vicinissime fra loro la fontana delle Tiare (subito fuori dal colonnato di San Pietro) e quella delle Palle di cannone, a due passi da Castel Sant’Angelo.

E poi la fontana dei libri, vicino Sant’Ivo alla Sapienza e la superba Pigna a Piazza Venezia.

Se invece cercate la fontana degli artisti dovere recarvi in via Margutta.

Vi ho incuriositi? Allora correte a vedere queste fontane…e ditemi quale preferite…

(Foto mia scattata nel 2014!)

Londra: una bellissima scoperta

Per anni, da francofona per passione e amante della Francia e della sua cultura, ho un po’ snobbato Londra. Ma allo stesso tempo cercavo il modo per riservarle una visita con tempi adeguati e non una toccata e fuga nel week end. Ci sono riuscita questa estate ed è stato amore a prima vista.

Londra

Day 0

Torno a volare. Torno a volare da sola, perché anche questa volta chi mi farà compagnia in questi giorni mi aspetta direttamente alla meta, partita da un’altra città. Al solito dormicchio durante il volo e continuo a leggere la guida del luogo.Il ricordo di tanti aeroporti e le macchine automatiche che ci sembrano congegni diabolici. L’aria è frizzantina stasera nel quartiere di Kensington…ma la nostra giornata è stata abbastanza impegnativa e per oggi ci basta aver provato la tube…

Londra

Day 1

L’entusiasmo per le cose semplici: le cabine telefoniche, i taxi neri, gli autobus a 2 piani. Nonostante ci catturino, cerchiamo di resistere ai negozi di souvenirs.

La regina in questi mesi non c’è: a Buckingam Palace svetta la Union Jack, la bandiera inglese. Non c’è nemmeno il cambio della guardia: toccherà vederlo un altro giorno. A Trafalgar Square il colpo d’occhio è tutto per la National Gallery: la sua magnificenza ed eleganza (anche del suo logo) ci colpiscono. Mi aggiro per le sale e girando lo sguardo vedo la Cena in Emmaus di Caravaggio, l’opera che mi ha fatto innamorare della storia dell’arte, quando andavo alle medie. Le sorrido come ad un caro amico. Un gesto d’intesa per dire (a lei ed al “Ragazzo morso da un ramarro”)”aspettatemi, arrivo, sono tutta vostra”. Ed è così: estasi e rapimento.

La storia dell’arte scorre davanti agli occhi e con essa il ricordo di tanti musei europei e non .

Il the delle 17 è anticipato alle 16.

Se hai visto Times Square, Piccadilly Circus ti sembra una bazzecola, ma resta una tappa imprescindibile. Ritrovarsi a Soho, da Liberty a guardare le decorazioni natalizie ed a Carnaby street, in un negozio di scarpe dove il paio più sobrio ha uno dei sette nani al posto del tacco.

Attraversare una parte di Chelsea a piedi per andare a cena dal mio chef del cuore a Battersea e mangiare ostriche…a Londra

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Day 2

Impazzire nei grandi magazzini Harrods, soprattutto se il vano scala sembra l’interno di una piramide egizia. Passeggiare ad Hyde Park: rinoceronti (finti) e cavalli (veri che si mettono in posa) sui terrazzi delle case.

Non tutti possono vantare un’amica che lavora al Victoria and Albert museum.

Le mostre food e MARY Quant dove ci facciamo emozionare dalle immagini senza subire l’influenza delle sovrastrutture del linguaggio scritto (praticamente non leggiamo le didascalie). I book shop sono tutti di Ilaria, degna erede di Claudia, compreso quello di Dior, mostra che non riusciamo a visitare.

A Covent Garden un cup cake alla ciliegia in compagnia di una torittese, mentre una cantante lirica di esibisce.

Fortnum and Mason mi sembra Tiffany in versione grande magazzino: un verde simile caratterizza i 2 brand.

Chinatown e Leicester Square.

