Marche: fra arte e natura.Una regione da scoprire.

Finalmente riesco a ritagliarmi un po’ di tempo per raccontare la bellissima esperienza nelle Marche: una regione da scoprire, fra arte e natura.

Marche fra arte e natura, una regione da scoprire (primi 2 giorni)

Giorno 1

Spiaggia delle Due Sorelle

Navigatore impostato. È il nostro primo vero viaggio insieme. Mentre i paesaggi umbri si susseguono scatta in noi la voglia di visitare quei Borghi ancora sconosciuti: segnalo, ci dobbiamo venire!Non è più periodo di girasole ma sulle colline marchigiane qualche campo giallo vivo si vede ancora. La nostra base operativa per questi giorni sarà Recanati però la prima tappa è Porto Recanati con le casette colorate dei pescatori ed il mare. Il mio pensiero va, con un paragone un po’ ardito, al Niavhn di Copenhagen, e il fascino provato è lo stesso. Per pranzo scegliamo il ristorante Jakugè ed Eugenio ci spiega che il nome deriva dai nomiglioli che lui (Ugè) e Jacopo (Jac) si portano dietro fin da bambini. Le salite (e le discese) non mancano nemmeno a Macerata: allo Sfenisferio stasera c’è il Don Giovanni e la gente, più o meno elegante, fa la fila composta in attesa di entrare. Noi ci lasciamo incantare da vicolo degli orti, con i suoi balconcini. Poi crescia e ciauscolo all’ombra della torre dell’orologio.

Giorno 2

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle…”Il centro storico di Recanati è tutto laterizi rossi e insegne dipinte, spesso su vecchie imposte di finestre riadattate. A casa Leopardi mi innamoro definitivamente della figura del nobile poeta anche grazie alle curiosità raccontate dalle guide sui luoghi e sulla vita. “Gli anni di studio matto e disperatissimo e le sudate carte…”La vista dalla torre del borgo è spettacolare (e non troppo vertiginosa) per poi scoprire che il tenore Beniamino Gigli conosceva addirittura Padre Pio. E oltre alle olive all’ascolana c’è la crema fritta che è una tipicità. Sulla via principale le luminarie con le frasi dell’Infinito (come a Bologna con Lucio Dalla). La messa a Loreto con un’emozione fortissima entrando nella Santa Casa.

Marche fra arte e natura: giorni 3-4

Giorno 3

Un gatto rosso si stiracchia pigramente sulla terrazza della colazione. Basta condividere qualche briciola del mio cornetto per diventare grandi amici. Finalmente a Numana mi godo il mare del famoso Conero e finalmente io e la mia amata piccola Martina ci incontriamo, dopo esserci inseguite per mezza Italia. Lei e sua sorella mi fanno il terzo grado, assieme a mille feste ed altrettanti inviti per i giorni a seguire. La costarella è la scala che i pescatori facevano ogni giorno per scendere al porto. Noi l’abbiamo risalita alle 4 del pomeriggio sotto il sole cocente. Eppure non ha perso il suo fascino. A cena però stessa terrazza. Noi e il gatto rosso.

Riviera del Conero

Giorno 4

I parcheggi sono un’impresa ma la gita alla spiaggia delle due sorelle merita. La falesia bianca a picco sul mare azzurro, il verde del monte Conero alle spalle e i 2 scogli che racchiudono più di una leggenda. Il set perfetto per un servizio fotografico con qualche medusa di specie Cassiopea che affiora…Un salto ad Ancona: giusto il tempo di vedere la cattedrale di San Ciriaco e di indignarmi per le macchine parcheggiate davanti. Poi arrendersi davanti a strade impossibili e prendere la via di Castelfidardo, che pare un borgo fantasma ma è la patria della fisarmonica. Esausti vagare per Recanati e finalmente trovare un posto per cenare…

Marche fra arte e natura: giorni 5-6

Giorno 5

2 km di cammino lungo il fiume fino alle gole del Furlo per poi rinfrescarsi con un bagno nelle acque dolci. La vegetazione che si specchia nell’acqua le dona una colorazione di un verde particolare. Intanto 4 pescatori in erba si confrontano sulle tecniche da utilizzare e sulle specie locali. Il più grande dei 4 avrà 10 anni. Dei pescetti cercano di raggiungere le briciole cadute dal mio panino in una zona dove l’acqua è davvero bassa. Alla fine ce la fanno.

