Cassano delle Murge e il convento di Santa Maria degli Angeli

Metti una sera di fine estate, qualche buon amico, un vento di maestrale abbastanza forte da farti rabbrividire, nonostante la giacca a vento rispolverata per l’occasione.

La location merita: il convento di Santa Maria degli Angeli a Cassano.

Vito Campanale (ricercatore e storico locale) ci guida magistralmente fin su al faro, rifatto nel 1954 ma pluricentenario dono dei marinai baresi al convento (allineato con il vecchio porto era un punto certo visibile dal mare).

La storia dell’insediamento monastico inizia nel 1200 circa con la scoperta, sulla parete della grotta ancora oggi visitabile, di un affresco del III-IV SEC. raffigurante la Vergine.

I francescani arriveranno nel 1400 circa e il convento conoscerà un periodo di grandissimo sviluppo, con una biblioteca dai numerosi volumi ed un noviziato per i giovani.

Alla fine del XVI SEC le dimensioni del complesso saranno ridotte e fra 1600 e 1700 saranno innalzati elementi peculiari ancora oggi visibili quali il torrione e lo scalone.

Seguirono anni di abbandono (post Napoleone)e la definitiva rinascita con gli agostiniani (dal 1935) fino all’incoronazione della Vergine nel 1949.

Cassano è nota però anche per la foresta di Mercadante, voluta dal regime fascista (1928) per evitare il dissesto idrogeologico della Puglia.

Poiché in Italia esistono 7 Cassano, nel 1862 venne aggiunta “delle Murge” per distinguere questa cittadina.

La città ha probabilmente origini romane, come dimostra un pavimento musivo ritrovato sotto palazzo Miami.

D’interesse anche la chiesa di Santa Maria Assunta è quella della Madonna delle Grazie.

Sono stata attenta eh durante la visita! Ho preso appunti e mi sono documentata!

(Le foto sono state gentilmente scattate per me dai mie amici in loco Isa e Mimmo)

Toronto (giorno 18)

Piove. Diluvia mentre chiudo in valigia la mia esperienza di questo meraviglioso viaggio, i ricordi, l’amore. Il telefono squilla in continuazione, la gente va e viene per un saluto.

Sofia mi regala un cuoricino fatto di baci e mi chiede “ Vai via? Ma quando torni?”

Le rispondo con un sorriso emozionato.

Toronto (giorno 17)

Sentirsi a proprio agio in ogni casa, perché c’è chi fa di tutto per farti sentire a casa.

Ricevere un regalo da sogno.

Ascoltare le storie del passato e restare affascinata da un passaporto del 1925.

Dare consigli da fashion Addict in una cabina armadio da far invidia a Carrie e Chiara Ferragni.

Scoprire che i Crabs sono uno dei miei cibi preferiti e cantare in coro “il ragazzo della Via Gluk” come ninna nanna.

Come si fa a non lasciare qui pezzi di cuore?

Toronto (giorno 16)

Sperimento anche l’ozio: leggere un libro mentre prendo il sole in giardino.

Poi al barbecue siamo in 31.

I primi saluti, i primi abbracci, le prime lacrime.

Persone prima note solo dai racconti e dalle fotografie. Ora sulle foto sorridiamo insieme, abbracciati.

Ho deciso: domani non mi trucco, gli occhi mi bruciano quando il mascara si scioglie…

Toronto (giorno 15)

Il franch toast a colazione non l’avevo ancora mangiato ma mi è piaciuto.

Il brunch è a casa di Sandy e Lori, “mangiacake style” dicono loro, per me davvero ottimo.

La fissa di mister Rocco per le cicorielle: le vede ovunque.

Comprare qualche altro souvenir e fare alcuni acquisti su commissione.

Al ristorante greco una doppia sorpresa.

La giusta conclusione della serata è la festa degli italiani,ospiti d’onore i Santo California. E io che canto a squarciagola “tornerò” assieme a circa 30000 persone. Età media 70 anni.

Toronto (giorno 14)

Il lunch è a km zero, tutto rigorosamente colto dall’orto.

Da un’auto all’altra, da una casa all’altra.

L’ufficio del big boss ha la vista, come una torre di controllo, su tutto l’aeroporto.

Un giro fra i container e poi il compleanno di Say nel suo reparto.

Enzo è il nostro driver oggi.

La storia dei peanuts e la casa più bella che io abbia mai visto (se vi dico che ha sala cinema, palestra e campo da minigolf ci credete?).

È il momento delle confessioni: lo ammetto ho scroccato il Wi-Fi ovunque durante questa vacanza: case di parenti, amici, conoscenti, bar, musei, ristoranti, stazioni, aeroporti, magazzini…ovunque!

Toronto (giorno 13)

Incontriamo l’altro ramo della famiglia: il più piccolo ha 3 mesi.

Automobili da far invidia ad un autosalone fra i più forniti e più costosi.

La nostra visita al Rom entusiasma papà ma i piedi di Nick chiedono giustizia.

Molto bella la collezione orientale e la mostra temporanea sui ragni.

Nella sezione sui minerali capisco che davvero gli artisti sulle loro tele non hanno inventato nulla ma la natura ha già provveduto a creare i colori meravigliosi delle gemme.

È confermato che Yorkville è il quartiere che preferisco della città.

L’altra cosa che adoro è papà che parla inglese e Lola, il dobermann più dolce al mondo.

Anche le torte con su scritto “benvenuti in Canada” ed aver imparato in inglese i nomi di tutta la fauna autoctona del luogo.

P.S.

In foto io e la mia gemella dell’Antico Egitto.😂

Toronto (giorno 12)

Riconosco le strade, quelle strade lunghe, larghe e dai nomi complicati che prima mi sembravano tutte uguali. Ora mi oriento anche qui, so tornare a casa o indicare la direzione da prendere per andare in città o verso il lago.

Impazzisco letteralmente per il Niagara Collection, un outlet da sogno!

Jenn è americana ma cucina benissimo italiano. A cena faccio amicizia con un vecchio cane, Tramp e con una gatta, Luna.

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Toronto (giorno 11)

Tutto avrei immaginato di fare durante questo viaggio, tranne che essere l’ospite in un programma radiofonico canadese e parlare dei miei viaggi, del mio blog e della Puglia.

All’acquario gli squali sono i più affascinanti: ripenso a Valencia ed a Genova (in un giorno così triste legato a questa città).

Il mio preferito però continua ad essere Nemo, il pesce pagliaccio.

Poi un giro sul treno e una sosta per una birra fresca nella fabbrica Steam Whistle.

A Port Credit c’è un faro carinissimo e servono la pizza con le forbici per tagliarla.