Tentiamo di partire per Howgard come Harry Potter al binario 9 3/4 ma causa coda immensa ci accontentiamo dello store.

La stanza micro, la moquette e le sterline. Way out per uscire e a cena Fish and cips.

Harrods LondraHarrods Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra

Day 3

Potrei trasferirmi a Notting Hill, sappiatelo. Ma non ho ancora deciso se il sabato mi lancerei nella confusione del mercato di Portobello o resterei in casa ad ascoltare una versione live dei Beatles: l’artista di strada che canta “she loves you”. Coordinare i biglietti per Madame Toussaud. Un museo che, scopriamo, piace molto agli indiani. A me è piaciuto ma ho trovato un po’ stravolta la sua idea originale.

Il pic nic a Regent park, a dispetto di ogni previsione, col sole. Esperienze 3D e 4D, Primark e le linee della metro.

Il London Eye sale nella top ten dei miei soggetti da fotografare, soprattutto se la visita si svolge al tramonto. Intanto il Tamigi scorre con la sua forte corrente.

Questa città mi ha conquistata: è viva, stimolante, bellissima. Mi allontana definitivamente dai pregiudizi, primo fra tutti quello su di essa.

Ed ho già voglia di tornarci.

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Day 4

I cambi della guardia sotto il sole. Saint James Park ed io che mi approccio con gli scoiattoli e con tutte le altre specie animali.

Al British Museum capisaldi come la stele di Rosetta e i vasi greci di Exechias. Ma, per quanto l’allestimento meriti, vedere qui i marmi del Partenone mi fa un po’ male…Il sistema di aria condizionata lascia a desiderare.

Ci sediamo sempre più volentieri: la stanchezza accumulata si fa sentire.

Il Big Ben ed il Parlamento sono un tantino in restauro per cui perché non deliziarsi con un concerto d’organo nell’abbazia di Westminster?

Dal sacro al (molto) profano: Camden Town che profuma di trasgressione. E finalmente assaggiare la Pie.

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Day 5

Nel bel mezzo della city, fra grattacieli avveniristici e dalle forme più disparate, sorge la torre di Londra, con tutta la storia e le leggende che la caratterizzano. La mia preferita è quella legata ai suoi corvi: se mai si allontaneranno dal luogo la torre e la monarchia cadranno. I gioielli della corona non possono non affascinare.

Poi attraversiamo the tower bridge e mi rendo conto che adoro i ponti, forse per l’idea di passaggio facilitato, di unione, di possibilità che offrono di essere “dall’altra parte” in poco tempo. E penso che servirebbero più ponti.

Un omaggio a Shakespeare al Globe e poi alla Tate Modern a godere dell’arte contemporanea (non mi arrendo e continuo a provarci) e del panorama dal decimo piano.

Il Millennium Bridge: un altro ponte da attraversare fino a St. Paul, giusto in tempo per l’ingresso free.

La cosa più bella: giocare a nascondino al parco e spingere Diana in altalena.

Diana:”Voglio venire con te in albergo, o in Italia. Ho anche il passaporto e la valigia”.

Io:”Peró non hai il biglietto dell’areo. Ma vieni presto, e potremo giocare con le mie Barbie.

Ne sono gelosissima, ma con lei ci giocherò volentieri, davvero.

Saint Paul Londra Londra Londra Picasso Londra tate modern Degas Londra tate modern Modigliani Londra tAte modern Londra Globe Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra Londra

Day 6

Greenwich: il meridiano numero zero. Un piede di qua ed uno di là: uno ad oriente ed uno ad occidente. “Praticamente siamo alla metà del mondo” ha gridato un bambino esultante accanto a me.

Dalla collina, fra la foschia, la vista sui Dockland e su Canary Warf, la risposta londinese a Manhattan(così dice la mia guida).

Il Cutty Sark è l’ultimo clipper che navigó sulla rotta delle Indie.