A Urbino è iniziata la festa annuale dal Duca e assieme a una forte rigidità troviamo la casa natale di Raffaello e via Barocci, la via degli antichi scienziati che offre una vista stupenda sulla città. La guida Lonely Planet vince. Poi il tramonto è sulla terrazza di Sirolo ricongiungendosi con amici che sono famiglia. Oggi è stato proprio uno di quei giorni in cui le Marche hanno mostrato di essere un aregione tutta da scoprire fra arte e natura.

Urbino

Giorno 6

Il 26 dicembre del 1194 Costanza d’Altavilla, ormai quarantenne, diede alla luce sulla piazza di Jesi, in una tenda, l’erede al trono dell’impero: il puer Apuliae, lo Stupor Mundi Federico II. Il museo a lui dedicato è totalmente interattivo e davvero ben curato. Sulla stessa piazza ad un certo punto mi sento chiamare…noi torittesi siamo ovunque. Pomeriggio di relax ed a fare telefonate per trovare un ristorante libero per cena ma pare che tutti abbiano scelto la riviera del Conero per le loro vacanze. Così finiamo a Montelupone, uno dei borghi più belli d’Italia. Anche qui le porte della città sono ben conservate e il centro storico color biscotto, al tramonto, si tinge ancor più di rosso mattone. Finalmente un set fotografico fra i girasoli e aspettando la cena un giro in giostra…

Marche: ultimi 2 giorni

Giorno 7

Svegliarsi presto per trovare posto per l’auto e sulla spiaggiola di Numana (spiaggia alta)con un salto anche alla famosa spiaggia del frate di Sirolo. L’ebbrezza di un piccolo tocco di medusa…Quando vi dicono che per scendere alle spiagge del Conero bisogna scarpinare fidatevi: fra strade in salita e scale c’è davvero da meritarsi l’agognato bagno nel blu. Il tramonto poi si tinge ancora di rosso e la sera di mistero…e di tagliata porcini e tartufo.

Ermo colle: Recanati

Giorno 8

“Questa non è una vacanza, è un massacro!”Così una signora si arena su una delle salite di Urbino che portano al punto panoramico della fortezza di Albornoz e chiede pietá alla sua famiglia. Il nostro ferragosto è praticamente in famiglia, dopo essere stati ospiti di Palazzo Ducale e della Galleria Nazionale delle Marche. Emozionante vedere dal vivo lo studiolo di Federico da Montefeltro. Lo sapete che aveva perso un occhio durante una giostra e che si fece limare il naso per vederci meglio? Finalmente ho provato anche la rampa elicoidale progettata da Francesco di Giorgio Martini per accedere alla città. Mentre vado a dormire (presto perché domani si cambia location)sono contenta per le belle opportunità che le Marche hanno offerto al mio blog: una serie di interessanti collaborazioni…

Fidatevi: davvero le Marche sono una regione tutta da scoprire, fra città, borghi, arte e natura.

Consigli pratici

Casa Leopardi a Recanati: al cospetto di un mito.

Visitare casa Leopardi a Recanati è trovarsi al cospetto di un mito: quello di Giacomo Leopardi.

Il Famoso “Ermo colle”

La casa natia del poeta si trova in una graziosa piazzetta a cui è stato dato il nome di Piazzetta del Sabato del villaggio. Da una parte troviamo casa Leopardi (con museo e biblioteca), dall’altra l’edificio in cui cuciva Silvia (che in realtà si chiamava Teresa)e la sua casa di famiglia che oggi ospita la biglietteria.

A tal proposito una premessa è d’obbligo: se volete fare l’esperienza di visitare i luoghi leopardiani a Recanati, scegliete il biglietto combinato che comprende la visita guidata alla biblioteca,il museo e la casa. Soprattutto prenotate per evitare le code che vi assicuro sono consistenti.

Pulitevi accuratamente i piedi sul tappeto all’ingresso per tutelare gli antichi volumi. Poi chiudete telefoni e macchine fotografiche in tasca perchè la famiglia ha il copyright sulle immagini e non è possibile scatatre fotografie. Seguite quindi la guida nella famosa biblioteca. Il nostro Cicerone è stato il bravissimo Francesco che ci ha emozionati, appassionati ed è stato capace anche di farci sorridere.

Piazzetta Sabato del villaggio

Casa Leopardi a Recanati: la biblioteca

Monaldo Leopardi, il padre di Giacomo, approfittando delle “incursioni napoleoniche” che avevano spogliato di opere d’arte l’Italia, ma avevano lasciato indietro i libri, acquistò carrettate di fondi librari. Nacque così la famosa biblioteca in cui Giacomo ed i suoi fratelli si formarono. L’idea, posta su una targa all’ingresso era quella di aprire la bibliotec ai figli, agli amici ed ai cittadini. I ragazzi erano seguiti da insegnanti gesuiti ma, soprattutto Giacomo, si formarono anche in autonomia, sulle “sudate carte”, negli anni dello “studio matto e disperatissimo”. La guida vi mostrerà il precisissim o sistema di catalogazione dei libri e il banchetto che Giacomo spostava di voota in volta esponendolo a favore di luce.

Mi ha colpita molto lo studio secondo cui la parentela fra i genitori del poeta può essere stata la causa tanto delle sue patologie quanto della sua genialità. Ricordiamoci infatti che a 14 anni si diplomò e intimò ai suoi professori di greco di ripassare la materia poichè erano a suo avviso un po’ carenti. Interessante anche la relazione con i genitori: al padre che aveva scialacquato il patrimonio di famiglia successe la madre distaccata dai figli ed eccessivamente morigerata nelle spese e nei costumi.

La casa

Al piano superiore si trovano le stanze che Giacomo ed i suoi familiari abitavano. Qui la visita è libera e in determinati punti troverete alcuni addetti che vi daranno delle informazioni.

Si accede tramite il salone azzurro che ospita, alle pareti, i ritratti degli antenati. Si passa quindi nella galleria, il principale salone di rappresentanza in cui svettano le casse che contenevano il corredo nuziale della contessa Adelaide, madre di Giacomo. Nel passaggio verso il giardino delle ricordanzeanze delle assi di legno ricordano il teatrino usato come svago da Monaldo ee dai suoi figli.

Il giardino delle ricordanze un tempo faceva accedere allo scenario famoso dell’ Infinito ma oggi la costruzione di un complesso monastico ne blocca la vista. Seguono dunque le brecce, le stanze dei giovani conti, così dette per il tipo di pavimentazione. Giacomo era solito scrivere anche in ginocchio davantial suo comodino che pertanto reca ancora segni di inchiostro.

Il piano più alto è ancora abitato dai discendenti: la più piccola inquilina ha 10 mesi.

Il museo

La visita al museo è totalmente in autonomia: spostandosi fra una teca e l’altra seguirete la crescita dei giovani leopardi. I loro giochi, le loro aspirazioni, l’amore e le amicizie. Fa bella mostra di sè l’abito del battesimo di Giacomo e la sua culla, oltre a libri, lettere e aneddoti sulla sua vita.

Se proprio non riuscite a resistere alla voglia di scattare una foto sappiate che all’ingresso della biblioteca è stata attrezzata un’area selfie. Immortalatevi con il busto del poeta e condividete lo scatto con l’hastag #selfieconGiacomo e #casaleopardi ma è d’obbligo citare almeno qualche verso fra i suoi più noti componimenti:

#semprecaromifuquestermocolle

#silviarimembriancora

#ladonzellettaviendallacampagna

#selfieconGiacomo

Le foto sono mie e di Pietro.

Per info e prenotazioni visitate il sito ufficiale.