“A Londra piove sempre” dicevano tutti. Noi abbiamo sofferto il caldo e l’unica pioggia di questo viaggio è stata quella della tempesta sulla costa inglese che ha fatto partire un po’ in ritardo il mio volo di ritorno. E comunque anche quella pioggia io non l’ho vista.

Greenwich Londra Greenwich Londra Greenwich Londra

Info pratiche

  • Noi abbiamo alloggiato a Kensington: Westbury hotel. Camera piccolina secondo gli standard londinesi, moquette e assenza di aria condizionata. Ma colazione ottima, varia ed abbondante. Buona pulizia della struttura. Posizione ottima, strategica. Vicina a 2 stazioni metro (Earls Court e Gloucester Road)servite da 3 linee della tube.
  • Per muoversi consigliatissimo l’abbonamento Oyster per i giorni utili. Bastano le zone 1/2, i luoghi di interesse sono per la maggior parte li.
  • A Covent Garden: cupcake stories (dolci e the)shake shack(hamburger);
  • A Kensington: “Courtfield” e “Ale e Pie” (pub: fish and cola, pie, birra);
  • A Battersea: Whriter and Brothers (ristorante di pesce).

Londra (giorno 1)

L’entusiasmo per le cose semplici: le cabine telefoniche, i taxi neri, gli autobus a 2 piani. Nonostante ci catturino, cerchiamo di resistere ai negozi di souvenirs.

La regina in questi mesi non c’è: a Buckingam Palace svetta la Union Jack, la bandiera inglese. Non c’è nemmeno il cambio della guardia: toccherà vederlo un altro giorno. A Trafalgar Square il colpo d’occhio è tutto per la National Gallery: la sua magnificenza ed eleganza (anche del suo logo) ci colpiscono. Mi aggiro per le sale e girando lo sguardo vedo la Cena in Emmaus di Caravaggio, l’opera che mi ha fatto innamorare della storia dell’arte, quando andavo alle medie. Le sorrido come ad un caro amico. Un gesto d’intesa per dire (a lei ed al “Ragazzo morso da un ramarro”)”aspettatemi, arrivo, sono tutta vostra”. Ed è così: estasi e rapimento.

La storia dell’arte scorre davanti agli occhi e con essa il ricordo di tanti musei europei e non .

Il the delle 17 è anticipato alle 16.

Se hai visto Times Square, Piccadilly Circus ti sembra una bazzecola, ma resta una tappa imprescindibile. Ritrovarsi a Soho, da Liberty a guardare le decorazioni natalizie ed a Carnaby street, in un negozio di scarpe dove il paio più sobrio ha uno dei sette nani al posto del tacco.

Attraversare una parte di Chelsea a piedi per andare a cena dal mio chef del cuore a Buttersea e mangiare ostriche…a Londra…

Gargano (giorno 2)

Il traghetto per le Tremiti è un posto giovane. Mi sembra di essere sul set di uno dei tanti film con storie di ragazzi che partono per un viaggio su un’isola con un passaggio-ponte. Sguardi e sorrisi che si incrociano. Ricordi di tante altre imbarcazioni prese in questi anni. Un colpo di fulmine breve, intenso e impossibile. Il giro delle isole mostra scorci impensati: la grotta Viola e quella delle rondinelle, lo scoglio dell’elefante, l’azzurro del cielo e del mare che incorniciano le bianche scogliere a picco, ricoperte dal verde dei pini d’Aleppo.

Sulla spiaggetta di San Domino l’acqua è cristallina: angoli di paradiso e location da set fotografici. A pranzo una pineta con una delle viste più belle che io abbia mai ammirato. Non c’è spazio per le polemiche e gli episodi da attacchi di panico.

L’isola di San Nicola fa scattare in me una sorta di sindrome di Standhal: come dico sempre, probabilmente, in un’altra vita devo essere stata un’isolana. La salita verso l’abbazia è una scarpinata che affronto, ormai come di consueto, in infradito. Questa volta anche in costume da bagno. È tutto talmente affascinante che a fatica trovo le parole e sceglierò la foto del giorno fra le centinaia scattate.

Chiacchiero un po’ con Michela che vive sull’isola da marzo a settembre.

Mi affaccio dal terrazzo del signor X, nostalgico ottantenne trasferitosi a Milano. Ora vive la sua isola solo per due mesi all’anno. Ma per 20 anni sul padre è stato il guardiano del faro di Capraia e lui è cresciuto li. Entrambi mi raccontano dei tempi che furono. Di giorni fiorenti che hanno visto un’ annuale diminuzione dei turisti. Queste isole sono poco conosciute ma sono un incanto e di entrambe le cose non mi capacito…

Reggio Calabria: i Bronzi di Riace

Quest’anno si parla molto di Calabria fra le mete estive più gettonate. Ma io non ci sono mai stata (almeno fino ad oggi), se non una volta,di passaggio verso la Sicilia.

I  Bronzi di Riace, che ho avuto la fortuna di vedere e di cui mi sono letteralmente innamorata (e ci credo! Sono due fighi!) sono diventati il simbolo della città e sono esposti al Museo Nazionale della Magna Grecia.

Si tratta di due sculture in bronzo ritrovate nel 1972 presso Riace, testimonianza di età greca o magnogreca (V sec. a.C. circa), ripescate eccezionalmente intatte e denominate statua A e statua B. I restauri, iniziati in Calabria e proseguiti in Toscana rivelarono l’utilizzo di argento per le ciglia e rame per  labbra e capezzoli di entrambe le statue. Le ipotesi sulle loro origini e sui personaggi che rappresentano sono svariate e restano ancora aperte alle varie interpretazioni (la più accreditata è che si tratti di due eroi del Mito dei Sette contro Tebe di cui infondo al post vi propongo un approfondimento).

Ma Reggio Calabria non è solo i Bronzi. E’ una città di origine magno-greca che ha visto il passaggio di bizantini, normanni, saraceni, angioini ed aragonesi, fino a far parte del Regno di Napoli.

Nel 1908 un forte terremoto distrusse quasi interamente i monumenti storici (l’attuale Duomo è stato infatti ricostruito dopo tale evento). Degno di nota è il Castello aragonese con le torri cilindriche merlate, fatte costruire da Ferdinando d’Aragona nel 1459. Sul lungomare resti delle mura della città greca e di impianti termali romani.

Corso Vittorio Emanuele ha una serie di costruzioni in stile liberty e non potrete non ammirare le così dette “strade cannocchiale” che creano un effetto ottico e fanno vedere la Sicilia molto più vicina di quanto non lo sia realmente.

Nella Pinacoteca Civica si possono vedere due tavolette di Antonello da Messina (se la cosa può interessarvi è uno dei miei artisti preferiti).

La montagna alle spalle della città custodisce il Parco Nazionale dell’Aspromonte.

Info

  • http://www.parcoaspromonte.gov.it/
  • https://www.museoarcheologicoreggiocalabria.it

 


Sette contro Tebe

Una tragedia di Eschilo che vede contrapporsi 7 guerrieri in difesa delle porte di Tebe e 7 guerrieri che le attaccano. Alla settima porta si fronteggiano i due fratelli Etocle e Polinice, figli di Edipo, che si daranno la morte vicendevolmente.


 

In foto i Bronzi di Riace nella collezione di figurine degli Artonauti (ovviamente l’album è mio).

 

50 sfumature di Taranto

Taranto non è solo la città tristemente nota per le vicende legate all’ILVA. È la città dei due mari, l’unica polis della Magna Grecia che assieme a Siracusa si oppose all’avanzata romana, proteggendo la sua grecità fino all’ultimo. Da Taranto deriva la “taranta”, il ballo legato al morso del ragno Lycosa Tarantula che dalla città prende il nome. È questo anche il luogo delle processioni lunghissime che caratterizzano la settimana santa, delle cozze e del golfo omonimo.

Sul lungomare il pescato del giorno e la figura di Paisiello, il compositore che vanta fra le sue opere il Barbiere di Siviglia.

Al castello Aragonese un marinaio è a nostra disposizione per una visita guidata gratuita. Ode alla Marina Militare anche se per tutto il tempo della visita ha sostenuto che io fossi di origine malese.

Superato il ponte girevole ci accoglie il monumento al marinaio e poi il lungomare di cui ci colpisce la grande quantità di verde(ci sono anche i capperi!).

Quindi un giro in via D’Aquino e via Di Palma e finalmente l’allestimento magistrale del MarTa, il museo archeologico in cui la fanno da padrone i famosissimi è bellissimi “ori di Taranto”. Un’esperienza bellissima, nonostante l’insolito sistema orario di apertura/chiusura dei vari piani espositivi.

Attaccare bottone, come mio solito, è facilissimo. Due colonne doriche so incontrano quasi per caso, come fossero vecchi amici.

Il Duomo ha orari risicati è abbastanza arbitrari ma il cappello e di San Cataldo è un tripudio di marmi e intarsi, si mostra in tutto il suo splendore e compete degnamente con il tesoro di San Gennaro a Napoli.

Via Cava e i suoi ipogei. Le città di mare si assomigliano un po’ tutte. Taranto mi ricorda Napoli, Catania, Cuba…lo stesso fascino decadente dei centri storici, gli stessi intonaci scrostati. Al bar della stazione però non vendono la Raffò.

(Foto mie e di Alba, che ringrazio anche per la scelta del titolo. Grazie a Luciana per i suggerimenti di itinerario)

Info:

– Castello aragonese: http://www.castelloaragonesetaranto.com

-MArTA: http://www.museotaranto.beniculturali.it/web/index.php?area=1&page=home&id=0&lng=it

Napoli: in cerca del nostro posto al sole

Dopo circa due anni, senza alcun preavviso, mi ritrovo a passeggiare fra le strade di questa città che amo…

L’occasione è quella di trasformare in gita fuori porta il fatto che Luigi debba ripartire dall’aeroporto di Napoli.

L’appuntamento, per le due auto e le otto persone che compongono il team di viaggio, è all’autogrill.

Il mio obiettivo, ampiamente deriso, è vedere Palazzo Palladini, in realtà Villa Volpicelli a Posillipo, location della mia amata fiction “Un posto al sole”. Nonostante le avversità: presa per i fondelli generale e reiterata nel corso della giornata; diluvio universale; scelta del gruppo, più che ovvia, di visitare luoghi ben più noti e meritevoli, ecc…alla fine riesco a strappare la promessa di passare sul lungomare, prima della partenza, per scattare qualche foto. Promessa che purtroppo evapora a causa dei tempi ristretti. Niente posto al sole per me, almeno questa volta.

In compenso ci sono stati piazza del Plebiscito, via Toledo e i quartieri spagnoli, una pizza a portafoglio e Napoli sotterranea in compagnia dell’associazione Laes. E poi San Gennaro ed una frolla, San Gregorio Armeno, via dei Tribunali, la Galleria Umberto I è il teatro San Carlo, il maschio Angioino, i babà e il caffè, il murales di Jorit che va verso Forcella. E la pioggia.

Si, cercavo un posto al sole ed ho preso in pieno un’acquazzone.

Ma Napoli è bella anche così…anche quanno chiove

Info per Napoli sotterranea: associazione Laes https://www.google.it/url?sa=i&source=web&cd=&ved=2ahUKEwjroYP-1driAhUNZFAKHcSrChAQzPwBegQIARAC&url=https%3A%2F%2Fwww.lanapolisotterranea.it%2Fchi_siamo.htm&psig=AOvVaw0zHNLwd44-XvZBcrXsIrGr&ust=1560110322701237

(Foto mie e dei miei compagni di “gita”)